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Tommaso Bianchi: La mia passione per l’NBA.
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Tommaso Bianchi, centrocampista del Sassuolo trionfatore della Serie Bwin 2012/2013, è un grande appassionato di NBA. Dopo la festa per la promozione si è concesso in esclusiva per raccontarci il suo rapporto con il basket, e non solo.
Quando è nata la tua passione per l’NBA? E’ nata qualche anno fa, un paio di anni dopo l’arrivo di Lebron. Alcuni miei amici giocavano a basket e ho iniziato a giocare un po’ con loro e a seguire il campionato. Poi sono andato in America due volte in vacanza e da lì è nato tutto!
Quindi tifi Miami? Si, esatto. Tifi Miami o tifi LeBron? Tifo Lebron! (ride) prima tifavo Cleveland, adesso tifo Miami, un po’ come quelli che tifano Ibrahimovic. Quindi se in un futuro dovesse cambiare squadra… Penso che tiferò la squadra in cui andrà a giocare, mi sono appassionato a questo sport per come giocava lui e continuerò a seguirlo. Ti piace solo come giocatore oppure ti ispira anche dal punto di vista professionale, come sportivo? Mi piace per la persona che è, voglio dire, è due metri e sei ma riesce a muoversi in una maniera incredibile, riesce a fare cose che nessuno prima di lui credo abbia mai fatto. Come dice Buffa è vent’anni avanti a tutti, per questo lo ammiro come atleta. E anche come showman, dai alla fine…
Sei entrato in questo sport grazie ai tuoi amici. Condividi anche con qualche tuo compagno la tua
passione? Si, a Sassuolo con Luppi, anche lui è un appassionato. E’ andato a vedere la finale l’anno scorso a Miami! Del resto la condivido coi miei amici a casa, quando ci troviamo d’estate a vedere le partite alle quattro di notte. Vedere le finali è bellissimo! Poi il giorno dopo andiamo al campetto e ci proviamo anche noi ma ovviamente niente!
Al campetto che ruolo giochi? Qual è il tuo punto di forza? Mah guarda, non è che sono un granchè, ci mettiamo lì e facciamo dei 3 contro 3 o 4 contro 4 ad un canestro solo, quindi non saprei dirti un ruolo. Però dato che sono più allenato degli altri corro di più e sono abbastanza forte specialmente in difesa. Poi ogni tanto faccio anche qualche canestro da tre in uscita dai blocchi, o almeno ci provo!
Come giudichi la Regular Season di quest’anno? Le rivelazioni? Io avevo pronosticato una buona stagione di New Orleans, poi però Davis è stato infortunato un sacco di tempo. E’ andata come si pensava, con Miami che ha vinto facile ad Est. I Clippers penso che avessero tanto talento quindi potevano fare una buona annata come New York, è normale che poi devono girare tante cose e si è visto che nei playoff non sono girate.
Da sportivo, qualche parola sulla questione Rose. Sinceramente pensavo che non fosse pronto oppure che avesse qualche problema nel riprendere, invece si allenava anche nelle partitelle cinque contro cinque. Non so, probabilmente non si sentiva pronto ad entrare in una parte così importante della stagione, anche se c’è da dire che lui è l’uomo franchigia quindi secondo me doveva dare un segnale forte nei playoff. Se non se la sentiva ha fatto bene a non rischiare. Quindi capisci come possa essersi sentito? Sì, lo capisco. Probabilmente hanno fatto dei ragionamenti anche per il futuro, per fare in modo di preservarlo.
Nella nostra intervista precedente avevi pronosticato una grande stagione dei Lakers che poi per vari fattori non si è verificata. Con l’infortunio di Kobe e la telenovela Howard già iniziata, come pensi possa evolversi la situazione?
Dipende da cosa voglia fare Kobe. Immagino che voglia tornare il più presto possibile e quindi dovranno pensare un contratto adeguato. E’ normale che i Lakers debbano prendere delle decisioni, a partire dall’allenatore. E’ una squadra con tante primedonne e Nash non è un giovanotto, devono pensare a costruire bene il futuro. Uno tra Irving e Chris Paul dici che può arrivare? Non credo uno di loro due, penso più ad uno scambio che coinvolga Howard. Irving rimane dov’è e anche LeBron credo sia destinato a tornare a Cleveland presto. Paul mi sembra difficile che possa passare da una sponda all’altra di Los Angeles.
Un’opinione sulle finali di Conference e sulle possibili Finals? San Antonio è sul due a zero ma andare a giocare a Memphis è sempre difficile, è una serie equilibrata. Lo stesso vale per Miami, ha sempre avuto difficoltà questa stagione contro Indiana. Secondo me però le favorite ce la faranno entrambe, anche se non so in quante partite. Soffriranno soprattutto fuori casa ma la finale sarà San Antonio-Miami. E il titolo? Non dico niente, San Antonio è forte e sono esperti però io tifo Miami quindi non mi sbilancio!
Parliamo un attimo del finale di stagione che hai vissuto a Sassuolo. Come è stato non poter dare una mano alla squadra durante il rush finale? Viverla da fuori è veramente brutto. Hai un’ansia incredibile, superiore a quando giochi, perchè non puoi fare niente oltre cercare di incitare i tuoi compagni. Vincere prima non avrebbe dato tutta questa emozione! Quanto hai sofferto quei 95 minuti? E al goal di Missiroli? Peggio di un tifoso! Io ero indeciso se non guardarla e andare in un prato con le cuffie perchè in tribuna c’ero già stato col Padova e col Lanciano ed ero stato male. Quindi sono andato a bordo campo per urlare e scaricare un po’ di più la tensione, ma non ho guardato gran parte della partita perchè ero troppo emozionato. Al goal del Missile non potevo rincorrerlo perchè sono strappato quindi mi sono buttato per terra e bene o male poi qualcuno è venuto a festeggiare con me!
Nicolò Bonettini, Alessandro Vandini, Federico Benassi, Marco Frigieri
@nico_bonne @vancredible @_Frigge_
©2013 Concretamente Sassuolo Twitter Facebook
(è autorizzata la pubblicazione a condizione che sia riportato il nome di Concretamente Sassuolo e il link www.concretamentesassuolo.it)
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I Miami Heat sopravvivono all’overtime e conquistano gara 1
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Indiana Pacers – Miami Heat 102-103 (Serie 0-1)
Inizia finalmente la serie che vede contrapposti i campioni in carica dei Miami Heat ai terzi del ranking della Eastern Conference, gli Indiana Pacers capitanati dal “Most Improved” Player Paul George.
Partita che inizia nel peggiore dei modi per gli sfidanti di Indiana che, forse traditi dall’emozione, fanno registrare 7 palle perse nel solo primo quarto di gioco dando modo agli Heat (comunque non eccezionali) di concludere il primo quarto con 1 punto di vantaggio. Visto l’appannaggio dei lunghi di Miami, contenuti in maniera eccelsa da Roy Hibbert e David West, tocca a Lebron James e Dwyane Wade trovare giocate da vere superstar per scardinare la solida difesa di Indiana.
Nel secondo quarto, l’infortunio occorso a Mario Chalmers, dopo un blocco molto duro di Hibbert, da il via al tentativo di allungo dei Pacers che guidati da un Paul George in formato stellare, alla prima apparizione ad una partita di tale importanza, allungano fino al +6 sul finire del quarto. David West è una spina nel fianco costante per la difesa degli Heat, segna 18 punti nei primi 2 quarti dominando completamente Haslem nella metà campo offensiva.
Nel terzo quarto, ricominciano i problemi di palle perse dei Pacers che permettono agli Heat di rifarsi sotto nel punteggio, riportando la partita sulla sostanziale parità. Coach Spoelstra pesca il jolly dal mazzo sostituendo l’impalpabile Has

lem con Chris “the birdman” Andersen e trova la carta che gli permetterà di tenere la partita sulle ali dell’equilibrio.
Andersen dimostra di essere ancora quello dei tempi migliori (alcuni ricorderanno l’incredibile serie che ha giocato contro i Lakers di Kobe Bryant non troppi anni fa quando indossava la casacca dei Denver Nuggets) , gioca con rara ferocia annulla West, e piazza un paio di stoppate “spezza gambe” oltre ad un paio di grandi canestri.
A fine terzo quarto, il tabellone recita solo +1 Indiana e la partita come prevedibile tra 2 squadre di questo calibro, si deciderà probabilmente solo nell’ultimo parziale.
Il quarto conclusivo inizia con una girandola di emozioni pazzesca, Haslem è confinato in panchina ed Andersen inizia uno show che gli permetterà di segnare 8 punti e piazzare una sontuosa stoppata che gli vale l’urlo dell’American Airlines Center.
Dalla parte di Indiana George ed Hibbert fanno la voce grossa, bucando in quasi tutte le occasioni la difesa di Miami, che si mostra impreparata soprattutto a gestire il gioco ben organizzato da coach Vogel.
Gli ultimi 5 minuti del quarto sono a dir poco incredibili, probabilmente la foto della partita è la “monster block” che Hibbert piazza a Wade, con il pallone che schizza nelle mani di Lebron James che non fallisce la bomba che sancisce il +3 Heat a 4 minuti dal termine.

George, Wade e West (tornato attivo con l’uscita di Andersen) si alternano fino ad arrivare al +2 Miami a 20 secondi dalla fine quando George , in evidente stato di trance agonistica, passa la palla dove non c’è nessun compagno a riceverla.
Gli Heat recapitano la palla nelle mani di Ray Allen che sbaglia il primo libero lasciando la possibilità a Indiana di pareggiare l’incontro con un tiro da 3.
L’azione che ne segue consente a George di segnare un’incredibile tripla da almeno 10 metri di distanza a 0.2 secondi dalla fine e regalare ad Indiana l’overtime di gara 1 proprio in faccia ad un incredulo Lebron James.
A meno di un minuto dalla fine dell’overtime , Indiana è sopra di 3 punti ma Chris Bosh, con una grande giocata , segna con il fallo sul rimbalzo offensivo pareggiando ancora una volta la partita grazie al libero supplementare a segno.
Indiana getterà al vento il successivo possesso consentendo a James di segnare il +2 di forza, in entrata, a 10 secondi dalla fine.
Indiana rischierà di perdere il pallone per l’ultimo decisivo possesso , ma in qualche modo riuscirà a recuperarla permettendo a George di tentare un tiro da 3 subendo il fallo di uno, stranamente ingenuo, Dwyane Wade.

A 2 secondi dalla fine, la mano di George non trema ed Indiana grazie ai suoi 3 liberi a bersaglio è a +1.
Miami ha tempo di organizzare l’ulti ma azione, la palla va nelle mani di Lebron James che invece di cercare un tiro dalla distanza fulmina in velocità Paul George andando ad appoggiare sullo scoccare della sirena il canestro che vale la vittoria di gara 1.
Definire enorme Lebron James sarebbe veramente riduttivo, suoi gli ultimi 4 punti degli Heat così come i 10 assist e 10 rimbalzi (uniti ad altri 26 punti) che gli permettono di mettere a referto una maestosa tripla doppia.
Onore agli sconfitti, per Indiana non era la partita da vincere assolutamente, basterebbe “rubarne” una a Miami per potersi presentare in casa con più di un sogno di arrivare alla finale NBA.
Miami ha sicuramente trovato un avversario ostico, questa serie è decisamente tutta da giocare.
Buoni playoffs a tutti.
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Alessandro Vandini
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Ai Grizzlies non basta l’overtime: è 2-0 Spurs.
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Memphis Grizzlies – San Antonio Spurs 89-93 serie 0-2
Gara-2 all’At&T Center. I Grizzlies devono riscattarsi della pessima prestazione di gara-1, soprattutto per quanto riguarda Randolph. Z-Bo ha messo a referto solo due miseri punti (1/8 al tiro) domenica sera, e gli Spurs hanno vinto facilmente basando il loro gioco sui tiri da tre.
La partita si apre con un 7-0 dei padroni di casa, in seguito quasi recuperato dagli ospiti e portato a 13-15 sulla prima sirena. Nel secondo quarto Memphis prova ad accelerare con le triple di Dooling e Conley, ma trova le pronte risposte di Bonner e Splitter e non riesce ad infilare il break. Per giunta, la seconda frazione di gioco vedrà i Grizzlies sbagliare 14 tiri consecutivi, metà presi da Randolph (0/7). Gli Spurs giocano tranquillamente: all’intervallo lungo il risultato è di 31-46, 8 gli assist di Parker (chiuderà con 18 assist, career high ai playoff). Nella terza frazione gli Orsi escono dal letargo e riescono a non affondare. I canestri arrivano da Conley, Allen, Randolph (finalmente!) e Bayless (18 punti alla fine), ma il punteggio non viene intaccato più di tanto grazie alla gestione di Parker, che come un burattinaio muove i fili dei suoi compagni e li fa segnare (altri 8 assist nel quarto).
Splitter è uno dei target preferiti del francese e arriverà alla sirena con 14 punti. Il quarto periodo è una rimonta d’orgoglio Grizzlies, aiutata da una qualche ingenuità dei padroni di casa. Randolph torna a giocare come ci ha abituati; Hollins tiene in campo Pondexter e Bayless fino alla sirena e i due lo ripagano con 9 pesanti punti combinati, oltre ad una buona difesa. +7 Spurs a 52″ dal termine: il fallo di Bonner sul tiro di Z-Bo regala il gioco da tre punti agli ospiti. L’azione successiva Ginobili sbaglia il passaggio e regala il contropiede, è costretto a fare fallo su Allen ma ci mette troppa foga e viene punito col flagrant: coi due liberi e il possesso c’è il pareggio 85-85 e il conseguente overtime. Nel supplementare Duncan segna 8 punti (era a 10) e Bayless si fa scappare l’opportunità di pareggiare nuovamente, sbagliando clamorosamente un tiro da fuori sul -3 a 11″ dalla fine.
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Troppo facile finora per i texani, che hanno vinto gara-1 ad occhi chiusi e si sono ritrovati a combattere seriamente solo nel finale in gara-2. Grizzlies troppo teneri anche in questa seconda gara, per competere avranno bisogno di giocare entrambe le partite casalinghe come hanno giocato il secondo tempo ieri sera.
Queste le parole di Marc Gasol: “Ci hanno battuti. Hanno costruito punti facili, erano caldi. Nella seconda metà abbiamo giocato di più la nostra pallacanestro. Abbiamo attaccato e ovviamente le cose vanno meglio quando i tiri entrano”. La distrazione degli Spurs sul finale poteva costare cara. Non è la prima volta in stagione che hanno un calo mentale, e in questo sport la concentrazione è tutto. Stupisce che i falli sul finale siano arrivati da Bonner e Ginobili, non certo due matricole, ma era da diversi minuti che San Antonio non riusciva a gestire la rimonta avversaria. Tim Duncan si è espresso così: “Non sopporto il fatto di aver perso un vantaggio così grande. Alla fine siamo stati abbastanza bravi da andare all’overtime senza farci condizionare e siamo riusciti a vincere”.
San Antonio: Duncan 17 (6/14 da due, 5/7 tiri liberi), Parker 15, Splitter 14.
Memphis: Conley 18 (4/9, 2/5, 4/6 tl), Bayless 18 (6/13, 1/5, 3/4 tl), Randolph 15.
Nicolò Bonettini
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Gli Spurs seppelliscono i Grizzlies sotto una valanga di triple.
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San Antonio Spurs – Memphis Grizzlies 105-83 (Serie 1-0)
Iniziano le finali della Western Conference, siamo all’AT&T Center di San Antonio, dove si affrontano due delle squadre con il miglior gioco espresso in questi playoff. Prova di forza spaventosa degli Spurs, che letteralmente sotterrano i Grizzlies a furia di triple (14-29), limitando Zach Randolph, dominatore contro OKC, a soli due punti con 1/8 dal campo. Memphis invece troppo brutta per essere vera, pochi accenni di rimonta, costantemente stoppati dalle triple spezza-gambe degli Spurs. Vediamo ora la cronaca del match…
Inizio sprint per San Antonio che si porta immediatamente sul 7-2 e costringe coach Hollins al primo timeout dopo 2’. Si torna in campo e Tony Parker è indemoniato, segna 8 punti e porta gli Spurs a +12 a metà frazione, per Memphis solo Marc Gasol prova a rispondere ma è troppo solo. Un 2+1 di
Danny Green fa segnare il massimo vantaggio 23-8, Memphis non riesce a trovare una soluzione e viene punita da due bombe consecutive di Matt Bonner, inoltre gli arbitri regalano 3 tiri liberi a Ginobili con 0.8’’ su cronometro che chiudono un primo periodo disastroso per i Grizzlies 31-14.
Si torna in campo e Gary Neal fa subito segnare il +20, risponde Pondexter con una tripla. Rimane comunque un dominio Spurs, girano la palla alla perfezione con buoni tiri ad alte percentuali, mentre Memphis è confusionaria in attacco e non ha gran apporto ne da Conley ne da Randolph. Si arriva a metà quarto ancora sul +20, Mike Conley si sveglia improvvisamente e riporta i Grizzliers a -13, rimonta stoppata dalla tripla di Bonner. Memphis ci riprova, Gasol ne mette 4 in fila ma ancora una tripla, di Leonard, ricaccia indietro i Grizzlies. Il primo tempo si chiude sul 51-37, con Tony
Parker dominatore (12+6 con 5/6 al tiro) mentre Zach Randolph è ancora a secco.
La ripresa si apre sulla falsa riga del primo tempo, Parker e un ottimo Danny Green continuano a punire la difesa sia in penetrazione che dalla distanza. Per più di metà quarto il divario rimane lo stesso, fino allo scatto di orgoglio di Memphis. Pondexter si traveste da go to guy, ne segna 8 in fila mentre Jerryd Bayless ruba palla e schiaccia in contropiede per il -6 (10-0 di parziale). Ci aspetta un finale punto a punto? Manu Ginobili non è d’accordo, segna la tripla del +9 e trova Bonner per la 4° canestro da 3 del suo match.
Due tiri liberi di Boris Diaw chiudono il terzo periodo 73-57, Memphis sembra non avere le forze per reagire.
Infatti l’ultima frazione si apre ancora con gli Spurs all’attacco, Parker e Leonard continuano a bombardare il canestro avversario, sorpassando il ventello di distacco, mentre i Grizzlies sono confusionari e senza energie, nonostante il primo canestro di Randolph a 9’ dal termine. Ormai siamo in garbage time, sia Popovich che Hollins richiamano i titolari in panchina con ancora 5’ da giocare e la partita giunge al termine senza sorprese, a parte l’ingresso di Tracy McGrady segnato subito da un clamoroso doppio palleggio.
Gara 2 si giocherà Martedì notte, ancora a San Antonio. Ci si aspetta la reazione dei Grizzlies, che anche nei precedenti turni ha avuto problemi iniziali, salvo poi diventare inarrestabile e vincere 4 partite di fila. A patto che scendano in campo Mike Conley e Zach Randolph, non le loro controfigure.
San Antonio: Parker 20+9 (9/14), Leonard 18 (3/5, 4/5 da 3), Green 16 (3/3, 3/6), Bonner 12 (0/1, 4/6)
Memphis: Pondexter 17 (1/1, 5/9 da 3), Gasol 15+7, Mike Conley 14+8
Federico Benassi
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Indiana chiude i conti e approda in finale.
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New York Knicks – Indiana Pacers 99-106 serie 2-4
Gara-6 alla Fieldhouse Bankers Arena, Indianapolis. Ultima speranza per New York di rimanere viva in questi playoff e provare a giocarsi il tutto per tutto in gara-7 al Madison Square Garden. La buona notizia per i Pacers è arrivata poche ore prima del fischio d’inizio: George Hill ha superato il concussion test previsto dalla Lega in caso di commozione cerebrale e sarà quindi disponibile per la partita. Con lui in campo, Paul George può tornare a pensare solo al suo ruolo e le opzioni di attacco raddoppiano rispetto a quando in campo c’è DJ Augustin (gara-5, vinta da New York).
Inizio spinto per Indiana e morbido per New York. I Pacers si portano presto in vantaggio grazie a George e Stephenson, piazzando un mini parziale di 8 punti. I Knicks sono stati in grado di rispondere solo verso la fine del primo quarto, con due triple di Prigioni e il solito Anthony. Entrambe le squadre hanno patito un avvio confusionario, con vari pasticci in attacco e relativi tiri opinabili. Hibbert ha spostato di parecchio il peso della partita fin da subito, impegnando Chandler da un lato e limitando Melo dall’altro. Secondo quarto all’insegna del precedente, con Copeland che continua a segnare da tre come aveva fatto vedere in gara-5. Lance Stephenson fa capire che per lui questa non è una partita come le altre: sono 16 per lui alla fine della frazione, quando col suo gioco da tre punti la sua squadra è avanti 47-55. Verso la fine del terzo periodo arriva la reazione dei Knicks ad una partita che sembrava trascinarsi verso la noiosità.
Shumpert è caldissimo e mette tre triple consecutive (chiuderà 5/6 da tre), seguite dalla quarta di JR Smith. Il break è di 12-2 e il punteggio è ora sul 72-72. Poco dopo arriva il primo sorpasso della partita con il layup di Melo, ma anche questo quarto si chiude in parità 81-81. L’ultimo atto dello spettacolo è quanto meno bizzarro, Copeland segna due triple consecutive, ma tutto è vanificato da Stephenson, che è pressochè immarcabile ( e spesso anche immarcato). Nella difesa ospite tutto il lavoro è svolto da Chandler e Martin, ma fino a quando HIbbert è in campo gli altri giocatori dei Pacers (George in primis) agiscono quasi indisturbati. Il risultato è che a tre minuti dal termine, entrambi i difensori dei Knicks hanno raggiunto i 6 falli e la partita è in mano dei Pacers. Melo ci prova a tenere a galla i suoi, ma se è l’unico a giocare ci può fare poco, i suoi 39 non bastano ad allungare ulteriormente questa serie, Indiana è in finale di Conference.
Ben tre giocatori gialloblu hanno chiuso la partita sopra i 20 punti stasera: Stephenson (25+10 rimbalzi), George (23) e Hibbert (21+12 rimbalzi+5 stoppate). Tolta la straordinaria prestazione di di Stephenson, che è tutto tranne una costante, è interessante notare come la presenza di Hibbert in campo sia fondamentale per la sua squadra. Solo il fatto di vederlo nell’area colorata cambia totalmente il modo di interagire dei difensori, e nel caso di New York, se la difesa è principalmente 1 contro 1 allora per forza si lasciano aperte vie alternative al canestro. La statistica dice che in questa serie tutti i titolari dei Pacers sono stati leader nei punti, mentre per i Knicks lo è sempre stato Melo. Metamorfosi incredibile di New York dall’inizio della regular season, quando i tiri perimetrali arrivavano da chiunque e tendevano ad entrare con una facilità impressionante. Ora la sfida si fa dura per Indiana, che affronterà Miami nella finale di Conference. L’anno scorso le due si erano scontrate in semifinale e l’aveva spuntata Miami con relativa facilità, ma i Pacers sono migliorati parecchio dall’anno scorso. Di sicuro la difesa sarà un parametro da non sottovalutare.
Indiana: Stephenson 25 (9/10, 0/3), George 23, Hibbert 21, West 17.
New York: Anthony 39 (14/25, 1/4), Shumpert 19, Smith 15.
Nicolò Bonettini
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