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NBA Week 21: settimana all’insegna delle triple doppie. Dominano Harden,Westbrook e Leonard. Accesissima la corsa per il premio di MVP della Regular season.

by • 20 marzo 2017 • TimeOut NbaComments (0)421

 

 

Si avvicina il termine della Regular season e oltre alla rincorsa di alcune squadre alla tanto agognata Post season, nella NBA si iniziano a delineare quali siano i veri favoriti alla corsa per l’MVP.

Settimana caratterizzata infatti dalla grande presenza di triple doppie e da alcune prestazioni di singoli giocatori che fanno presagire ad un vero e proprio “tour de Force” per aggiudicarsi la corona di miglior giocatore della NBA.

Oltre alle strabilianti prestazioni personali dei soliti James harden, (arrivato a 19 triple doppie in stagione) Russel Westbrook (34 triple doppie stagionali) e LeBron James (3 triple doppie nelle ultime 5 partite).

Si sono viste, durante l’arco di tutta la settimana, partite che hanno fatto da palcoscenico per triple doppie di giocatori meno abituati a certe cifre quali Nikola Jokic e Paul Gasol, autori di prestazioni da MVP per le loro rispettive franchigie.

La corsa al premio di MVP della Regular season vive di equilibri e ovviamente serve avere una certa continuità di rendimento per tutto il corso della stagione, dimostrando di essere il giocatore più “valuable” della lega concedendosi pochissime pause.

A questo punto della stagione risulta chiaro che a contendersi la corona saranno queste quattro stelle fra le tantissime presenti nel firmamento della Nba.

LeBron James è l’MVP per il solo fatto di mettere piede in campo ogni sera, Russel Westbrook finirà in tripla doppia di media la stagione regolare, iscrivendosi così ad un ristrettissimo club di eccellenze ed hall of famer NBA. James Harden è il “one man show” per eccellenza e sta portando a termine la stagione più completa della sua carriera trascinando i Rockets e kawhi Leonard guida la miglior squadra della lega dominando i match e dimostrando che gli allenamenti estivi con Kobe Bryant gli hanno donato un po’ della “mamba mentality” del suo summer coach, rendendolo uno dei giocatori più “clutch” e decisivi nei finali di tutta la lega.

Analizziamo, nella settimana che ha visto LeBron James, Russel Westbrook e James Harden battagliare a suon di triple doppie e Kawhi Leonard dominare lo stesso Harden e i suoi rockets con un canestro sulla sirena, come sono state le stagioni di questi quattro giocatori meravigliosi e tentiamo di fare chiarezza su chi di più meriti di mettere le mani sull’ambitissimo premio.

 

 

Russell Westbrook 31.8 ppg, apg 10.3, rpg 10.6, PER 30.31

 

Se ne si fa una questione prettamente statistica e si guardano solamente le prestazioni personali, risulta praticamente impossibile non dare automaticamente il premio a Westbrook. Nelle ultime 15 partite potrà fatturare 7.5 rimbalzi e 8.8 assists per concludere la stagione in tripla doppia di media.

Se i Thunder lottano per il fattore campo a Ovest è solo merito del fenomeno in maglia numero 0 e la cosa che rende le prestazioni ormai quotidiane di westbrook ancora più incredibili è il fatto che il suo allenatore Donovan stia provando a gestirlo nella maniera più oculata possibile tenendolo sul parquet per un numero di minuti consistenti ma ragionati.

Il suo fisico per ora ha infatti tenuto e risposto sopra ogni aspettativa e, se come succederà, terminerà in tripla  doppia di media la stagione, sembra davvero impossibile che non alzi quella statuetta.

 

 

 

LeBron James  25.9 ppg, 8,9 apg, 8.4 rpb, PER 26.68

 

LeBron James è davvero come dice Tyronn Lue(suo allenatore ai Cleveland Cavaliers) un MVP della lega per il solo fatto di scendere in campo.

“King James”, uno dei giocatori più forti, dominanti e completi della storia della lega, guida la squadra con il miglior record a Est (nonché una delle due stragrandi favorite per la vittoria finale) ha messo a referto tre triple doppie nelle ultime quattro partite e ha fatto capire a tutto il mondo quanto ancora possa essere dominante.

Il tutto amministrandosi alla perfezione per poter rendere al massimo nei momenti in cui, fare canestro, conta veramente.

Gli anni passano per tutti e questo suo amministrarsi lo ha messo, oltre che al centro di uno dei tanti dibattiti su quanto conti realmente la Regular Season ad 82 partite, anche leggermente in secondo piano rispetto ai vari Westbrook, Harden e Leonard che, vuoi per l’età, vuoi per la posizione della propria squadra (Westbrook su tutti) stanno giocando anche queste ultime partite di Regular season con la stessa voglia e foga di inizio stagione, cosa che “the King” sicuramente si riserverà per i Playoffs, ma che probabilmente gli costerà lo scettro di MVP.

La candidatura per un giocatore del genere è tuttavia scontata, anche considerato il fatto che, innegabilmente, migliora ogni singolo giocatore che scende sul parquet con lui.

 

 

James Harden 28.9 ppg, 11.3 apg, 8.0 rpg, PER 27.53

 

Con JH13 oltre che parlare di di singola prestazione bisogna controllare anche l’impatto che “il barba” ha avuto nelle dinamiche di squadre e al rendimento incredibile che i Rockets hanno  inizato ad avere con il suo inserimento in cabina di regia.

D’Antoni gli ha dato infatti in mano le chiavi di tutta la squadra, rendendolo a tutti gli effetti un playmaker. E’ lui a iniziare l’azione, creare per i compagni e finire nelle diverse situazioni in cui sfrutta il suo incredibile talento nell’uno contro uno per assicurarsi punti e falli a suo favore.

È un giocatore unico, che attacca con un passo e un ritmo diverso rispetto al resto della lega e in generale in maniera diversa rispetto a qualsiasi altro giocatore che abbia mai calcato i parquet della NBA.

In questa stagione si sta esprimendo al meglio delle sue infinite possibilità rimanendo,ogni sera, incredibilmente continuo e soprattutto al servizio dei suoi compagni.

Non a caso è il leader della terza forza a ovest che ha già assicurato un posto ai playoffs. Se pensiamo ai miglioramenti fatti sia come giocatore singolo (difesa esclusa) e al salto di qualità fatto con lui al comando dalla squadra di D’Antoni la candidatura del barba risulta obbligatoria.

 

 

Kawhi Leonard 26.4 ppg, 3.5 apg, 6.0 rpg, PER 28.4

 

Statisticamente parlando la stella degli Spurs è un gradino sotto ai suoi contender per lo scettro di MVP tuttavia, a rendere tanto prezioso il giovane ragazzo della squadra texana sono la sua compattezza e completezza di gioco e la sua incredibile capacità di decidere le partite che sta letteralmente facendo impazzire tifosi, compagni e soprattutto avversari (citofonare a James Harden e ai Rockets per conferme).

l’uomo da San Diego State, che ogni estate si rifugia nella sua vecchia università per lavorare sul fisico e sui fondamentali, ha preso recentemente anche qualche lezione mentale e tecnica da Kobe Bryant che ha dichiarato di essere rimasto sorpreso e stupito dalle qualità di Leonard.

A far ben sperare sia per il titolo di MVP sia, più in generale, per il suo futuro e per il futuro della sua squadra (di cui ha ricevuto lo scettro di uomo franchigia da Tim Duncan appena ritiratosi) sono le sue capacità di miglioramento che si rendono ben visibili ogni anno di più.

Se prendiamo in analisi le prestazioni personali unite e comparate con il record di squadra, nessuno può stare nella sua stessa frase, detto e considerato che Leonard, al contrario dei suoi contender per il titolo, gioca in una squadra che non gli affida il pallone fra le mani ad inizio azione.

Milita infatti nella squadra che ha costruito sul sistema di gioco del “Good to Better” di coach Popovich le proprie fortune negli ultimi venti anni di gioco e nella quale non sono previsti né ben visti eccessivi individualismi.

Restiamo con la convinzione che se non ora, ben presto, Kawhi Leonard potrà appropriarsi anche di un titolo come quello di MVP.

 

Passiamo ora alle squadre migliori e peggiori della settimana

TOP 

Philadelphia 76ers

Sembra incredibile veder inserita nei TOP della settimana una squadra già matematicamente fuori dai Playoffs, con un record di 26-43, con più nulla da chiedere alla propria stagione.

Tuttavia in questa settimana, e più in generale in questa stagione, si sono visti segni di vita provenienti da Philadelphia e dalla sua franchigia.

È ancora sotto gli occhi di tutti la disastrosa passata stagione da cui i 76ers sono usciti con il terrificante record di 10 partite vinte e 72 perse( peggior record ogni epoca) dando, oltre che una impressione di totale inadeguatezza rispetto al livello generale della lega in cui si trovavano, anche l’idea di non sapere assolutamente come fare per invertire questo trand negativo e cominciare una ricostruzione.

Ricostruzione che,tuttavia, quest’anno sembra aver aperto i battenti, anche e soprattutto grazie al talento finalmente espresso (sebbene in parte) di Joel “Trust the process” Embiid

Martoriato per due lunghi anni da infortuni in serie che ne avevano pregiudicato l’ingesso in campo e l’ambientamento all’interno del Roster, quest’anno, Joel si è ampiamente caricato sulle spalle le sorti della franchigia, donando nuove speranze a società,compagni e tifosi che si sono lasciati guidare dal suo talento, guadagnando punti, credibilità e fiducia.

A guadagnare di più dall’esplosione di Embiid in termini statistici sono stati sicuramente Dario Saric, Robert Covington e il piccolo playmaker TJ mcconnell (che ha incredibilmente ampliato e amplificato il suo gioco negli ultimi mesi) i quali hanno sfruttato il maggior spazio lasciatogli dagli avversari.

Embiid purtroppo ha fatto appena in tempo a mostrare alla lega il suo talento (un ALL STAR a tutti gli effetti, nonché Rookie of the year) prima di doversi fermare nuovamente per un infortunio che lo terrà lontano dai campi fino alla fine della stagione.

La vera ragione per cui Phila è stata inserita nei Top della settimana è proprio legata a questo infortunio e soprattutto ai quattro ultimi risultati ottenuti dalla squadra allenata da coach Brett Brown.

In questa settimana infatti i 76ers infatti si sono abilmente sbarazzati di Lakers (NETTAMENTE la peggior squadra della lega), Maverics e Boston Celtics, arrendendosi solamente alla corazzata Golden State (dopo aver tenuto le redini della gara per tre quarti e mezzo) al termine di una tiratissima e combattutissima partita terminata 106 a 104 per la squadra della baia.

Il tutto senza poter contare sul “giocatore franchigia” Joel Embiid e sul giocatore che tutti i tifosi e gli appassionati pensano e sperono possa far fare veramente il salto di qualità alla squadra di Philadelphia, Ben Simmons, fuori anch’egli per infortunio da prima che la stagione cominciasse.

Sembra quindi che si veda una luce in fondo al tunnel dopo tre stagioni da incubo.

Con un po’ di fortuna , abilità negli scambi e nelle scelte future e possibilmente senza futuri infortuni alle stelle della franchigia c’è la seria possibilità che nel prossimo futuro si possa parlare dei 76ers non solo come squadra rinata dall’oltretomba cestistico, ma come di una vera e propria squadra di basket capace di giocarsi le proprie carte per arrivare alla post season.

 

FLOP

Los Angeles Lakers

Settimana in linea con la stagione finora disputata dalla squadra di Los Angeles, caduta in un baratro profondo fatto di sconfitte a ripetizione e di idee che sembrano decisamente poco chiare.

Ad oggi i Lakers sono sicuramente la peggior squadra NBA e, l’idea della società è quella di continuare a perdere per poter scegliere alto al Draft 2018 e iniziare una ricostruzione.

Dopo i vari cambi al vertice a livello societario cominciati con i licenziamenti del general manager Mitch Kupchak e del vice presidente esecutivo Jim Buss, seguiti dall’elezione di Magic Johnson a President of Basketball Operations, (una figura simile, ma con un’importanza maggiore all’interno della società) e alcune trade (fra le quali quella di Lou Williams ai Rockets per Cory Brewer e una prima scelta) è il campo a parlare, e per ora, le notizie che arrivano sono tutto fuorché positive per società, giocatori e tifosi.

In questa settimana infatti i Lakers sono stati sconfitti ben cinque volte, inanellando una serie di brutte prestazioni davvero preoccupante perdendo di 2 punti in casa dei rimaneggiati Sixers, di 28 punti fra le mura amiche contro degli agguerriti Nuggets  e venendo massacrati dai Rockets (39 punti di scarto),terminando la settimana orribile con una sconfitta per mano dei Bucks di Giannis Antetokounmpo e con la sconfitta subita questa notte per mano dei Cleveland Cavaliers (guidati dai 46 punti di Kyrie Irving)

A destare maggiore preoccupazione tuttavia non sono i già abbastanza preoccupanti risultati, ma la totale invisibilità dei tre leader tecnici selezionati da coach Luke Walton.

Brandon Ingram infatti non sembra pronto a prendere le redini di una squadra che in passato si è vista trascinata e caricata sulle spalle di giocatori del calibro di Kobe Bryant e Shaquile O’neal.

Nonostante stia mettendo a referto cifre tutto sommato buone infatti il prodotto di duke sembra non essere ancora pronto a livello fisico e soprattutto caratteriale per un ruolo di prima fascia in una squadra dalle ambizioni dei Lakers.

Discorso diverso è quello che va fatto per Jordan Clarkson e D’angelo Russell.

La loro coesistenza in campo è passata da difficile a impossibile nell’arco della Regular season poiché i due, invece che coesistere, tendevano ad annullarsi l’un l’altro.

Clarkson è passato da titolare a subentrante per far spazio all’estro e al talento (innegabili) di Russell che tuttavia non sta brillando come potrebbe nonostante l’alto minutaggio a sua disposizione.

“ D’lo” sicuramente ha talento (40 punti e massimo in carriera per lui nella sconfitta notturna contro i Cavaliers)  e carattere ma sta dimostrando scarse capacità di adattamento sia ai compagni che ai vari sistemi di gioco e, in una lega come la NBA, chi non sia adatta spesso viene lasciato fuori.

Questo mix di risultati e confusione in casa Lakers non lascia ben presagire per il futuro della franchigia di Los Angeles, i quali tifosi, sono passati dal piangere per il ritiro di Kobe Bryant al versare fiumi di lacrime per la totale assenza di un progetto a breve e a lungo termine per la loro squadra.

 

Daniele Magnani

 

Crediti immagini : Facebook, pagine ufficiali NBA e delle squadre

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