Giovanni Testori, Poesie 1965 – 1993, a cura di Davide Rondoni, Mondadori, 2012
Nessun maschio nessuna donna, nessuna prostituta m’ ha inseguito così. Sei rimasto fermo allo stesso punto. Ti credevo perduto: eri lì.
Rimanere unici senza rinunciare alla coralità: ecco la tentazione costante della scrittura, poetica e non, di Giovanni Testori (1923 – 1993). Questa antologia ripropone al grande pubblico un autore prolifico in molti campi, dalla critica d’arte alle sceneggiature cinematografiche, dal giornalismo al teatro. Processato (e assolto) per oltraggio al pudore nel 1964, paladino antiaborista negli anni 80, l’autore lombardo si è sempre mosso per gradi estremi: dagli incubi delle periferie neorealiste a oratori mariani, da operaie innamorate a tossicodipendenti mistici. Anche la lingua che ha usato per le sue opere conosce variazioni incredibili: lo stile piano e liturgico (quello più rappresentato nell’antologia) cede spesso il passo a un barocco magmatico, una koinè che accoglie il latino e il dialetto, soprattutto nelle ultime opere teatrali. In questa etereogenità emerge con evidenza un grande tema conduttore, l’oggetto sempre eretto e sempre mutilo, la Croce. Che sia l’amore o il lavoro, l’essere madre o figlio, tutto è Passione. Il sangue esige una fede laudata o blasfemata, claustrale o della strada.
Non è vero. La croce non si rinnova. Chi non ha bevuto quel sangue non potrà berlo mai più. Chi non è stato Tuo amante sarà per sempre un passante.
Le poesie qui citate sono tratte dalla raccolta Nel tuo sangue (1973), oscillante tra la vertigine pittorica di Bacon e rime baciate
facili e quasi prevedibili. Come esplicita il curatore nell’introduzione, per la poesia di Testori si possono cercare vicinanze e affinità nel panorama italiano, remote o a lui contemporanee: da Iacopone a Rebora, da Petrarca a Caproni. Poesia lirica, ma anche drammatica e liturgica: abbiamo la Traduzione della prima lettera ai Corinti e lunghi estratti dalla cosiddetta trilogia della conversione di Conversazione con la morte – Interrogatorio a Maria – Factum est (1978 – 81), ma anche il Macbetto, rifacimento shakesperiano grottesco ed escrementizio.
Un’ultima nota. In copertina abbiamo un quadro dell’autore, un vaso di crisantemi. Percorrendo queste poesie, credo che nei fiori più freschi troverai croci, ma che anche sul legno più marcio e insanguinato spunteranno germogli duraturi.
Appoggi vicino a me nel sonno il Tuo cranio avvolto di spine. Ti unisci anche ai Tuoi nemici. La tua fame non ha mai fine
Stefano Serri
