Stefano e l’arrampicata: “Istinto primordiale, stile di vita, senso di libertà”
Mi chiamo Stefano Bettoli ho 22 anni, vivo a Cadiroggio (RE), lavoro a Modena nella palestra di arrampicata GEKO, studio scienze motorie a Bologna, e circa 12 anni fa ho scoperto l’arrampicata la mia passione piu grande… Da quel momento la mia vita grazie a questo meraviglioso sport è cambiata. Fin da piccolo, frequentando la montagna la e la natura, con la mia famiglia, sono sempre stato attratto dalle attività sportive che praticavamo in essa, e all’ età di 10 anni dopo aver provato
altri sport, mi sono imbattuto nell’ arrampicata sportiva in palestra. Avevo capito di aver trovato la mia passione e crescendo dentro questo sport e vivendolo in tutte le sue sfaccettature, come un virus benefico, un turbine di energie che si autoalimenta, sono stato colpito, vivendolo a pieno e di conseguenza ho impostato la mia vita in base a questa grande passione. Inizialmente frequentavo la palestra 3 volte alla settimana per allenarmi per le competizioni giovanili, poi crescendo ed essendo piu autonomo, il fine settimana e le vacanze sono diventate il modo per stare il piu possibile all’aria aperta con amici, scoprire nuove emozioni, e cercare di portare sempre di piu il mio corpo al limite e migliorarmi. Negli ultimi 4 anni ho girato molto per l’ Europa e non solo; nelle principali mete dell’ arrampicata frequentando i posti piu belli e famosi con i miei amici, divertendomi a salire gli itinerari che piu mi attraevano per la loro difficoltà e bellezza. Ho arrampicato in: Francia, Spagna, Germania, Svizzera, Austria, Slovenia, Sud Africa; visitando posti stupendi stando via anche per per un mese o due da casa. Parallelamente al mondo out-door ho seguito il settore delle competizioni nazionali raggiungendo grosse soddisfazioni grazie agli sforzi e sacrifici dell’ allenamento.
Riuscendo a posizionarmi parecchie volte nelle prime 10 posizioni a livello nazionale, capeggiata dalla piu recente e grande prestazione del campionato italiano assoluto Boulder che si è svolto allo Skipass a Modena, posizionandomi 3°.
Questa grande passione ha influito un po’ su tutta la mia vita diventando oltre che (argomento e motivazione dei miei studi), anche la fonte del mio lavoro; infatti da 2 anni a questa parte lavoro a Modena nella scuola d’ arrampicata GEKO come istruttore e allenatore e gestore della palestra; tutto questo mi regala e mi restituisce tutte le energie che ci metto grazie alla soddisfazione che provo a trasmettere la mia passione ai bimbi durante le competizioni e gli allenamenti, e agli adulti durante i corsi.
Dopo 12 anni l’ arrampicata ha cambiato il mio modo di pensare, il mio modo di vivere, e di spostarmi (infatti con un po’ di risparmi ho comprato un furgone, che ho “camperizzato” in cui passo molto tempo ed è la mia casa mobile dei viaggi arrampicatori); mi ha regalato tante emozioni e spero di riuscire a trasmettere tutto questo alle altre persone..
Cosa induce un ragazzo a scegliere l’arrampicata invece di attività sportive più note come il calcio o il volley?
Penso che l’ arrampicata sia un istinto primordiale di ognuno di noi, e soprattutto nei bimbi e nei ragazzi non c’è cosa più
bella che essere liberi di giocare con gli equilibri e la gravità in base alle proprie capacità.
E poi diciamo che il calcio e il volley sono tra gli sport più praticati sia a scuola che nel tempo libero, alcuni ragazzi sono stanchi e magari vogliono qualcosa di diverso. Quindi in palestra ci ritroviamo molti ragazzi e bimbi che magari andando in vacanza in montagna o frequentando ambienti analoghi, desiderano ricercare e provare le emozioni dell’ arrampicata, dell’ altezza e di mettersi alla prova fisicamente e psicologicamente con se stessi e con gli altri.
C’è un momento in cui si capisce se si è predisposti per l’arrampicata, se conviene continuare per un futuro agonistico?
Un momento ben preciso no; i fattori che influiscono la predisposizione, sono molteplici. La genetica gioca un bel ruolo, l aspetto psicofisico un’altra bella fetta, ma penso che per adesso non essendo uno sport “anziano” (in cui si è scoperto quasi tutto), l’ arrampicata in questo momento lascia aperte possibilità anche ad atleti che iniziano dai 18 anni in poi. È possibile
ad esempio che c siano quarantenni molto esperti che diano filo da torcere a giovani di 16 – 20 anni, con molte più qualità fisiche ma meno esperienza. Essendo ancora uno sport in evoluzione, non si hanno delle fasce di età in cui è chiaro che non ce possibilità per un futuro agonistico. Ovvio che questi riferimenti valgono per competizioni di livello nazionale. Considerando l evoluzione, da qui in poi, sarà sempre più importante iniziare da piccoli ed essere seguiti fin da subito da bravi allenatori e preparatori.
E’ uno sport per tutti e che fa bene a tutti?
È uno sport per tutti che fa bene a tutti se fatto e indirizzato da persone competenti.
Dal punto di vista fisico è uno sport completo, che giova alla crescita dei ragazzi? E come?
L’ arrampicata essendo una disciplina prevalentemente anaerobica lattacida che sfrutta gli arti superiori e in particolar modo gli avambracci, pecca nella completezza se paragonata a sport come il nuoto (anche loro non completi su alcuni aspetti). Quindi come allenatore propongo sempre esercizi di compensazione alle lacune di questo sport rendendolo il più completo possibile. Giova molto la crescita dei ragazzi rinforzando i muscoli degli arti superiori e del torace. Gli arti inferiori vengono
utilizzati ma con intensità decisamente minori rispetto ai superiori. Aumenta la capacità del controllo dell’ equilibrio, stimola l’ intelligenza motoria, dona tantissimi schemi motori. Implica una buona scioltezza, cordinazione e sensazione del proprio corpo. Oltre alla costante fisica penso sia uno dei pochi sport che abbia una parte psicologica non banale se si pensa che bisogna affidare la propria vita ad un compagno.
Dove si trovano le palestre di arrampicata, naturali e non, più belle o suggestive?
Parlando di outdoor: le zone più belle e suggestive a livello di arrampicata sportiva, che hanno fatto la storia dell’ arrampicata in zona europea sono per il boulder: Fountainebleau (Francia), Albarracin (Spagna), Cresciano-Chironico (Svizzera). Per l’arrampicata in Falesia: Frankenjura (Germania); Verdon, Ceuse, Boux, (Francia); Margalef, Siurana (Spagna); Kalimnos (Grecia). In italia le zone boulder più famose sono: Val di Mello (Lombardia), Val Daone (Trentino), Meschia (Marche), Pietra del toro (Basilicata). Le falesie: Arco (Trentino); Ceredo, Lumignano (Veneto), Cornalba (Lombardia); Finale, Muzzerone (Liguria), (Sardegna); Grotti, Sperlonga (Lazio). Per adesso in italia la palestra tra le più grosse e di riferimento è il king-rock a Verona.
A livello nazionale e internazionale chi sono i più bravi? E chi sono i più pericolosi avversari degli italiani?
A livello nazionale che gareggiano attualmente i più forti atleti sono: Moroni Gabriele, Core Cristian, Caminati Michele, Ghisolfi Stefano, Bombardi Marcello, Larcher Jacopo, Scarperi Stefan. A livello internazionale e mondiale: Ondra Adam (CZE), Fischhuber Kilian (AUT), Schubert Jakob (AUT), Sharafutdinov Dmitry (RUS), Julian Puigblanque Ramòn (ESP), Glairon Mondet Guillame (FRA).
Cosa significa che l’arrampicata ha cambiato il tuo “modo di pensare e di vivere?”.
Perché si guarda il mondo sotto un ottica diversa. M spiego meglio: l’ arrampicata mi ha fatto capire che per essere realmente felici non servono soldi, ma libertà. Ho avuto e ho la possibilità di girare molto e fare bellissime esperienze che mi hanno cambiato dentro, mi hanno cambiato le priorità della vita. Molte persone sognano una vita che io non voglio; invece io a differenza di molti altri giovani di 22 anni mi sento l’ uomo più felice che c’è avendo quel poco che per altri sembrerebbe pazzia. Tempo libero ed arrampicare in compagnia m realizzano più di qualsiasi altra cosa. La maggior parte dei giovani vogliono il telefonino, il vestito firmato, la macchina sportiva. Quando sono sul mio furgoncino che è la “mia casa mobile”, diretto per la prossima meta arrampicatoria sento di essere felice e di avere ciò che mi piace di più.
Pensi che sia una grande passione o qualcosa di più duraturo anche per il resto della vita?
Scalare è uno stile di vita oltre che una gran passione. Ad ogni età c’è una delle mille sfaccettature in cui puoi immergerti e cimentarti, cogliendo in tutti i suoi aspetti l’ arrampicata. Da quando sei bimbo di 4 – 5 anni ad oltranza hai sempre qualcosa che ti può legare a questo mondo: dalle gare, alla natura, ti porta a viaggiare, scoprire, conoscere nuovi posti
persone e fare esperienze.
E’ meglio essere lunghi e magri per arrampicare o corti e agili?
Notando l’ evoluzione di questo sport negli ultimi anni e vedendo la corporatura dei top climber, posso riassumere che in linea di massima una corporatura longilinea quindi alta, leggera, con il giusto apporto muscolare è avvantaggiata rispetto ad un soggetto basso che in proporzione ha la stessa massa muscolare e di livello e bagaglio tecnico uguale. Ovvio che bisogna sempre tenere in considerazione il tipo di tracciato e la forza relativa dell’ individuo. infatti l’ arrampicata sportiva essendo un’ attività complessa con molte sottodiscipline, avvantaggia nello stesso tempo corporature basse o alte, esili o muscolose a seconda del tipo di tracciato. Quindi alti si ma i tracciatori in gara fanno da padroni, mentre outdoor è la natura che decide.
Ci sono motti, usanze, riti scaramantici che adotti o che adottano gli atleti di arrampicata sportiva in generale, prima di cominciare a salire?
Di solito prima di partire facciamo una mimica particolare che è quella di simulare l’ arrampicata muovendo mani e piedi, che vista dal pubblico inesperto può sembrare molto strana, ma a livello mentale serve a noi per concentrarci e ripassare i movimenti di un boulder o di una via. Altri riti che hanno un fondo di utilità ma servono anche per caricarsi, concentrarsi, ripassare i tracciati, sono quelli di spazzolare gli appigli sulla parete, “smagnesare” (mettere la magnesite sulle mani), soffiare la magnesite in eccesso, e pulire le scarpette.
Concretamente Sassuolo – photo Stefano Bettoli
Questo articolo è stato inserito da Enrico il 20 dicembre 2011 alle 16:10, ed è archiviato in Editoriali. Puoi seguire le risposte con i feeds RSS 2.0. Oppure scrivere un commento o anche segnalare un trackback dal tuo sito.

