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TUTTO DA RIFARE? TUTTO DA RIPENSARE! Platone sul palcoscenico
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Nelle sere del 28 e del 29 ottobre, passando davanti alla Fondazione San Carlo di Modena, potrà capitarvi di origliare alcune
parole (Leggi! Giustizia! Città!) in bocca ad alcuni giovani appassionati che discutono tra loro. Se non v’illuderete d’incappare in un dibattito tra movimenti locali o in un comizio elettorale preventivo, sbucherete nella mise en espace (una sorta di “lettura in 3D”) di alcuni brani del filosofo ateniese Platone (non preoccupatevi del prezzo: l’ingresso è libero, ma la prenotazione obbligatoria.) In particolare, verranno proposti estratti da Le leggi, Critone e Minosse, filtrati per noi da Carlo Altini che ha esplorato questi testi come una miniera di domande ancora attuali: “Qual è il rapporto tra legge, giustizia e costituzione politica? Come può una costituzione decisa storicamente essere giusta sub specie aeternitatis?” Ci guideranno tre personaggi in cerca di legislatori, ma – guarda un po’: i cittadini del dialogo di Platone (un cretese, uno spartano e un misterioso ateniese) provengono da regioni diverse.
A curare questa diatriba è Claudio Longhi, caro da anni al pubblico modenese come regista e divulgatore teatrale. Lino Guanciale, Mauro Lamantia, Luca Micheletti, Simone Tangolo, Carlo Zanotti, accompagnati dalla fisarmonica di Olimpia Greco e con l’aiuto alla regia di Giacomo Pedini, avranno il compito di aiutarci a esaminare lo stato di salute della legge.
Si tratta di mostrare i ponti tra teatro e filosofia, in un progetto pluriennale in collaborazione
con ERT, a partire da alcune parole chiave del nostro tempo: quest’anno è “Utopia”. Nel 2010 La Tirannide, da Senofonte, ne è stato il primo capitolo: ricordo un folto e variegato pubblico (sì, c’erano anche dei minorenni) che assisteva all’esplorazione del retroscena “privato” del potente. E si compiva un passaggio raro: anziché un mero scambio di opinioni, uno sviluppo di idee. Il tutto nella logica dell’intrattenimento, senza confondere noia e pensiero, ma neppure identificando piattamente conoscenza e cultura.
La rilettura in scena del passato (quello dei fatti e quello del pensiero) può davvero evitarci di cadere negli stessi errori dei nostri predecessori? Longhi vede nel teatro una sorta di lente di ingrandimento o di microscopio sul corpo sociale: “Farsi consapevoli del presente, come leggendo in un termometro della filosofia il variare della temperatura “ideologica” lungo le epoche e comprendere così che cosa siamo diventati e come sia possibile rivoluzionare quanto non funziona nei nostri attuali sistemi: a questo il teatro potrebbe servire. O forse dovrebbe servire…”
Stefano Serri
