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Killer Elite di Gary McKendry (2011)
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Gary McKendry esordisce in un lungometraggio con la possibilità di dirigere un cast di prim’ordine, lo fa adattando al grande schermo un romanzo di Ranulph Fiennes, un ex militare britannico del SAS (Special Air Service), che creò scalpore al governo di Sua Maestà la Regina Elisabetta quando venne pubblicato nel 1991 a causa delle accuse contenutevi riguardo una presunta ingerenza militare inglese in Oman. La vicenda trae spunto dal noto corpo militare inglese per poi incrociarsi con la figura di Jason Statham che interpreta, stancamente accompagnato da Robert De Niro, un Killer d’alto profilo al servizio di ricchi mandanti. L’intreccio ha vita nel 1980, l’ambientazione e i costumi ben rendono il clima del tempo e Statham si dimostra indubbiamente il miglior erede di una generazione di attori che sta invecchiando, ma che ha fatto la storia dell’action movie americano; sto ovviamente parlando dei fenomeni che avremo la gioia di vedere di nuovo assieme ne “I Mercenari 2″ film a cui Jason Statham naturalmente parteciperà. Messa da parte l’adrenalina che solitamente sfodera nei film di Guy Ritchie, Statham si dimostra a suo agio nel ruolo dell’assassino gentiluomo che corre in aiuto dell’amico De Niro rapito da un anacronistico Sultano dell’Oman. Per tirare il compagno di mille avventure fuori dai guai sarà costretto ad architettare una complicata vendetta contro alcuni ex-soldati del SAS per conto del Sultano stesso, con l’aiuto di un azzeccato Dominic Purcell (meglio noto come Lincoln Burrows in “Prison Break”) l’attore più calato negli anni ottanta di tutto il cast. Dall’altra parte della barricata c’è il sempre verde Clive Owen, anch’egli
ex-SAS non ancora sazio di spionaggio e azione, che darà filo da torcere per un ora abbondante di film a Statham cercando di difendere gli ex-commilitoni. La trama si infittirà sul finire, rispettando il canone degli spy-action e non deludendo al momento della resa dei conti (trailer).
Il film è un prodotto godibile e ben messo in scena, ma non si distingue per nulla dallo standard del genere, vanificando forse l’occasione di approfondire un periodo storico controverso e raramente setacciato in cambio di una ineccepibile ma già vista dimostrazione di forza di Jason Statham, che oscura decisamente il lavoro di supporto di Clive “Artù” Owen e la paternalistica interpretazione di un bolso De Niro. Un consiglio, guardatelo se non volete pensare a niente per una sera e non ricordarvelo più la settimana dopo. Voto 2/5
Filippo Costa
