The Kooks - Junk of the Heart (Happy)

The Kooks: Junk of the Heart (Happy) 2011

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Rieccoli. Dopo tre anni di silenzio, i The Kooks tornano con il loro “Junk of the hearth”, in uscita il 12 settembre, e anticipato dai singoli “Junk of the hearth” e “Is it me”.  Un nuovo lavoro la cui spasmodica attesa da parte dei fans non viene purtroppo appagata nel concreto delle canzoni.  “Junk of the hearth”, infatti, non si discosta minimamente da quello che è il sound che da sempre caratterizza la band di Brighton che, se ai tempi di “Konk” risultava fresco e divertente, oggi inizia a farsi pesantino. Le solite chitarrine acustiche, le solite soluzioni ritmiche rotte solo in un paio di episodi reggaeggianti ma, comunque, non entusiasmanti (“How’d you like that” e “Is it me”), i soliti riff di facile presa, il tutto però soffocato da una cappa di stanchezza e forzatura. Con questo non voglio dire che “Junk of the hearth” non sia un album di buona fattura: è un album pop, molto radiofonico, ottimo come sottofondo per una giornata in spiaggia o per una festina con quattordicenni in All Star e borsetta con il simbolo della Royal Air Force. Ma da una band del calibro dei Kooks ci si aspettava sicuramente qualcosa di più maturo e ricco di intuizioni, e non un semplice riciclo dei tempi che furono. (continua…)

Chiedi alla polvere

Chiedi alla polvere di John Fante (Einaudi, 2004)

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“Chiedi alla polvere” è il romanzo più famoso dell’ italo-americano John Fante. Pubblicato nel 1939 è il terzo libro della “saga di Arturo Bandini”, alter-ego dell’autore.

La storia è incentrata sulla tormentata relazione tra Bandini, scrittore sbandato e figlio di immigrati italiani, trasferitosi a Los Angeles in cerca di fortuna, e la cameriera messicana Camilla Lopez. Caratterizzato più da insulti che da momenti di complicità, il loro è un amore ambiguo e burrascoso; a parte pochi sporadici momenti, Arturo non è ricambiato da Camilla, a sua volta non corrisposta da Sammy.

La polvere, quella della stanza in cui alloggia il protagonista, o quella che viene spazzata via dal vento nelle strade della California è simbolica, soprattutto perchè è la polvere della Grande Depressione. Rappresenta un popolo pieno di sogni ma con poche speranze.

Bandini però, orgoglioso e testardo, non demorde mai, ed è questa una delle sua caratteristiche più interessanti. Spesso sembra sia chiuso in un mondo tutto suo; noncurante del giudizio altrui, continua a credere nel proprio talento (più per il desiderio di guadagno che per passione). Il suo estraniarsi dal mondo lo rende un personaggio complesso: a volte può risultare spocchioso, altre ingenuo ed immaturo perchè eccessivamente sognatore. Bisogna coglierne l’interiorità per riuscire ad amarlo.

In diverse situazioni su di esso incombe lo spettro della religione, quella cattolica, con cui è stato educato, che lo porta ad agire in modo contraddittorio (per meglio comprendere questo suo aspetto consiglio la lettura di “Aspetta primavera, Bandini!” e “La strada per Los Angeles”, libri precedenti della saga).

In questo romanzo John Fante, utilizzando uno stile semplice e fluente, è riuscito a incanalare temi forti come razzismo, povertà e droga ai tempi di una Los Angeles triste e polverosa. Con anche un pizzico di ironia.

Poco considerato ai tempi della pubblicazione, un libro che, nel corso degli anni ha meritatamente acquisito sempre più successo.

 

Stefania Piscitello

Andrea Nocetti3

La Top5 di Andrea Nocetti: settembre 2011

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I cinque album del momento secondo Andrea Nocetti, DJ e speaker radiofonico di   Radioantenna1 FM 101.3

 

 

 

 

 

SBTRKT – s/t (dubstep/dance)

 

 

 

 

 

 

The war on drugs – Slave ambient (indie rock)

 

 

 

 

 

 

Bon Iver – Bon Iver (pop)

 

 

 

 

 

 

Washed out – Within and without (pop/chillwave)

 

 

 

 

 

 

Beirut – The Rip Tide (indie rock)

 

 

 

 

 

Patrizia Cavalli 1

Patrizia Cavalli: SEMPRE APERTO TEATRO (Einaudi, 1999)

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Patrizia Cavalli è nata a Todi nel 1947 e  vive a Roma. Oltre ad aver tradotto opere di Molière e Shakespeare, ha pubblicato vari libri di poesia: “Le mie poesie non cambieranno il mondo” (1974), “Il cielo” (1981),  “Poesie 1974-1992” (1992, che riunisce i due precedenti volumetti e una nuova raccolta), “La guardiana” (2005), “Pigre divinità e pigra sorte” (2006), “La patria” (2011). Con Patrizia Valduga è considerata una delle migliori poetesse italiane viventi.

 

Quella di Patrizia Cavalli è una poesia fatta di parole facili e quotidiane, endecasillabo con tanto verso libero. Nonostante le dichiarazioni della quarta di copertina (e di molte recensioni apparse negli ultimi undici anni) non è facile trovare con chiarezza il disegno complessivo del libro, se disegno esiste davvero, numero duecentottanta della collana bianca Einaudi poesia. In una recente intervista rilasciata ad Avvenire, è la stessa Cavalli ad ammettere che i suoi libri nascono quando ci sono abbastanza poesie per stampare un’opera: “L’unità non è nelle mie intenzioni consapevoli, se c’è mi si rivela più tardi quando metto insieme le poesie sparse. È allora che devo capire che cosa le unisce […]”. Chi non volesse rompersi la testa per trovare questo filo può sempre leggere le poesie come fossero sciolte, come sono nate. Certo è l’amore il tema cardine del volume, del libro canzoniere. Un amore che si interroga, spara sentenze, che si vede monco “Come se mi dicessi andiamo a correre / e non hai le gambe”. Un amore “che mai si accende veramente e quindi / non si spegne”. Che prima non si stacca dalla storia individuale del poeta (i versi scritti per una donna particolare) e dopo si fa concettuale, saggio e generale, quando chi legge può pensare “anch’io, allora è così davvero”. Sempre aperto teatro (che titolo magnifico) sa anche di sonno e di quei primissimi pensieri alla luce quando ancora si è stesi sul letto “Le tiepide mattine di settembre. / Sempre più inconsistente, sempre più.” Soprattutto la sezione terza, “La notte palombara”,  dove il poeta giunge a spunti di vecchiaia, di cimitero anche, e dolorosa consapevolezza di sé: “Io sono dentro / e mi entra dentro il fuori.”

 

Giorgio Casali

RHCP

Red Hot Chili Peppers: I’m with you

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A distanza di 5 anni esce il nuovo disco degli storici Red Hot Chili Peppers che lo presentano in un modo tutto nuovo ed interessante: il 30 agosto è stato proiettato in 900 sale cinematografiche del mondo via satellite. Il gruppo si presenta con una intervista in cui si ripercorre la loro carriera e si discute di Josh Klinghoffer che avrà il duro compito di sostituire l’ennesimo abbandono di John Frusciante. Lo show, successivamente, presenta tutta la scaletta di “I’m with you” ad eccezione di “even you Brutus?” chiudendo con 2 pezzi storici della band “me & my friends” e “give it away”.
La presentazione è molto interessante e l’album non è di sicuro ai livelli di “californication” o “blood sugar sex magic” ma il basso di flea e la voce del baffuto Kiedis sono sempre marchi di fabbrica DOC soprattutto per chi come me ha passato l’infanzia consumando i loro cd.
L’album presenta 14 canzoni e si sente la ritrovata voglia della band arrivata ormai al declino dopo “Stadium arcadium” e Klinghoffer, amico e sostituto di Frusciante, non se la cava malissimo. Lo stile dell’album è sempre il solito che abbiamo apprezzato da anni e non troveremo niente di innovativo o esuberante ma musica di qualità tendente più al pop. (continua…)

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