Matilde e i suoi tre padri – Emidio Clementi (Rizzoli, 2009)
“Ma tutto ciò non bastava a tranquillizzarla, convinta che l’amore non fosse in grado di diluire una sostanza così densa e inafferrabile come la tentazione.”
Cantante, bassista ed autore dei Massimo Volume, Emidio Clementi annovera tra i propri meriti artistici anche la pubblicazione di diversi romanzi (autobiografici e non).
Ultimo in ordine di pubblicazione, “Matilde e i suoi tre padri”, vede i suoi avvenimenti svolgersi nella Bologna degli anni ’70, quelli del Movimento. L’ambientazione storica non è descritta in modo dettagliato; l’autore ha voluto privilegiare la narrazione del mondo privato delle protagoniste, anche se forse sarebbe stato più interessante se avesse dato maggiore rilievo al contesto.
Le donne rivestono un ruolo centrale; fulcro del romanzo, infatti, sono le burrascose vicende sentimentali della madre di Matilde. Gli uomini stanno essenzialmente in secondo piano; Laura, divenuta madre giovanissma, sembra cercare continuamente stabilità rifugiandosi prima tra le braccia di uno, poi di un altro. Così le figure maschili si alternano, e Matilde, che viene sballottata da un posto a un altro, da una figura paterna ad un’altra, finisce per non desiderare altro che una vita normale, come quella dei suoi compagni di scuola.
La madre (che dopo ogni storia si fortifica sempre più, insieme alla figlia) probabilmente perchè troppo giovane, incarna una di quelle donne che, incapaci di stare sole, sentono perennemente la necessità di avere un uomo al proprio fianco, alla ricerca di un equilibrio che non verrà mai raggiunto. Tra relazioni più o meno durature e rapporti occasionali volti semplicemente a soddisfare i propri bisogni (quasi in nome dell’amore libero predicato a quei tempi), compare anche lo spettro dell’eroina.
Nella seconda parte del romanzo gli eventi sono narrati soprattutto dal punto di vista della bambina, che lentamente cresce e forma il proprio carattere desideroso di indipendenza sulla base delle esperienze cui è sottoposta.
Con “Matilde e i suoi tre padri”, l’autore ha dato dunque prova di riuscire a scrivere qualcosa di più ampio rispetto ai testi dei Massimo Volume, ma quel che ne risulta non è niente di speciale. Senz’altro un romanzo piacevole alla lettura, che scorre via velocemente e in cui in certi passaggi situazioni o sensazioni sono descritte in modo così realistico che il lettore si trova improvvisamente catapultato all’interno della storia; ma a parte questi rari momenti, il libro non lascia niente di particolare a chi lo legge.
Un po’ deludente soprattutto per chi conosce le doti da cantautore di Clementi.
Stefania Piscitello

