Editoriali

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MAGGIO FIORANESE – SPAZIO “FIORANO IN TILT”

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TILT logo associazioneDurante le festività del maggio fioranese TILT associazione distrettuale nata da pochi mesi con scopi culturali e di aggregazione giovanile, presenta “Fiorano in TILT” presso le Casette Sassi e Guastalla per tutti e 3 i prossimi week-end di maggio. I ragazzi di TILT, alcuni dei quali impegnati direttamente sia sul sito di Concretamente Sassuolo che nella stessa nostra associazione, offrono quindi ai giovani un luogo di aggregazione, intrattenimento e servizio bar nell’ampio spazio all’aperto delle Casette con un vasto programma musicale che comprende ben 15 differenti offerte musicali tra gruppi, cantautori e dj. Infine sarà presentato ed aperto domenica 26 maggio il bando CREA, nato dalla collaborazione tra TILT, Casa Corsini e Comune di Fiorano, in cui gli interessati avranno modo di presentare un progetto di ogni genere da attuare nel Comune di Fiorano Modenese nelle modalità e limitazioni che saranno disponibili dalla data di apertura del bando. Ecco il programma dettagliato:

 

SABATO 11 MAGGIO

YOUNG EXPRESSION! serata dedicata alle band giovanili del territorio:The Krazy Revolution

- 18.30-19.30 Rocca Jazz Quartet:

1Flauto, 2 Clarinetti e 1 Sax Baritono; è questo il Rocca Jazz Quartet, quartetto di diplomati che si sipira allo stile jazz-blues del ’900 americano.

- 20.45-21.45 The Krazy Revolution

Giovane band modenese nata nel 2010 dall’unione di Nilo (bassista/voce) e Tama (chitarra/voce). Completata successivamente di Andrea (batteria) e Lorenzo (chitarra solista). Il repertorio della band consiste principalmente in inediti e qualche cover Degenerationpuramente Rock N’Roll.

- 22.00-23.00 Mitrabox (The Strokes cover band):
Per l’ultima volta dal vivo i Mitrabox, dichiarando il suo scioglimento vista la delusione del gruppo per gli ultimi album degli
Strokes.

23.15-00.15 Degeneration:

La band nasce nel Maggio 2011, quando Corra, Gary e Disco, dopo una lunga ricerca, si uniscono a Luca. Iniziano suonando cover degli Audioslave, prendendo una piega alternative rock.
Il 13 Febbraio 2013 esce ufficialmente “Walk to Nam”, ep contenente 5 brani inediti.

 

DOMENICA 12 MAGGIO

TOO MANY DJS – Aperitivo con DJ set dalle 18.30 alla chiusura.
Mr Stones, Abdrea Nocetti, e Alle Casolari vi delizieranno con una selezione di musica perfetta per accompagnare due chiacchiere e una birra.

 

SABATO 18 MAGGIO

UMBERTO NEGRI PRESENTA IO E I CCCP – LIVE IN PANKOW TOUR
Umberto Negri è stato membro originario, bassista e programmatore della drum machiumberto negri sabato 18 maggione  - insieme a Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni – dei CCCP Fedeli alla linea, il più importante e controverso gruppo punk italiano degli anni ’80. Uscì dalla band dopo l’album Affinità – divergenze – posto n. 12 nella classifica dei migliori dischi italiani di sempre secondo Rolling Stone di febbraio 2012 – e prima del contratto con la Virgin.
Dopo anni di assenza dalle scene, nel 2010 ha pubblicato il libro edito da Shake Io e i CCCP, offrendo ai fan un racconto inedito e
autentico della storia della storica band. Nella primavera del 2011 è tornato quindi a calcare i palchi – accompagnato da Francesco Casabianca (BunkerClub) – per una reinterpretazione del repertorio dei CCCP degli esordi. Le date, presentazioni-concerto del libro, hanno ricevuto una risposta sorprendente dal nord al sud Italia. Di particolare valore emotivo anche la data a Berlino, città simbolo dei primi CCCP, nel novembre 2011.
In questo tour Umberto Negri torna a imbracciare il suo storico basso elettrico, protagonista di quei brani nati a metà strada tra Pankow e Reggio Emilia e che hanno cambiato per sempre la musica leggera del nostro Paese.

 

19 MAGGIO  - 60′S NIGHT

Una serata all’insegna degli anni ’60/’70 con concerti di:Caffè Macchiato

- 18:30 – 19:30 Caffè Macchiato
“Non è questione di amore” primo singolo dei Caffè Macchiato è il frutto dei primi mesi di collaborazione ed è stato registrato nel mese di Febbraio. A inizio Marzo il progetto prende vita con una formazione acustica volta alla pianificazione di serate live.
Ora il gruppo presenta una vasta scaletta di Cover che spaziano dal Rythm and Blues, Jazz, Funky, e Soul.

- 21:00 – 22:15 Thumblin’ Dice
Un gruppo composto di sette elementi che propone un repertorio di rock classico, partendo dai grandi del “Million dollar quartet” come Elvis Presley, Jerry Lee Lewis e Johnny Cash, passando poi per i Rolling Stones, i Depp Purple e i Led Zeppelin fino ad arrivare a cover di band relativamente più recenti come gli U2.

- 22:15 – 00:00 Gala On the Rocks DJ set (Brit, 60′s Soul, 60′s Pop)

 

25 MAGGIO – ACOUSTIC NIGHT

- 21:30 – 22:30 VCAS (Vendicatore Calvo Aka Sighi)

Vendicatore Calvo aka SighiRockit dice di lui:
“Arrivato a trent’anni, quando vedi che le cose non vanno come vorresti, ti passa la voglia di ingoiare e stare zitto. L’unica cosa
fattibile allora è vendicarsi, magari scrivendo canzoni e postando dei video caserecci in bassa risoluzione su youtube dove la gente commenta “smettila di essere pelato”. Il Vendicatore Calvo invece rimane calvo. E forse è dall’assenza dei capelli che tra e la sua forza, Sansone al rovescio con qualche sassolino nella scarpa e la voglia di levarselo. Testi caustici, schietti, che a suo dire sono patrimonio di tutti, musica militanteDani Mani nata sulla poltrona di casa con una chitarra scassata e poco altro e viva per trasmettere qualcosa, forse anche solo far sapere a tutti che stai facendo quello che ti piace.”

- 22:45 – 00:00 DANI MALE AND BLACK SABANI
Eroe sgangherato nonché dissacratore dell’underground italiano Dani Male, accompagnato da quell’oscura combriccola di musicisiti baciata dal moniker più invidiato in circolazione: Black Sabani.
Trattasi di un micidiale punto di incontro tra la leggenda del doom britannico e quella della televisione italiana, l’istigazione al male
della prima e le conseguenze devastanti della seconda.

- 00:15 – 1:30 DODO REALE
Con un’attitudine punk, da hacker open source e Dodo Realeda profeta di provincia che nessuno (ancora) vuole decapitare propone un nuovo
modello di radio verità. Cantare in tutte le lingue per salvare le parole dall’usura. Worldcantautore di Sassuolo, inventore
dell’afroindiepop: elettrodomestico impazzito che frulla insieme rock, rap, reggae, canzone d’autore, folk, samba e lingue diverse.
Usa il video per completare il suo messaggio multilingua.

 

26 MAGGIO – TOO MANY DJS: DJ SET DALL’APERITIVO ALLA CHIUSURA

Riccardo Sgarbi, Abdrea Nocetti e Alle Casolari vi delizieranno con una selezione di musica perfetta per accompagnare due chiacchiere e una birra.

Alle ore 21:00 presentazione del bando comunale CREA con la collaborazione di Casa Corsini di Spezzano e Comune di Fiorano Modenese.

In caso di pioggia le serate saranno annullate quindi, facendo gli scongiuri, i ragazzi di TILT associazione giovanile vi aspettano.

 

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L'ingresso di Auschwitz

Gabriele Gandolfi: diario del treno della memoria 2013.

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GIORNI 1-2

lorenzo-bertucelliIl nostro viaggio ha inizio alla stazione dei treni di Carpi, qui, infatti, nel primo pomeriggio, si è tenuta la “cerimonia di saluto” delle autorità con la presenza, tra gli altri, del presidente della Fondazione Fossoli, Lorenzo Bertucelli, del sindaco di Carpi, Enrico Campedelli, e del Presidente della Provincia di Modena, Emilio Sabattini.

Già all’arrivo del treno si poteva scorgere nei volti di tutti noi grande emozione.

Arrivati al Brennero in serata abbiamo dovuto cambiare convoglio e passare su un treno tedesco non senza momenti di confusione e smarrimento, ma tutto si è concluso per il meglio. Attraversate Austria e Repubblica Ceca nella notte, siamo giunti nella tarda mattinata a Cracovia/Plazow, ovvero la nostra destinazione.

Scesi dal treno, nonostante fosse marzo, abbiamo trovato ad aspettarci un clima quasi glaciale, che non ci ha abbandonato neppure i giorni seguenti.

Nel pomeriggio gli studenti hanno potuto assistere all’interessante incontro con Carlo Saletti che ha esposto e spiegato il progetto T4, uno dei più atroci e subdoli piani nazisti finalizzato Carlo Salettialla distruzione di migliaia di vite tedesche, non ebree, ritenute una palla al piede per il nascente stato di Hitler, si parla nello specifico di malati terminali e disabili.

La giornata si è conclusa all’auditorium Best western con il monologo di Paolo Nori, che ha affrontato in maniera originale, alternando parti ironiche e riflessioni profonde, il tema centrale del nostro viaggio: lo sterminio di decine di migliaia di persone nel campo di Birkenau.

 

GIORNO 3

Di prima mattina ci siamo diretti verso Birkenau o Auschwitz II, il vero e proprio mattatoio nazista.

AuschwitzAppena arrivati abbiamo visitato la Juden Rampe, ovvero lo scalo ferroviario che per molte, troppe, persone ebree è coinciso con il capolinea delle proprie vite.

Di certo uno dei momenti più toccanti del viaggio è stato il passaggio attraverso il tristemente noto ingresso attraverso il quale, in un secondo momento, accedevano direttamente al campo i treni che da ogni parte d’Europa avevano come capolinea quel luogo di morte.                                             

La vista di Birkenau per chi non vi è mai stato, ma credo pure per chi già lo ha visitato, lascia senza parole. Non è  facile, infatti, descrivere l’immensità di quel luogo, non è di sicuro possibile immaginare le condizioni di vita di tutte quelle persone che lì hanno vissuto e lì hanno, molto spesso, trovato la morte.

Dopo aver superato il portone abbiamo percorso la strada principale del campo di  Birkenau, circondata a destra e a sinistra dai resti delle baracche, per lo più in legno, che ospitarono migliaia di prigionieri.

Di queste baracche restano in molti casi solo i comignoli che erano l’unica cosa rAuschwitzealizzata in mattoni, ma erano pure la più inutile, visto che non erano funzionanti.

Il sentiero, rigorosamente sterrato, termina presso un monumento che ricorda tutte le vittime di Aushwitz. Ai suoi lati sono visibili due camere a gas, delle quali non restano che macerie. I tedeschi, infatti, credendo di poter celare il più grande sterminio della storia sotto qualche cumulo di mattoni, prima di lasciare il campo a fronte dell’inarrestabile avanzata dell’Armata Rossa, hanno cercato di distruggere i più chiari simboli della shoah.

La visita del campo ha occupato l’intera giornata, nel pomeriggio abbiamo infatti visto alcune baracche, venendo a conoscenza di ulteriori macabri dettagli circa la vita dei prigionieri del campo, come le scarsissime condizioni igienico-sanitarie che garantivano la permanenza a Birkenau di topi e ratti e malattie, il cui contagio era garantito dal fatto che in ogni baracca erano stipate centinaia di persone. Il costante freddo e la vastità del campo che hanno sfiancato noi stessi, ci hanno pure fatto riflettere su come facevano a vivere in quell’inferno gelato tutti quegli uomini, debilitati dalla scarsa aliAuschwitzmentazione e dalle malattie, che non avevano nulla se non un vestito leggero e scarpe zuppe e lacerate.

Come già detto un elemento indimenticabile di Birkenau è l’enorme estensione del campo, che si protrae fin dentro un bosco di betulle ( il nome polacco di Birkenau vuol proprio dire betulla), qui si trovano varie steli commemorative e abbiamo potuto vedere pure dei cerbiatti correre a pochi metri dal filo spinato, che delimita il campo. Immagine che ho considerato come una strana metafora della vita: la possibilità, data dalla non conoscenza, di vivere serenamente di fianco a tanta sofferenza. Prima di uscire da Birkenau la guida ci ha saggiamente ammonito a non dimenticare quello che avevamo visto per evitare, e il rischio c’è, che si verifichino orrori di quel genere. Infatti solo il non conoscere e il non ricordare possono creare terreno fertile per altro dolore e altre morti.

Lasciato il campo, alla sera, gli studenti hanno potuto assistere a “Un mosaico di voci e testimonianze narrate” a cura di Roberta Biagiarelli , con le suggestioni musicali del gruppo Flexus.

 

GIORNO 4-5

Il nostro viaggio in terra polacca è proseguito con la visita al campo di Auschwitz I.

Questo è situato a pochi chilometri da Birkenau, ma appare totalmente diverso da esso, tuttavia non erano diverse le atrocità che L'ingresso di Auschwitzaccadevano dentro quel campo.

L’ingresso è costituito dal noto portone in ferro con la scritta “Arbeict macht frei”, ovvero “il lavoro rende liberi”, lettere che oggi suonano come una macabra battuta, dato che ben pochi degli internati in Auschwitz sono ritornati a casa.

I “block” del campo di Auschwitz I sono tutti in muratura, essi sono stati ricavati da vecchie caserme dell’esercito austro-ungarico.

Aggirarsi tra quegli edifici ti lascia ammutolito, credo, infatti, che ognuno di noi in quei momenti pensasse mille cose diverse ma , in fin dei conti, uguali. Tutti cercavano di immedesimarsi, per quanto possibile, in quei poveretti che non hanno più potuto, a differenza nostra, tornare a casa, riabbracciare i parenti e gli amici e raccontare, come sto facendo ora, quello che abbiamo vissuto, quello che abbiamo immaginato. Personalmente ritengo che ogni persona che abbia visitato questo luogo, che è stato un inferno, si senta come investito di una missione speciale affidatagli da tutti quegli uomini, donne e bambini vittime della follia nazista: raccontare e descrivere certo quello che si vede, ma, soprattutto, quello che abbiamo pensato, ovvero come abbiamo vissuto questi Deportati Auschwitzmomenti.

Non si può parlare di Auschwitz senza dire delle migliaia di foto dei deportati appese alle pareti di vari blocchi. Tali scatti narrano più di mille parole. Ho visto uomini già percossi dai tedeschi che sono morti pochi giorni dopo, alcune facce spaventate, come se avessero già intuito il pericolo, molti volti interdetti, di gente che ancora non aveva realizzato, o non voleva realizzare, che a quella macchina fotografica, sarebbe seguito il fucile o il gas prussico.

Sono poi visibili altre fotografie che ritraggono ragazzi e donne ridotti a uno stato scheletrico, particolarmente toccante è un’immagine che raffigura la stessa donna prima e dopo essere entrata ad Auschwitz. In questa istantanea si nota bene un cambiamento totale, non solo a livello fisico, ma pure mentale. Prima infatti stava sorridente in compagnia del marito, dopo essere stata deportata sul suo volto non si poteva più scorgere alcuna emozione, né di odio, né di dolore. Purtroppo, come in tantissimi altri casi, ebbe successo il più crudele piano nazista di ridurre le persone, a suon di torture, privazioni e umiliazioni, a semplici numeri.

Davanti a tutte queste testimonianze visive è scontato porsi l’interrogativo di PriScarpe di deportatimo Levi: ma gli uomini di Auschwitz e Birkenau erano effettivamente membri della razza umana o fragili automi al servizio dei nazisti.

Anche Auschwitz I presenta, ben visibili, i più atroci strumenti di sofferenza e di morte, come patiboli e un piazzale per la fucilazione dei prigionieri politici.

Ma la macchina di morte più efficace è ancora la camera a gas. Quella di Auschwitz è intatta. Ad essa si accede attraverso una piccola porta, che ti permette di raggiungere lo spogliatoio, a questo segue la vera e propria camera a gas, un locale piccolissimo e buio con alcune botole sul tetto per immettere nella stanza il micidiale gas. L’ultima parte dello stabile è costituita dai forni crematori, entro cui furono bruciati decine di migliaia di corpi.

Ancora una volta risulta paradossale l’utopia nazista di poter celare tante atrocità semplicemente polverizzando i corpi, come se nascondendo le più evidenti prove dei delitti sparisse la loro memoria.

Un altro aspetto di Auschwitz noto a più è la presenza delle migliaia di valigie, scarpe, oggetti personali e pure capelli sottratti agli Padre Kolbeebrei appena essi arrivarono al campo. Vedere queste grandi stanze ricolme di tali materiali fa comprendere più di ogni altra cosa l’enorme portata delle atrocità perpetrate dai nazisti. In particolare provocano forti  sensazioni i capelli, ormai deteriorati dal tempo, che sono ora l’unica parte viva rimasta di tanti corpi polverizzati dai tedeschi.

A fianco della camera a gas si trova il patibolo presso il quale fu giustiziato, a guerra finita, il comandante del campo. Degno di nota è il sacrificio compiuto da un prete polacco (poi santificato) di farsi fucilare dai tedeschi al posto di un padre di famiglia, salvandogli così la vita. Atto eroico completamente ripagato dal fatto che la mancata vittima dei tedeschi sia poi riuscita a ritornare a casa.

Uscendo dal campo e ripensando al martirio di padre Massimiliano Maria Kolbe, credo che ognuno di noi abbia pensato a come si sarebbe comportato se , da un giorno all’altro, si fosse trovato ad Auschwitz, personalmente ritengo che in una situazione simile, dove si è privati perfino dell’essere uomo, si tenda ad agire più per istinto che per ragione, per cui ogni mossa risulta al tempo stesso imprevedibile e disperata.

Prima di rientrare a Cracovia siamo tornati a Birkenau per prendere parte a unaConcerto Flexus - Cracovia cerimonia, con tanto di fiaccolata, durante la quale ogni scuola che ha partecipato al viaggio ha esposto gli striscioni realizzati prima della partenza. Sono poi stati letti passi di lettere scritte dagli internati del campo che tentarono di spiegare con le parole delle sofferenze davvero inspiegabili ed inconcepibili. La bufera di neve che ci ha colpito a Birkenau ancora una volta di ci ha fatto profondamente riflettere su come le persone che erano in questo campo poterono sopportare i duri e lunghissimi inferni polacchi.

Questa giornata, non meno intensa delle precedenti, si è conclusa con il concerto dei Flexus che hanno cantato De Andrè.

La mattina dell’ultimo giorno in Polonia l’abbiamo trascorsa visitando l’antico quartiere Del Kazimierz e la zona dell’ex ghetto, inoltre abbiamo visto l’ingresso della fabbrica di Schindler resa celebre dal film di Spielberg “Schindler’s list”, del resto gran parte del film fu girato proprio a Cracovia, in particolare nel campo di concentramento di Plazow. La giornata è proseguita con la libera visita del centro storico della vecchia capitale polacca.

 

Gabriele Gandolfi

 

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Boston

Rolando e Billy nell’inferno di Boston.

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BostonRolando e Billy hanno passato più di un brutto quarto d’ora, a Boston. Portacolori della Podistica La Guglia di Sassuolo, erano in corsa quando le bombe sono esplose: Rolando Miranda era più vicino all’arrivo, Andrea “Billy” Biagini un po’ meno. L’esperienza non la dimenticheranno tanto presto: “Ero a meno di un km dal traguardo – racconta Rolando – e se avessi tenuto i tempi che mi ero prefissato sarei stato proprio all’arrivo, invece ero in ritardo sulla tabella.  Non ho sentito il rumore delle esplosioni, ho visto confusione, gente che correva, poi hanno cominciato a passare sempre più ambulanze, auto della polizia, è salita una colonna di fumo e  ho capito che era successo qualcosa di grave. Proprio in quel momento ci hanno fermati, hanno sbarrato la strada e ci hannoAndrea durante la Maratona di Chicago 2012 fatti defluire su una via laterale. Ero già in centro città, quindi il rientro in albergo non è stato particolarmente problematico, abbiamo dovuto aspettare una trentina di minuti prima di muoverci” la maratona di Boston infatti, a differenza di altre, non è un circuito cittadino, parte da lontano, attraversa campagna e paesini e arriva in città negli ultimi chilometri. Altri infatti sono stati fermati ancora in aperta campagna, con maggiori difficoltà per il rientro.

“Lo stupore e la preoccupazione sono cresciuti man mano che arrivavano le notizie che parlavano di esplosioni, di bombe e di morti, a quel punto abbiamo realizzato la gravità della cosa, nei primi istanti, con la fatica di 41 km di gara e la sorpresa, non avevamo capito”.

Rolando ha potuto verificare l’efficienza della macchina organizzativa americana anche in mezzo alla tragedia: “Sono rimasto stupito dalla velocità con cui tutti si sono mossi. C’erano forze di polizia, swat, elicotteri in volo, soccorritori, molte persone a disposizione dei passanti e dei corridori”. Il traguardo di Boston per Rolando pare “stregato”: “Nel 2011 mi sono ritirato, stavolta sono arrivato a meno di un km dall’arrivo. Oggi visto quel che è successo non conta la mia aspettativa, ma tornerò già l’anno prossimo per finire questa maratona. Non mi faccio intimidire dall’accaduto. Però ho visto che la vicenda ha colpito duramente tante persone, molti credo che non torneranno”.

Rolando e Andrea sul luogo dell'attentato.Andrea Biagini era un po’ più indietro, a circa sette km dall’arrivo, quando sono scoppiate le bombe. “Era la mia terza maratona in un mese e quindi avevo programmato un percorso abbastanza lento, più che altro per accompagnare un amico. Ho cominciato a sentire sirene e vedere sempre più movimento intorno a me, al trentacinquesimo chilometro hanno messo le barriere sulla strada e ci hanno fermati. Ero stanco, non ho capito subito cosa succedeva, ho pensato a un problema locale e cercavo una via alternativa per finire la mia maratona, ma poi ci hanno fermati e fatti entrare tutti tutti in una chiesa nei pressi del Boston College: molto efficienti, c’era pizza calda e c’era da bere e rifocillarsi. Erano tutti in collegamento, c’era un coordinamento efficientissimo sull’intera zona, non solo nei pressi degli scoppi. Siamo però rimasti per più di due ore dentro quella chiesa, sono cominciati gli attacchi di panico. Anche io ho cominciato a tremare a un certo punto, senza rendermene conto. Ho realizzato che la mia famiglia sarebbe stata in pena (infatti avevano già telefonato alla Farnesina) e che dovevo trovare il modo di mettermi in contatto con loro, perciò me ne sono andato dalla chiesa, ho trovato un tassista che, anche in pantaloncini e senza soldi, ha accettato di portarmi in città. Abbiamo usato vie secondarie perchè quelle principali erano sbarrate e ce l’ho fatta ad arrivare in hotel, dove mi sono reso meglio conto della gravità dell’accaduto. Ci sono stati momenti difficili, in cui solo, senza riferimenti, documenti, possibilità di collegarmi, mi sono sentito perso, mi sono reso conto che basta poco per perdere tutti i punti di riferimento”.

Lo spazio aereo su Boston è stato riaperto, il rientro dei due podisti dovrebbe avvenire regolarmente.

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Willy Ragazzi

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Tre anni vissuti Concretamente.

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Il presidente uscente Gino Venturelli traccia un bilancio dei primi tre anni di attività dell’associazione. 

 

 

Icona Concretamente SassuoloArriva il momento dell’assemblea dei soci di Concretamente Sassuolo che si confronterà in questi giorni sui risultati di oltre tre anni di attività culturale e aggregativa.

Il presidente uscente, Gino Venturelli, traccia un bilancio dei risultati ottenuti.

“Dico in premessa che considero ampiamente positivi i risultati dell’associazione Concretamente Sassuolo. Avevamo come scopo confrontarci e stimolare il dibattito fra i cittadini sassolesi su temi importanti per la società e direi che ci siamo riusciti in pieno. Il bilancio finanziario, nel nome della trasparenza e apertura che abbiamo professato fin dall’inizio, è on-line sul sito dell’associazione, quello delle cose fatte mi sembra ottimo. Adesso è tempo di lasciare la presidenza a qualcun altro per continuare a crescere senza fossilizzarsi nei rispettivi ruoli”.

Siete nati da una lista civica che si presentava alle scorse elezioni. Questo ha condizionato le vostre scelte nelle proposte di questi anni?Con Marco Panara, Leo Turrini e Francesco Falcone

“La scelta che abbiamo fatto il giorno dopo le elezioni è stata quella di smettere di lavorare per una parte e metterci a lavorare per l’intera città. Lo abbiamo fatto con un certo stile che ci siamo imposti: temi di attualità, senza nascondersi niente e affrontando i veri problemi della società sassolese e nazionale, ma senza una caratterizzazione partitica”.

La città lo ha percepito?

“Io penso di sì, almeno a giudicare dalla partecipazione, sempre crescente fra l’altro man mano che il nome si faceva conoscere, alle nostre iniziative: abbiamo parlato di famiglia, di economia con il giornalista di Repubblica Marco Panara, di urbanistica con una serie di incontri con architetti ed esperti, che hanno anticipato il dibattito odierno su Cisa Cerdisa. Abbiamo seguito con attenzione l’evolversi della società e dei suoi temi, raccogliendo tutte le sfide: ai tempi del referendum sul nucleare, siamo stati gli unici a promuovere un incontro-dibattito con le ragioni del sì e quelle del no; quando Sassuolo è rimasta senza sale cinematografiche ci siamo occupati di cinema, chiamando esperti, registi indipendenti, giornalisti e affrontando la questione delle possibili soluzioni invece che fermarci alle eventuali colpe; mentre cresceva l’onda della povertà e del disagio sociale ci siamo confrontati con Don Ferdinandi, responsabile nazionale della Caritas, che ci aveva preallarmato sul diffondersi di nuove forme di disagio”.

Anche il terremoto della Bassa vi ha visti coinvolti.

“Sempre a modo nostro. Ci siamo attivati per un’asta di maglie e cimeli sportivi dei campioni. Abbiamo avuto tantissime risposte e tanta gentilezza dalle principali squadre di calcio italiane, Juventus, Inter, Milan, ma anche dalle società minori della serie A, dal Modena e dal Sassuolo Calcio, dalle asta concretamenteNazionali di calcio, basket, pallavolo maschile e femminile, dai giocatori e dalle società di numerosissimi sport. I cimeli li abbiamo battuti all’asta in una serata in piazza Garibaldi nel 2012, raccogliendo 8mila euro e cifre record per le maglie di Buffon, Milito, Ibrahimovic e altri. Abbiamo destinato i fondi ai progetti provinciali per la ricostruzione delle scuole. Del terremoto non ci siamo dimenticati e stiamo aprendo una finestra che accoglierà racconti, comunicazioni, esperienze e richieste proprio da chi vive e lavora nella Bassa, sul nostro sito Internet. Siamo però molto orgogliosi delle ultime due iniziative organizzate”.

Quali?

“Quest’inverno per parlare di giovani e opportunità abbiamo avuto l’onore di avere con noi Beppe Severgnini, che aveva appena pubblicato un libro in tema, “Italiani di domani”, pieno di utili indicazioni per i ragazzi; in occasione dell’ultima festa della donna, l’8 marzo 2013, abbiamo messo insieme a confronto le storie di due donne sassolesi con percorsi,  aspirazioni e risultati diversi, ma entrambe di successo: Natalia Cattelani, che tiene un blog nazionale dedicato alla cucina per i bambini e partecipa alla Prova del Cuoco; Annalisa Vandelli, inviata del Ministero nei luoghi più poveri e difficili del mondo. Due esperienze distantissime, che affiancate hanno dato vita a una serata estremamente vivace e interessante”.

Concretamente Sassuolo è anche un sito internet molto attivo e molto frequentato.

“Ogni nostra esperienza e iniziativa viene annunciata e raccontata sul nostro sito internet, che è anche una raccolta di cronache, notizie e informazioni che arrivano da tanti ragazzi che collaborano con l’associazione, raccontando partite ed eventi, dischi, libri, cinema. Le pagine sul Modena e sul Sassuolo calcio per esempio, hanno un ottimo seguito e i nostri “inviati” hanno raccolto interviste esclusive con giocatori e dirigenti. Con Internet abbiamo aperto l’associazione all’esterno e il tema della globalizzazione l’abbiamo affrontato in particolare con due rubriche: “Sassuolo nel mondo” è una serie di interviste a sassolesi che se ne sono andati all’estero, temporaneamente o per sempre, che ci raccontano le loro esperienze e sensazioni in ogni parte del pianeta; “Il mondo a Sassuolo”, al contrario, è il racconto delle persone che da paesi stranieri sono arrivate a Sassuolo e qui vivono e lavorano”.

Cosa deve fare e cosa deve diventare Concretamente Sassuolo da qui al futuro?_1MG2373

“Abbiamo intrapreso una strada ricca di risultati e con tante attività ancora aperte che devono continuare. Dopo alcuni anni dedicati a temi generali, mi piacerebbero degli approfondimenti sulla nostra città, senza interventi di parte ma anche senza nasconderci nulla, come purtroppo avviene fra gli opposti schieramenti politici. Ci sono questioni di rilevanza per ogni sassolese, dalla società patrimoniale al piano regolatore, dalla bretella al tema degli stranieri e delle moschee, che blocchi contrapposti non riescono mai a raccontare con completezza ai cittadini. Ci piacerebbe entrare con coraggio e senza pregiudizi anche in questi temi importantissimi per Sassuolo. Anche per quanto riguarda la rete vorremmo contribuire con il nostro canale ad aprire ancora di più la società locale, e non solo, prima di tutto all’Europa. Per questo abbiamo in cantiere un nuovo portale che raccoglierà contributi da tutta l’Unione. Da Sassuolo potrebbe quindi partire un nuovo canale di visione internazionale e mi pare anche giusto: l’internazionalità di Sassuolo la si deve vedere non solo dai piazzali con le piastrelle pronte alla spedizione in giro per il mondo, ma anche da uno sviluppo culturale che vorremmo fosse più attivo e dinamico, soprattutto fra i giovani”.

 

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marmiroli_barbieri_paganelli

Educazione Siberiana e Prospekt Lenina: la serata all’Officina delle Arti di Reggio Emilia.

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Sono andate esaurite entrambe le proiezioni di Prospekt Lenina, il documentario prodotto da theslowbreakfast  (www.theslowbreakfast.com) e Loro (www.lorography.com), firmato da Mirco Marmiroli che analizza la società russa contemporanea attraverso lo sguardo di quattro generazioni di abitanti nel piccolo paese di Volovo a circa 300 km da Mosca. La sala di proiezione allestita appositamente sabato sera all’interno dell’Officina delle Arti di Reggio Emilia, ha accolto un pubblico attento e interessato alle tematiche legate alla moderna Russia che ha cercato di soddisfare, con le proprie domande, la curiosità verso un Paese che ha dominato una parte del mondo per oltre cinquant’anni e che sembra non essersene accorto. Inaugurata sabato anche la mostra fotografica Educazione Siberiana di Emiliano Barbieri ed Emanuele Paganelli che ha riscosso un considerevole successo e contribuito a creare un clima che ha calato gli intervenuti all’interno della strada, la Prospekt Lenina che i tre reggiani hanno percorso e documentato durante il loro viaggio. “Sono molto soddisfatto per come il documentario è stato accolto dal pubblico – commenta il regista Mirco Marmiroli – in quanto tenevo particolarmente a non farlo sembrare un diario di bordo, ma volevo mostrare come la Russia sia ancora un Paese fortemente legato al proprio passato e i suoi abitanti, pur non volendo sbilanciarsi troppo, mostrano come il comunismo sia ancora vivo all’interno della società anche in piccole declinazioni quotidiane come il subbotnik, il sabato di lavoro volontario che coinvolge i cittadini nella ‘sistemazione’ del proprio paese”.

 

Federico Ferrari

 

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