Detachment è un film di forte impatto emotivo che si presta a diversi piani di lettura. La vicenda narrata è quella del supplente Adrien Brody e del suo nuovo impiego come professore di letteratura in una degradata scuola dei sobborghi di New York. La nuova sfida professionale e il duro rapporto con la nuova realtà scolastica si intrecciano con la vicenda personale del supplente che nel frattempo da asilo ad una giovane prostituta sbandata e usa parte del suo tempo al capezzale del nonno morente. Nel lavoro e nei rapporti affettivi affiora tutta la disarmante umanità di quest’uomo, che racchiude contemporaneamente in sé  disillusione e malinconia, fermezza ed etica. Ciò è evidente nel tipo di approccio educativo che utilizza a scuola, rifiutando il ruolo dell’autorità imposta e lasciando piena libertà ai suoi studenti di seguirlo o andarsene, di lasciarsi o meno attrarre dal suo carisma e dal suo sguardo vivo e attento nei loro confronti, metodo esemplificato dalla lezione in classe sul modo in cui il potere influisce sulla visione del mondo dei giovani, una delle scene più importanti del film, in cui è contenuto il testamento intelletuale che il professore (leggasi il regista) lascia agli spettatori, tra una citazione di 1984 e la demonizzazione del marketing (forse una concezione del sistema un po’ esasperata, ma comunque interessante e che mette in guardia dall’omologazione). Allo stesso tempo però il Professore si difende dalla realtà che lo circonda mantenendo le distanze sia dal  rapporto con gli studenti sia dalla prostituta che ha salvato dalla strada, almeno inizialmente. Emblematica in questo senso è la frase di Albert Camus che compare all’inizio del film: “Non mi sono mai sentito allo stesso tempo cosí distaccato da me stesso e così presente nella realtà”. Il Professore vive infatti questa strana ambiguità, rifiutando da un lato di implicarsi fino in fondo nei rapporti, ma mostrandosi d’altro canto consistente e affascinante nel lavoro e nella quotidianità della propria vita. Il film spiegherà in parte e successivamente questo distacco, questa profonda malinconia insita nell’animo del Professore. La pellicola è un inno al ruolo dell’insegnante, infatti comprimari di altissimo livello come James Caan e Lucy Liu nobilitano questa figura, sottolineando la complessità e l’importanza dell’educazione. Man mano che la vicenda si sviluppa saranno svelate le ragioni che spingono il Professore a questo continuo distacco e allo stesso tempo la cruda realtà dell’istituto scolastico lo costringerà a coinvolgersi sempre di più nella sua missione educativa, noncurante delle circostanze avverse (meravigliosamente esemplificate nella metafora del mercato immobiliare che rappresenta una delle scene più disarmanti del film) e dell’esito non sempre positivo, perchè la vera missione educativa non consiste nel blandire lo slogan molto americano per cui un insegnante può davvero “fare la differenza” (trailer). Oltre all’aspetto educativo, la bellezza del film risiede nella delicatezza con cui il regista affronta la vicenda privata dei Professore e con cui dipinge la sua umanità nei confronti del nonno e della giovane prostituta. Insomma Detachment è uno dei migliori film drammatici degli utlimi tempi e deve essere rivisto più di una volta per essere compreso in tutte le sue sfaccettature, considerando anche l’interpretazione di Adrien Brody, la migliore dai tempi de “Il Pianista”, in un ruolo cucito su misura. I pochi difetti del film vanno rintracciati nel mancato approfondimento del rapporto fra il protagonista e la collega preferita e forse nell’esasperazione con cui il regista tende a rappresentare una generazione di giovani senza speranza, che è azzeccata nell’economia del film, ma che riduce in senso assoluto la spinta ideale che è innegabilmente presente anche nel ciclo di adolescenti figli della crisi economica.
Voto 4/5

 

Filippo Costa