Articoli con tag Alberto Barbari

Oklahoma City Thunder at Dallas Mavericks Basketball

Dirk vs Lebron: only one will be the KING

0

 

Western Conference Finals:

Oklahoma City Thunder – Dallas Mavericks 1-4.

Durant, Westbrook e compagni abbandonano il sogno Playoff al cospetto di WunderDirk e dei Dallas Mavericks, decisi a raggiungere le Finals e spietati nel colpire i Thunder proprio là dove si concentravano i loro punti deboli: l’esperienza.

Così la serie termina con una sola vittoria per i ragazzi di coach Brooks, i quali hanno spesso dato l’impressione di esser giunti al limite delle loro possibilità, come dimostrano le rimonte subite in gara4 (parziale di 10-0 negli ultimi 2 minuti che porta la partita all’OverTime) e in gara 5, per non parlare delle pessime percentuali al tiro (1-17 in gara 3 per un 22-80 totale nella serie).

Dall’altra parte per i Mavs risulta quantomai facile diventare campioni della Western Conference dopo aver battuto 4-0 i Lakers e dopo aver “ri-scoperto” un Nowitzki da più di 30 punti di media a partita (nella serie, ndr), con canestri dall’elevatissimo coefficiente di difficoltà proprio nei momenti chiave della partita.

L’esperienza è stata senza dubbio un fattore rilevante di questa serie, nella quale si sono opposte le “belle speranze” di Durant (sicuramente il migliore dei suoi) e la voglia di regalarsi un’ultima soddisfazione di uomini quali Jason Kidd e Jason “Jet” Terry, giocatori per i quali l’addio al basket giocato è sempre più vicino.

Impossibile dilungarsi sull’analisi partita-per-partita, dal momento che il tema principale è stato sempre quello esposto in precedenza (eccezion fatta per gara2, vinta da OKC grazie ad un super Harden da 23 punti), andiamo a esaminare la situazione delle due squadre in campo in relazione alla regular season e alle prime serie di questi Playoff: (continua…)

Westbrook-Durant

Semifinali di Conference: l’inizio di una nuova era.

0

 

Western Conference:

Los Angeles Lakers – Dallas Mavericks 0-4.

Non si tratta di uno scherzo, nè tantomeno di allucinazioni, è “tutto vero” : la squadra che si è sempre trovata ai vertici della lega negli ultimi anni è stata demolita, per certi versi umiliata dalla franchigia che, a distanza di mezzo decennio dalla Finale-caporetto contro Miami, è tornata ad entusiasmare per davvero i suoi caldissimi fan. L’analisi di tale serie non può che prendere in considerazione diversi aspetti, da quelli strettamente tecnici, ad altri di natura fisica e psicologica. Innanzitutto, una delle chiavi principali delle quattro gare disputate è stata la tattica adottata da coach Carlslie (di Dallas), ovvero quella di riempire l’area in fase difensiva (per contrastare quello che da sempre era stato il punto di forza dei Lakers: il dominio della zona pitturata), in modo da concedere spazio ai tiratori perimetrali dei Lakers (i vari Blake, Barnes, Fisher, Brown), che non sono mai riusciti ad avere percentuali accettabili; in fase offensiva, invece, sono stati 3 i fattori che hanno permesso ai Mavericks di avere la meglio di Los Angeles: il pick & roll tra i vari Kidd/Barea-Nowitzki/Chandler/Haywood contro il quale i Lakers hanno riscontrato enormi difficoltà difensive, il fenomeno tedesco Dirk Nowitzki, l’Mvp della serie, che nè Gasol nè Odom sono stati in grado di contenere e le percentuali dall’arco dei principali tiratori, ovvero Jason Terry (autore di 9 triple su 10 tentativi in gara 4!) e Peja Stojakovic, fino a qualche mese fa pressochè inconsiderato in quel di New Orleans, ora pedina fondamentale del team texano. I notevoli meriti della franchigia di Mark Cuban non sono però sufficienti a giustificare il tracollo di L.A, che non ha potuto contare sulle migliori prestazioni del catalano Pau Gasol, pressochè irriconoscibile, nè del veterano Derek Fisher, autore di una serie di errori banali nel finale di gara 3, quando il punteggio era decisamente in bilico e nè tantomeno della panchina (a parte Odom, che comunque non è stato un fattore); a tutto ciò va aggiunto il possibile problema-spogliatoio, al quale anche Andrea Bargnani, in una recente intervista, sembra aver attribuito la maggiore responsabilità della Caduta. Potrebbe esser stata l’ultima serie di playoff disputata da coach Phil Jackson, il più vincente nella storia di questo sport (per un totale di ben 11 titoli conquistati alla guida di Bulls e Lakers); un uomo che ha contribuito ad elevare Micheal Jordan e Kobe Bryant lassù dove alcun essere “umano” abbia mai messo piede. (continua…)

Chicago Bulls vs Indiana Pacers

Boston e Chicago: buona la prima. Per Denver si chiude il sipario!

0

 

A circa due settimane dall’inizio dei playoff, determinate serie sono rimaste estremamente aperte a qualsiasi esito finale sin quasi al termine delle  6 gare , basti pensare ai serrati duelli tra Orlando-Atlanta , Dallas-Portland e Lakers-New Orleans che si sono concluse nella notte; le altre, invece, sono giunte al termine già da qualche giorno, ovvero: Boston-New York, Miami-Philadelphia, Chicago-Indiana e Oklahoma City-Denver, ma l’equilibrio non è certo mancato, tanto è vero che negli ultimi anni non era mai stato così presente, per lo più in quasi tutti gli accoppiamenti.

 

Boston Celtics 4 – 0 New York Knicks : Sono bastate solo quattro gare ai Knicks per alzare bandiera bianca di fronte ai più quotati Celtics : così si è conclusa anzitempo la serie che secondo gli esperti sarebbe stata la più combattuta nel tabellone della Eastern Conference. D’altronde anche noi di Timeout Nba avevamo pronosticato una serie sudata e lottata fino all’ultimo secondo dai Celtics e dai Knickerbockers. Tale previsione si basava sia sul potenziale dei Knicks, sia sui problemi mostrati dai Celtics nell’ultima parte di stagione. In gara 1 e 2 l’equilibrio si è visto,grazie al grande impatto offensivo di Melo che ha tenuto a galla i Knicks, e i Celtics sono riusciti a spuntarla solo alla sirena, ma il ritorno al Madison Square Garden, dopo oltre un lustro, si è rivelato pressoché una “carneficina”. New York ha qualche alibi per questo “cappotto”, innanzitutto gli infortuni in gara-1 del play veterano Chauncey Billups e in gara-2 dell’ All-star Amare Stoudemire. Il primo non è mai rientrato dopo l’infortunio , il secondo è rientrato in gara-3 ma solamente a mezzo servizio. Inoltre i Knicks erano privi, essendo una squadra di formazione recente e ancora da rodare ad alti livelli, di gerarchie e di un’identità. Questo è ciò che è stato possibile constatatare nella visione di gara-4, partita da “Win or go home”, in cui i Knicks si affidavano unicamente agli isolamenti talvolta di “Melo” e talvolta di “Stat”. Come spesso succede, nel basket e non solo, chi paga per i risultati del team è il coach, infatti sotto il “fuoco” dei Media è finito il coach Mike D’Antoni, innanzitutto per la difesa non-pervenuta, piatta e priva di intensità (ne è l’emblema la non-difesa su Rondo) e la mancanza di capacità del coach di creare un sistema di gioco partendo dai giocatori a disposizione, ma bensì ostentare il “run and gun” (sistema di gioco perimetrale basato su transizioni veloci) pur avendo giocatori inadatti a questo sistema. A tutto questo si aggiunge l’incapacità del coach dei Knickerbockers di saper gestire i momenti finali della partita, sbagliando lo schema o la disposizione in campo del proprio quintetto (da vedere la gestione del possibile possesso vincente in mano a Jeffries in gara -1). Passiamo ai Celtics che hanno dominato questa serie tramite la loro esperienza, difatti nei momenti decisivi, in cui la mancanza del “Diesel” sotto canestro e alcuni “black-out” offensivi, la “macchina ben oliata” di Boston ha funzionato ed ha affondato la modesta “compagine” dei Knicks. Inutile stare a dilungarsi i Celtics hanno un sistema di gioco collaudato in cui tutti i “Big three+1” sono stati decisivi in grado di perforare la difesa modesta di New York e di alzare l’asticella dell’intensità difensiva nei momenti giusti (da notare i raddoppi sistematici su Anthony). L’ Mvp della serie è sicuramente la “Ragione” Rondo che è stato libero di fare ciò che voleva e ha sfruttato appieno questa libertà segnando e mettendo in ritmo il resto del team rispondendo alle critiche rivolte a lui da Mike D’Antoni che minimizzava il suo impatto nei Celtics dichiarando di “volerlo vedere a Minnesota senza tre Hall of Fame”. Ora per i Celtics il percorso verso l’anello continua e nelle semifinali ad East affronteranno i Miami Heat, che hanno superato i Philadelphia 76ers, e questo sarà il primo grande banco di prova per i Celtics che affronteranno una squadra affamata di vittoria in cui il “Re” senza “corona” cercherà di mettere in ginocchio l’intera Boston, ma come ha dichiarato l’ormai stella Rajon Rondo “it’s all about 18” , ovvero l’obiettivo da raggiungere è il 18esimo anello e tenteranno in ogni modo di portarlo a termine. (continua…)

San Antonio Spurs vs Memphis Grizzlies

LADIES AND GENTLEMEN : THE NBA’S PLAYOFFS

0

La stagione regolare è giunta al termine : d’ora in poi ogni possesso, ogni sguardo sarà  cruciale, decisivo; ogni giocatore farà  di tutto per portare a compimento il il lavoro ed il sogno di una vita: per alcuni assaporare per la prima volta la gloria del trionfo, vedere il proprio nome tra coloro che hanno reso celebre questo sport ; per altri ritornare a seguire la propria vocazione, quella che li conduce in “Paradiso”, a stretto contatto con gli “Dei” del basket. Signore e Signori, benvenuti ai Playoff Nba.

 

Saranno dei Playoffs storici per l’Italia perchè, per la prima  volta, due giocatori italiani vi prenderanno parte. Si tratta di Danilo Gallinari, con i Denver Nuggets, e di Marco Belinelli, con i New Orleans Hornets.

Il primo turno, come sempre suddiviso tra Est ed Ovest, prevede 4 serie (ognuna al meglio delle 7 sfide) di duelli per Conference  con i seguenti accoppiamenti: la 1a classificata contro l’ottava, 2a contro 7a, 3a contro 6a e 4a contro 5a.

 

WESTERN CONFERENCE:

1. San Antonio Spurs vs 8.Memphis Grizzlies : l’impeto e la voglia di stupire della “matricola” (Memphis) contro l’esperienza e le motivazioni ritrovate dei “veterani” (Spurs).

Per la squadra del Texas si tratta della quattordicesima presenza consecutiva nella post-season, mentre per quanto riguarda i Grizzlies, della prima dopo 5 anni di assenza. Le due squadre sono reduci da un periodo che in cui le loro prestazioni si sono dimostrate piuttosto differenti: gli Spurs, nelle ultime settimane, hanno subito diverse sconfitte che hanno tolto loro il miglior record dell’Nba (fino ad inizio marzo di gran lunga sopra a tutti); la franchigia del Tennessee, invece, ha consolidato l’ottava piazza rendendo vani i tentativi di franchige assai più blasonate (come gli Houston Rockets ed i Phoenix Suns).

I favori dei pronostici sono tutti dalla parte di S.Antonio, ma i Grizzlies, guidati da Zack Randolph, alla sua migliore stagione della carriera, cercheranno in tutti modi di continuare a ruggire, nonostante l’assenza del loro giocatore migliore: Rudy Gay.

Pronostico: San Antonio 4 – Memphis 1

 

4. Oklahoma City vs 5. Denver Nuggets : E’ quella che si preannuncia come la sfida più equilibrata e spettacolare del primo turno nella W. Conference. Trattasi di due squadre giovani, che hanno messo in mostra una pallacanestro sublime nel corso della stagione e che nutrono grandi ambizioni, sotto la guida di due grandi condottieri bramosi di successo (Scott Brooks e George Karl).

Nelle precedenti settimane, si sono affrontate un paio di volte ed in entrambe hanno avuto la meglio i Thunder, soprattutto grazie alle prestazioni del duo stellare Durant-Westbrook, di cui i Nuggets non possono non aver paura. D’altro canto Oklahoma dovrà prestare grande attenzione all’alchimia di squadra della franchigia del Colorado (in grado di difendere discretamente e di esprimere un gioco spumeggiate in fase offensiva), sempre più consapevole dei propri mezzi.

Okc è leggermente favorita, ma sarà  una serie ad alto tasso di spettacolo, tensione ed adrenalina, con un occhio di riguardo al nostro Danilo Gallinari (per la prima volta ai PO), sempre più uomo squadra.

Pronostico: Oklahoma City 4 – Denver 3

(continua…)

02032011 Have a break, it's Nba time

Tempo di bilanci: Mvp & Coach Of The Year

0

 

Oramai, appassionati di Nba, siamo agli sgoccioli della Regular Season e come succede in altri sport come il calcio con il quale alla fine di ogni anno solare viene eletto il migliore giocatore militante in Europa, premiato con il “Pallone d’oro”, così negli States viene eletto il miglior giocatore della stagione in corso che viene omaggiato del titolo di “Most Valuable Player”; stesso discorso vale per gli allenatori, i quali si contendono il premio di Coach of The Year.

ROAD TO THE MVP

Quest’anno sono tre candidati per ricevere questo titolo ma non tre a caso, infatti, seppur diversamente, tutti “predestinati” al successo dal loro arrivo nella “Lega” fino ad ora: Lebron James, Kevin Durant e Derrick Rose.

LEBRON JAMES 26.6 pts 7 ast 7.5 rpg (BILANCIO FRANCHIGIA 54-24)

LeBron “King” James è il campione uscente da questa carica, infatti, dopo aver vinto il titolo di MVP per 2 volte consecutive con la maglia dei Cavs, si trova ancora in lizza dopo una stagione fatta di “alti” e “bassi” con il suo nuovo team: i Miami Heat. Del resto, neanche per un “re risulta facile passare da un “regno” all’altro, ambientandosi in un nuovo sistema di gioco ed a nuova atmosfera . D’altronde nessuno si aspetta che James si ripeta come Mvp, sopratutto perchè sulle spiagge di South-Beach non è costretto ad essere la stella assoluta e a prendersi tutti i tiri come succedeva a Cleveland. In ogni caso anche dai suoi “polpastrelli” passano i risultati e l’andamento non eccelso dei “Calorosi” (anche se Miami in questo momento risulta essere seconda nel “Ranking” della Eastern Conference) non lo rendono “stra-favorito” per questo premio. Di certo il “buon” eBron baratterebbe l’MVP della Regular Season per l’MVP delle finals o semplicemente per “un anello al dito” a fine stagione. (continua…)

Torna all'inizio