ANDY MURRAY ANNIENTA ROGER FEDERER : E’ MEDAGLIA D’ ORO
Per entrare nel cuore della gente occorre umiltà, talento, grande forza d’animo e non importa se i sogni tardano a realizzarsi, seppur diverse volte ad un passo dal compimento. Per entrare nel cuore della gente bisogna lottare, fare sacrifici pur di confrontarsi con i migliori ed uscirne sempre a testa alta, con la speranza , un giorno, di poter diventare uno di loro. Per entrare nel cuore della gente è necessario non farsi condizionare troppo dalla pressione alle tue spalle, sapersi rialzare, magari versando qualche lacrima, ma sempre pronti a ripartire, con l’obiettivo di migliorarsi, sempre e comunque, perchè, proseguendo su quella via, prima o poi un’occasione ricapita. Per entrare nel cuore della gente è sufficiente far strappar loro un applauso, un sorriso, una gioia. Per entrare nel cuore della gente, oggi, basta chiamarsi Andy Murray.
Non più di un mese fa, il tennista scozzese (classe 1987) ha conquistato la finale nel torneo di tennis più antico e prestigioso (Wimbledon), con un’enorme pressione da gestire, per il fatto di aver la possibilità di essere il primo britannico nell’era open (attiva dal 1966) a vincere il principale torneo londinese, ed è stato sconfitto dall’ormai definibile leggenda vivente di questo sport: Roger Federer. A distanza, dunque, di qualche settimana, il nativo di Glasgow è ritornato a calcare l’erba dell’All England Club, questa volta con l’obiettivo di portare in trionfo una nazione intera: la Gran Bretagna. Conquistare una medaglia ai giochi olimpici è il sogno di ogni atleta e proprio da questo presupposto, Andy ha intrapreso il torneo olimpico con la speranza di tramutare le lacrime piene di rammarico di qualche settimana precedente, in splendenti lacrime di gioia.
Lo scozzese è entrato in tabellone con la testa di serie numero 3 (a causa del forfait del campione spagnolo Rafael Nadal, attualmente al terzo posto del ranking). Al primo turno si sbarazza senza troppa fatica del portabandiera della Svizzera Stanislas Wawrinka (campione olimpico uscente del doppio maschile, in coppia con Federer) con un doppio 6-3. Al secondo turno,
simil punteggio (6-2 6-4) per aver la meglio del mancino finlandese Jarkko Nieminen, ormai nella fasce discendente della propria carriera. Al terzo turno è stata la volta di un altro portabandiera, ovvero del cipriota Marcos Baghdatis, contro il quale ha dovuto alzare il proprio livello di gioco dopo aver perso il primo set (4-6 6-1 6-4) . Ai quarti di finale sconfigge con un perentorio 6-1 6-4 lo spagnolo Nicolas Almagro, il cui gioco è maggiormente adatto ad altre superfici (su tutte la terra battuta), ma che resta comunque un giocatore piuttosto solido che si trova a ridosso della top 10.
In semifinale, il tennista scozzese ha affrontato il serbo Novak Djokovic, quest’anno raramente in grado di ripetersi ai livelli del suo strepitoso 2011,(testa di serie numero 2) ed è riuscito ad avere la meglio, disputando un match di grandissimo livello, nel quale è stato in grado di strappare il servizio all’avversario in chiusura di entrambi i set, portando a casa l’incontro e quindi garantendosi una medaglia, con il punteggio di 7-5 7-5 .
Nella finale del torneo olimpico di Londra 2012, Murray ha affrontato, nella rivincita della finale di Wimbledon di quest’anno, “sua maestà” Roger Federer, il quale, (come lo scozzese )prima d’ora non era riuscito a conquistare alcuna medaglia di singolare alle olimpiadi e dunque determinato più che mai alla ricerca di un oro che per la sua nazione sarebbe di importanza capitale(Svizzera finora a secco nel medagliere olimpico). Il cammino nel torneo del numero 1 del Mondo si è rivelato meno agevole del previsto, non solo per il set concesso al primo turno al mediocre colombiano Alejandro Falla, ma soprattutto per l’epico incontro di semifinale nel quale ha avuto la meglio di un Juan Martin Del Potro (3-6 7-6 19-17) capace di tornare ad esprimersi ai livelli del 2009(in cui vinse gli Us Open,proprio sconfiggendo lo svizzero in finale): match che determina, nell’era open, il nuovo record di durata di un match al meglio dei tre set: 4 ore e 26 minuti.
Le aspettative di vedere una partita all’insegna dell’equilibrio non sono state per alcun verso mantenute, dato che Andy Murray si è reso protagonista di un match pazzesco, nel quale ha sempre detenuto il comando delle operazioni, ha servito in maniera ottimale ed ha assunto un atteggiamento aggressivo fin dal primo 15. D’altra parte, il numero 1 del mondo, non è praticamente mai stato in partita, ha resistito nei primi turni di servizio, ma al secondo tentativo vero e proprio, lo scozzese gli ha preso il servizio, confermando il break nel turno successivo e strappando nuovamente la battuta all’avversario sul 5-2, portandosi a casa il primo set con il punteggio di 6-2.
Nel secondo set, il rullo compressore scozzese ha continuato imperterrito a macinare punti , riuscendo addirittura a conquistare 9 game di fila ed archiviando anche il secondo parziale : 6-1.
Nel terzo set, Murray ha ottenuto il break nel 5o game e, nonostante qualche palla break che lo avrebbero potuto riportare in partita, lo svizzero si è visto sfuggire anche il terzo set, con il punteggio di 6-4. Per Federer non mancheranno i rimpianti per aver perso quella che potrebbe essere l’ultima occasione di aggiudicarsi la medaglia d’oro nel torneo olimpico di singolare(nel 2016 avrà 35 anni) ; probabilmente il match di semifinale con Del Potro lo ha reso decisamente stanco, ma un campione come lui è abituato a giocare
ogni giorno, quindi non può esser considerata come una delle principali cause della sconfitta odierna, inoltre è stato decisamente falloso, ma probabilmente è più corretto dire che, oggi, Murray , si è rivelato di un’altra categoria. In ogni caso, lo svizzero dovrà ritenersi soddisfatto per aver consentito alla propria nazione di conquistare una più che valorosa medaglia d’argento
La finale per il terzo e quarto posto ha visto prevalere l’argentino Juan Martin Del Potro, protagonista di una settimana in cui ha giocato ad altissimo livello, che ha dunque conquistato una preziosissima medaglia di bronzo; a secco, dunque il serbo Novak Djokovic (bronzo a Pechino 2008).
Il centrale di Wimbledon è letteralmente esploso dopo l’ace con il quale il beniamino di casa ha portato a casa l’incontro e la meritatissima medaglia d’oro.
Lo scozzese ha dunque con ogni probabilità disputato il miglior match della propria carriera e ne ha così raggiunto il punto più alto.
La grande forza del nativo di Glasgow è consistita nel trarre forza dalla sconfitta in finale a Wimbledon, ritornando ancora più convinto e deciso di mettere le proprie impronte nella storia.
Ora ad Andy, per essere davvero considerato un campione, manca la vittoria di un torneo del Grande Slam, che finora ha solamente sfiorato, ma la vittoria odierna potrà davvero consistere nella prima di una lunga serie di trionfi.
Marco Frigieri
