QuartaParete
Se devi dire una bugia dilla grossa
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Se devi dire una bugia dilla grossa: questo il titolo della commedia del celebre Ray Cooney messa in scena ieri sera al Teatro Carani di Sassuolo da una giovane compagnia della città, la Teatrogiovani, per la regia di Sara Tosi. L’opera si dipana nell’estenuante tentativo da parte dell’eminente ministro Riccardo De Mitri di tradire sua moglie con la bella Signora Rolandi, segretaria del leader dell’opposizione. Ad ostacolare le mire del politico sarà in primo luogo l’ “impacciataggine” del suo fido collaboratore Mario Girini, a cui si aggiungeranno le fastidiose presenze che popolano il lussuoso albergo in cui la farsa prende vita, tra cui la moglie del ministro stesso.
Di fronte ad un pubblico degno di nota, benché composto in prevalenza da amici e parenti, sarebbe ingeneroso non sottolineare l’eccellente prova attoriale a cui i ragazzi che compongono questa giovane compagnia hanno dato luogo. La maggior parte di loro trasmetteva la netta impressione di aver calcato palcoscenici già numerose volte; in particolare Mirko Bertoni (ossia, il segretario Girini) ha offerto una interpretazione considerevole, non consona a chi si avvicina al teatro da dilettante (o quasi).
L’opera complessiva è ben riuscita, con scenografia e costumi minimali ma azzeccati. Un solo difetto: la narrazione, col terzo atto, diviene troppo prolissa. Peccato, perché fino ad allora la frizzantezza della commedia non aveva permesso attenzione alcuna all’orologio. Ad ogni modo, le congratulazioni a questi ragazzi sono doverose: hanno dimostrato come la passione e l’impegno possano sopperire a qualsiasi mancanza tecnica. E tra qualche anno, chissà dove li vedremo…
Tullio Saldaneri
“SE DEVI DIRE UNA BUGIA DILLA GROSSA”: TEATROGIOVANI AL CARANI IL 27 FEBBRAIO.
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Andrà in scena mercoledì 27 febbraio alle ore 21.00 al Teatro Carani di Sassuolo “Se devi dire una bugia dilla grossa”, commedia brillante in due atti di Ray Cooney, portata in scena dalla Compagia TEATROGIOVANI con la regia di Sara Tosi.
“Sono otto i personaggi che interagiscono nella prestigiosa location dell’Hotel Plaza di Roma: il ministro del Governo, Riccardo De Mitri, prenota una suite per incontrare la bellissima signora Rolandi, segretaria del leader dell’opposizione per una notte d’amore.
Notte, interrotta sin da subito dall’impacciato Mario Girini segretario del sig. De Mitri e dalla curiosa e moralista direttrice d’albergo la quale vuole accertarsi che il decoro e la rispettabilità dell’hotel Plaza siano onorati ed intonsi.
A concludere il cerchio di imbarazzanti situazioni e sconvenienti proposte, troviamo la moglie del ministro De Mitri, il marito della signora Rolandi, una simpatica e ficcanaso Lily Merloni e due cameriere troppo straniere.”
La compagnia TEATROGIOVANI Sassuolo nasce quattro anni fa, in seguito ad un corso teatrale con successivo spettacolo finale, tenuto dall’attrice e regista Sara Tosi al Liceo A.F.Formiggini.
Dopo il primo anno, di approccio al teatro da parte dei ragazzi, si decise di formare una vera e propria compagnia al di fuori dell’ambito scolastico.
Con la regia di Sara Tosi, i ragazzi hanno portato in scena due commedie brillanti nel corso di questi anni, facendo il loro ingresso trionfale al Teatro Carani, nel giugno 2010.
Il corso e la compagnia nascono supportati da TEATRO MOMART, compagnia professionisti di teatro comico di cui Sara è la direttrice.
Il corso è finalizzato all’apprendimento delle tecniche teatrali di base (quali dizione, respirazione, studio della voce) e integrazione dell’attore con il palcoscenico, fino a diventare un tutt’uno.
“Quando ho preso questo gruppo, nessuno dei ragazzi aveva mai seguito un corso professionale di recitazione. C’era che parlava pianissimo, chi si inceppava, chi si vergognava e chi era fin troppo sicuro. Neanche un anno dopo, la passione di chi davvero ama il teatro, si è fatta vedere ed è emersa. Con chi possedeva questa magnifica dote abbiamo formato la compagnia e giorno dopo giorno sono cresciuti. Ora stanno sul palco meglio di me… quasi
Ero timorosa all’inizio, di poter sbagliare e non riuscire a trasmettergli la vera bellezza di quest’arte, nonostante siano più di dieci anni che faccio questo lavoro. E invece mi hanno sorpresa, come sempre.
Questi ragazzi sono consapevoli di ciò che possono fare, ciò che hanno fatto e ciò che con gli anni e la determinazione riusciranno
a creare. Sono orgogliosa di ognuno di loro e sono orgogliosa dell’impegno che dimostrano spronandosi a vicenda e aiutandosi sul palco per la buona riuscita dello spettacolo.
Il teatro fa bene, non si può dire il contrario. È questa la sua vera potenzialità; il teatro unisce, fortifica, aiuta a superare i propri limiti e ce ne fa scoprire di altri. Ti riempie di gioia ma allo stesso tempo è severo e ti ricorda di restare umile.
Perché l’unico errore che non si deve commettere su un palco è proprio questo: perdere l’umiltà.
Nel momento in cui accade, precipiti tu come persona, attore e con te il tuo spettacolo. “
Sara Tosi – photo Daniel Soundengineer
Se devi dire una bugia dilla grossa
Commedia brillante in due atti di Ray Cooney
Teatro Carani, mercoledì 27 febbraio 2013 ore 21.00
Compagnia “TEATROGIOVANI” Sassuolo
Regia: Sara Tosi
Interpreti:
Massimo Marani, Francesca Tricarico, Mirko Bertoni, Francesca Scalabrini, Marta Fiandri, Marco Meglioli, Margherita Aruta. Angelica Polmonari.
©2013 Concretamente Sassuolo Twitter Facebook
Urge di e con Alessandro Bergonzoni al Teatro Carani di Sassuolo.
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Fin dal titolo si comprende quindi un’urgenza da parte dell’artista, una necessità, un’allerta senza confini stabiliti, che si districa attraverso un uso delle parole alternativo, mescolandone simboli e significati, una sorta di glossolalia “sui generis”. Dice il coregista dello spettacolo, Riccardo Rodolfi: <<Ma cosa, in definitiva, “Urge” a Bergonzoni? Sicuramente segnalarci delle differenze; quella mancanza di precisione nello sguardo del mondo che se trascurata può realmente cambiare il senso delle cose, quelle frettolose banalizzazioni che accomunano cose in realtà diversissime tra loro. E anche dimostrare che la comicità è fatta di materiali non solo legati all’evidente e al rappresentato. Ma soprattutto mettere sotto gli occhi degli spettatori il suo “voto di vastità”: un vero e proprio canone artistico che lo obbliga, sia come uomo ma soprattutto come artista, a non distogliere mai gli occhi dal tutto: un tutto composto dall’enormità, dall’invisibile, dall’onirico, dallo sciamanico, dal trascendentale>>. Attraverso la comicità l’intento è certamente quello di segnalarci la vastità in cui siamo immersi, spesso sottovalutata dalla miopia che il quotidiano inevitabilmente ci conferisce. Le linee guida sono molteplici, come il sogno ad esempio, un espediente che ci catapulta anche nella complessità non solo della mente o del linguaggio, ma anche del reale. L’attore afferma: <<Questo mi sono detto nel fare voto di vastità, scavando il fosse, usando il confine tra sogno e bisogno (l’incubo è non confoderli)>>. Il canone comico è frizzante, innovativo, saltellante. Sicuramente una mente fine, quella di Bergonzoni, al servizio di riflessioni di ilarità ragionata a cui è, oggigiorno, difficile assistere. Ma le protagoniste sono le parole, strumenti dotati di una tal potenza di cui i più se ne rendono conto mai a sufficienza.
Tullio Saldaneri
©2012 Concretamente Sassuolo
L’associazione Concretamente Sassuolo ringrazia Just In Time Srl Modena per la gentile collaborazione e disponibilità.
Viaggi di Ulisse. Nicola Piovani al Poesia Festival 2012
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L’apertura dell’ottava edizione del Poesia Festival 2012 nella serata del 27 settembre è stata affidata, oltre che alla leggerezza di Vivian Lamarque, a I Viaggi di Ulisse, Concerto mitologico per strumenti e voci registrate, scritto e diretto da Nicola Piovani, che siede anche al pianoforte spiegando al pubblico motivi, fonti, testi utilizzati. La chiave di lettura è quella di “Ulisse uomo della curiosità” e gli episodi scelti e tradotti in musica (le sirene, i lotofagi, Polifemo e Penelope) sono tutti orientati a dipingere il viaggiatore senza sosta spinto dall’amore della conoscenza.
Così scrive il compositore:
”Viaggi di Ulisse è un racconto in musica, per strumenti che si concertano con voci registrate. I temi del
racconto sono le emozioni che mi hanno lasciato le letture e l’immaginazione di alcuni viaggi di Ulisse, personaggio vecchio di tre millenni, figura di un fascino e di una meraviglia ancora oggi indecifrabili. Con la musica strumentale, ovviamente, non raccontiamo i fatti che solo la parola può descrivere. Ma la musica può tentare di materializzare la commozione che quei fatti ancora oggi sono capaci di suscitare.”
Il curriculum di Piovani è noto a tutti, dalle collaborazioni con De André alle musiche da film (e da Oscar) e per il teatro. La musica dedicata a Ulisse non è immune da pregi e difetti che si riscontrano in tanta musica contemporanea, anche nel cinema (il minimalismo stagnante che imbrocca ogni tanto una bella melodia e te la ripropone fino a saturazione, l’attenzione per ritmi e cadenze etniche) ma cerca di costruire una storia senza cadere troppo in un descrittivismo didascalico. Grande la sapienza musicale per ottenere, con pochi strumenti, numerose sfumature; anche lo scoglio della materializzazione del canto delle sirene è risolto in modo efficace. Dal suo pianoforte, Piovani dirige e si accompagna agli altri musicisti, con un risultato convincente: Andrea Avena (contrabbasso), Marina Cesari (sax/clarinetto e flauto dolce), Pasquale Filastò (violoncello, mandoloncello); Ivan Gambini (percussioni, fisarmonica); Aidan Zammit (tastiere, chitarra elettrica).
Le fonti usate da Piovani vanno dalla Grecia di Omero, Pindaro e Kavafis all’Italia di Tasso e Saba, passando dall’Irlanda di Joyce per il monologo di una Penelope – Molly Bloom tradotto in partenopeo e registrato eliminando le pause respiratorie, in un ininterrotto flusso di coscienza fonico. Molte le voci campionate (come quelle di Maria Callas, Yma Sumac e Noa per il canto delle sirene) o registrate per le letture: Chiara Baffi, Carlo Cecchi, James Joyce (che legge dal monologo di Molly Bloom), Siobhan McKenna, Paila Pavese, Massimo Popolizio, Mariano Rigillo, Virgilio Zernitz, Massimo Wertmuller.
Un tripudio di collaborazioni approdato al Teatro Ermanno Fabbri di Vignola, dopo un tour che ha attraversato l’Italia per pubblicizzare il cd relativo; tra gli artisti coinvolti anche l’illustratore Milo Manara, che incarna al meglio, in linea con la sua produzione, le donne dell’opera: le sirene, una lotofaga, una Penelope in lingerie provocante; ma quando immagina il volto di Ulisse, lo disegna con le fattezze di Pier Paolo Pasolini: in questo come in altri casi di sbandieramento idelogico sembra quasi una maschera presa a pretesto, un nume tutelare invocato a caso.
Stefano Serri
©2012 Concretamente Sassuolo
CORMAC MCCARTHY – SUNSET LIMITED (Einaudi tascabili, 2010).
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“BIANCO: Perché è qui? Che cosa gliene viene in tasca? Lei mi sembra un tipo intelligente. NERO: Io? Io sono solo un negro campagnolo deficiente della Louisiana. Te l’ho detto. A me, non è mai venuto in testa un pensiero che è uno. Se non sta qui dentro, io non ne so un accidente.”
Una cucina, la Bibbia sul tavolino e due personaggi: un nero, omicida con “storie di galera”, un bianco, professore colto, probabilmente ebreo. Il nero ha salvato il bianco dal suicidio, scontro a 130 col Sunset Limited, la metro a tutto vapore.
Nella stanza sola, il nero promette di non lasciare il nuovo amico, di tampinarlo ovunque egli vada, anche se il bianco fa il prezioso, si lascia corteggiare (“Chi l’ha nominata mio angelo custode?”), ma rimane seduto tutto il libro, fino alla fine, fino alla scelta.
Parlano, meglio: si fanno domande: chi abbozza risposte, chi lascia certezze; fa il nero: “Lo so che c’è Gesù in questa stanza”. E il nero non è colto, dice bene parolacce, cazzo predilige, “cazzo, professore” ogni volta che rimane senza più parole. È un uomo forte il nero: “La prima cosa che devi tenere presente è che io, nella testa, non ho manco un pensiero originale. Se non ha dentro la scia del profumo della divinità, allora non mi interessa.” Il bianco ha letto quattromila libri, non la Bibbia: voleva spiaccicarsi sul Sunset, indolore, perché “le cose culturali, […] la base della civiltà”, non hanno più nessun valore; pensava “fossero indistruttibili”, e si sbagliava.
Il nero da del tu al professore, il bianco usa il lei con l’ex carcerato. Il nero racconta il suo incontro più importante: “No, no. Non lo sapevo neanche, cos’ero. Ma pensavo che dipendeva tutto da me. E mica l’ho mai capito quanto pesava quel fardello, finché non me lo sono levato di dosso. Forse è stata quella la cosa più bella. Mettere tutto in mano a qualcun altro.” Il bianco è chiamato “zuccherino”: “Vuol dire che siamo fra amici. Vuole dire che devi smetterla di preoccuparti per tutto.”
“NERO: Stai cercando di mettermi nel sacco, professore. BIANCO: No, per niente. E’ un eretico o no? NERO: Non più di quanto dovrebbe esserlo chiunque. Anche chi ha una fede grande così. Non sono uno che dubita. Però sono uno che fa domande. BIANCO: E che differenza c’è? NERO: Be’, secondo me chi fa domande vuole la verità. Mentre chi dubita vuole sentirsi dire che la verità non esiste.”
È un dialogo di parole decisive che portano per forza ad una scelta: parole che possono cambiare, che non si possono ignorare:
un sì o un no, come dritti di fronte a una verità, a più verità lì davanti, verità semplici, da prendere o lasciare. Perché il mondo “è in bianco e nero”, tanto che spesso i due sono d’accordo: “Non ho niente di sbagliato, secondo me. Penso di aver raggiunto il punto in cui si è costretti a guardare in faccia la verità, tutto qui.”
Nello spazio di 115 pagine, un Dostoevskij in formato tascabile, si va soltanto dritti al punto: Dio, il senso della vita, di fronte al vero male dell’uomo occidentale: la sua disperata povertà spirituale. “Secondo me lei non capisce che per la gente come me il desiderio di Dio non è che il segno di una mancanza in chi lo prova.”
Giorgio Casali
©2012 Concretamente Sassuolo
