“Se non si lotta per cercare una ragione, per inseguire la chiarezza, tanto vale crepare”. (G. Gaber)

 

A fare incrociare tra loro due razze diverse, spesso saltano fuori bastardi arrangiati e scherzi della natura. Oppure, inaspettatamente, si apre una nuova strada alla vitalità contenuta nei progenitori. L’operazione di Giorgio Gallione, autore e regista di Eretici e corsari, consiste nell’innestare nel corpo di uno spettacolo organismi intellettuali del secondo dopoguerra molto diversi tra loro. Da un lato abbiamo due colonne del teatro canzone, Sandro Luporini (1930) e Giorgio Gaber (1939 – 2003), fautori di un garbato varietà della protesta  dove trovano posto la satira dei partiti e la psicanalisi delle masse urbane. Dall’altro c’è Pier Paolo Pasolini (1922 – 1975) ormai diventato P.P.P., quasi sigla di un partito: lo scrittore forse più eclettico ed eterogeneo del Novecento, formidabile coniatore di formule e neologismi, poeta opinionista, regista e saggista (gli Scritti corsari che danno nome allo spettacolo sono del 1975) ma anche profeta laico e martire sociale. In comune, oltre a opposte influenze sul teatro degli anni settanta, hanno il vanto di essere tra quei personaggi  sbandierati, anche acriticamente, come intoccabili da una certa cultura di sinistra, amuleti o feticci che, una volta depurati degli aspetti contradditori e scomodi, fanno scattare applausi civili e incontestabili.
Eretici e corsari è approdato domenica sera al Teatro Carani di Sassuolo. Due voci, quelle di Claudio Gioè e Neri Marcorè (che già ha portato Gaber nei teatri italiani con Un certo Signor G) incarnano voci che non riescono a innestare tra loro né un vero dialogo né un’opposizione: se era simile la critica, apocalittica o ironica, rivolta all’Italia neo-consumista, le vie percorse mal si assimilano. Il ritmo e gli stimoli offerti riscattano lo spettacolo, con i membri del Gnu Quartet (Francesca Rapetti – flauto, Stefano Cabrera – violoncello, Raffaele Rebaudengo – viola, Roberto Izzo, violino) come sfondo sonoro del tutto. Citazioni, canzoni, interviste; ma l’assemblaggio non è operazione neutra, anzi: l’accostamento dei brani ne determina la percezione e la volontà dell’autore che, in questo caso, sembra appoggiarsi su richiami tematici occasionali più che su un percorso forte.
Infine, la forma adottata tradisce sia il varietà radical-chic di Gaber che il teatro della parola di Pasolini. Ma un materiale tanto pregevole merita comunque d’essere portato in scena: un po’ urlato, un po’ cantato, l’importante è che non resti nascosto.
“L’Italia – e non solo l’Italia del Palazzo e del potere – è un Paese ridicolo e sinistro: i suoi potenti sono delle maschere comiche, vagamente imbrattate di sangue: “contaminazioni” tra Molière e il Grand Guignol. Ma i cittadini italiani non sono da meno.” (Pasolini, Lettere luterane)

 

Stefano Serri

Concretamente Sassuolo ringrazia  JUST IN TIME Srl Modena per la gentile disponibilità e collaborazione.