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Carlo Lucarelli Controcanti

LA CANZONE CHE SI FA TEMERE. CONTROCANTI DI E CON CARLO LUCARELLI AL TEATRO BOIARDO DI SCANDIANO

by • 7 aprile 2017 • evidenza, news, QuartaPareteComments (0)199

In uno scantinato essenziale, avvolti da un fondale con una morbida luce blu, ci sono tre artisti (di eterogenea capacità), accomunati dal desiderio di esprimersi. Trovatisi quasi per caso in quella che è – probabilmente– una vecchia sede di una radio attiva durante il periodo nazista, Carlo Lucarelli, Marco Caronna e Alessandro Nidi ci raccontano, fra il serio e un perfetto faceto, la preoccupazione del potere nei confronti delle melodie, ipotetici messaggi sonori e parlati latori di “negativi” contenuti presso il popolo sottomesso.

La canzone che si fa temere, la canzone ritoccata per non provocare danni inizialmente non considerati: si inizia con “Faccetta nera”, sostituita (assolutamente con esito inefficace) da “Faccetta bianca”.

Si prosegue con “Maramao perché sei morto?” (che sia un oltraggio all’autarchia mussoliniana?), con “Crapa pelada”, con “Pippo non lo sa”, dietro cui potrebbe nascondersi un insulto diretto ad Achille Starace: un’analisi di quelle “canzoni della fronda”, ideate commercialmente ma cantate, successivamente, da oppositori al regime.

Attraverso le note che escono dai microfoni, dalle chitarre e dal pianoforte, ridiamo delle censure più strambe, ci commuoviamo per quelle lontane violenze alla libertà: Lucarelli e i suoi compagni di palco rievocano la “Partita della morte” del 1942 in Ucraina, il travestimento da perfetto ariano del pugile sinti Trollmann..

Si procede con seria ironia, interrotti, ogni tanto, dalla voce di Moni Ovadia che ferma gli artisti grazie allo squillo di un vecchio telefono.

Quel microfono radiofonico è ancora attivo: il corso dello spettacolo procede con pieghe più inquietanti, perché, improvvisamente, ci avviciniamo in modo vorticoso all’età a noi contemporanea.

Si arriva a Pasolini, si canta “La libertà” di Gaber e anche Fabrizio De André, con quella sua “Storia sbagliata” che sa riassumere tutto.

Si analizza una censura nuova: non più esplicitamente assassina, ma ben più sottile, insidiosa, opaca. Una censura che non vieta apertamente, ma che fornisce “indicazioni”. Una censura che si sposa con i nuovi regimi della nostra epoca, più impliciti, legati a regole solo apparentemente etiche.

Ma, sopra tutto e tutti, si canta  e si suona quella musica che non può perdere. Quella musica che sa vincere, che sa arrivare nell’orecchio e diventare parte di te. E delle tue scelte.

 

Clizia Riva

 

CONTROCANTI – L’Opera buffa della censura

di e con CARLO LUCARELLI,

Marco Caronna, voce, chitarra

Alessandro Nidi tastiera

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