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NADAL LA FA DA PADRONE ANCHE AGLI US OPEN!

by • 11 settembre 2017 • CentreCourt, evidenza, newsComments (0)76

Il maiorchino Rafael Nadal torna a vincere, a distanza di ben quattro anni, sul centrale di Flushing Meadows contro il sudafricano Kevin Anderson, vittima sacrificale di un epilogo finale già scritto in partenza. L’ultimo Slam della stagione si conclude con il punteggio di 6-3 6-3 6-4 per lo spagnolo, rendendo la finale totalmente a senso unico, come era lecito aspettarsi.

Passiamo adesso al consueto pagellone, per dare un volto ai vincitori e a qualche (solita) delusione nostrana.

 

Rafael Nadal 10: Il merito più grande è stato aver rispettato il pronostico, soprattutto considerando i forfait prematuri di Djokovic e Murray: a quel punto, il tabellone del maiorchino risultava abbastanza agevole fino all’atto finale del torneo statunitense. Basti pensare che il numero 1 al mondo non ha incontrato alcun Top20 per tutto il torneo, prima volta da quando sono state inserite le 32 teste di serie (correva l’anno 2002).

Tutto ciò non deve comunque sminuire i meriti di un Rafa rimasto in palla per tutto l’arco delle due settimane, capace di saper approfittare delle occasioni favorevoli e di un seeding alla sua portata: e in questo, lo spagnolo si può dire abbia pochi rivali. Vince il 16esimo Slam, a meno 3 dal suo eterno rivale e ristabilendo le distanze nel Ranking da Federer di quasi 2000 punti. Esemplare.

Anderson 9: Solo un vero e proprio miracolo poteva stravolgere i bookmakers della vigilia, con Kevin alla prima finale in un torneo del Grand Slam. La vera partita del sudafricano non poteva che essere la semifinale, dove sconfigge lo spagnolo Pablo Carreno-Busta in 4 set dopo una partita esaltante. Anche per lui un cammino comunque piuttosto agevole, senza vere e proprie insidie fino alla finale con Nadal. Con lo spagnolo non ha saputo approfittare del suo temibile servizio, unica arma che avrebbe perlomeno un minimo impensierito il numero uno al mondo. Guadagna ben 10 posizioni nel ranking Atp, posizionandosi alla numero 17.

Del Potro 8: Il jugador de pueblo arriva fino alla semifinale del torneo, dopo aver battuto niente di meno che Federer ai quarti di finale. Inutile sottolineare quanto sia calorosa l’accoglienza che gli riserva il centrale di Flushing Meadows ogni volta che l’argentino entra in campo. Dal canto suo, il tennista di Tandil ripaga con vere e proprie maratone, come agli ottavi con Thiem, alternati a prestazioni ad alto tasso tecnico, vedi i quarti con Federer. Paga sicuramente la maggior stanchezza in semifinale con Nadal, complice un seeding nettamente più sfavorevole dell’avversario.

Rublev 7: Spunta dal nulla questo classe ’97, capace di dire la sua in questo Grand Slam, buttando fuori gente del calibro di Dimitrov e Zverev. Perde poi malamente ai quarti da Nadal, ma non si potevano chiedere i salti mortali a questo ragazzo, tutto braccio e talento che dirà sicuramente la sua in un futuro neanche tanto lontano.

Lorenzi 7: Il bel volto dell’Italia, tutto cuore e sacrificio e capace di arrivare fino agli ottavi di finale, fermandosi contro il finalista Anderson. Fa piacere sottolineare l’impresa di questo ragazzo romano, giunto ormai alla soglia dei 36 anni, capace ancora di togliersi delle soddisfazioni anche laddove il talento non la fa da padrone.

Federer 5: Un brusco stop ai quarti di finale contro un avversario ostico come Del Potro, giocatore che ha sempre sofferto fin dal lontano 2009, quando lo batté proprio in terra statunitense. Da tifosi è lecito aspettarsi sempre qualcosa in più (se non il meglio) dallo svizzero, che in questi mesi stava abituando troppo bene tutti i suoi fan e non. Questo torneo ha dato l’ennesima dimostrazione che il suo gioco, per girare al meglio, deve comunque essere accompagnato da una buona tenuta fisica, perché a questa età e con il tennis veloce di oggi, il talento (seppure enorme) non basta.

Zverev 5: Che avesse un talento non comune, è stato detto svariate volte. Il giovane tedesco tuttavia deve ancora dimostrare tutto il suo repertorio nei tornei che contano, ovvero negli Slam, che demarca la linea di confine tra un buon giocatore e un campione. Senza nulla togliere comunque all’ottimo inizio di stagione, caratterizzati dalle due vittorie nei Masters di Toronto e Roma. I propositi sono ancora buoni e le speranze elevate per questo ragazzo, attualmente numero 4 del seeding e, per molti addetti ai lavori, prossimo numero 1 mondiale.

Dimitrov 3: Altra delusione del torneo. Il bulgaro ormai ci ha abituato a questi continui alti e bassi, alternando partite come quelle giocate a Cincinnati, dove ha mostrato tutto il suo repertorio, a tornei come questo, dove ha fatto solo da comparsa. Esce al secondo turno contro Rublev, talento classe ’97 ma comunque alla sua portata.

Fognini 0: Ennesimo brutto gesto del tennista ligure, sempre più accostato ad episodi pressoché negativi. Esce al primo turno contro il connazionale Stefano Travaglia, dopo aver pesantemente insultato la giudice di sedia durante il match. Un gesto che gli è costato anche la squalifica nel torneo di doppio maschile, danneggiando anche il compagno di squadra Bolelli. In attesa di eventuali ulteriori sanzioni (24mila dollari finora), non resta che l’amarezza per tutti questi gesti, che rendono vano il talento di cui, nonostante tutto, dispone il nostro tennista più forte.

Per il torneo degli Us Open è tutto, vi aspettiamo con il consueto pagellone al prossimo torneo, il Masters di Shangai a inizio ottobre!

 

Filippo Dallari
Immagini: Facebook pagine ufficiali, Us Open tennis championships

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