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TESSERACT – ALTERED STATE (2013)

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I Tesseract sono una di quelle band che fanno parte del djent movement, venutosi a formare negli ultimi anni, rivelatosi come una delle direttrici più innovative del metal moderno e di cui, io in particolare, mi sono interessato e innamorato perdutamente. Questi ragazzotti inglesi sono fra i maggiori esponenti di questa corrente, distinguendosi in originalità sotto tutti i punti di vista. Anche se posso ritenermi refrettario a schematizzazioni di genere, per farvene avere un’idea un minimo più chiara, i Tesseract si possono inserire nel filone del progressive metal di influenza djent.

TesseractDopo l’esordio col botto di One (2011), i cinque britannici hanno subito due cambiamenti di formazione, cambiando il cantante, che ha sostituito Elliot Coleman (che a sua volta aveva sostiutuito Daniel Tompkins) e che ha dunque dovuto ricoprire il suo difficilissimo ruolo. La scelta è ricaduta su Ashe O’Hara, giovane frontman dalle indiscusse abilità. Altered State è, quindi, il suo primo lavoro con la band.
Il basso di Amos Williams tesse le note con potenza e saggezza; è uno di quei bassisti che non si fa mettere i piedi in testa da nessun chitarrista, anzi, forse accade anche il contrario: senza il suo suono non sarebbe lo stesso.
Le due chitarre, cioè Acle Kahney e James Monteith, svolgono l’importantissimo ruolo di costruire le armonie inconfondibili dei Tesseract, che nel movimento djent hanno ormai fatto scuola.tesseract
James Postones, dietro alle pelli, è una dannatissima bestia. Con oculatezza, precisione, feeling e groove a non finire, appoggiato da Williams, costruisce la ritmica con dinamicità e accuratezza, senza sbagliare un colpo. I suoi virtuosismi non stonano, tecnica e feeling si mescolano insieme come in una buonissima torta al cioccolato con fragole e panna. Insomma, squisito.

Altered State è il secondo full-lenght dei Tesseract. E’ diviso in quattro parti diverse: Of Matter, Of Mind, Of Reality, Of Energy.

Of Matter è forse la più evocativa delle quattro. Raramente i ritmi si fanno più duri e le armonie delle chitarre, che accompagnano la voce di O’Hara, prima flebile e gentile, poi piena, arriva ad esplodere in un mix incommensrabile di precisione e bellezza uditiva davvero da capogiro. Da ascoltare ad occhi chiusi, assolutamente.

Of Mind si apre con Nocturne, più spigliata, in pienissimo stile Tesseract, ma arricchita dallo stile del cantante, che non aTesseract1vrebbe potuto dar di più: la parte finale è un unico brivido. Exile non è da meno, melodie, armonie e l’intricatissimo groove continuano a mescolarsi in un unicum magnifico.

Of Reality è presentata da Eclipse, che si apre più oscura e immensa, rimandando per alcuni aspetti alle atmosfere dei Textures e aprendosi a groove di impronta quasi Peripheriana, senza nulla togliere all’originalità compositiva, la quale si intravede nettamente nella parte strumentale fortemente prog quanto sincopata. Palingenesis è la giusta traccia per passare il testimone del filo dell’album a Calabi-Yau e al suo sax, nota di novità nella band.

Of Energy comincia con Singularity, traccia complessa e oscillante fra momenti di diverso sentimento emotivo, le energie agiscono le une sulle altre in questa canzone magistrale, epica. Il testo è di una poesia che sposa la musica come se fosse direttamente partorito da essa. Embers chiude Altered State con altrettanta bellezza e la calma della pace finalmente raggiunta suonata dal sax di Christopher Barretto.

Altered State è una pietra miliare del nuovo corso del metal. In effetti, questo album non è un granchè metal, anzi, gli inglesi hanno lasciato un po’ più di spazio all’aspetto ambient e prog con sonorità melodicamente pop (in maniera del tutto positiva, si intende), aprendosi a nuove soluzioni. La prima è quella di aver assuntTesseract2o O’Hara, che non accenna nemmeno a un po’ di quello scream che poteva sfornare l’ex frontman Daniel Tompkins. I puristi della “musica violenta” non apprezzeranno molto questo cambiamento, ma la scelta dei Tesseract non è stupida o presa su due piedi, ovviamente. Hanno voluto mettersi alla prova e mettere alla prova anche il pubblico. L’assenza di voci urlate non toglie nulla alla capacità e all’intensità di quest’opera, che sarà simbolo per tutte le nuove band e artisti che non si stancheranno mai di provare qualcosa di nuovo, mandando a quel paese i paradigmi e le definizioni di genere.

Un vivissimo complimenti ai Tesseract e tanti auguri per un futuro sempre più pieno di soddisfazione. Sperando che vengano in tour pure in Italia, acciderbola!

Voto: 8.90

 

Tracklisttesseract-alteredstate

01. Of Matter – Proxy
02. Of Matter – Retrospect
03. Of Matter – Resist
04. Of Mind – Nocturne
05. Of Mind – Exile
06. Of Reality – Eclipse
07. Of Reality – Palingenisis
08. Of Reality – Calabi-Yau
09. Of Energy – Singularity
10. Of Energy – Embers

 

Leonardo Peruzzi

 

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Paolino Paperino Band-Pocellum-copertina

Paolino Paperino Band – Porcellum (2013)

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Paolino Paperino BandA 20 anni di distanza dal loro primo e unico album, Pislas, è uscito a fine aprile Porcellum, il nuovo disco della Paolino Paperino Band. In formazione mista, tra vecchie glorie e intraprendenti punkers, e dopo una serie di sporadici concerti qua e là negli anni, tra cui la festa dei venti anni del Tempo Rock qualche mesetto fa, la band modenese ha deciso di chiudersi tra le montagne reggiane per registrare questo disco che per noi nostalgici è come una manna dal cielo. Ci voleva proprio quel punk rock semplice, incazzato e demenziale per cominciare a smettere di prenderci così seriamente per il culo. Finanziato interamente attraverso una raccolta fondi online (Crowd Founding), sono stati raccolti più di 4000€. Tutti i 163 sottoscrittori/fan hanno ricevuto direttamente a casa loro, con ricevuta di ritorno, il disco nuovo e la maglietta ufficiale!

In origine il disco si sarebbe dovuto intitolare Uguali a noi umani ma la vicinanza con le passate elezioni politiche ne ha fatto cambiare il nome. È rigorosamente vietato ai minori, ai perbenisti e ai benpensanti.

Speriamo che del Porcellum rimanga solo questo album e che i Green Day vadano in pensione insieme agli ultimi Social Distortion e agli Iron Maiden.

Un totale di 11 brani ruvidi, senza strafare, con quelle zeta e quelle esse radicate nella provincia modenese. Questo giro, nell’occhio del ciclone finiscono il Giornalista “finto ingenuo ma scafato”, Roberto lanciatore di Sampietrini che “aizza i celerini senza rispetto per i cittadini”, Jesus Crust l’anarchico ribelle figlio del questore e lo scrittore che “divaga sublime sull’Anima del paolino-paperino-bandCazzo”. Il testo di quest’ultima traccia è tratto da Non sono un omeopata, di Ilmo Malagoli.

La terza traccia è un inno ai Ciccioli, l’unico vero prodotto tipico locale, metafora del nostro stile di vita emiliano, cinico, ingenuo e sorridente. Un ringraziamento speciale alla statua in bronzo che domina la piazza di Castelnuovo Rangone, segno del benessere collettivo e, insieme, un monumento ai caduti.

E Paolino paperino Band1come non suonare di politica? Dopo aver messo, per anni, una fetta nella scheda elettorale andiamo a votare al Referendum unendo i nostri culi in un unico peto…tanto, in questo Bel Paese, è tutto un Troiaio ( di cui potremo a breve goderci il video) e noi siamo solo dei Peones “Al mare in spiaggia libera, sotto l’ombrellone 
fra esodati e parastatali”. E allora, l’unica speranza per “vivere una vita nello sbrago, con lo stesso tasso d’inflazione del Tobago” è solo l’Enalotto

Un paragrafo a parte per Introverso. Capolavoro…dai Ugo, Passami il Sale….

Oltre che su ebay, ecco dove potete acquistare il disco, che a breve diventerà anche vinile, da Max Dischi a Modena, nell’aiuola dischi, in fumetteria a Pozza di Maranello, a Mondo Musica alla Veggia (RE) e in altri posti per lo più online. E se non avete dieci euri potete sentirvi i brani anche sul Sound Cloud ufficiale.

Per tutto il resto e per conoscere le date dei prossimi concerti estivi, collegatevi sull’ufficiale www.paolinopaperinobrand.com.

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Tracklist:

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Giornalista (02:18)Paolino Paperino Band-Pocellum-copertina

Referendum (02:23)

Ciccioli (02:11)

Troiaio (03:10)

Sampietrini (03:09)

Passami il sale (00:08)

Jesus Crust (02:23)

Introverso (02:25)

Anima del cazzo (02:24)

Peones (02:40)

Enalotto (02:34)

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Emilio Corradini

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The National – Trouble Will Find Me (2013)

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TheNational- trouble will find meSesto album in studio per la band di Cincinnati trapiantata a Brooklyn, “Trouble Will Find Me” è uno dei dischi più attesi di questa prima parte del 2013. L’ultimo disco targato The National è stato messo in vendita dal 21 maggio per l’etichetta 4AD Records, una label che ha sempre spaziato dal post-punk alla new wave e all’alternative rock (Bauhaus, Cocteau Twins, Dead Can Dance, Lydia Lunch, ma anche Pixies, Mark Lanegan, Blonde Redhead, Bon Iver e soprattutto il Coro femminile di Stato della Radio e Televisione bulgara. Sì, hanno prodotto anche loro) e sta già scalando le classifiche di vendita.

Suoni cupi ma controllati pervadono tutto il disco, sulla base di una sezione ritmica di chiara matrice post-punk, coronati dalla splendida voce baritonale di Matt Berninger. La musica che ne esce però non è indie né newTheNational1 wave, è qualcosa di diverso, con una grande identità; ogni pezzo è una storia malinconica a sé, perfettamente eseguita, frutto di un ottimo lavoro da parte della band dal precedente “High Violet” ad oggi.

“Trouble Will Find Me” si apre con la ballata I Should Live in The Salt, in cui la voce di Berninger strizza l’occhio al pop e cerca ottave più alte del solito. Demons, traccia numero due e primo singolo estratto, è uno dei capolavori dell’album, con una voce bassa e quasi recitata che esplode in un bel canto sul finale. Segue subito il secondo singolo, Don’t Swallow The Cap, con una batteria incalzante e molto presente in tutta la canzone di stampo tipicamente post-punk revival; ottime anche le liriche (I have only two emotions/Careful fear and dead devotion). Fireproof abbassa di nTheNational2uovo un po’ i toni, che salgono nuovamente con la bella Sea Of Love, primo videoclip dell’album, un curioso rifacimento di quello di Grubiy Zakat (Грубый Закат) dei russi Zvuki Mu (Зву́ки Му). Heavenfaced è una triste ballata dai suoni dilatati, forse il pezzo meno convincente dell’album, This Is The Last Time ricorda i National degli album precedenti, mentre Graceless è un capolavoro, con il basso di Scott Devendorf che che traina la band per tutto il brano. Slipped e I Need My Girl riportano su binari più introspettivi, Humiliation promette bene ma non decolla mai. Il piano inaspettato di Pink Rabbit è uno dei momenti più musicalmente interessante dell’intero disco, e la chiusura con Hard To Find non lascia l’amaro in bocca.

Gran disco insomma, che alcune voci dedicano alla riconciliazione tra il cantante Matt Berninger e il fratello Tom, il regista che ha ripreso la band durante il loro tour e ne ha fatto un film, Mistaken For Strangers”.

 

Marco Schenetti

@marcoschenetti

 

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BASTILLE – Bad Blood (2013)

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La musica è importante, ma un po’ vuota.”  The Guardian

 

bastille-bad blood-copertinaIl loro nome non dirà sicuramente nulla ai più, né tantomeno il titolo del loro singolo. La loro è quella band la cui canzone ha totalmente invaso le stazioni radiofoniche ma di cui quasi nessuno conosce il titolo. Eppure, se avete acceso la radio almeno una volta nelle ultime due settimane, non avrete sicuramente potuto evitare di imbattervi in Pompeii, il singolo di successo della band inglese dei Bastille.

Chi sono i Bastille? E perchè questo nome?

Nati nel 2012 a Londra, i Bastille sono un gruppo rock/alternative formato dal leader Dan Smith, da Chris Wood, da Kyle Simmons e da Will Farquarson. Il nome deriva dal giorno della presa della Bastiglia, 14 Luglio, che coincide con il giorno di nascita di Dan. Sotto la guida della Virgin, il gruppo pubblica il loro primo singolo nel 2011: Flaws/Icarus.

Acquistano una fama locale non da poco ma non basta per sfondare a livello internazionale. Decidono così di raccogliere i loro passati singoli e di racchiuderli nel loro primo album, Bad Blood, che verrà pubblicato nel febbraio del 2013.

Il primo singolo esce il 24 febbraio scorso insieme all’album e nel giro di pochissime settimane svetta netta top 10 internazionale. “Pompeii” è una mistione di generbastillei, rock/alternative, synth/pop, power/pop molto accattivante. Grazie al ritornello frequente “eh oh eh oh” è facile da riconoscere e molto orecchiabile. Come singolo funziona benissimo e consente alla band di sfondare nel campo delle vendite digitali e non. Importanti anche i brani “Flaws” con una sonorità più elettronica e il più cupo e triste “Overjoyes”.

Purtroppo ad una voce calda e “vissuta” quale quella di Smith si contrappone la sonorità dei pezzi, un po’ riciclata tra un pezzo ed un altro e molto orecchiabile fatta da hook e da cori ripetuti.

Personalmente apprezzo molto i vocals di Dan, e il genere non mi dispiace affatto. Le loro qualità live sono buone e mentre guardo qualche loro intervista mi auguro che il loro prossimo album sia più originale e meno “fatto per vendere”

BAD BLOOD: 7,5/10

 

Matteo Camellini

 

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indigomeadow

THE BLACK ANGELS: unica data in Italia a Ferrara il 5 luglio.

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THE BLACK ANGELS

UNICA DATA IN ITALIA

05 luglio 2103 – Ferrara


Ferrara Sotto Le Stelle
Cortile del Castello Estense

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Neo psicheedelia da Austin, Texas.
the-black-angels-2013Formazione dalla decennale attività, con 4 album di studio all’attivo: “Passover” (2006),“Directions to See a Ghost” (2008), “Phosphene Dream” (2010) e l’ultimo “Indigo Meadow” (2013) pubblicato su etichetta Blue Horizon.

La band attuale è composta da 4 elementi: Stephanie Bailey (Batteria), Christian Bland (chitarra), Alex Maas (voce), Kyle Hunt (tastiere e basso) e prende spunto da un classico dei Velvet Underground per la scelta del nome “The Black Angel’s Death Song”.

Per loro stessa ammissione, da un concerto dei “Black Angels” ci si puo’ aspettare quanto di meglio possa produrre una band dai chiari riferimenti garage e rock psichedelico:indigomeadow
“Riverbero e Speranza, Delay e Paura, Feedback e Stupore, Asciuttezza e Verità, Tremolo e Mistero.”

Finalmente torna in Italia per presentare il nuovo ed atteso album “Indigo Meadow”, uscito il 1’aprile 2013, che ha già riscosso i pareri favorevoli della critica musicale.
Anticipato dal singolo “Don’t play with guns”, l’album contiene 13 irresistibili brani.
Dai Doors ai 13th Floor Elevator, dagli Spacemen 3 ai Jesus and Mary Chain, neo-psichedelia per quello che si può definire un classico nello stile “Black Angels”.

Una data unica davvero da non perdere per tutti gli amanti dei suoni ipnotici alla Velvet Underground e Jefferson Airplane, organi farfisa, atmosfere 60’s e rock psichedelico, nella splendida cornice del castello Estense di Ferrara.

Inizio concerto: ore 21.30

Apertura porte: ore 20.00

 

Prezzo del biglietto in prevendita: €15,00 + diritti di prevendita

Tutte le info su:

 www.ferrarasottolestelle.it

http://www.livenation.it/artist/the-black-angels-tickets

http://theblackangels.com/

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Vittorio Ferrari

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ARMIN VAN BUUREN – INTENSE (2013)

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Armin van Buuren 1Intense”,questo è il nome del quinto e ultimo album del dj e produttore olandese di musica trance  Armin Van Buuren.

Per i fan del producer, non ci sarebbe nient’altro da aggiungere, perché il titolo dell’album parla già da sé, invece credo sia giusto raccontare e spiegare il duro lavoro, con le apposite curiosità, che si cela dietro questa produzione.

Per chi non lo conoscesse ancora, posso descrivere a grandi linee che Armin Van Buuren, è stato nominato per ben cinque volte miglior beatmaker al mondo dalla famosissima rivista inglese “DJ Mag”, superando nel 2012 il celeberrimo dj francese David Guetta. Tutto ciò non è casuale, perché già al primo ascolto di qualsiasi sua canzone, si possono percepire suoni,melodia e spesso strumenti veri, molto ricercati che fanno di lui uno tra i migliori e famosi dj al mondo.

Egli definisce se stesso un perfezionista, in quanto cura nei minimi dettagli ogni sua canzone, dall’utilizzo di suoni diversi tra loro, alla scelta delle voci, sia maschili che femminili, spesso utilizzate nei suoi singoli trance. Abbiamo dovuto attendere la bellezza di ben tre lunghi anni dall’uscita del suo ultimo album “Mirage”(2010) per poter ascoltare finalmente un intero cd tutto dedicato ad Armin e alle sue novità dal punto di vista musicale.Armin van Buuren 2

L’attesa è stata così lunga, per i motivi qui sopra citati, ovvero che (come lui ha dichiarato in svariate interviste) ad ogni singola traccia , ha impiegato anche molti mesi per la ricerca e la cura dei suoni e degli strumenti.

Definirei ostinata,ma di buon successo, la scelta nell’ usare più suoni possibili di strumenti reali in questo suo album, tanto da arrivare ad impiegare in alcune tracce, un’intera orchestra di musica classica e la rock band di suo fratello Eller.

Partendo dal presupposto che scegliere e descrivervi le canzoni “più belle” dell’album sarebbe una vera e propria offesa ad Armin, proprio perché ognuna di esse presenta delle sperimentazioni musicali e delle differenze di suoni e melodie, cercherò (per quanto io possa farlo nel miglior modo possibile) , di riportare quelle che mi hanno colpito maggiormente.

Si parte subito con la prima canzone Intense (feat. Miri Ben-Ari)” , chiamata come l’album e che più di tutte lo racchiude in soli 8.47 minuti. Armin van Buuren 3Inizia nel migliore e dolce dei modi, utilizzando appunto , l’orchestra di musica classica, evolvendosi poi con suoni sempre più elettronici,ma melodici, del genere trance. Dalla trance, si passa al dubstep,poi a piccoli accenni di rock, ma la cosa davvero sensazionale, è che tutti i passaggi da un genere all’altro avvengono in maniera così perfetta, che la canzone stessa, non risente per niente di questi stacchi , anzi, viene migliorata. Primo esperimento riuscito.

Altra degna di nota, è “Waiting for the night (feat. Fiora)”, entrando nei particolari, viene collocata tra le canzoni uplifting trance, cioè caratterizzata da una base trance con suoni elettronici e da un testo malinconico con altrettanta voce appunto malinconica. Un genere dove il dj olandese si destreggia alla grande, anzi, oserei dire “ci sguazza.” Sarà che sono un amante dei suoni malinconici, ma questo pezzo, secondo me, è riuscito benissimo, anche se su ciò non c’erano dubbi.

La numero 7 dell’album, “Alone (feat. Lauren Evans)” , si presenta con suoni molto electro house, ricordando per farla semplice e breve, le canzoni in stile Porter Robinson. Secondo esperimento riuscito anche questo molto bene.

Per chi ha voglia di scatenarsi, o di tirare fuori lo spirito tamarro presente nel profondo di ognuno, deve aspettare la traccia numero 9 “Won’t let you go (feat. Aruna)”. Con un inizio che ricorda i tempi d’oro della trance (1999-2002) ,caratterizzata da un basso in 4/4 tipico della house music, si sviluppa in seguito con suoni molto elettronici tipici della Hard Trance, per intenderci, usati spesso dal duo trance tedesco, “Cosmic Gate”. Se vi capita di ascoltarla in macchina, alzate pure il volume al massimo, Armin van Buuren 4abbassate i finestrini e tirate fuori una mano da buon zarro e…tranquilli, sarete giustificati.

La canzone “Love never came (feat. Richard Bedford)” appartiene  alla famiglia delle progressive trance, la quale,  con la voce malinconica di Richard, rende la traccia davvero angosciante per tutti i 6.58 minuti della sua durata.

Con un gran finale ricco di carica positiva, chiude l’album il singolo rock “Reprise”, fatto appunto in collaborazione con la rock band di Eller, il fratello di Armin Van Buuren. All’esperimento numero tre, do la sufficienza piena.

Tutto sommato, posso dire che l’attesa sia stata ripagata, è davvero valsa la pena aspettare tre anni per riascoltare un vero e proprio insieme di esperimenti musicali, messi insieme dalla abile mano di un Dj con la “D maiuscola”, che il suo mestiere di musicista lo compie nel migliore dei modi. Un uomo che con la sua umiltà, bravura  e impegno, è riuscito ad avvicinare molta gente alla musica trance, un genere musicale ahimè, non molto gradito in Italia a causa della mentalità poco aperta alla musica e al “Nuovo” da parte dei suoi abitanti,che tendono sempre a seguire una moda e non a crearla.

Sperando di avervi incuriosito parlandovi di questo album e della musica Trance, vi ricordo gli unici due appuntamenti in Italia per ora di Armin Van Buuren: 6 Luglio a Viareggio (Cittadella del Carnevale) e 7 luglio a Jesolo (Pista azzurra).      

 

Leonardo Dilengite

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Tracklist

TracceCopertina
01. "Intense" (feat. Miri Ben-Ari)
02. "This is What It Feels Like" (feat. Trevor Guthrie)
03. "Beautiful Life" (feat. Cindy Alma)
04. "Waiting for the Night" (feat. Fiora)
05. "Pulsar"
06. "Sound of the Drums" (feat. Laura Jansen)
07. "Alone" (feat. Lauren Evans)
08. "Turn This Love Around" (vs. NERVO feat. Laura V.)
09. "Won’t Let You Go" (feat. Aruna)
10. "In 10 Years From Now"
11. "Last Stop Before Heaven"
12. "Forever is Ours" (feat. Emma Hewitt)
13. "Love Never Came" (feat. Richard Bedford)
14. "Who’s Afraid of 138?!"
15. "Reprise" (feat. Bagga Bownz)

 

 

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