Il treno della memoria 2012: le impressioni di Andrea a viaggio concluso.
Andrea Malagoli, studente dell’ IPSIA Don Magnani di Sassuolo, ha ripercorso, con il treno della memoria organizzato della Fondazione ex Campo Fossoli, il viaggio che migliaia di ebrei (ma non solo) compirono dalla stazione ferroviaria di Carpi con destinazione i lager di tutta Europa, in particolare verso quello di Auschwitz in Polonia dal quale la maggior parte non fece più ritorno. Un viaggio per non dimenticare gli orrori di quello che successe nei campi di sterminio nazisti, un monito per far sì che queste barbarie non possano mai più accadere in futuro. L”abbiamo intervistato al suo ritorno per chiedergli le sue impressioni su questa esperienza.
Che sensazione si prova a camminare liberamente in un luogo che a suo tempo era protetto da filo spinato elettrificato e da mitragliatrici e fungeva da vero e proprio campo della morte?
Quando cammini liberamente in un luogo così ti senti profondamente colpito: ti concentri su tutto quello che ti circonda e pensi al freddo, allo stato fisico e psichico delle persone deportate, al come sia stato possibile agire così e soprattutto perchè nessuno sia prontamente intervenuto.Prima di tutto ti colpisce il freddo: un freddo veramente insostenibile senza un abbigliamento adeguato. è la prima sensazione che il tuo corpo recepisce all’interno di un campo; dopo il freddo pensi allo stato delle persone presenti lì: annientate sia fisicamente che mentalmente. Naturalmente il passo successivo è chiedersi: come fa un uomo a comportarsi così? Come fa a trattare un’altra persona così? Come mai non ci sono stati interventi immediati? Tutte domande senza risposta. Almeno per me. Perché non si può dire che fossero migliaia di matti, ma migliaia di persone che odiavano altre persone, un odio indotto da molti fattori ma così forte e radicato da spingerli ad agire in questo modo.
Siete stati informati degli aberranti esperimenti condotti sui prigionieri dal dottor Joseph Mengele all’interno del campo?
Si certo, difficile da immaginare rispetto a tutto il resto che puoi vedere visivamente, ma ti colpisce sicuramente.
In mezzo a tanta morte, il coraggio e la speranza: la rivolta del Sonderkommando e la conseguente distruzione del crematorio IV. Come commenti un gesto cosi disperato?
Un gesto disperato compiuto sicuramente dalla frustrazione di un folto gruppo di deportati che, grazie all’aiuto di quattro ebree polacche, si ribellarono a questa incredibile disumanità. Un gesto che non ebbe un gran successo, ma che comunque testimonia il valore di quelle persone e la loro incredibile voglia di lottare e vivere, nonostante tutte le atrocità subite oltre alle disumane condizioni di vita.
Il comandante del campo, Rudolf Höss, alla fine della guerra, durante la prigionia, non ha mai manifestato il benchè minimo rimorso per quello che ha commesso. Cosa ne pensi?
Non si renderà mai veramente conto dei propri crimini; il fatto che abbia trascorso anni all’interno del campo potrebbe sicuramente averlo distolto dal contatto con la realtà.
I negazionisti e i neo-fascisti/nazisti stanno riacquistando proseliti: pensi che un viaggio come questo possa riuscire a fargli aprire gli occhi su quello che è successo?
Penso proprio che se affrontato in modo obbiettivo lasci molto, moltissimo, ma forse per gente del genere non servirebbe a molto, poiché la molta ignoranza e la poca obietttività nell’analisi dei fatti non consentirebbe loro di affrontare il viaggio nel modo giusto. Sul fatto che ci siano questi tipi di persone in circolazione, ritengo che debbano essere isolate e che gli venga impedito di poter manifestare i propri pensieri deviati.
Ci sono curiosità che vorresti approfondire in merito a qualcosa che ti ha veramente colpito?
Vorrei approfondire l’aspetto psicologico dei nazisti coinvolti, ma se entri in un campo capisci subito che non potrai mai capirli e conoscerli profondamente come vorresti.
Consiglieresti quest’esperienza ad amici o a conoscenti? ritieni che ciò possa servire a mantenere vivo il ricordo della memoria per far sì che certi avvenimenti non si ripetano?
Sì, lo consiglio vivamente. Ti apre gli occhi e mantiene vivo il ricordo delle barbarie quindi evita che esse accadano nuovamente; inoltre vi assicuro che aiuta molto a capire alcuni aspetti della propria vita.
Qual è un impegno che hai deciso o che ti sentiresti di prendere, dopo un’esperienza del genere, per
sensibilizzare chi non c’è stato?
Di parlarne, parlarne e parlarne. Io ci sono stato già due volte e sicuramente ci tornerò ancora; è un viaggio lungo che non si completa in una settimana, ma bisogna lavorarci anni perché un’esperienza non basta. Dal primo al secondo viaggio ho percepito sensazioni nuove, e ogni volta ne scopro di nuove, nuovi dettagli, nuove storie e anneddoti.
Cosa ne pensi, dopo aver conosciuto una realtà tanto drammatica, dei classici luoghi comuni sulla razza che spesso sentiamo pronunciare come frasi di tutti i giorni (gli ebrei sono tutti banchieri e controllano la finanza, gli zingari sanno solo rubare ecc…..)
Penso non si possa fare di tutta l’erba un fascio, che siano tutte falsità o che siano verità poco importa, ci troveremmo davanti a uomini quindi l’odio non dovrebbe, anzi, non deve esistere.
Hai visto qualche film sull’Olocausto in cui si vedevano anche i campi di sterminio? Cosa può dire e comunicare di più un’esperienza dal vivo come questa
Non sto qui ad elencare una serie di film però posso tranquillamente dire che la pellicola toglie alcune sensazioni che si possono provare solo all’interno del campo. Non vi dico tutto perché per capirlo meglio dovreste intraprendere un tipo di viaggio come questo.
Qual è l’immagine che ti porti a casa e che resterà a lungo (o per sempre) nei tuoi occhi?
Tutto rimane negli occhi ma se l’anno scorso furono le sensazioni provate all’ingresso di Auschwitz e di Birkenau, quest’anno è stata la foto vista in un blocco di Auschwitz. Mi aggiravo tra le foto di alcuni deportati all’interno di un blocco quando, vengo attratto da un volto: un uomo con un’espressione di paura. Vi verrà da pensare che sia normale vedere una foto del genere, invece, tutti gli altri volti hannoespressioni che definirei normali. Allora perché mi ha colpito? Probabilmente perchè fu uno dei primi ad accorgersi di ciò che avrebbe visto e vissuto; dopo aver osservato la foto abbasso lo sguardo. Leggo la data di nascita: 29-5-1884. Io sono nato il 29-5-1991, un centinaio di anni dopo di lui, però quella data mi ha congelato il sangue nelle vene. È come se mi fossi immedesimato in lui.
Infine vi invito ad affrontare questo importante viaggio che si tiene ogni anno dal 25 al 30 gennaio. Nel 2013, se riuscirò, ci tornerò e mi piacerebbe vedere ancora più gente e magari anche qualcuno spinto ad andarci da questi articoli e da questo sito. Andrea
Filippo Barbieri – immagini Andrea Malagoli
©2012 Concretamente Sassuolo
Questo articolo è stato inserito da Enrico il 9 febbraio 2012 alle 15:44, ed è archiviato in Editoriali. Puoi seguire le risposte con i feeds RSS 2.0. Oppure scrivere un commento o anche segnalare un trackback dal tuo sito.
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