Articoli con tag Davide Turrini

Il prigioniero del cielo

Il prigioniero del cielo – di Carlos Ruiz Zafòn (2011)

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Ennesimo successo letterario, già da tempo annunciato, ed a lungo atteso. I romanzi antecedenti avevano lasciato un po’ di retrogusto amaro in bocca e mille domande a cui rispondere.

La storia riprende dopo le vicende narrate ne “L’Ombra del Vento”. Daniel è sposato con Bea e padre di un bimbo di due anni chiamato Julian, in onore dell’amico della coppia, il Signor Sempere dirige ancora il negozio ed è ancora l’uomo posato di sempre, ed il buon vecchio Fermin in procinto di sposarsi, ha ormai messo la testa apposto con la signora Bernanda.

Alle porte del Natale dell’anno 1957 uno strano tipo, dall’aria torva e privo di una mano, entra in libreria e compra una copia de “Il conte di Montecristo” pagandolo tre volte il suo valore e lasciando l’incarico della consegna, con un biglietto che recita : “A Fermìn Romero de Torres, che è tornato dal mondo dei morti e possiede la chiave del futuro”.

Buona parte del romanzo è dedicata a Fermìn che diventa co-protagonista a tutti gli effetti con un lungo flashback che racconta del suo passato e svela nuovi segreti.

Trascorso tanto tempo in prigione Fermìn conobbe David Martìn, scrittore maledetto già conosciuto ne “Il gioco dell’angelo”; stretta una forte amicizia, Martìn lo aiutò ad evadere a condizione che vegliasse sul figlio della sua apprendista Isabella, Daniel per l’appunto. L’incontro tra i due protagonisti, come già da tempo immaginato, non fu quindi casuale.

In definitiva si risponde a qualche domanda ma se ne innescano molte altre: che fine ha fatto Mauricio Valls, l’ex carceriere? E’ stato davvero lui ad assassinare Isabella? Ma soprattutto chi è questo “angelo” di cui si parla così spesso in tutta la saga? E che segreto cela?

La narrazione potrebbe essere letta indipendentemente dai primi due libri ma lo sconsiglio vivamente, numerosi riferimenti vengono citati dando per scontato personaggi e vicende passate.

Attendendo con ansia l’ultimo capitolo di questa tetralogia di Barcellona (concepita inizialmente come trilogia) c’è sicuramente da dire che  questo terzo volume è sicuramente leggibile, un po’ scialbo però se confrontato coi suoi predecessori: si ha un po’ l’impressione che Zafòn voglia un po’ divagare e cavalcare l’onda.. Comunque nel complesso è una narrazione accettabile e molto ben scritta.

 

Davide Turrini

In Time

In time – di Andrew Niccol (2011)

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Non si è sempre detto che il tempo è denaro?  “In time” trasforma questa massima in realtà: immaginate un mondo non troppo prossimo al nostro dove la moneta corrente non esiste più. L’euro, il dollaro, la sterlina… tutte sparite, il costo della vita è stimato dal tempo.

Ogni persona raggiunta l’età dei 25 anni, cessa d’invecchiare, tuttavia parte un cronometro sul braccio che è una sorta di data di scadenza, un conto alla rovescia verso la morte.

Will Salas (Justine Timberlake), protagonista di questa storia, è  un bravo ragazzo che schiavo di una vita di stenti ed ordinaria è stato costretto sin dall’età adulta a vivere alla giornata, e sempre rischiando l’azzeramento del suo orologio. Un sera in un bar, salva la vita ad un “immortale”, dotato di un orologio che contiene oltre un secolo, da dei banditi. Questi stanco di vivere e conscio del fatto che il suo tempo non sarebbe stato sprecato decide di regalarlo al ragazzo. Sarà proprio la stessa notte in cui Rachel Salas (Olivia Wilde) morirà, e Will, distrutto dalla perdita della madre, in un momento di pura lucidità vedendo l’ingiustizia del sistema, decide di distruggerlo e sovvertire le cose per sempre. Niente sarà più come prima. Forte del tempo disponibile si insinua nel mondo del poker dove girano i veri ricchi, e conosce il signor Weis (Vincent Kartheiser), l’uomo più potente di tutta la città. Costretto a fuggire perché braccato dalla “Tempolizia” rapisce Sylvia (Amanda Seyfried), la figlia del magnate, tuttavia i due si innamoreranno presto, e la ragazza di fronte all’evidenza del mondo marcio in cui vive decide di aiutare Will nella sua folle impresa: rubare il tempo per darlo ai poveri (trailer)

Un film molto più complicato di come appare, pur essendo non molto impegnato ha dei profondi risvolti sociologici. Credo sia una critica profonda alla nostra società attuale:la gente già si affanna a vivere così di fretta, correndo come se davvero avessero un timer di autodistruzione in corpo. Risulta evidente inoltre l’assenza delle persone anziane che già in questi ultimi tempi forse tendono un po’ ad essere messe da parte e malviste in questa società consumista, il cui scopo ormai è divenuto solo uno, produrre.

Da notare come i due protagonisti che rubano ai ricchi per dare ai poveri ricordino molto Robin Hood, ma soprattutto Bonnie e Clyde, la coppia di rapinatori di banche degli anni ’30.

Per quanto riguarda la parte tecnica bravo Timberlake, che nonostante la sua faccia pulita riesce a fare la parte del duro senza troppi intoppi. Perfetta Amanda Seyfried nei panni della bella di turno.

E bravo anche Niccol che dopo Gattaca e Simone sta diventando un esperto nel genere fantascienza.

Niente da dire, una bella idea di fondo riprodotta bene. Vivi per sempre o muori provandoci!

 

Davide Turrini

 

sherlock-holmes-locandine

Sherlock Holmes – Gioco di ombre di Guy Ritchie (2011)

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Seguito di Sherlock Holmes (2009), Gioco di ombre prende liberamente spunto dai romanzi di Conan Doyle, in particolare dal racconto “L’ultima avventura”, facente parte della raccolta “Le avventure di Sherlock Holmes”.

Ancora una volta i protagonisti Holmes (Robert Downey Jr.) e Watson (Jude Law) dovranno sventare un piano diabolico e acciuffare un criminale, c’è solo un problema, è il criminale più astuto e letale che sia mai esistito: il suo nome è James Moriarty (Jared Harris), che a tempo perso e come copertura è un professore dell’università. Il suo piano è molto semplice: rimanendo nell’ombra ha seminato in tutti gli Stati Europei paura e miseria, determinando una corsa agli armamenti che con poco dovrebbe scatenare un conflitto internazionale (trailer).

Il riferimento qui è palese, è un’allusione al fatto che la mente che fosse dietro allo scoppio della prima guerra mondiale fosse Moriarty, cosa che comunque lui smentisce come non del tutto vera, in quanto è l’uomo che è causa del suo male, in particolare è il suo odio che porta alla guerra.

La base su cui preme tutta la trama, non comunque eccessivamente complicata, è il rapporto di disprezzo e rispetto tra i due contendenti: uno utilizza la sua intelligenza per il male puro, l’altro viceversa la volge al bene. Dialoghi da “guerra fredda” che finiranno in una combattutissima ed epica partita a scacchi: il criminale col bianco (attacco) e l’ investigatore col nero (difesa).

Tutti perfetti nelle loro parti, spuntano inoltre personaggi nuovi come Stephen Fry  nei panni di Mycroft, fratello di Sherlock, e Noomi Rapace, già vista con un’ottima interpretazione nella trilogia svedese del Millenium.

Da notare come alla fine del film sia lasciata la possibilità di un sequel, d’altronde neppure Conan Doyle, che era giunto a detestare il personaggio da lui creato, riuscì a uccidere il detective facendolo volare giù dalle cascate di Reichenbach.

Pur essendo una spudorata manovra commerciale, è un buon prodotto, in più per gli appassionati Holmesiani non mancheranno le chicche e i riferimenti, dopotutto Ritchie che era famoso solo per essere l’ex marito di Madonna forse possiede un po’ di talento.

 

Davide Turrini

 

 

Il giorno in più

Il giorno in più – di Massimo Venier (2011)

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Romanzo di successo nato dalla penna di Fabio Volo, “Il giorno in più” è ora un film.

Giacomo (Volo), quarantenne superficiale e annoiato dalla vita, ha un buon lavoro, è pieno di donne, ma nonostante questo non è felice, e oltre a essere quello che è volgarmente definito un “bastardo” non ha neanche in nota il significato della parola responsabilità. Non avendo più a disposizione l’automobile dopo la sua ennesima bricconata, comincia a prendere il tram ogni mattina per recarsi al lavoro, dove un bel giorno vede Lei, che legge e da lontano gli sorride, e boom! E’ subito colpo di fulmine. Le domande si affollano nella sua mente e lui già comincia a correre con la fantasia ed ad idealizzare questa persona, proprio come si fa quando si è innamorati. Chi è? Che lavoro farà?… Bé lei è Michela (Isabella Ragonese), una ragazza che come tante ha un sogno nel cassetto: diventare una editor famosa; sogno che la porterà a trasferirsi a New York il giorno dopo la loro conoscenza, lasciando stranamente un senso di vuoto in entrambi.

Il fato farà si che Giacomo si debba recare a Pittsburgh per concludere un affare, non poi così lontano da dove si trova la persona che l’ha stregato poco tempo prima. Scatta così  un gesto folle: senza pensarci troppo noleggia una macchina e si mette in viaggio per la “grande mela” a caccia di Michela. (continua…)

I tre moschettieri a

I tre moschettieri di Paul W.S. Anderson (2011)

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Col tornare in voga del 3d non poteva mancare l’ennesima trasposizione cinematografica de “I tre moschettieri”, celeberrimo romanzo di Alexandre Dumas padre, ora colossal creato appositamente per gli amanti degli effetti speciali e degli occhiali tridimensionali

La storia è abbastanza nota. D’Artagnan, ragazzo originario della Guascogna, si reca a Parigi per coronare il suo sogno: diventare un moschettiere del re, come suo padre prima di lui; un traguardo molto difficile da raggiungere, considerando anche che l’ordine si è sciolto per gli editti proclamati dal Cardinale Richelieu, uomo di Chiesa che spacciandosi come consigliere del giovane re Luigi XIII, trama per spodestarlo e divenire a pieno titolo reggente. Da subito il carattere impetuoso del giovane lo porta a farsi numerosi amici come Athos, Porthos, Aramis , l’amata Costanza e a inimicarsi persone pericolose quali il conte di Rochefort e Milady. Scopo degli eroi? Salvare il regno e sventare il piano di Richelieu ai danni della Regina Anna.

Pur essendo in alcune parti molto simile al racconto originale, il film svia completamente su alcuni punti fondamentali come la figura del Duca di Buckingham, che nel libro non era uno dei “cattivi”, anzi diventa amico degli stessi moschettieri, l’unica sua colpa era di essere per davvero l’amante segreto della regina; qui non si capisce molto bene il suo ruolo, sembra più un personaggio fittizio per tenersi nel cassetto un possibile sequel.

Ogni attore è perfetto nel proprio ruolo: Logan Lerman già visto in Percy Jackson va benissimo nei panni di D’artagnan, un viso giovane e fresco che farà strada, Christopher Waltz (Carnage, Bastardi senza gloria) è sempre ottimo nelle parti da cattivo, per non parlare di Milla Jovovich una “femme fatale” d’eccellenza. Compare poi anche Orlando Bloom nel ruolo di Buckingham.

Come molte versioni il film si basa sulla prima parte del libro, tralasciando completamente la parte relativa alla guerra tra Francia e Inghilterra e trattando solo superficialmente l’esecuzione di Milady, effettivamente non molto adatta a un blockbuster.

Sono inoltre presenti volute imprecisioni storiche: costumi completamente reinventati con giacche e pettinature che si accostano molto ai giorni nostri, mitragliatrici a tamburo che nel ’600 ancora non esistevano, per non parlare delle aeronavi che tuttora non esistono, ma sono solo una concezione della pura fantasia. Il perché di tutto questo è semplice, se non fosse qualcosa che potrebbe fare presa su un pubblico giovane e desideroso di grande teatralità, non sbancherebbe il botteghino, in  quanto non parla di niente di nuovo, la storia originaria è stata più e più volte sfruttata e spesso anche rovinata, il romanzo originale è un bellissimo romanzo: modernizzarlo ed esagerarlo era necessario per fare incassi. Il risultato non è eccellente ma l’azione piace a tutti, me compreso, probabilmente però non andrei a rivederlo. Consigliato per chi vuole guardare un discreto film d’azione, ma non storico, e non troppo fedele al vero “I tre moschettieri”.

 

Davide Turrini

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