Articoli con tag Filippo Costa

Killer Elite

Killer Elite di Gary McKendry (2011)

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Gary McKendry esordisce in un lungometraggio con la possibilità di dirigere un cast di prim’ordine, lo fa adattando al grande schermo un romanzo di Ranulph Fiennes, un ex militare britannico del SAS (Special Air Service), che creò scalpore al governo di Sua Maestà la Regina Elisabetta quando venne pubblicato nel 1991 a causa delle accuse contenutevi riguardo una presunta ingerenza militare inglese in Oman. La vicenda trae spunto dal noto corpo militare inglese per poi incrociarsi con la figura di Jason Statham che interpreta, stancamente accompagnato da Robert De Niro, un Killer d’alto profilo al servizio di ricchi mandanti. L’intreccio ha vita nel 1980, l’ambientazione e i costumi ben rendono il clima del tempo e Statham si dimostra indubbiamente il miglior erede di una generazione di attori che sta invecchiando, ma che ha fatto la storia dell’action movie americano; sto ovviamente parlando dei fenomeni che avremo la gioia di vedere di nuovo assieme ne “I Mercenari 2″ film a cui Jason Statham naturalmente parteciperà. Messa da parte l’adrenalina che solitamente sfodera nei film di Guy Ritchie, Statham si dimostra a suo agio nel ruolo dell’assassino gentiluomo che corre in aiuto dell’amico De Niro rapito da un anacronistico Sultano dell’Oman. Per tirare il compagno di mille avventure fuori dai guai sarà costretto ad architettare una complicata vendetta contro alcuni ex-soldati del SAS per conto del Sultano stesso, con l’aiuto di un azzeccato Dominic Purcell (meglio noto come Lincoln Burrows in “Prison Break”) l’attore più calato negli anni ottanta di tutto il cast. Dall’altra parte della barricata c’è il sempre verde Clive Owen, anch’egli ex-SAS non ancora sazio di spionaggio e azione, che darà filo da torcere per un ora abbondante di film a Statham cercando di difendere gli ex-commilitoni. La trama si infittirà sul finire, rispettando il canone degli spy-action e non deludendo al momento della resa dei conti (trailer).
Il film è un prodotto godibile e ben messo in scena, ma non si distingue per nulla dallo standard del genere, vanificando forse l’occasione di approfondire un periodo storico controverso e raramente setacciato in cambio di una ineccepibile ma già vista dimostrazione di forza di Jason Statham, che oscura decisamente il lavoro di supporto di Clive “Artù” Owen e la paternalistica interpretazione di un bolso De Niro.  Un consiglio, guardatelo se non volete pensare a niente per una sera e non ricordarvelo più la settimana dopo. Voto 2/5

 

Filippo Costa

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Chronicle di Josh Trank (2012)

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Alex è il solito personaggio schivo ed introverso da pellicola made in USA che frequenta l’ultimo anno di college, ma non ha ancora trovato un identità, soffocato da una difficile situazione famigliare e da un innaturale desiderio di estraniazione che lo porta a riprendere con un telecamera tutto ciò che gli accade. Suo cugino Matt è l’unico ad intrattenere rapporti con lui, ma solo per vincolo famigliare e non per sincera simpatia. In seguito ad uno strano episodio durante un rave party a cui Alex è stato trascinato da Matt, i due ragazzi acquisiscono il potere della telecinesi assieme ad un ragazzo che era con loro in quel momento: Steve, un Obama in miniatura rappresentante d’istituto della scuola e popolare sportivo. La vita dei ragazzi cambia radicalmente e il film analizza con realismo la presa di coscienza dei protagonisti circa le nuove potenzialità acquisite e l’approfondirsi del loro rapporto sulla base della situazione comune. La trasposizione di questa dinamica è l’unico spunto interessante del film e ricorda vagamente le problematiche che emergono dalla serie tv Misfits, in cui una serie di ragazzi inglesi si trova appunto alle prese con la responsabilità derivante dall’acquisizione di abilità sovraumane. Alex crederà inizialmente di poter essere accettato a scuola grazie al suo strabiliante potere, ma cambierà poi atteggiamento una volta scontratosi con il velo d’ipocrisia che avvolge l’elitè sociale del proprio istituto (trailer). Il punto debole del film è indubbiamente la seconda parte, in cui viene totalmente dissipato il credito acquisito dall’idea iniziale; infatti non solo lo spettatore è portato a prevedere con facilità il comportamento del protagonista Alex, ma non c’è assolutamente nessun tipo di coinvolgimento emotivo tra lui e il pubblico, che è costretto a sorbirsi pure un finale quantomeno discutibile. Il film è girato con un basso budget di 110 milioni di €, ma gli effetti speciali non mancano incastonati nella forma rappresentativa del mockumentary, il finto documentario che ha come progenitore The Blair Witch Project e come altri discendenti: Rec, Clverfield e Paranormal activity. Purtroppo però il film non ottiene lo stesso impatto di questi suoi simili.

Voto: 2/5.

 

Filippo Costa

 

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The Avengers – di Joss Whedon (2012)

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Spettacolare e divertente, probabilmente il film meglio riuscito sui supereroi, geniale intuzione dei Marvel Studios in collaborazione con la Paramount Picture quella di generare un crossover cinematografico utilizzando come soggetto “I Vendicatori”. Il progetto “Avengers” nasce infatti nel 2005 e vede come protagonisti alcuni supereroi del mondo Marvel, portati appositamente sul grande schermo nell’arco degli ultimi 9 anni: Iron Man, Occhio di falco (anche se solo per una comparsata in “Thor”), Vedova Nera (anche se solo per una comparsata in “Iron Man 2″), Thor, Capitan America e Hulk (interpretato precedentemente da Eric Bana ed Edward Norton, sostituito in questo film da Mark Ruffalo). Il gruppo è costretto per necessità ad unirsi sotto il comando del carismatico capo dello S.H.I.E.L.D Nick Fury, interpretato da Samuel L. Jackson che si era già fatto conoscere nei precedenti film Marvel come guida di tale organizzazione. Il nemico di turno è Loki, fratello dell’Asgardiano Dio del Tuono Thor, che ha intenzione di far invadere la terra da un esercito di Chitauri mostruosi e decisamente poco diplomatici, per poi ovviamente dominarla (trailer). Ma la cosa interessante del film è l’esplosiva alchimia che si crea tra i personaggi del gruppo, interpretati tra gli altri da “The Hurt Locker” Jeremy Renner (passato dal disinnescare bombe al lanciare frecce) e da Scarlett Johansson, una letale e formosa Vedova Nera. Gli eroi sono costretti a fare i conti con le diverse attitudini personali e con la gestione del proprio potere, ma superato l’empasse iniziale danno spettacolo a Manhattan in una battaglia che supera per livelli di distruzione anche l’assedio a Chicago di Transformer 3. Il film deve però buona parte del suo successo a Robert Downey Jr, un attore che ultimamente sembra trasformare in oro tutto ciò che tocca e a cui vengono cuciti addosso ruoli perfetti per commedie e film d’azione popolari. Infatti il “genio miliardario playboy filantropo” Tony Stark gode indubbiamente di un appeal che l’idealista Capitan America, il timido iracondo Hulk e il belloccio Thor riescono solo a sfiorare. È un peccato che il film sia uscito senza una back-story su Occhio di falco e Vedova nera, catapultati nella vicenda senza essere presentati adeguatamente allo spettatore, che rimane perplesso di fronte alle continue allusioni riguardanti un loro passato comune colte solo dai fumettisti del genere. In definitiva il film dimostra come attori capaci, sceneggiatura brillante e una adeguata conoscenza dei personaggi dovuta a film di premessa siano le basi per un crossover di qualità, quindi scordatevi di: “Alien vs Predator”. Una delle poche pecche del film è l’inconsistenza dell’antagonista Loki, privo del carisma da vero sadico malvagio, d’altronde Tony Stark non tarda a definirlo come semplice “rockettaro”.
Voto 4/5

 

Filippo Costa

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Act of Valor – di Mike McCoy e Scott Waugh (2012)

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I carneadi Mike McCoy e Scott Waugh dirigono un cast di ex militari per raccontare la storia di un gruppo di Navy Seal impiegati in una missione anti-terrorista. L’idea del film e molto semplice: portare sullo schermo l’eroismo, la bravura tattica, l’istinto militare e il senso dell’onore di questi uomini. I dialoghi e la storia sono puro contorno in un film d’azione vera, che rappresenta con iperrealismo le operazioni d’attacco dei Seals. La vicenda militare è condita in salsa patriottica, non c’è dall’inizio alla fine del film il minimo dubbio sul valore e la giustizia dell’azione di questi uomini e ovviamente ciò rende il film monocorde. La qualità delle sequenze è molto alta e le scene di azione sono curate in ogni passaggio, tanto da rendere lo spettatore quasi partecipe delle varie operazioni, in una sorta di video-game cinematografico. ln forma accessoria il film gode del ritorno mediatico che i Seal hanno avuto dopo il 2 Maggio 2011, giorno in cui il presidente Obama annunciò al mondo la loro vittoriosa incursione ad Abbottabad nel rifugio di Bin Laden. Il tema principale del film è molto semplice: servire la patria per servire la famiglia, a costo di sacrificarsi in una sorta di annullamento personale e totale dedizione ad una causa, che in questo caso è quella americana contrapposta a quella jihadista. È consigliabile vederlo al cinema per godere al massimo dell’indubbia spettacolarità, eviterei di minimizzarlo su di un televisore, avrebbe poco da dire. Il film ha il pregio di raccontare una realtà poco conosciuta come quella dei Seal, di far comprendere le sofisticate tecniche con cui agiscono, ma ha anche il grosso limite di scadere nella retorica e di proporre allo spettatore una realtà semplificata dove il bene ed il male si combattono a schieramenti ben definiti.

 

Filippo Costa

Oscar 2012

La notte degli Oscar 2012

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Ci sono due diversi tipi di spettatori che possono avere la folle idea di stare alzati fino alle sei del mattino per assistere alla notte degli Oscar. C’è chi vuole darsi un tono da pseudo intellettuale cinefilo e guarda la notte degli Oscar per poi il giorno dopo poter snocciolare a memoria davanti agli amici allibiti i vincitori, anche quelli delle categorie più improbabili (cos’è il mixaggio sonoro?) e c’è invece quel cospicuo gruppo di donne fashion victim che vogliono solo vedere e sognare per una notte gli splendidi abiti confezionati dai più grandi stilisti per le stars.
In questo articolo sono rappresentate entrambe le categorie di spettatori, iniziamo quindi a parlare del red carpet.
Ogni anno gli abiti scelti sul carpet rappresentano l’apice dell’eleganza anche se nemmeno le dive sono immuni dagli scivoloni, come quello in cui è incappata Penelope Cruz ieri sera, che si è infilata un abito fin troppo principesco firmato Armani Privé: OUT! Altra caduta di stile per Angelina Jolie che indossava un abito nero di Versace con un provocante spacco da mostrare sul carpet per la gioia dei milioni di telespettatori uomini, ma provocando anche lo sdegno degli esperti. Jennifer Lopez invece sembrava imprigionata da un splendido abito Zuhair Murad  fatto di trasparenze e ricami che ricalcavano senza esaltare, anzi quasi censurando,  le sue prorompenti forme che ieri sera sono state un punto di forza non sfruttato. Anche Cameron Diaz non ha dato il meglio di sè in Gucci Premiére, finendo per sembrare un’unica massa di colore, risultato? un flop totale!
Passiamo ora a chi ha brillato durante la notte: innanzi tutto Meryl Streep (miglior attrice protagonista) in uno splendido abito oro di Lanvin . Che abbia scelto questo abito come un buon auspicio di vittoria? Gwyneth Paltrow sfoggiava un raffinatissimo Tom Ford,  abito che la rendeva più simile ad una dea che ad un’attrice mentre posava per i fotografi: la semplicità anche in queste occasioni è la cosa più apprezzata. Rooney Mara, la protagonista di Uomini che odiano le donne (anche lei in gara per la categoria best actress) ha indossato Givenchy, vestito con strascico dalle scollature vertiginose sia sulla schiena che sul davanti ma portato con una grandissima eleganza.
Non poteva mancare chi decide di indossare il rosso sul red carpet ma quest’anno i risultati sono stati ottimi, la migliore in rosso è stata Michelle Williams in Louis Vuitton, un abito spettacolare!
Una menzione speciale va a Sacha Baron Coen (tra l’altro partecipe di Hugo), che si è presentato sul red carpet vestito da dittatore arabo sponsorizzando l’uscita del suo prossimo film The Dictator e spargendo delle finte ceneri di Kim Jong il.
Gli Oscar 2012 sono stati caratterizzati dalla sobria (aggettivo ormai svalutato) presentazione di Billy Cristal decisamente a suo agio alla nona conduzione della serata, che ha fatto dimenticare l’inesperta coppia Franco-Hateway dell’edizione 2011. Inizialmente la serata è stata dominata da Hugo che ha monopolizzato gli Oscar tecnici aggiudicandosi: miglior fotografia, miglior scenografia, migliori effetti speciali, miglior sonoro e miglior montaggio sonoro. Tra coloro che sono stati premiati per Hugo c’è anche un pezzo di Italia, infatti Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo si sono aggiudicati la statuetta per la migliore scenografia; per la coppia italiana è il terzo Oscar (The Aviator e Sweetney Todd), il secondo in prolifica collaborazione con Scorsese. Dopo questa prima scorpacciata di premi si segnala la vittoria di Octavia Spencer come Miglior Attrice non protagonista (The Help). Ma il momento più di spessore della serata è stata la premiazione di A Separation come Miglior Film Straniero, per la prima volta nella storia dell’Academy un film iraniano è stato premiato; interessante il discorso di accettazione di Asghar Farhadi che ha lanciato un messaggio di speranza al suo popolo visto il difficile periodo politico che si va prospettando per l’Iran.
Successivamente si è passati agli Oscar più sostanziosi e ambiti che hanno visto il trionfo di Woody Allen (ovviamente non presente a ritirare il premio) nella categoria Miglior Sceneggiatura Originale, mentre il premio per la Miglior Sceneggiatura adattata è stato consegnato da una scheletrica Angelina Jolie a Payne per Paradiso Amaro che nonostante le grandi attese e le cinque candidature iniziali ha vinto soltanto questa statuetta. Finita la parentesi dedicata ai documentari in cui è stato premiato Undefeated dalla coppia di Ironmaniana memoria Paltrow-Downey jr e ai film di animazione in cui si segnala la vittoria di Rango, bel cartone che però non rimarrà sicuramente nei cuori dei bambini di questa generazione, si è passati ai pezzi da novanta; la vincitrice degli Oscar 2011 come Miglior Attrice non Protagonista Melissa Leo ha premiato Christopher Plummer come Miglior Attore non Protagonista, l’attore ottantaduenne (Beginners) nel discorso di accettazione ha simpaticamente ricordato di essere coevo degli Oscar stessi (giunti all’ottantaquattresima edizione), Plummer è infatti il più anziano vincitore di un Oscar non alla Carriera. Con la comparsa dei premi più ambiti Hugo si è puntualmente eclissato e quando Micheal Douglas ha premiato il regista francese di The Artist Michel Hazanavicius si è capito che probabilmente gli equilibri erano cambiati e che Scorsese non avrebbe potuto prendersi il Miglior Film, come poi effettivamente è stato. Una mezza sorpresa in sala c’è stata al momento della premiazione della Miglior Attrice Protagonista, infatti nonostante la favorita fosse Viola Davis per The Help il premio è andato all’immarcescibile Meryl Streep, che alla quindicesima candidatura si è portata a casa il terzi Oscar (dopo i trionfi del 1980 e del 1983). Una piccola sfumatura di invidia si è vista negli occhi di Brad Pitt e George Clooney al momento della consegna dell’Oscar per il Miglior Attore Protagonista a Jean Dujardin, istrionico interprete francese di The Artist sconosciuto ai più che ha oscurato i due stra-noti divi portandosi la statuetta oltralpe.
l Miglior Film è andato a The Artist che ha pareggiato così le 5 statuette di Hugo portandosi però a casa i premi più importanti: Miglior film, Migliore regia, Miglior attore protagonista, Migliori costumi, Miglior colonna sonora.

 

Filippo Costa e, per la parte Fashion,  Alessandra Colacicco

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