“Nelle vita di quelli che non credono vediamo la routine dei condannati, e in ogni loro singolo gesto scorgiamo la parodia dell’umanità che sogniamo.” 

 

“Emmaus” è il titolo di un episodio del Vangelo, nel quale due uomini realizzano di aver appena parlato e cenato col Messia; nel momento in cui lo capiscono, esso scompare.
Ed è proprio la religione uno dei temi centrali dell’omonimo libro di Baricco: la religione cattolica, coi suoi dogmi e i suoi insegnamenti, che i giovani protagonisti seguono in modo quasi “estremo”.
Bobby, Luca, Il Santo e l’io narrante hanno tra i 16 ed i 18 anni, sono dunque nel pieno dell’adolescenza, eppure sono diversi dalla maggior parte dei ragazzi della loro età. Sono i componenti della band ufficiale della chiesa, e suonano ogni domenica mattina durante la Messa. Fanno volontariato, andando ad assistere i vecchietti, “le larve”. E le loro ragazze arriveranno vergini al matrimonio. Non comprendono il modo di divertirsi degli altri ragazzi: il sesso, la droga, l’alcool e tutto il resto non fanno per loro. Eppure… Eppure ogni tanto li osservano quegli “altri”, e il loro sguardo si sofferma soprattutto su Andrea. E’ una ragazza ed è bellissima,  è libera in quel mondo peccatore da cui essi sono lontani. O forse fanno solo finta di non volervi entrare, perchè basterà poco ad Andre per trascinarli con sè in un vortice di esperienze che non si sarebbero mai aspettati. Imboccheranno così la strada della perdizione, vi si smarriranno e non conosceranno più le mezze misure. Religione e una viziosa adolescenza cercheranno di andare a braccetto per un po’, sgomitandosi a vicenda; il resto è tutto da scoprire.
La punteggiatura è importante, e Baricco ne fa un uso magistrale, rendendo la lettura veloce e a tratti più lenta, così da aggiungere un pizzico di suspance alle vicende. Non è mai pesante. Il linguaggio è impeccabile, ma quasi surreale, considerando che l’io narrante ha appena 18 anni. Ed è questa una delle pecche del libro: la vicenda assume un carattere assurdo, esasperato. Sarebbe forse bastata una caratterizzazione più profonda dei personaggi per evitare di rendere poco credibili certe situazioni e di trattare in modo superficiale temi importanti. Sì, perchè in questo libro l’autore spesso sembra girare intorno alle cose. Ne succedono tante, troppe e poco approfondite (è un romanzo breve… 139 pagine). Non ci si affeziona ai personaggi.
Un romanzo riuscito per metà: voto 8 al metodo scrittura e alle idee, che se rese in modo diverso avrebbero dato qualcosa in più, voto appena sufficiente alla resa dei contenuti.

 

Stefania Piscitello