L’11 giugno è uscito il nuovo lavoro di Amy Mcdonald, la ragazza scozzese che un paio d’anni fa sfornò il tormentone “This is the life”, a mio avviso uno dei pochissimi tormentoni piacevoli e con un minimo di qualità degli ultimi 10 anni.

La formula, anche in questo caso, è sempre la stessa: un piacevole mix di folk-soft rock, unito ad una voce particolare, quasi mascolina, quasi mai banale. Il pezzo di apertura “4th of july” è un pezzo folk rock abbastanza tirato, con una voce ispirata e quasi inneggiante. “Pride” è un classico folk con una ritmica che strizza l’occhio al country. Il primo singolo, “Slow it down”, non si discosta dalla formula delle canzoni sopracitate, abbastanza estivo come atmosfera, sicuramente non l’episodio più rilevante dell’album, ma di certo il più orecchiabile. Andando avanti con l’ascolto incontriamo “The furthest star”, sempre coerente con il resto dell’album, forse l’intuizione migliore fin’ora. “The game” è un ottima ballata in cui la nostra Amy riesce a mettere un po’ più in mostra le sue doti vocali. “Across the nile” incupisce leggermente l’atmosfera, ricorda vagamente una tirata alla Patty Smith, e si aggiudica sicuramente il podio tra i pezzi più belli del disco. In “The days of being young and free” spuntano una chitarra elettrica sincopata e un po’ di spensieratezza, sempre velata da quel velo di malinconia agrodolce tipica dei folksinger. La traccia numero 8, “Left that body long ago” è una bella ballata, malinconica, ispirata, con la solita chitarra acustica che si adagia su un tappeto di archi sintetici. Ancora spensieratezza con “Life in a beautiful light”, il pezzo che da il titolo all’album, molto orecchiabile e papabile come singolo conquista-radio. Il disco si chiude poi con la patriottica “The green and the blue”, dedicata alla natia Scozia, e con “In the end”, pezzo, sostanzialmente, sulla falsariga dei precenti.

Certamente non si tratta di un disco epocale, ma molto molto piacevole, in grado di creare un atmosfera particolare, densa di quella malinconia agrodolce di cui sopra. La scelta dei suoni è sempre ben curata, nulla sembra lasciato al caso, e la voce di Amy rivela, di canzone in canzone, sfaccettature molto interessanti. Un consiglio? Non perdetela di vista. Sono questi i soggetti in grado di riportare dignità e qualità al pop.

 

Luca Casoni

Tracklist

TracceCopertina
01. 4th of July – 3:48
02. Pride – 3:22
03. Slow It Down – 3:52
04. The Furthest Star – 3:29
05. The Game – 4:24
06. Across the Nile – 3:19
07. The Days Of Being Young And Free – 4:09
08. Left That Body Long Ago – 4:49
09. Life In A Beautiful Light – 4:35
10. Human Spirit – 2:06
11. The Green And The Blue – 3:53
12. In The End – 3:52