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spirit depeche mode cover

Spirit – Depeche Mode (2017)

by • 22 maggio 2017 • ConcretaMusic, evidenza, newsComments (0)265

In un momento di bisogno artistico, i Depeche Mode arrivano con Spirit.

Stilisticamente non si colloca troppo lontano dai due precedenti lavori, Delta Machine e Sound of the Universe,  ma la differenza principale in tutto questo sta nella scrittura dei testi e del minimalismo più netto che strizza l’occhio ai vecchi sound del Kraut-Rock e alla variegata scena musicale tedesca degli anni ’70.

Il quattordicesimo album del gruppo è stato scritto e composto prima della Brexit e delle elezioni USA ma mantiene un sentimento di pura “pressione sociale” e questo in parte è anche dovuto al cambio di produttore, James Ford, che oltre ad avere tirato fuori quella che è una nuova “rinascita”  per i Depeche Mode, ha collaborato con artisti del calibro di Florence and The Machine, Arctic Monkeys ed è il professionista  del settore tra i più richiesti del momento.

Le atmosfere del disco spingono più sul realismo che sul pessimismo che aveva caratterizzato i due precedenti lavori e da questo punto di vista si nota fin da subito come ci sia stato un ritrovamento di spessore e risalto nella scrittura dei testi e di una espressività maggiore, che sembrava essere stata un po’ dimenticata da Playing the Angel, ed è qui che si ritrova la più pesante mano di Tom Ford, che ha cercato di pulire ogni canzone da sfumature inutili e costruire un “fil rouge” che collegasse tutto l’album e lo strutturasse a livello emotivo e sonoro, come ci si aspetta da un album dei Depeche Mode.

Sembra si sia abbandonata anche la pretesa, alla lunga noiosa, di ricercare sempre la nuova super hit per dare più spazio al contesto, e proprio grazie al contesto che l’album funziona. Io, personalmente lo definirei come “riccamente povero”, in cui il sopracitato minimalismo strumentale dice molto di più di tante altre cose, in cui l’ascoltare il disco non è tanto diverso dal sentire il singolo, che sebbene sia la seconda canzone nella tracklist, riesce a non distinguersi troppo, sempre per il fatto che il livello dei pezzi è comunque altissimo e il contesto che si crea nei primi secondi del primo ascolto vince sulla mera commercializzazione della “canzonetta”.

 

Filippo Vancini

 

Tracklist:

  1. Going Backwards – 5:42
  2. Where’s the Revolution – 4:59
  3. The Worst Crime – 3:48
  4. Scum – 3:14
  5. You Move – 3:49 (Martin L. Gore, Dave Gahan)
  6. Cover Me – 4:51 (Dave Gahan, Peter Gordeno, Christian Eigner)
  7. Eternal – 2:24
  8. Poison Heart – 3:17 (Dave Gahan, Peter Gordeno, Christian Eigner)
  9. So Much Love – 4:29
  10. Poorman – 4:25
  11. No More (This Is the Last Time) – 3:13 (Dave Gahan, Kurt Uenala)
  12. Fail – 5:07

 

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