Venerdì 16 Ottobre 2011 in Piazza Garibaldi a Sassuolo, all’interno del panorama di lezioni magistrali del Festival della Filosofia sulla Natura abbiamo potuto assistere alla lezione di Roberta De Monticelli, professoressa di Filosofia della persona presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, lezione dal titolo: L’uomo “animale normativo”, riflessioni sulle nostre differenze.
La relazione della Monticelli si è aperta con una definizione della Natura, intesa come paesaggio, come bene prezioso e come casa di tutti noi.
Il 24/08/2011 ad Assisi è partito un appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinchè si levi una voce autorevole per fermare la dissipazione del patrimonio storico e naturalistico italiano, dissipazione che sta avvenendo sotto il silenzio delle autorità e di tutti noi.
Questa dissipazione è l’immagine del “suicidio morale” che sta avvenendo nella nostra società.
La dilagante indifferenza nei confronti di questo fenomeno è il prodotto della “cultura dell’oscenità” nella quale siamo immersi, cultura che permette la disgregazione della cultura, della memoria, della lingua. (Pensiamo a cosa potrebbero dire Dante, Pasolini o Montale del gergo pittoresco utilizzato da noi tutti, specialmente dalla classe politica.)
Per capire come è possibile oggi che noi rimaniamo così indifferenti a questa dissipazione dilagante dobbiamo interrogarci su che cosa per noi è normale.
Siamo abituati a definire normale ogni cosa che in realtà è una infrazione di norme morali, estetiche e giuridiche.
Da sempre noi uomini siamo animali normativi, siamo cioè soggetti a norme.
Ogni momento della nostra vista infatti è soggetto alla domanda:” Va bene così? E’ giusto quello che sto pensando, dicendo, facendo?” Da dove provengono queste norme? Da dove proviene la loro obbligatorietà?
Nei secoli la filosofia ha dato risposte molto diverse a queste domande: provengono da Dio, dalla Natura, dalla ragione, dalla società.
Fin dai tempi di Socrate c’è un modello di “normalità umana”, cioè di come una persona si relazione alle norme. Si tratta del modello della “veglia morale”, che è appunto un modello socratico.
Questo modello si basa su alcune domande:” come mai agisci in un determinato modo? Su quale norma si basa il tuo comportamento? La norma su cui si basa è giusta?”
Per molti secoli la crescita, la ricerca e lo sviluppo dell’Europa si sono basati su questo modello di moralità.
Il modello socratico però è una possibilità della nostra natura umana, non una necessità. Infatti esiste un modello contrapposto a quello socratico, quello dell’ipnosi morale.
La società che si delinea su questo modello è basata sui principi della comunità, identità, tutto è prestabilito.
E’ questo il modello oggi imperante, quello cioè dove noi viviamo come ipnotizzati morali e questo per noi è normale.
La relazione con le norme non ha più il senso della possibile inadeguatezza dei propri pensieri, sentimenti ecc, quindi non esiste più il senso dell’osceno.
Non rispondiamo più alle domande:”come mai agisci in questo modo? Su quale norma si basa il tuo comportamento? La norma su cui si basa è giusta?” Come è possibile che la normalità degli ipnotizzati prevalga sull’altro modello?
Che fare perché non prevalga più?
Per rispondere a questi interrogativi interviene la scienza naturale. Noi siamo animali normativi, quindi animali culturali e animali cooperativi, perché, a differenza degli altri primati, abbiamo la capacità di condividere un determinato contesto. (storico, sociale, ambientale, ecc.)
Da ciò deriva una conseguenza neoroussoviana: noi siamo animali “naturalmente” buoni.
C’è però un equivoco in questo ragionamento: non è la cooperazione che rende una società giusta, perché la cooperazione funziona sia in situazioni di giustizia, sia in situazioni di ingiustizia.
La storia della società indica che si è passati spesso dal modello della veglia morale a quello dell’ipnosi.
Ciò è possibile perché il cooperare umano funziona indipendentemente dal modello di veglia concretizzato da Socrate.
Il modello vigente attualmente in Italia è quello della “consorteria”:
la cooperazione avviene solamente come accordo tra i cooperanti, non quindi con la totalità degli individui.
I cooperanti poi negano spesso di aver stipulato quegli accordi.
Uno dei possibili modi per cercare di porre fine a questo modello dell’ipnosi e all’indifferenza che ne deriva è quello di smettere, per i cooperanti, di negare gli accordi che in realtà hanno stipulato tra loro e per il resto degli individui è quello di smettere di pensare di non avere gli strumenti per modificare quello che non ritengono giusto.
In Italia siamo arrivati alla consorteria e all’ipnosi morale perché il nostro è il Paese degli abusi, dei soprusi, dei condoni e dei perdoni, dove la crisi della rappresentanza sta portando ad una “decostituzionalizzazione” della vista civile e politica.
Il contributo di Roberta de Monticelli al Festival della Filosofia è stato fondamentale per la grande energia che la relatrice ha saputo trasmettere al pubblico, che si è dimostrato attento e interessato alle tematiche affrontate.

 

Gloria Montorsi