Izmir, dove la Turchia e l’Occidente si incontrano. Davide ci racconta un popolo dinamico e enigmatico.
Nato in quel di Scandiano ventuno anni fa e da allora sempre vissuto a Sassuolo, fin da bambino ho ininterrottamente coltivato un’autentica passione circa il viaggio, inteso in senso lato, come un “cammino”, un “percorso”, una “strada” da percorrere tentando
di raggiungere una meta, fisica sì, ma anche figurata, qualunque essa sia: ho sempre creduto nel viaggio come uno ad strumento, potente ed imprescindibile, per “conoscere”. Conoscere nuove persone, nuove culture, nuove usanze, nuove lingue, nuovi Paesi, nuovi orizzonti, nuove idee, nuovi stimoli, in altre parole cercare di capire un po’ di più il mondo circostante, ma soprattutto sé stessi.
Devo ammettere, nonostante la mia giovane età, di avere avuto la fortuna di poter viaggiare parecchio, per i motivi più disparati, che fossero legati a ragioni di studio quanto piuttosto a visite o semplici vacanze.
Partendo dal Bel Paese e passando per vari Paesi Europei più o meno limitrofi come la Svizzera, l’Austria, la Germania, la Francia, la Spagna, l’Inghilterra, i Paesi Bassi, la Danimarca, la Norvegia, la Svezia e la Grecia, “sconfinando” poi in Marocco, in Tunisia e successivamente in Brasile ed in Argentina, arrivando in seguito in Florida nonché perfino in Indonesia, non ho tuttavia mai avuto la concreta possibilità di intrattenermi quanto avrei voluto nei diversi posti succitati, di viverli realmente.
Tutto ciò, perlomeno, fino a quando il mio percorso (il mio “viaggio”, per l’appunto) non mi ha condotto dove mi trovo ora, vale a dire in Turchia, grazie al progetto Erasmus: più precisamente risiedo ad Izmir (in italiano altrimenti conosciuta come Smirne) da Settembre, dopo aver vissuto ad Istanbul l’estate scorsa mentre studiavo la lingua turca.
Che cosa fai in Turchia, quali studi compi tramite il progetto Erasmus e come si svolge la tua giornata?
Frequento Ege Üniversitesi (Ege University), la maggiore università di Izmir nonché l’unica università turca con cui la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia ha allacciato accordi; qui sono ufficialmente assegnato all’American Culture and Literature department, ma di fatto frequento anche corsi extra-dipartimentali come British Culture,
History of Islamic Civilization, Modernization Movements in Turkey e Sociology of Migration per cercare di trovare una corrispondenza più completa con ciò che studio a Modena, vale a dire Lingue e Culture Europee. Durante l’arco del primo semestre ho seguito anche alcune classi del corso di Lingua Araba, ma essendo esso interamente impartito in turco (pur utilizzando come manuali di riferimento libri in inglese) non è stato esattamente una passeggiata!
Per quanto riguarda la mia “giornata tipo”, devo dire di non averne una vera e propria, dipende infatti molto dal periodo: durante quello dei corsi trascorrevo tendenzialmente la maggior parte del tempo a Bornova, il quartiere universitario nonché dove vivo (che per la cronaca conta circa 465.000 abitanti), barcamenandomi tra la facoltà, il campus universitario (grande circa due volte la superficie di tutta Sassuolo) e le uscite con gli amici, con regolari capatine a Konak o Alsancak (rispettivamente il centro città il primo ed il fulcro della “movida” notturna il secondo), mentre durante i periodi di pausa didattica e vacanza spesso e volentieri ne approfitto per lanciarmi nella visita della città o imbarcarmi in un qualche viaggio alla scoperta di altri luoghi, più o meno limitrofi.
Da appassionato del viaggio quale ti dichiari, partecipi a questo progetto pensando a possibili occasioni lavorative future o appunto per conoscere un altro pezzo di mondo?
Ho scelto di partecipare a questo progetto scegliendo la Turchia in primis per un interesse di impronta culturale e linguistica, fortemente stimolato dalla possibilità di vivere in due grandi metropoli e soprattutto di poter entrare in contatto con quella che poteva apparire come la realtà più “esotica” tra quelle in offerta, nonché l’unica presente su suolo asiatico.
Non nascondo, tuttavia, che al momento della mia scelta ho tenuto ben presente anche un fattore che definirei “strategico”, vale a dire l’elevata “spendibilità” di quest’esperienza in termini di future occasioni lavorative, soprattutto in un momento cruciale come questo per l’economia italiana e, più generalmente, quella europea proprio mentre qui , d’altro canto, la situazione economica è assai diversa, arrivando a costituire oggetto di interesse e di studio da parte del mondo intero, che grida al “miracolo turco”.
Quali sono le prime cose che ti hanno colpito arrivando a Izmir?
Ovviamente mi ero già informato sulla città prima del mio arrivo, ma non ho potuto fare a meno di rimanere sorpreso dall’atmosfera così marcatamente occidentale, talmente ostentata ed esibita che la si può respirare in ogni angolo di Izmir.
Poco importa se vedrete bandiere nazionali e ritratti di Atatürk appesi ovunque, come in una qualsiasi città turca d’altronde: camminando per le strade del mio quartiere, Bornova, vi sembrerà piuttosto di ritrovarvi in una città della Riviera Romagnola, mentre se opterete per il centro e il Kordon (il bellissimo lungomare che si affaccia sulla baia) vi parrà piuttosto di trovarvi in Costa Azzurra o in una città della Riviera Ligure. Forse l’unico posto dove ci si può un
minimo rendere conto di essere in Turchia è l’immancabile quartiere dei bazar, anch’esso però poco “caratteristico” ed assai distante da quello che ci si potrebbe comunemente aspettare fantasticando, per esempio, sui celeberrimi Gran Bazar e Bazar delle Spezie di Istanbul.
In definitiva, se si è in cerca di una realtà orientale Izmir non può che deludere, poiché si tratta invece di una città moderna e liberale, affascinante sì, ma che per poco o nulla si differenzia da una qualsiasi città europea: non a caso è considerata “straniera” e soventemente guardata con sospetto dagli stessi turchi provenienti da altre parti del Paese!
I turchi sono un popolo: emergente, antico, intransigente, aperto, il futuro del mondo, i più occidentali degli orientali… o cosa altro secondo te?
I turchi sono tutto questo ed anche molto altro, un popolo enigmatico, difficile da inquadrare e capire veramente, ricco di contraddizioni, paradossi ed incoerenze che però risultano indubbiamente essere l’aspetto più interessante di questa Nazione, la proverbiale “marcia in più” che rende la Turchia, di fatto, una dimensione più unica che rara.
Come viene visto un italiano in Turchia?
Solitamente sotto una luce molto positiva, siccome in genere si pensa che italiani e turchi siano popoli parecchio simili e con svariate caratteristiche in comune dovute a questioni presumibilmente politiche, culturali e geografiche. Tanto per fare un esempio, capita frequentemente, tra gruppi eterogenei composti da persone di nazionalità differenti, che l’italiano di turno venga considerato maggiormente ed accolto più calorosamente, mentre di norma verrebbe da pensare che, perlomeno di primo acchito, un turco medio possa riscontrare più affinità con un tedesco medio, dal momento che qui la conoscenza della lingua tedesca è decisamente più diffusa di quella della lingua italiana, considerando anche che diversi turchi hanno vissuto per un periodo della loro vita in Germania oppure sono in contatto con parenti e/o amici che tuttora vi risiedono, eppure…
Sei giovane e quindi probabilmente ti intrattieni con i giovani. Come sono i giovani turchi e quanto sono diversi dai loro padri e nonni?
In linea di massima non trovo che il divario generazionale sia maggiore rispetto a quello che si potrebbe rilevare, per dire, in Italia,
salvo sporadici casi in cui un giovane provenga da una famiglia più conservatrice e tradizionalista, prototipo di famiglia comunque raro qui ad Izmir.
I giovani izmirlini sono tendenzialmente dinamici, consapevoli e a tutti gli effetti “occidentali”, con tutto ciò che questo può comportare, nel bene e nel male.
Vedi una diversa cultura dello studio e del lavoro in Turchia rispetto a quello che conosci in Italia?
Non direi, anche se francamente non saprei dire se vi sia radicata una vera e propria “cultura dello studio”.
Che si fa a Izmir quando non si studia?
Izmir offre le stesse possibilità di una “qualsiasi” metropoli di 4 milioni di abitanti, con in più l’attraente fattore della vicinanza geografica a svariati luoghi di interesse: è una città di mare a due passi da rinomate
località turistiche che possono vantare deliziose spiagge, acqua cristallina ed una frizzante vita notturna, è ad un paio d’ore dalle principali località sciistiche del Paese ed un punto di partenza strategico per visitare siti archeologici e naturalistici di rilevanza mondiale. In altre parole, c’è sempre qualcosa da fare, qualsiasi giorno, a qualsiasi ora, fin troppo: spesso e volentieri il problema è proprio riuscire a studiare!
Condizione femminile: vedi differenze rispetto all’occidente e quali?
No, ma sono ben consapevole che la condizione femminile ad Izmir (così come ad Istanbul, Ankara, oppure città della costa come Antalya o Adana) non sia propriamente la medesima condizione in cui si ritrova la maggior parte delle donne turche spostandosi verso est, in Anatolia, specialmente in zone rurali, dove sussistono ancora gravosi problemi come la bassa scolarizzazione femminile, la disparità salariale tra sessi, residui di matrimoni precoci e forzati solo per citarne alcuni.
A mio avviso, bisogna tuttavia tenere in considerazione che, soprattutto nell’ultimo decennio, sono stati messi a segno notevoli progressi su un piano normativo e formale, grazie a tutta una serie di provvedimenti che hanno previsto vari emendamenti costituzionali, un nuovo codice civile, un nuovo codice penale ed una nuova legislazione sul lavoro: di fatto la stessa Bruxelles considera ora soddisfacente la cornice legale che regola la condizione della donna. A tal proposito mi piacerebbe anche riportare qualche dato che mi son premurato di ricercare, giusto per darvi un’idea più nitida della situazione: come è ben risaputo pure nel distretto ceramico, in Turchia si rileva un alto numero di donne dirigenti d’azienda, nonché un numero percentualmente consistente di donne che lavorano in settori prestigiosi come quello giuridico-legale (20%), finanziario (32%), medico (34%) ed accademico (39%, che significa il maggior numero di docenti universitari donne al
mondo dopo Stati Uniti e Canada). Altro (ed ultimo) dato interessante, per fare un paragone con l’Italia: Unicredit riporta che nel Bel Paese i loro impiegati donna sono il 41%, di cui solo il 9% riveste un ruolo dirigenziale, d’altro canto in Turchia su un 59% di dipendenti donna ben il 21% si colloca nella vetta aziendale!
Hai già pensato a cosa farai al ritorno da questo progetto e più in generale, nel tuo futuro lavorativo ti vedi sedentario o viaggiatore?
Una volta ritornato in Italia continuerò i miei studi a Modena valutando nel frattempo altre possibilità del genere, ad esempio eventuali ulteriori progetti di scambio, o idealmente un tirocinio all’estero come può essere il progetto Erasmus Placement. In questo senso, mi piacerebbe tornare nuovamente in Turchia per qualche mese e viverla anche da un altro punto di vista, con un’ottica differente, non più quella dello studente: il mio sogno sarebbe quello di tornare a vivere ad Istanbul. Nel frattempo, per l’estate prossima ho in ballo un tirocinio a Los Angeles, in uno showroom.
Dopodiché, una volta conclusi i miei studi valuterò il da farsi, ma al momento non sono molto orientato a rimanere in Italia. Sedentario o viaggiatore? Definitivamente viaggiatore.
Concretamente Sassuolo – immagini Davide Turbati

