SCHEDA

 

Titolo: Anonymous

Genere: drammatico, thriller

Regia: Roland Emmerich

Cast: Edward Hogg, Vanessa Redgrave, David Thewlis, Rhys Ifans, Joely Richardson

Voto complessivo: 3/5

 

 

RECENSIONE

 

William Shakespeare è, secondo un parere pressoché unanime di critici e non, il più grande scrittore e poeta della tradizione letteraria britannica tutta, dai suoi albori fino all’età contemporanea; eppure sulla sua identità aleggiano dubbi inestricabili, sui quali si dipanano ipotesi e leggende fra le più disparate. È proprio su una di queste che prende corpo l’opera di Emmerich, regista noto per la paternità di “disaster movie” come Indipendence day,  The day after tomorrow e 2012, basata sulla sceneggiatura di Jonh Orloff (pensata e scritta in un arco di 8 anni).  Anonymous mostra come Shakespeare non fosse altro che un prestanome “ingaggiato” dal conte di Oxford, Edward de Vere (amante in giovane età di Elisabetta I), affinché le opere teatrali del nobile avessero la possibilità di essere messe in scena, dal momento che la bigotta famiglia puritana di cui fa parte, e l’alto rango, non gli permettono di esplicare liberamente il suo genio poetico: gli scritti vengono dunque attribuiti ad un avido attore semi-analfabeta, le cui ricchezze e popolarità cresceranno a dismisura; a far da ponte tra i due vi è un altro noto drammaturgo inglese, Ben Jonson.  Amori, intrighi, complotti di palazzo e tradimenti costellano una vicenda che, rispetto al protagonista, prende le sembianze di una vera e propria tragedia shakespeariana (trailer).

Sulla pelle del personaggio di Edward hanno luogo una serie di dicotomie laceranti: i suoi due amori, la regina Elisabetta e la scrittura, non possono, per una serie di circostanze, essere mostrati, portando ad una relazione clandestina e mal vista con entrambe; inoltre, la giustapposizione tra la figura del conte, tormentata e sognatrice (incarnata nell’ambizione secondo la quale le parole cambieranno il mondo), e quella dell’attore Shakespeare, donnaiolo e arrivista, rende più amaro il raggiungimento del successo da parte di chi non lo merita.

Il regista, seppur sia evidente la poca disinvoltura nel cimentarsi in un genere per lui insolito, riesce ad imprimere un ritmo incalzante, inserendo talvolta suggestive inquadrature dall’alto sulla Londra di inizio ‘600 o sul pubblico del “Globe Theatre”, galvanizzato dalle trame delle eccellenti tragedie del poeta. Ancor più spunti d’analisi offre l’articolata sceneggiatura: essa ricostruisce un periodo storico con relativa accuratezza, che funge da sfondo ad una fanta-storia menzognera, oltre che su taluni eventi storici, anche sulla macchiettistica rappresentazione dei protagonisti, prima fra tutti la stessa regina Elisabetta. Inizialmente lo spettatore resta disorientato dalla varietà dei personaggi presentati e dalla complessità, spiegata a ritroso e ostica da assimilare, delle loro relazioni.  Inoltre alcuni avvenimenti poco credibili fanno crollare la vicenda, narrata per l’appunto  attraverso un continuo andirivieni tra passato e presente narrativo, sotto il peso della ragionevolezza. Tuttavia occorre evidenziare diversi espedienti estetici di raffinata fattura, come l’idea di una chiusura circolare affidata ad una cornice teatrale contemporanea, retta dall’attore shakespeariano Derek Jacobi, che allaccia pubblico diegetico ed extradiegetico mediante un artificio di metateatro quantomeno originale. La prova degli attori risulta discreta ma decisamente ingessata.  Ciononostante, ne viene fuori un film non indifferente, probabilmente per merito della levatura del personaggio in sé, che, avendo stregato lettori di ogni epoca o rango, con versi irripetibili ed inestimabili, non poteva non incidere sulla riuscita della pellicola. Ad ogni modo, il mistero sulla sua identità non svanisce, ne qui ne mai, e, forse, contribuisce a rendere ancor più affascinante un colosso della letteratura mondiale, contro cui il tempo non può che uscirne sconfitto.

 

Tullio Saldaneri