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NBA Playoffs: crisi in casa Celtics, Toronto e Los Angeles pareggiano la serie, San Antonio e Cleveland allungano

by • 19 aprile 2017 • TimeOut NbaComments (0)365

Chicago sbanca ancora una volta il TD-Garden, e allunga 2-0 nella serie: Celtics che ora sono davvero con le spalle al muro e dovranno andare a vincere almeno due partite a Chicago. Si portano sul 2-0 anche Cleveland e San Antonio, mentre Clippers e Raptors pareggiano la serie: sono certamente le due serie più equilibrate e fin qui più interessanti di questo primo turno.

Eastern Conference

Boston Celtics – Chicago Bulls 97-111 (0-2)

I Bulls dimostrano di fare sul serio e, due giorni dopo aver espugnato Boston, fanno saltare nuovamente il banco del TD Garden. Come in gara-1 Isaiah Thomas (22 punti) scende al fianco dei compagni -partirà oggi per assistere al funerale della sorella dalla parte opposta degli Stati Uniti- ma non è lui a steccare tra i biancoverdi: Avery Bradley (12) chiude con un brutto 5/15 dal campo mentre Al Horford (7) fa peggio e non riesce nemmeno ad arrivare in doppia cifra. Viene vanificato così il lavoro della panchina, con i contributi di Smart (13) e Olynyk (11) resi inutili dalle difficoltà delle prime linee. Dall’altra parte Chicago torna nell’Illinois con un sorriso a 32 denti, consapevole di aver ottenuto il massimo dalla doppia trasferta.

Questa notte il dominio è stato ancora più netto, con il vantaggio biancoverde che dura solo i primi 3 giri di orologio, prima di dare il là alla vittoria in controllo dei Bulls. Parte Mirotic (13, 10 nel primo quarto) e concludono l’opera Wade (22p) e Butler (22p, 8r e 8a), sotto la guida di un Rondo rinvigorito dall’aria di quella che fu casa sua (11p, 9r e 14a). Ora la serie di sposta a Windy City e in casa Bulls si sogna l’incredibile upset in stile GoldenState-Dallas del 2007: i Celtics sono spalle al muro e perdere ancora in gara 3 vorrebbe dire gettare al vento con ogni probabilità il lavoro di un anno intero e la prima posizione raggiunta faticosamente.

Cleveland Cavaliers – Indiana Pacers 117-111 (2-0)

Dopo la sudata vittoria di Gara1 si torna alla Quicken Loans Arena di Cleveland per il match numero 2 nella sfida con Indiana. I Cavaliers devono dimostrare di essere la campione in carica e curare quei cali di concentrazione che in una situazione di dentro o fuori non ti vengono certo perdonati, mentre i Pacers hanno avuto la consapevolezza di potersi giocare la possibilità e di impensierire la squadra di Ohio.

Nel primo tempo le squadre si scambiano colpo su colpo, con Cleveland che guida la partita e Indiana che insegue subito dietro. La squadra di Lue chiude la prima metà di gioco avanti di 5 punti. Nel secondo tempo succede di tutto. Prima Cleveland domina il terzo periodo grazie ai canestri di Kevin Love. Lance Stephenson accetta la sfida di marcare il numero 0, ma è uno scontro impari con il centro Cavaliers che segna diversi canestri. L’esperimento fallisce e allora Born Ready viene mandato su Kyrie Irving ma la storia non cambia (9/13 quando Stephenson è in marcatura). Nel quarto tempo torna qualche fantasma del passato con Cleveland che deve subire un’altra rimonta. Paul George guida i suoi ad un parziale di 10 a 0 che riporta la squadra a meno 5. Coach Lue disegna una grande azione offensiva sulla rimessa e Kyrie Irving riporta i suoi compagni in tranquillità. LeBron James conclude facendo la voce grossa su Myles Turner bloccando il tiro della possibile rimonta.

Grande serata dei Big-three che insieme combinano per 89 punti. Kyrie Irving è top scorer con 37 punti, segue Kevin Love con 27 e 11 rimbalzi (6/7 al tiro e 12/12 ai liberi) e poi c’è Lebron James che vince la sua 19esima partita consecutiva in un primo turno di Playoff. Il re chiude con 25 punti, 10 rimbalzi, 7 assist, ma soprattutto 4 stoppate e 4 palle recuperate. Dall’altra parte Jeff Teague risponde a Kyrie con 23 punti, ma è il solito Paul George che è leader nelle statistiche principali della propria squadra. Per lui 32 punti, 8 rimbalzi e 7 assist e la solita leadership che ha tenuto in piedi la squadra.

Ora si va in Indiana con i Pacers che possono fare affidamento sui propri tifosi.

 

Toronto Raptors – Milwaukee Bucks 106-100 (1-1)

Toronto ritrova Lowry, si prende Gara 2 e riporta la serie in parità.

Sin dall’inizio la musica è decisamente differente per Antetokounmpo e i Bucks: i padroni di casa difendono con uno spirito del tutto differente da Gara-1, le transizioni difensive sono pressochè perfette e i Raptors riescono sempre a riempire l’area evitando le scorribande del greco, che era stato dominante in questo senso. La palla comunque si muove bene per Milwaukee, che riesce a stare a contatto grazie ai canestri da fuori di Maker e Snell (che chiuderà con 14 punti e 4/6 dall’arco).
Dall’altra parte Lowry attacca con tutt’altro spirito rispetto alla disastrosa Gara-1 (4 punti), segnando e distribuendo palloni ai compagni, ed è seguito a ruota dal solito DeRozan, che nonostante i raddoppi organizzati da Jason Kidd riesce ad attrarre falli e segnare tanto dalla lunetta.

Nel secondo quarto è Monroe a prendersi sulle spalle i Bucks: la difesa dei Raptors fa molta fatica a contenerlo, e le brutte percentuali di Ibaka dall’arco non puniscono le sue lacune difensive. Il primo tempo si chiude comunque con i Raptors in vantaggio, 55-52.

I Bucks partono fortissimo nel terzo quarto e rimettono la testa avanti, ma è un vantaggio che dura poco, e sarà l’ultimo. Ibaka spazza via il tentativo di schiacciata del rookie Maker, e dall’altra parte DeRozan con un gioco da 3 punti ribalta il punteggio: in un amen la squadra di coach Kidd è in doppia cifra di svantaggio e subisce le ondate dei padroni di casa. Serata positiva per i lunghi titolari Ibaka (16 punti, 7 rimbalzi, 6 assist e 2 stoppate che incendiano l’Air Canada Centre) e Valanciunas, quest’ultimo molto positivo oltre ai 10 punti e 10 rimbalzi, in una serie in cui le caratteristiche dei suoi avversari tendono a metterlo in difficoltà. L’energia degli ospiti però non si esaurisce completamente e nei minuti finali una tripla di Giannis riporta la parità quando mancano circa 100 secondi sul cronometro. È un ritrovato Lowry (22 punti alla fine) a segnare il canestro che assicura la partita ai suoi.

La serie ora si sposta a Milwaukee, e Toronto avrà bisogno di una maggiore continuità da parte delle sue stelle per chiudere la pratica in fretta: la freschezza e il dinamismo dei Bucks infatti saranno pericolosi fino alla fine.

Western Conference

 

San Antonio Spurs – Memphis Grizzlies 96-82 (2-0)

Gara 2 ha visto ancora una volta trionfare i Texani guidati, come sempre, dal loro vero leader tecnico e carismatico Kawhi Leonard.
L’ex San Diego State infatti mette a referto un mostruosa prestazione da 37 punti (su 96 totali di squadra) 2 assist e 11 rimbalzi, sintomo di un dominio fisico e tecnico che certo non scopriamo oggi ma che continua a stupirci ogni volta.

Spurs sempre con le mani sulla partita sin dal primo quarto: i Texani sfruttano alla perfezione le falle del sistema difensivo dei Grizzlies facendo girare la palla e trovando sempre un mismatch o in penetrazione con Parker (15 punti 1 assist 3 rimbalzi) o in post basso da uno dei due centri Paul Gasol o Lamarcous Aldridge autori rispettivamente di 10 e 11 punti. Grizzlies che, nonostante un ritrovato Conley da 24 punti 8 assist e 1 rimbalzo ed uno strepitoso Zach Randolph da 18 punti 1 assist e 10 rimbalzi uscendo dalla panchina, non sembrano veramente mai in partita, anche dopo il velato tentativo di rimonta tentato nel terzo quarto con un parziale finale di 28 a 19 per la squadra di Memphis.

A fine partita coach Fizdale darà la colpa all’ingente numero di tiri liberi concessi dagli arbitri ai San Antonio Spurs e, non poco piccato, risponderà alle domande e critiche dei giornalisti accusando gli arbitri di una “leggera” sudditanza psicologica verso la squadra di coach Popovich, che nel quarto ed ultimo quarto, ha frustrato ogni tipo di velleità sportiva dei Grizzlies guidata da un Leonard incredibile che non si è fatto mancare nulla, dalla tripla alla schiacciata a difesa schierata passando letteralmente sopra ad ogni cosa.

La verità risulta essere chiara, ancor di più dopo il 96 a 82 maturato stanotte. Nonostante ciò che coach Fizdale pensi, i San Antonio Spurs risultano essere nettamente superiori da un punto di vista tecnico/tattico e di organico.
Hanno alla guida un top player e giocatori esperti che guidano la squadra con carisma.
Il risultato della serie sembra scontato e le uniche possibilità per Memphis sembrano essere indissolubilmente legate alle prestazioni di entrambi i due giocatori di riferimento, Mike Conley e Marc Gasol (luci e ombre per il centrone spagnolo che chiuderà con 12 punti 3 assist e 6 rimbalzi la sua partita) poiché stanno emergendo tutte le difficoltà della squadra di Memphis nell’attaccare la difesa schierata della squadra di coach Popovich.
Ci si sposta Venerdi 21 a Memphis per la terza attesissima partita, con la  speranza per Memphis che il fattore casa possa spostare le sorti della serie.

Los Angeles Clippers – Utah Jazz 99-91 (1-1)

Secondo capitolo della sfida tra la quarta e la quinta forza della Western Conference, con i Jazz che devono fare a meno dell’infortunato Rudy Gobert: il francese non ha recuperato ed è in dubbio anche per gara 3, più probabile che lo rivedremo in campo in gara 4 o nel ritorno a Los Angeles.

A sostituire il francese ci prova Favors, ma con caratteristiche molto diverse: la coppia che forma con Boris Diaw lascia parecchi spazi nel pitturato, dove i Clippers dominano con un primo parziale di 11-3. Un timeout dell’ottimo coach Snyder riporta a contatto i Jazz, che però vengono ricacciati indietro da un DeAndre Jordan in serata di grazia che distribuisce stoppate e schiacciate a ripetizione. Anche la panchina californiana sembra essere maggiormente in serata, su tutti da segnalare il buon contributo di Paul Pierce, che dopo l’ultima passerella al TD Garden sembrava non avere più molto da dare mentre si sta rivelando una preziosa freccia nell’arco di Doc Rivers.

A metà partita il punteggio è basso e con i Clippers in controllo 51-42, musica che non sembra cambiare nel terzo quarto: Chris Paul (a lungo in panchina con problemi di falli nei primi 2 quarti) guida magistralmente la squadra assieme a Blake Griffin (21 punti per lui), respingendo al mittente ogni assalto dei Jazz. Il distacco si mantiene sempre intorno alla doppia cifra, con qualche riduzione più significativa in seguito agli assalti di Diaw e Joe Johnson, il quale in chiusura di quarto replica il canestro finale di gara 1.

L’ultima frazione si apre sul 79-70 e viene inaugurata ancora da Iso-Joe, prima che Chris Paul decida come al solito di salire sul pullman e portare tutti a scuola: chiuderà con 21 punti e 10 assist. Ad un minuto dalla fine una tripla di Griffin dopo un gran rimbalzo offensivo di Mbah a Moute sigilla la vittoria angelena, con il punteggio finale di 99-91. Senza Gobert è stato netto il dominio di Jordan (18 punti e 15 rimbalzi) sotto canestro, con i Clippers nettamente davanti a rimbalzo (47-39) e nei punti in area (60-38).

La serie ora si sposta a Salt Lake City, dove i Jazz avranno il vantaggio del pubblico sapendo di aver fatto il massimo annullando il fattore campo in gara 1 ma con la consapevolezza che in attesa del rientro di Gobert non sarà per niente semplice contenere la fisicità dei lunghi dei Clippers.

 

Crediti immagini: Facebook, pagine ufficiali NBA, e delle squadre

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