QuartaParete

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QUESTA SERA SI RECITA UN OGGETTO: Onegin, Commentaries di Alvis Hermanis a Vie dei Festival 2013

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Eugene_Onegin_book_editionSe una recensione standard, come a volte ancora accade, si appiattisce a commentare il testo recitato con, in fondo, qualche nota sul lavoro scenico, il regista lettone Alvis Hermanis blocca al critico questa via di fuga con la sua versione dell’Eugene Onegin di Pushkin: Commentaries, appunto, approdato al Teatro Storchi il 23 maggio. Semiologia e aneddoti, diari e storia della letteratura: qui si racconta un libro e il suo autore servendosi di una storia.

Se Nabokov aveva creato in Fuco pallido un romanzo tra le note a una poesia, qui le spiegazioni non diventano storia (anche se sfiorano la Storia) ma sono il piacevole diversivo ai versi: quando rievocano Onegin gli attori per lo più chiudono gli occhi. E l’occhio lo si strizza forse un po’ troppo allo spettatore, insistendo su curiosità e dettagli di costume. Questo ha da un lato il pregio di creare anticlimax significativi (come nella lettera dipuskin Tatiana), ma il meccanismo non si rinnova nel corso dello spettacolo. Non si arriva a un atto ermeneutico, ma a un’onesta e soddisfacente opera di volgarizzazione: con questo presupposto, possiamo meglio godere quello che tutti gli attori del Jaunais Rīgas Teātris mostrano, energia e leggerezza adeguate all’operazione. Oltre all’Onegin di Kaspars Znotiņš e al pseudo-Pushkin di Vilis Daudziņš, nel cast Andris Keišs, Ivars Krasts, Kristine Krūze e Sandra Zvīgule,.

Non c’è contrapposizione di ruoli tra i comici rieoneginvocatori e i personaggi lirici rievocati: tutto procede fluido, lontano dalla contrapposizione metateatrale di registri di un Ariadne auf Naxos straussiana. La diversità di epoca e di sentimenti non crea conflitti, al massimo bonarie riflessioni sociologiche. La scenografia di Andris Freibergs è salottiera come il clima, la chiacchiera non scalfisce che raramente (i libri, ad esempio) gli elementi scenici stipati in proscenio.

Piccola appendice di costume teatrale. Uno scoglio possibile, quello del bilinguismo (spettacolo in lettone e versi in russo) mi sembra sia stato ben risolto con l’uso del traduttore simultaneo, più indicato dei titoli in uno spettacolo di tante parole: uno strumento discreto, nonostante i numerosi tonfi degli apparecchi in corso di rappresentazione. Si invitano quindi gli spettatori a tenere ben stretto quello che viene dette a teatro.

 

Stefano Serri

 

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DAL DIARIO DI UN RISORTO. Memento mori di Pascal Rambert a Vie dei Festival 2013.

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DAL DIARIO DI UN RISORTO

Memento mori di Pascal Rambert a Vie dei Festival 2013

 

 

Vie_Festival“Voglio tornare indietro nel tempo, fino al periodo Aurignaziano, al Paleolitico”: così dice Pascal Rambert della sua performance, Memento mori, presentata in esclusiva nazionale al Teatro delle Passioni di Modena il 23 maggio. Ma più che della vita dopo la cacciata dal paradiso, questo spettacolo sembra la testimonianza di sopravvissuti.

La grammatica del paradiso terrestre si capovolge nel diario di un risorto. Sulle pagine completamente nere della scena (il buio regna, assoluto o quasi, per gran parte dello spettacolo) tocca ai corpi rifare luce. I cinque performer (Elmer Bäck, Rasmus Slatis, Anders Carlsson, Jakob Ohrman, Lorenzo De Angelis), compongono, più che un racconto, una sequenza di calligrammi. memento-moriNon ci sono quasi assoli, le figure nascono da contatti o fusioni.

Verso la fine dello spettacolo, tutto inizia a colorarsi, a dare rumore (strisciante e viscido) mentre un odore, fresco e vegetale, riempie il teatro: l’ultima istantanea di questo album ci consegna cinque uomini, nudi, su un palco invaso da polpe e frutti calpestati. Il poter “ricordare di morire” del titolo si ribalta nella prospettiva di un suo superamento e il dispositivo scenico Pascal-Rambertche accoglie lo spettatore (sostanziale l’uso delle luci, curate da Yves Godin) si configura come una sorta di esercizi propedeutici al dopo morte, utili al corpo del performer quanto all’occhio dello spettatore.

Per non restare chiusi nella natura di morituro, l’uomo ha almeno tre strade: evitarla (il campionario dei miti d’immortalità è ben assortito), ingannarla, ad esempio con la reincarnazione, o, appunto, attraversarla. In sordina, però: la musica (curata da Alexandre Meyer) non si fa mai discorso, solo un crescendo leggero che culmina quando è ora di aprire gli occhi.

Pochi gesti, molto tempo per guardare, i corpi ricongiunti: ci verrà in questo modo l’abitudine all’eterno. Non a caso lo spettacolo è esplicitamente sconsigliato ai claustrofibici: ci vogliono polmoni e occhi ben allenati, per ricordare la morte.

Stefano Serri

 

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vie logo

LA GUANCIA FERITA NON IMPEDISCE IL SORRISO.

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23 maggio – 1 giugno: corpi, terre e lingue alla IX edizione di Vie dei Festival.

 

 

vie logoL’importante, a teatro, è non fare finta di niente: se uno spettatore sviene, una quinta cade o fuori passa una sirena, chi è in scena s’accorge, reagendo a quanto accade. Vie dei Festival 2012 aveva vissuto la caduta, intorno a sé, di scenari e pubblico. Le crepe sembravano avere vinto: alcuni spettacoli rinviati, la festa teatrale interrotta. L’edizione di quest’anno, con estrema consapevolezza dell’accaduto, conferma che il teatro è allergico all’indifferenza.

Lo fa soprattutto con tre scelte, materiali, estetiche ed etiche. La prima riguarda il biglietto: per i residenti delle zone terremotate, ogni spettacolo 3 euro. Poi i luoghi scelti per gli spettacoli: oltre a luoghi tradizionalmente deputati della città e della provincia, alcuni spettacoli saranno a Finale Emilia, Mirandola, Novi, San Felice e Soliera. Infine, la popolazione colpita prende voce e arriva in scena. Nella trilogia che Virgilio Sieni e la sua compagnia porterà a Carpi e Vie Festival 2013Modena, spicca la collaborazione con L’Accademia sull’arte del gesto, con abitanti delle zone terremotate. Anche gli esiti dei laboratori della Piccola Compagnia Dammacco (Autoritratto) coinvolgeranno cittadini di Novi e Rovereto sul Secchia, così come Marco Martinelli e Teatro delle Albe (Viaggio al centro della terra) al lavoro con i ragazzi di San Felice sul romanzo di Verne.

Ritroviamo nel programma del festival nomi noti al pubblico di Vie e di Modena: César Brie, Pippo Delbono, Marco Plini, il Teatro delle Ariette. Confermata anche l’attenzione al teatro straniero, in lingua originale: dalla Medea russa di Karina Medvedeva al dittico greco di Terzopoulos, passando per spettacoli in lettone (Onegin.Commentaires), portoghese e spagnolo.

E dopo le lingue, i corpi in movimento: si alterneranno numerosi danzatori e perfomer, a partire dagli spettacoli inaugurali di giovedì 23 maggio (Pascal Lambert e Collettivo Cinetico). Spiccano il ritorno di Jonathan Burrows (quattro spettacoli, insieme al compositore Matteo Fargion), della compagnia francese L’Eolienne, di Bruno Beltrão con il Grupo de Rua. Senza dimenticare gli incontri alla Biblioteca Delfini (Autocritica) e sul rapporto Teatro e Carcere (27 maggio). Infine, i concerti di NODE (festival dedicato all’incontro tra ari visive, musica e nuove tecnologie) ci regaleranno, oltre a Demdike Stare, l’appuntamento finale al Teatro Storchi, sabato 1 giugno, con il concerto di Murcof + Simon Geilfus [AntiVJ].

www.viefestivalmodena.com

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Stefano Serri

 

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Locandina Se devi dire una bugia

Se devi dire una bugia dilla grossa

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Se devi dire una bugia dilla grossa: questo il titolo della commedia del celebre Ray Cooney messa in scena ieri sera al Teatro Carani di Sassuolo da una giovane compagnia della città, la Teatrogiovani, per la regia di Sara Tosi. L’opera si dipana nell’estenuante tentativo da parte dell’eminente ministro Riccardo De Mitri di tradire sua moglie con la bella Signora Rolandi, segretaria del leader dell’opposizione. Ad ostacolare le mire del politico sarà in primo luogo l’ “impacciataggine” del suo fido collaboratore Mario Girini, a cui si aggiungeranno le fastidiose presenze che popolano il lussuoso albergo in cui la farsa prende vita, tra cui la moglie del ministro stesso.

Di fronte ad un pubblico degno di nota, benché composto in prevalenza da amici e parenti, sarebbe ingeneroso non sottolineare l’eccellente prova attoriale a cui i ragazzi che compongono questa giovane compagnia hanno dato luogo. La maggior parte di loro trasmetteva  la netta impressione di aver calcato palcoscenici già numerose volte; in particolare Mirko Bertoni (ossia, il segretario Girini) ha offerto una interpretazione considerevole, non consona a chi si avvicina al teatro da dilettante (o quasi).

L’opera complessiva è ben riuscita, con scenografia e costumi minimali ma azzeccati. Un solo difetto: la narrazione, col terzo atto, diviene troppo prolissa. Peccato, perché fino ad allora la frizzantezza della commedia non aveva permesso attenzione alcuna all’orologio.  Ad ogni modo, le congratulazioni a questi ragazzi sono doverose: hanno dimostrato come la passione e l’impegno possano sopperire a qualsiasi mancanza tecnica. E tra qualche anno, chissà dove li vedremo…

 

Tullio Saldaneri

 

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Locandina Se devi dire una bugia

“SE DEVI DIRE UNA BUGIA DILLA GROSSA”: TEATROGIOVANI AL CARANI IL 27 FEBBRAIO.

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Andrà in scena mercoledì 27 febbraio alle ore 21.00 al Teatro Carani di Sassuolo “Se devi dire una bugia dilla grossa”, commedia brillante in due atti di Ray Cooney, portata in scena dalla Compagia TEATROGIOVANI con la regia di Sara Tosi.

 

“Sono otto i personaggi che interagiscono nella prestigiosa location dell’Hotel Plaza di Roma: il ministro del Governo, Riccardo De Mitri, prenota una suite per incontrare la bellissima signora Rolandi, segretaria del leader dell’opposizione per una notte d’amore.

Notte, interrotta sin da subito dall’impacciato Mario Girini segretario del sig. De Mitri e dalla curiosa e moralista direttrice d’albergo la quale vuole accertarsi che il decoro e la rispettabilità dell’hotel Plaza siano onorati ed intonsi.

A concludere il cerchio di imbarazzanti situazioni e sconvenienti proposte, troviamo la moglie del ministro De Mitri, il marito della signora Rolandi, una simpatica e ficcanaso Lily Merloni e due cameriere troppo straniere.”

 

La compagnia TEATROGIOVANI Sassuolo nasce quattro anni fa, in seguito ad un corso teatrale con successivo spettacolo finale, tenuto dall’attrice e regista Sara Tosi al Liceo A.F.Formiggini.

Dopo il primo anno, di approccio al teatro da parte dei ragazzi, si decise di formare una vera e propria compagnia al di fuori dell’ambito scolastico.

Con la regia di Sara Tosi, i ragazzi hanno portato in scena due commedie brillanti nel corso di questi anni, facendo il loro ingresso trionfale al Teatro Carani, nel giugno 2010.

Il corso e la compagnia nascono supportati da TEATRO MOMART, compagnia professionisti di teatro comico di cui Sara è la direttrice.

Il corso è finalizzato all’apprendimento delle tecniche teatrali di base (quali dizione, respirazione, studio della voce) e integrazione dell’attore con il palcoscenico, fino a diventare un tutt’uno.

“Quando ho preso questo gruppo, nessuno dei ragazzi aveva mai seguito un corso professionale di recitazione. C’era che parlava pianissimo, chi si inceppava, chi si vergognava e chi era fin troppo sicuro. Neanche un anno dopo, la passione di chi davvero ama il teatro, si è fatta vedere ed è emersa. Con chi possedeva questa magnifica dote abbiamo formato la compagnia e giorno dopo giorno sono cresciuti. Ora stanno sul palco meglio di me… quasi :-)

Ero timorosa all’inizio, di poter sbagliare e non riuscire a trasmettergli la vera bellezza di quest’arte, nonostante siano più di dieci anni che faccio questo lavoro. E invece mi hanno sorpresa, come sempre.

Questi ragazzi sono consapevoli di ciò che possono fare, ciò che hanno fatto e ciò che con gli anni e la determinazione riusciranno a creare. Sono orgogliosa di ognuno di loro e sono orgogliosa dell’impegno che dimostrano spronandosi a vicenda e aiutandosi sul palco per la buona riuscita dello spettacolo.

Il teatro fa bene, non si può dire il contrario. È questa la sua vera potenzialità; il teatro unisce, fortifica, aiuta a superare i propri limiti e ce ne fa scoprire di altri. Ti riempie di gioia ma allo stesso tempo è severo e ti ricorda di restare umile.

Perché l’unico errore che non si deve commettere su un palco è proprio questo: perdere l’umiltà.

Nel momento in cui accade, precipiti tu come persona, attore e con te il tuo spettacolo. “

 

Sara Tosi – photo Daniel Soundengineer

 

Se devi dire una bugia dilla grossa

Commedia brillante in due atti di Ray Cooney

Teatro Carani, mercoledì 27 febbraio 2013 ore 21.00

Compagnia “TEATROGIOVANI” Sassuolo

Regia: Sara Tosi

Interpreti:

Massimo Marani, Francesca Tricarico, Mirko Bertoni, Francesca Scalabrini, Marta Fiandri, Marco Meglioli, Margherita Aruta. Angelica Polmonari.

 

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