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Breakfast Club – di John Hughes (1985)

by • 17 agosto 2017 • ConcretaCultComments (0)216

 

You see us as you want to see us… In the simplest terms, in the most convenient definitions. But what we found out is that each one of us is a brain…
…and an athlete…
…and a basket case…
…a princess…
…and a criminal…
Does that answer your question? Sincerely yours, the Breakfast Club.

Si sono incontrati una sola volta, ma ha cambiato le loro vite per sempre.

Sabato 24 marzo 1984, Sherman High School, Chicago, Illinois – ore 7:00 del mattino. Brian, Claire, Andy, John e Allison sono costretti a rimanere chiusi in biblioteca sotto il controllo del preside Vernon, per aver compiuto qualche bravata nei giorni precedenti. Compito per la giornata, scrivere un tema: “Chi sono io?”

All’inizio si odiano, si punzecchiano e si sentono incompresi, ma quella punizione per i cinque ragazzi sarà l’occasione per conoscersi meglio, fare amicizia, confrontarsi e scoprire di essere molto simili pur sembrando così diversi.

La trama piuttosto semplice potrà sembrare banale, ma ha il potere di affrontare un tema difficile come quello dell’adolescenza, con tutta la delicatezza del caso. Alcool e droga, due delle tematiche più scomode da affrontare nei film sugli adolescenti, qui vengono espletate e affrontate nella loro concezione più “sociale” e innocua, senza metafore e giri di parole.

Probabilmente oggi parleremmo del nerd, del figo, del bullo, dell’emo e della tipa che se la tira, ma lo stereotipo le resta lo stesso e la morale non cambia. I cinque ragazzi del film pur essendo così diversi, rinchiusi nei loro ruoli stereotipati che la società impone, trovano nelle loro paure, angosce e incomprensioni il minimo comune denominatore che li rende più simili di quanto pensassero.

Adolescenti di tutto il mondo e di diverse generazioni lo hanno amato. Sarà per quel mix tra dramma e commedia, sarà perché chiunque si può identificare con uno o con più personaggi. Resta comunque certo che John Hughes seppe ricreare quelle atmosfere malinconiche, divertenti, intime e burlesche che solo a scuola si possono provare, riportando lo spettatore alla propria esperienza scolastica divertendo, emozionando e portando a riflettere.

La colonna sonora è praticamente indimenticabile: da Waiting di Elizabeth Daily a We Are Not Alone di Karla DeVito, ma il vero pezzo forte è il tema principale: Don’t You (Forget About Me) dei Simple Minds, scritta apposta per la pellicola. La canzone consacrò i Simple Minds a star internazionali, con una canzone che esprime alla perfezione l’anima del film, riuscendo ad essere al contempo triste e ma piena di speranza.

John Hughes dirige con mano esperta, si nota la sua lunga esperienza in questo genere di film. Purtroppo nei suoi film successivi, Hughes, non è mai riuscito a bissare il successo di Breakfast Club e nemmeno a girare qualcosa di altrettanto impegnato nella sua semplicità. Alcune scene sono davvero memorabili, merito anche del cast affiatato decisamente nella parte. Come dimenticare la scena in cui iniziano tutti a ballare, o durante il pranzo quando Allison si prepara un sandwich di riso soffiato e zucchero, o ancora quando parlano dei loro problemi in cerchio in cima alle scale.

Breakfast Club non è un semplice film per ragazzi, ma una teen comedy di culto capace di influenzare numerose generazioni. È stata fonte di ispirazione per numerosi film e serie tv, da Easy Girl con Emma Stone a Pitch Perfect con Anna Kendrick, passando per Dawson’s Creek, American Dad, E.R. e Scrubs, da Futurama e da One Tree Hill, parodiato è ripreso anche dai Simpson che hanno fatto loro il detto Ciucciami il calzino. Insomma un vero fenomeno culturale del quale molti attori avrebbero voluto far parte. Infatti prima di arrivare alla scelta del cast che l’ha reso celebre, Hughes provinò moltissimi attori oggi noti, tra cui Tom Cruise, Jodie Foster, Jim Carrey, Nicolas Cage, John Cusack, Laura Dern, Robin Wright e tanti altri.

Il cast pur non essendo mai riuscito a sfondare veramente, restando incastrato in questo film, ha avuto la fortuna di entrare comunque nel mito, ispirando intere generazioni. L’alchimia tra gli attori è veramente un punto di forza del film, insieme alla perfetta assegnazione dei ruoli: Anthony Michael Hall (Il cavaliere oscuro, Foxcatcher) interpreta il genio Brian, Emilio Estevez (Brivido, Il cammino per Santiago) nel ruolo dello sportivo Andy, Molly Ringwald (Bella in rosa, La vita segreta di una teenager americana, Un Compleanno da ricordare) è Claire la “principessa”, Ally Sheedy (St. Elmo’s Fire, Welcome to the Riley) e la pazza Allison, e Judd Nelson (St. Elmo’s Fire, A Single Woman) è John il teppista. Ruoli di “contorno” ma essenziali, il celebre Preside Vernon interpretato da Paul Gleason (Trappola di cristallo, Una poltrona per due) e il bidello Carl interpretato da John Kapelos (Roxanne, La rivincita delle bionde).

Questo film va visto, almeno una volta nella vita.

Perché? Perché è un film che scorre via veloce, che si segue benissimo dall’inizio alla fine. Ma soprattutto perché è bello, e basta. Cinque ragazzi inizialmente estranei, che, in un pomeriggio, diventano amici. Quegli amici veri che ti dicono in faccia la dura verità, ma uscendo da quell’aula sanno che dovranno tornare ad interpretare quei “ruoli” che la società gli impone, domandandosi se l’indomani a scuola saranno ancora amici. Torneranno alla normalità, senza certezze, con maggiore fiducia in se stessi, un’apertura verso il prossimo diversa, la volontà di non farsi più sopraffare dal rancore, ma con uno spirito nuovo, che li aiuterà ad imprimere un segno personale sulle cose in modo da non essere dimenticati… E chi l’ha visto di certo non lo dimenticherà. Come non si dimenticano mai i propri trascorsi scolastici.

Don’t you forget about me!

Daniele Bertani

 

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