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Ghost's Modena

REFERTO “ROSA-GRINGOS”: i maranellesi vincono al termine di una partita sempre aperta!

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CSIBa Open 2012-2013 (Seconda fase ad orologio)

Ghost’s Modena – Pol. Maranello 49-50

 

 

I tabellini

Maranello: Arrighi (c) n.e., Tollari 10, Iaccheri 6, De Angelis 6, Gazzotti 4, Fili 6, Canulli 0, Vidaic 6, Bertoni 8, Sessa 0, Ribigini n.p., Parenti 4.
Coach: Barbari

Ghost’s: Toksoy 4, Fauche 11, Gregorio 6, Campioli 13, Zizzi 1, Ceglia 9, Di Napoli(c) n.e., Cottafavi 4.

Arbitro: Sig. Cosentino E. di Modena

Parziali: 7-11; 10-8; 21-19; 11-12.

 

 

Sarà il colore più in voga di questa primavera: il “rosa-Gringos”! Tonalità tutt’altro che “piena”, rappresenta alla perfezione la partita dei gialloblu, sempre davanti (tranne qualche rara occasione in cui i padroni di casa raggiungono il pareggio), ma mai chiusa. Vittoria importante, anche se ininfluente ai fini della classifica, quella contro i Ghosts risulta esser una partita dalla doppia faccia per quanto riguarda gli uomini del duo Barbari-Arrighi, con quest’ultimo nelle ormai solite vesti di “capitano-allenatore”, in quanto gli ospiti alternano momenti di buon basket a svarioni e ingenuità degne dei peggiori campi di minibasket.

CSIBa OpenDopo la palla a due i maranellesi partono subito carichi, difendendo bene e giocando con calma in attacco, tanto da concludere il primo quarto con un 11-7 che fa ben sperare.

La serenità dura ben poco: le rotazioni influiscono oltremodo sul gioco ospite, fioccano i falli e le infrazioni (soprattutto di passi), sanzionate da un arbitro quantomai attento ad ogni dettaglio. Perciò i padroni di casa, pur non avendo percentuali altissime dalla linea della carità, recuperano terreno, imponendosi con un parziale di 10-8.

La partita è viva, ogni canestro ospite è seguito da grandi esultanze, mentre tra i Ghosts iniziano a cedere i nervi, con Ceglia e Campioli tra i più “agitati” (sia per alcune decisioni dell’arbitro, sia per le scelte di alcuni colleghi e compagni, accusati di essere troppo frettolosi, ndr).

Il secondo tempo riprende in maniera molto caotica: i Gringos, che fino ad allora bene o male avevano tenuto le redini del gioco, perdono totalmente il controllo, mentre la panchina dei padroni di casa inizia a farsi eccessivamente rumorosa, tanto che risultano “disturbate” sia le comunicazioni tra allenatori ospiti e giocatori, sia tra direttore di gara e tavolo. Emblematico di questa tensione crescente è il fallo tecnico fischiato a Sessa per proteste, avvenute dopo l’ennesima infrazione di passi più o meno dubbia sanzionata dall’arbitro: lungi dal sottoscritto schierarsi pro o contro una direzione di gara più o meno fiscale, purtroppo il differente metro di giudizio applicato dai diversi arbitri CSI può causare anche situazioni del genere, in cui i giocatori si trovano “spaesati” di fronte a infrazioni che solitamente non vengono sanzionate.
Tralasciando queste digressioni, il terzo quarto finisce con un parziale di 21-19, che fissa il punteggio sul 38 pari.

Maranello  Gringos 2012-2013

Gli ospiti sono decisi più che mai a non cedere il passo e le redini di una gara che, fino a quel momento, erano state nelle loro mani, ma i padroni di casa sono più che mai galvanizzati dalla situazione propizia e pronti ad opporsi in ogni modo; inoltre sui Gringos grava il peso dei falli, soprattutto su alcuni uomini chiave.
Così, nonostante le ampie rotazioni ed i frequenti cambi, i gialloblu allungano fino a toccare il +6, poi IL BUIO! La squadra va in confusione, i nervi sono a fior di pelle su entrambi i fronti e l’ossigeno inizia a scarseggiare.

Gli ultimi minuti sono al cardiopalma: difese serratissime da entrambe le parti, nonostante si noti un occhio di riguardo sia ai falli personali, sia al bonus che incombe su entrambe le formazioni. Vidaic segna il +2 a poco più di un minuto dalla fine, ma due liberi di Fauche rimettono il punteggio in parità.
Dopo la rimessa, Tollari evita il pressing avversario e si inventa un canestro che fa esplodere la panchina e le “gradinatine”, a 20 secondi dalla fine.
Timeout per DiNapoli, probabilmente per preparare lo schema da tre che regalerebbe la vittoria ai padroni di casa: sulla rimessa azione concitata, scontro a tra Tollari-Ceglia-Fauche, con quest’ultimo nel ruolo di vittima ultima, costretto ad uscire a causa di un colpo al naso (con annesso “lago di sangue”). Il fischio dell’arbitro va a favore dei Gringos, anche grazie alla “ammissione di colpa” di Ceglia, che scagiona Tollari da eventuali colpe per l’accaduto: dalla lunetta, mentre gli addetti ai lavori puliscono alla bene e meglio il campo, il numero 13 gialloblu fa 2/2, dopo una serata non proprio brillante dalla linea della carità.
Ghost's ModenaSecondo timeout per i padroni di casa, a soli 4.9 secondi dalla fine: rimessa in attacco, Cottafavi riceve ma non trova spazio, scarica per Ceglia che “corona” un secondo tempo di gran lunga migliore rispetto al primo (nel quale non aveva segnato) con una tripla dalla lunga distanza che accorcia le distanze ad una sola lunghezza. I cinque secondi sembrano interminabili: dopo la rimessa e la tripla dei padroni di casa, i Gringos fanno in tempo a rimettere in gioco la palla dal fondo con un lancio lungo, intercettato dai Ghosts che a loro volta lanciano lungo, incontrando però il recupero di Bertoni sul quale, finalmente, termina la partita.

Tra le battute sul cronometro presente al tavolo finisce così una partita alquanto emozionante, coi ragazzi dei coach Arrighi-Barbari che portano a casa il terzo referto rosa della stagione.
Onore agli sconfitti, i quali, pur palesando problemi di “amalgama”, causati principalmente dalla mancanza di allenamenti di squadra, hanno dimostrato di esser composti da singolarità importanti.
Dagli ospiti un sentito ringraziamento a tutti i tifosi (i quali hanno quasi raggiunto la doppia cifra!) che hanno seguito la squadra in questa importante trasferta. Al di là della buona prestazione complessiva, caratterizzata da una buona circolazione di palla (come dimostra il fatto che i canestri siano distribuiti in maniera molto “uniforme”), il titolo di MVP della partita va a Tollari, non tanto per i punti a referto quanto per il fatto di essersi caricato la squadra sulle spalle nel finale, portando a termine ottime giocate su entrambi i lati del campo. In netto miglioramento Parenti, Fili e Gazzotti, Ribigini si conferma “l’uomo fantasma” (quantomai “in tema” con la partita, per l’ennesima volta a referto per poi restare bloccato al lavoro) mentre Vidaic e Canulli proseguono il loro processo di integrazione nel “ben collaudato” gioco dei maranellesi.

La prossima settimana i Gringos affronteranno l’SBM, a Modena, mercoledì 24 alle 19:30, mentre i Ghosts dovranno vedersela con il Sassuolo, martedì 23 alle 21:40, sempre presso la palestra Sant’Anna.

 

Riccardo Arrighi

 

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Amedeo Carboni

Amedeo Carboni: l’ex calciatore di Roma e Valencia ed ora opinionista di Mediaset si racconta a CS.

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Amedeo Carboni

Amedeo Carboni, nato il 6 aprile 1965, è un difensore ritiratosi nel 2006 per poi intraprendere la carriera di dirigente, direttore sportivo e, ultimamente, opinionista tv. Da giocatore ha militato per Sampdoria e Roma, per poi passare al Valencia, laddove ha vinto diversi titoli e concluso la propria carriera calcistica.

Abbandonata la “camiseta”, dopo un anno come dirigente della società spagnola, ha accompagnato Rafael Benitez durante la breve apparizione dell’allenatore sulla panchina dell’Inter, dedicandosi successivamente al “piccolo schermo” e partecipando a diversi programmi Mediaset (Premium Calcio e Guida al Campionato).

Quest’oggi ci ha gentilmente concesso qualche minuto del suo tempo per trattare diversi argomenti, tecnici e non, con lo stile e la preparazione propria di chi è nato e cresciuto nel mondo del calcio.
Di seguito l’intervista esclusiva al difensore di caratura internazionale.

 

 

Nonostante i primi successi già raccolti con la Sampdoria, la consacrazione vera e propria è stata nella Roma, squadra della quale è stato capitano negli anni in cui Totti muoveva i primi passi nella Serie A. Cosa ricorda di quei tempi, soprattutto riguardo quel giocatore che oggi rincorre il record di gol nella massima serie italiana?

amedeo_carboni con la maglia della Roma

Bisogna andare parecchio indietro; diciamo che ho avuto la fortuna di giocare sette anni con la Roma e di raggiungere anche qualche obiettivo importante: vincemmo la Coppa Italia e arrivammo in finale di Coppa Uefa, poi divenni capitano ed ebbi l’opportunità di giocare con la Nazionale, quindi devo dire che fu effettivamente la mia consacrazione. Lì ho giocato con grandissimi giocatori e qualcuno di questi è ancora oggi in attività, tra questi anche Francesco Totti, il quale arrivava dalla Primavera che aveva una grandissima squadra con i vari Muzzi, Beretta e Maini, tutti giocatori che poi sono approdati in Serie A. Lui era il più giovane di tutti ed era uno di quei ragazzi di cui rimani subito impressionato, anche se non puoi mai sapere se riuscirà a confermarsi, invece si è mantenuto fedele alle promesse che aveva portato avanti da ragazzo. Aveva delle qualità indubbie e addirittura si è migliorato come goleador, se prima non era un grandissimo realizzatore, ora è diventato un vero e proprio bomber.

 

Che ricordo ha del presidente Mantovani che ha contribuito a rendere grande la Sampdoria in cui ha giocato?

Senza dubbio il Presidente si è dimostrato quasi come un secondo padre, con i giocatori ha sempre avuto una parola di conforto, nei momenti non felici trovava sempre una soluzione e credo che sia stato un personaggio di quelli che non esistono più, forse oggi Moratti è quello che più gli si avvicina in quel senso. E’ indubbiamente una persona indimenticabile.

 

Come mai ha accettato l’esperienza all’estero nel ’97, quando ancora erano pochi gli italiani che andavano a giocare oltreconfine? Che rapporto aveva “da italiano” con tifosi e colleghi?

Diciamo che fu una serie di circostanze non positive: soprattutto il fatto che io a Roma ero arrivato ad essere capitano quell’anno ed ho avuto qualche divergenza con la società per opinioni differenti con la famiglia Sensi e quindi si era un po’ frantumato il legame e c’era la necessità da ambo le parti di cambiare. Una volta presa la decisione di cedermi mi chiesero di non andare in un’altra società italiana e venne fuori il nome del Valencia, oltre a quello di una squadra inglese: scelsi il Valencia anche grazie all’amicizia con Victor Munoz, un collega che aveva giocato con me nella Sampdoria che mi consigliò tanto di andare in Spagna, perchè era un paese in pieno boom economico, sociale, sportivo e quindi accettai questa opportunità anche per intraprendere una nuova esperienza di vita. Quando sono arrivato a Valencia, tra l’altro all’ultimo giorno di mercato, c’era stato un notevole cambiamento, arrivarono molti giocatori nuovi e tra questi ho ritrovato qualche ex compagno, come Angloma. Trovai un ambiente molto molto familiare, seppur non così “evoluto”, nel senso che non vi era tutta la tecnologia, combinata con gli allenamenti, che c’era in Italia; mi innamorai di questa gente.

 

Sono più i rimpianti per aver perso due finali di Champions o è più grande la gioia di averle raggiunte?

Diciamo entrambe le cose, non si può dire che non abbia ancora l’amaro in bocca dopo aver perso due finali di seguito (di cui una anche ai rigori), per cui il rammarico ci sarà sempre, però col passare del tempo, quella che era una brutta situazione vissuta sul momento, diventa un ricordo bello, perchè per raggiungere quelle finali mi sono divertito tantissimo, avendo inoltre la fortuna che tutto ciò coincideva con il periodo migliore della Spagna e del Valencia stesso. Abbiamo vinto non dico tutto, ma comunque ci siamo andati molto vicino.

 

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Dopo un anno come ds del Valencia e l’esordio come opinionista (ruolo ricoperto tuttora), è passato all’Inter nel ruolo di “consulente” del tecnico Rafa Benitez, che l’aveva allenata al Valencia. Com’è stata questa esperienza?

E’ chiaro che quando un’esperienza finisce in anticipo significa che qualcosa non è andato per il verso giusto, non ci aspettavamo di trovare un ambiente per certi versi così unico, ancora così saldamente legato alla gestione precedente, quindi cercare di imporre il proprio lavoro non è stato semplice. Qualche difficoltà in più è derivata dal fatto che l’Inter arrivava da una stagione trionfale, poi c’era appena stato il Mondiale, quindi diversi giocatori erano molto affaticati anche dal punto di vista psicologico; inoltre vi era anche una grave mancanza di elementi nuovi all’interno della rosa. In ogni caso la considero un’esperienza di vita che, sì, poteva andare anche meglio.

 

In che rapporti è con l’attuale tecnico del Chelsea? E con l’Inter?

Sono uno che ha sempre cercato di mantenere buoni rapporti, e sia con Rafa Benitez, sia con lo staff tecnico dell’Inter mi sento tuttora, specialmente con Branca ed Ausilio; pur avendo avuto opinioni differenti, ciò non vuol dire che non ci sia rispetto reciproco.

 

rafael-benitez-interRecentemente Benitez ha parlato della sua ex squadra, affermando: “Inter? Ho visto, forse avevo ragione io quando dicevo che bisognava cambiare qualcosa”. E’ d’accordo? Può darci qualche dettaglio in più a riguardo?

Se guardiamo ai fatti sembrerebbe proprio di sì; nonostante tuttora l’Inter stia cercando di cambiare, gli infortunati sono sempre tanti: ciò vuol dire che c’è qualcosa alla base che non funziona e perciò non era tutta colpa di Benitez, tant’è che ora sono addirittura senza attaccanti. Comunque bisogna rispettare questa posizione, loro facendo così pensano di agire nel modo giusto: credo invece che i numeri diano ragione a quello che diceva Benitez, cioè che bisognava cambiare non dal giorno alla notte ma giorno dopo giorno senza fretta, come poi è stato dimostrato con la campagna acquisti invernale di quell’anno.

 

Suo fratello Guido è l’ attuale allenatore del Benevento. Mai pensato di emularlo? Che progetti ci sono per il futuro imminente?

Sinceramente non mi sono mai sentito particolarmente portato per il ruolo di allenatore, mentre giocavo mi ricordo che continuavo a fare il corso per diventare direttore sportivo o agente Fifa a Madrid ogni qualvolta ne avessi la possibilità, a volte chiedendo dei permessi. Mi piace molto di più stare dietro la scrivania, parlare di contratti ed andare a vedere i giocatori, quindi già quando giocavo mi stavo preparando per il post-carriera. Il fatto che mio fratello Guido, con cui ho un rapporto di piena fiducia e confronto, sia allenatore mi permette di avere diversi punti di vista: lui vede le situazioni da dentro il campo, io da fuori, perciò vedo il mio futuro lontano dal campo.

 

Chi è il giocatore più forte affrontato sul campo e chi colui dal quale si sarebbe aspettato di più, in relazione ai mezzi a sua disposizione?

E’ una domanda difficile a cui dare una risposta, perchè in tanti anni di carriera di giocatori forti ne ho visti tanti, però devo dire che in Italia, all’epoca in cui giocavo io, mi ricordo in particolare Donadoni, che secondo me era fortissimo, anche se non ha mai avuto la dimensione internazionale che avrebbe meritato. Quando sono approdato in Spagna sono rimasto molto colpito da Luis Figo, allora in forza al Barcellona, che risaltava particolarmente in un ruolo (quello dell’ala) che nella Liga era ancora alla base del gioco, mentre in Italia si era non godeva più di così tanta considerazione.

 

Pablo Aimar nella sua carriera ha vestito le maglie di: River Plate, Valencia, Saragozza e Benfica, non proprio dei top club, come mai un giocatore di così grande talento non ha mai pienamente convinto?

Aimar_ Valencia

Sono pienamente d’accordo, probabilmente molti si sarebbero aspettati di più in base a quelle che erano le sue potenzialità, però era un giocatore al quale era difficile trovare una collocazione tattica, in quanto non era né attaccante né un vero e proprio centrocampista e quindi, posto come seconda punta, non garantiva un sufficiente numero di gol, non avendo mai segnato con particolare continuità, mentre come centrocampista le sue qualità lo avrebbero portato ad essere troppo offensivo, mancando in fase di copertura. Credo che la sua posizione ideale fosse quella di centrocampista avanzato, come ad esempio Kakà, ma la presenza di un folto numero di giocatori di qualità in quel ruolo non lo ha aiutato. Nonostante ciò risultò talvolta determinante per le sorti del Valencia, seppur non con la continuità che un giocatore con il suo talento avrebbe potuto garantire.

 

Tornando ai giorni nostri, come valuta la stagione della Roma fino a questo momento (Zeman-Andreazzoli)? Una possibile vittoria della Coppa Italia potrebbe salvare una stagione lontana dagli obiettivi preposti ad inizio campionato?

Senza dubbio vincere la Coppa Italia cambierebbe qualcosa, ma in campionato, vista la qualità della rosa, non è andata come ci si poteva aspettare e il fatto che si siano cambiati tre allenatori in due anni significa che qualcosa a livello societario non ha funzionato. Un successo nella Coppa potrebbe risollevare il morale, ma dal mio punto di vista questa squadra aveva le potenzialità per arrivare almeno tra le prime quattro.

 

Quali sono le squadre che piu l’hanno sorpresa fino a questo punto in serie A? E da quali si sarebbe aspettato un andamento migliore?

La squadra più sorprendente, fino a poco tempo fa, è stata il Catania, una società che sta facendo sempre meglio, soprattutto perchè tutti gli allenatori su quella panchina stanno lavorando bene (prima Montella, adesso Maran). La Fiorentina è una bella realtà, anche se a mio avviso manca di un attaccante puro, ma forse la vera sorpresa è il Milan, perchè sinceramente, al di là dell’arrivo di Balotelli, non mi sarei mai aspettato il rendimento straordinario degli ultimi mesi, soprattutto alla luce dell’inizio traumatico della stagione ; le squadre che più mi hanno deluso, invece, sono il Genoa ed il Palermo.

 

Passando all’Europa ed in particolare alla Champions League, chi vede favorita al momento, nonostante non siano ancora delineate le sorti di due potenziali pretendenti al titolo come Barcellona e Bayern?

Il Bayern dopo la sconfitta in finale dello scorso anno, credo che avrà  una voglia tremenda e perciò una marcia in più: dovendo fare due nomi direi i bavaresi ed il Real Madrid, già approdato in semifinale.

 

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Per concludere, una domanda sulla serie B: chi vede favorita nella lotta promozione?

Innanzitutto ci tengo a fare i miei complimenti al Sassuolo ed al suo allenatore Di Francesco, mio carissimo amico, perché stanno facendo un campionato davvero spettacolare. Dietro penso che la squadra con più probabilità di spuntarla sia il Livorno, che, pur avendo subito qualche sconfitta di troppo nel mese di febbraio, ha un organico, in particolar modo dal centrocampo in avanti, in grado di fare la differenza per qualità e profondità.

 

Marco Frigieri e Riccardo Arrighi

 

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I Gringos perdono ancora: naufraghi in un mare di incertezze, la società pronta ad intervenire

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CSIBa Open 2012-2013

CDR 67′s – Polisportiva Maranello  72-36

 

 

I tabellini

CDR 67′s: Trevisi 1, Pizzi 7, Barbieri A. 13, Caiti(c) 11, Longhin 0, Maccaferri 5, Maffei 3, Barchi 0, Scacchetti 12, Sgarbi 6, Sghedoni 2, Bergamaschi 12. Coach: Barbieri G.

Gringos: Fili 0, Marangoni 0, Tollari 8, Iaccheri 2, Fortelli 0, Barbari(c) 0, Manfroni 3, Scalzo 5, Gazzotti 2, Parenti 7, Ribigini 7, Sessa 2. Coach: Arrighi

Parziali: 27-13; 12-8; 18-3; 15-11.

Tiri liberi: CDR 15/28 (54%)  Gringos 9/18 (50%)

Arbitro: Sig. Villani di Montecchio.

Note: Unica nota positiva, compagine delle Gringos’ Girls sempre più numerosa.

 

 

Poco da dire riguardo questa partita, con la CDR che “doppia” i Gringos e dimostra anche quest’anno di poter competere ad alti livelli, nonostante l’età dei suoi giocatori pesi sempre di più sulle gambe degli stessi.

Maranello regge i primi 7 minuti di partita, grazie ad una difesa a uomo fresca che limita la fisicità avversaria e grazie ad una discreta circolazione di palla in attacco (grazie soprattutto alla compresenza dei due “play” Tollari e Iaccheri), nonostante risulti evidente che il “caos” che aveva caratterizzato le prime uscite dei maranellesi è stato solo momentaneamente imbrigliato, in attesa di manifestarsi in tutta la sua magnificenza.
Detto fatto, a poco più di tre minuti dalla prima sirena Maranello spegne la luce, perdendo palloni su palloni in attacco e lasciando spazio al contropiede avversario; ad aggravare la situazione, arrivano le bombe di Caiti e Maccaferri, i quali, dopo aver perso l’occasione per l’ennesimo contropiede (anche e soprattutto a causa delle caratteristiche atletiche dei 67ers, non propriamente ideali per questo tipo di contrattacco), trovano tiri piazzati facili da oltre la linea dei tre punti.

Cala il buio sui Gringos, il secondo quarto è un insieme di manovre “tappabuchi” per evitare che il parziale diventi proibitivo per la seconda parte della gara, mentre i padroni di casa mettono in campo un Barbieri alquanto svogliato (comprensibilmente, visto che al momento del cambio la sua squadra si trova già in vantaggio di venti punti senza nemmeno doversi appellare al suo uomo di maggior talento, ndr).

Negli spogliatoi gialloblu i due coach Arrighi e Barbari (nuovamente nella doppia veste di giocatore ed allenatore a causa delle numerose defezioni) provano il tutto per tutto, cercando di motivare i loro a tirar fuori la grinta necessaria ad uscire quantomeno a testa alta da una partita che fondamentalmente era già persa dopo il primo quarto.

I Gringos sembrano crederci, come dimostra l’impegno profuso soprattutto nella metà campo difensiva, ma dall’altra parte la palla non ne vuole sapere di entrare; girandola di cambi, vengono provate tutte le soluzioni, ma il bottino, dopo 10′ della ripresa, è di soli 3 punti, risultato offensivo che suona come una condanna definitiva alla quarta sconfitta.

Sul 57-24 inizia l’ultima frazione: ormai sulla panchina Gringos iniziano a scarseggiare le idee, il pressing tutto campo, per quanto disordinato, procura qualche possesso in più, ma l’esperienza dei “ragazzi” della CDR sovrasta l’atletismo degli avversari. La difesa a zona (ultima opzione rimasta) serve solo a confermare che le soluzioni più efficaci erano ben altre (come dimostrano le triple di Maffei, Pizzi e del solito Caiti). I padroni di casa si schierano definitivamente a zona e Maranello coglie l’occasione per far vedere che “almeno contro la zona sa giocare”, chiudendo il parziale con un 15-11 ben più onorevole rispetto ai risultati maturati in precedenza.

A fine partita l’ufficio stampa Gringos annuncia il silenzio stampa di società e giocatori, mentre la squadra, annullata la cena post-partita, si prepara al ritiro presso “Maranel-Lourdes”: i due allenamenti prima del match di mercoledì prossimo a Formigine potrebbero essere decisivi per il duo Arrighi-Barbari, dal momento che loro stessi, nel corso delle interviste post-partita, hanno ammesso di aver quasi esaurito le idee ed i mezzi per provare a scuotere la squadra (Stroppa docet, ndr).
Qualora i due non riuscissero a “mangiare il panettone”, i rumors danno come possibili sostituti “il traghettatore” Alessandro Poggi, l’esperto Marco Frigieri o un altro allenatore esordiente, il fioranese Enrico Cracco.

 

CS

 

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ESCLUSIVA TimeOut NBA, season 2012/2013: “Palla a due” con Alessandro Mamoli

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A poche settimane dall’inizio del campionato di basket più spettacolare al mondo (quest’anno quantomai pubblicizzato ed atteso, soprattutto dopo i “ritardi” dello scorso anno) ci siamo messi in contatto con un esperto del “settore”, quale Alessandro Mamoli, giornalista SKY ed ex giocatore dell’Olimpia Milano, per avere una prima infarinatura riguardo a quanto dovremo aspettarci da questa stagione.

Ringraziandolo per la grande disponibilità, vi proponiamo di seguito il botta-e-risposta attraverso il quale abbiamo provato ad analizzare le situazioni un più interessanti della Lega:

 

R.- Procediamo con ordine: il 28 giugno si è tenuto a Newark il Draft NBA 2012 che ha visto i New Orleans Hornets accaparrarsi la prima scelta Anthony Davis, proveniente dai Kentucky Wildcats e fresco campione olimpico col Team USA. Data la tua passione per l’NCAA (di cui abbiamo parlato nell’articolo-intervista dell’anno scorso) nessuno meglio di te può tanto esprimere giudizi oculati su questa prima scelta, quanto evidenziare altre possibili sorprese tra i Rookie di quest’anno. Quali sono le giovani promesse di quest’anno?

A.- Davis è un giocatore del 2025 capitato per caso nel 2012!
La sua mobilità, la facilità con cui riesce a fare certe 
cose sul campo a dispetto dei centimetri è sorprendente. Cambia la partita in difesa già adesso e in attacco i margini di miglioramento sono notevoli. Quando comincerà a mettere con costanza il tiro dai 6/7 metri allora saranno guai per tutti gli avversari, ma forse gli manca quel briciolo di cattiveria in più che lo renderebbe un giocatore mai visto prima!
Tra gli altri “primini” mi aspetto un contributo immediato da Bradley Beal (terza scelta, Washington Wizards) e da Damian Lillard (sesta scelta, Portland Trail Blazers). Intriganti le situazioni di Drummond a Detroit e Lamb a Houston (occhio anche a Terrence Jones), mentre Jared Sullinger a Boston mi sembra abbia già fatto breccia nel cuore di Doc Rivers.

R.- Quindi anche quest’anno avremo un Rising Stars Challenge di tutto rispetto!
Ma passiamo subito al “sodo”, alla domanda che tutti si fanno da sempre, ogni anno: chi vincerà quest’anno?
Per le Finals le contendenti sono sempre le solite con Miami in pole-position a Est, dove non sembra ci siano altre contendenti valide, almeno sulla carta, mentre a Ovest la lotta sembra essere tra Lakers e Thunder, con una probabile finale di Conference che si preannuncia “storica”, con gli intrecci tra “vecchia” e “nuova” generazione (Nash vs. WestbrookBryant vs. Durant, Howard vs. Ibaka, …). Cosa ne pensi?

A.- Penso che pronosticare la finale NBA a ottobre non abbia molto senso. Ovvio che, partendo così, Heat e Thunder restano favorite, ma finché non vediamo come giocano i Lakers (che mi convincono poco) o i nuovi Celtics, oppure se reggono i vecchi Spurs, è inutile esporsi. Ricordiamoci che in mezzo alla stagione infortuni, scambi ed esoneri sono tutte componenti che incidono e spostano gli equilibri. Arriviamo almeno a febbraio, a scambi finiti, dopo 4 mesi di stagione, poi ne riparliamo!

R.- Ok, allora proviamo a “prenderla larga”. Soffermandoci un momento sulle possibili outsider per le Finals a Ovest, in maniera del tutto teorica, se ci volessimo sbilanciare, chi credi possa ostacolare con successo le potenze sopracitate?
Con gli Spurs ormai candidati “ad honorem”, nonostante sulle spalle di Duncan & co. pesi un altro anno e nonostante la campagna acquisti sia stata tutt’altro che rigenerante, certamente merita una citazione Dallas, che ha cercato di regalare a Nowitzki nuovi compagni in grado di accompagnarlo di nuovo nella scalata al titolo, così come avvenuto nel 2011, affiancandogli giocatori come OJ Mayo, Kaman, Collison e Brand; infine potremmo inserire anche i Clippers, squadra “fresca” che l’anno scorso è stata spazzata via in semifinale di Conference dai San Antonio Spurs, con un netto 4-0 che grida vendetta.

A.- Io non scommetterei mai contro gli Spurs, seppur vecchi ed acciaccati: già l’anno scorso Popovich ci ha dimostrato di saper portare la squadra ai Playoff, salvaguardando la salute dei tre big. Inoltre l’ innesto di De Colo dovrebbe regalare ulteriore riposo a Tony Parker.
Dallas ha cambiato tutto ma mi sembra abbia evidenti problemi nella posizione di PG (point guard).
I Clippers continuano a non convincermi anche se il talento individuale è da primi due posti ad Ovest.

 

R.- Quindi la “città degli angeli” dovrà aspettare ancora prima di vedere entrambe le sue squadre contendersi il titolo! Passiamo ora a Est, dove le alternative all’egemonia Heat scarseggiano, soprattutto dopo l’arrivo di Rashard Lewis e Ray Allen alla corte di LeBron James. 
Boston ha recuperato Jeff Green, il quale, dopo l’operazione al cuore, sembra sia tornato più determinato di prima (come dimostrano le prestazioni in pre-season), e punta sulla definitiva consacrazione di Brandon Bass, la cui scorsa stagione è stata caratterizzata da alti e bassi, e di Chris Wilcox, ex-Pistons. 
Chicago dovrà far a meno di Derrick Rose (secondo indiscrezioni almeno fino a Febbraio), e, dopo la cessione di Korver, punta tutto sull’estro di Belinelli, acquistato per sostituire il tiratore ceduto ad Atlanta; il ritorno di Hinrich dovrebbe aiutare coach Thibodeau a resistere fino al ritorno di Rose, ma in casa Bulls sanno tutti che sarà molto dura dare continuità di risultati senza la loro superstar.
Sempre “pour-parler“, quale pensi sarà la seconda finalista di Conference a Est?

A.- Anche in questo caso, come detto prima, è difficile esporsi a ottobre. Detto questo penso che se i Celtics (l’equivalente degli Spurs ad est) riusciranno a portare in fondo Garnett e Pierce in condizioni accettabili potrebbero essere un cliente fastidioso per tutti, Miami compresa: l’anno scorso arrivarono alla finale di Conference avanti 3-2  prima dell’avvento dell’uragano LeBron, a causa del quale persero la serie a gara-7, giocando senza Bradley, Green, O’Neal e Wilcox (tutta gente che senza dubbio avrebbe portato i vecchietti a giocarsi le gare decisive con gambe migliori). Oggi tornano con la stessa squadra senza Allen ma con Terry e con 5 giocatori in più nella rotazione come Sullinger, Lee, Bradley, Green e Barbosa. Magari si sfaldano nel corso della stagione, ma se reggono saranno di certo pericolosi.
Chicago anche senza Rose ha un sistema in grado di produrre il 60% di vittorie, ma per migliorare, raggiungendo la finale NBA, devono passare per forza dall’MVP del 2011. Per Belinelli la pre-season sin qui non è stata entusiasmante, ma il suo minutaggio dipenderà anche da quanto Marco riuscirà a dare nella metà campo difensiva.  

R.- Purtroppo per Belinelli la difesa per coach Thibodeau è tutto, o quasi, quindi dovrà darsi parecchio da fare. Ora proviamo ad osservare la situazione da un punto di vista un po’ più ampio, partendo sempre dalla Western Conference. 

Oltre alle “teste di serie” sopracitate, un altra squadra che si è rinforzata e che potrebbe far bene è certamente quella dei Denver Nuggets, i quali hanno acquistato Andre Iguodala, giocatore di grande talento che darà ulteriore valore ad una squadra giovane e che probabilmente cercava proprio un leader come l’ex-Philadelphia per poter ambire a grandi traguardi. 
Altra squadra talentuosa e bisognosa di conferme è Minnesota: i Timberwolves, nella speranza che Rubio abbia risolto appieno i problemi fisici della scorsa stagione, hanno arricchito il roster recuperando Andrej Kirilenko dal CSKA Mosca e Nikola Peković, ex Partizan; inoltre i T’wolves hanno firmato Brandon Roy, altro giocatore dalle grandissime potenzialità le quali sono sempre andate a pari-passo con una condizione fisica tutt’altro che ottimale, il quale, assieme al confermato Love, potrebbe formare un quintetto di tutto rispetto. 
Memphis ha perso OJ Mayo e non sembra aver intenzione di rimpiazzarlo, mentre Phoenix ha “approfittato” dell’addio di Nash per portare avanti la sua rivoluzione e, dopo aver perso Eric Gordon, giunto ad un passo dai Suns per poi rifirmare con gli Hornets, hanno portato a termine acquisti di tutto rispetto come Dragić, Michael Beasley, Luis Scola e Jermaine O’Neal, i quali senza dubbio fanno di Phoenix una candidata ai Playoff. Dal tuo punto di vista quale potrebbe essere la sorpresa tra le otto franchigie che strapperanno il biglietto per i Playoff?

A.- Denver tutto sommato è rimasta la squadra della passata stagione, una fuoriserie che proverà a correre e a farti correre. Con gli scambi estivi è probabilmente migliorata e credo più equilibrata.
I T-Wolves sono assolutamente da seguire! Sono profondi, giovani, affamati e ben allenati: se Roy è davvero tornato ad essere quello pre-infortunio, potrebbero candidarsi a quarta forza ad Ovest. Inoltre Kirilenko cambia la squadra in difesa, Shved in contumacia, Rubio potrebbe già avere minuti importanti e Peković (già a roster nel 2011/12) sarà chiamato agli straordinari fin da inizio stagione, causa infortunio di Kevin Love. Doveroso comunque aspettare il rientro di Rubio per vedere quali saranno le sue condizioni post infortunio, solo allora capiremo che Wolves saranno! Memphis e Phoenix le metto in gruppo con Rockets, Mavs e Jazz , tutte a lottare per gli ultimi 2/3 posti, con i Grizzlies due dita sopra.  

R.- Effettivamente Rockets e Jazz non sono da sottovalutare in ottica Playoff. 
Affacciandoci invece sull’Atlantico, quest’anno la lotta per i Playoff potrebbe esser molto più serrata rispetto agli scorsi anni. 
Knicks hanno strappato a Dallas Jason Kidd, un uomo che potrebbe esser fondamentale per coach Mike Woodson grazie alla sua capacità di gestire la squadra e, di conseguenza, l’enorme potenziale di New York, il quale è ulteriormente aumentato grazie agli innesti di Marcus Camby, Ronnie Brewer, Pablo Prigioni e al ritorno sul parquet di Rasheed Wallace, tornato, grazie all’amico Woodson, per togliersi le ultime soddisfazioni da giocatore NBA. 
Knicks a parte, a est la bagarre includerà praticamente tutte le franchigie: Orlando ha perso Howard ma ha avviato la “rinascita” firmando Arron Afflalo, Al Harrington e Nikola Vučević, i quali saranno guidati dal nuovo coach Jacque Vaughn; i Wizards, ceduto Lewis a New Orleans (che successivamente lo ha girato a Miami), ha acquistato Trevor Ariza e Emeka Okafor, il quale va a rinforzare il reparto “lunghi”, assieme all’ex-Denver Nenê; i Bucks quest’anno potranno beneficiare del talento di Monta Ellis fin dal primo match, supporto al quale verrà affiancato anche Samuel Dalembert, mentre Indiana riproporrà fondamentalmente la stessa formazione della scorsa stagione, sperando di bissarne gli ottimi risultati. 
Chi pensi possa raggiungere la post-season con successo? Credi ci siano altre squadre in grado di competere?

A.- A New York la convivenza Stoudemire-Anthony continua a non convincermi, soprattutto nella metà campo difensiva. Dai Knicks mi aspetto una stagione analoga a quella passata con un lieve miglioramento per la presenza di Kidd in regia, giocatore di incredibile sostanza. Imperdibile il Rasheed Wallace Show, divertimento assicurato!
Orlando e Washington mi sembrano due lottery team, Indiana dovrebbe ripetere le buone cose fatte nella stagione passata mentre i Bucks, infortuni permettendo , potranno finalmente capire se sono una squadra da Playoff ad est, anche perché Brandon Jennings è in scadenza di contratto e nella città di Happy Days vorrebbero convincerlo a restare.
Tra le altre mi sembra doveroso citare i 
Philadelphia 76ers: con Bynum a centro area, dopo aver messo ordine in regia (via Williams e squadra a Holiday) la Doug Collins band può fare molto “rumore” ad est.

R.- Nell’ultima domanda abbiamo appositamente omesso dall’elenco i Brooklyn Nets: cosa pensi di questo nuovo progetto?
Dopo il mancato acquisto di Howard ed il “ripiegamento” su Brook Lopez, al quale è stato affiancato Joe Johnson, ritieni che i nuovi Nets possano competere con le migliori otto squadre a est? 

Ed infine, come ciliegina sulla torta, voci d’oltreoceano dicono che il Barclays Center a Brooklyn sarà causa di un grave inasprimento della rivalità tra Nets e Knicks: credi che tutto ciò porterà benefici all’NBA?

A.-  Partendo dall’ultimo quesito, l’inserimento di una nuova squadra a New York , pur con l’ingombrante presenza dei Knicks, non può che portare benefici all’NBA, visto che si tratta (con Los Angeles) del miglior mercato americano.
Dai Nets mi aspetto una stagione solida: con Deron Williams, Joe Johnson, Gerald Wallace, Lopez (finalmente lontano dagli infortuni) e la giusta dose di entusiasmo alimentata dalla City e dal nuovo palazzo, la finale di Conference non è impossibile!

 

 

 

Riccardo Arrighi

 

©2012 Concretamente Sassuolo (è autorizzata la pubblicazione a condizione che sia riportato il nome di Concretamente Sassuolo e il link www.concretamentesassuolo.it)

 

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Foto finale tra le due squadre

“A Canestro con il Cuore”: il grande basket approda a Modena grazie a SAIE3 e EA7, uniti a favore dei terremotati

 

 

 

Dopo il match-esibizione di giovedì sera tra il CSKA Mosca di Ettore Messina, reduce dalla stagione trascorsa a Los Angeles tra le fila dei Lakers, e la SAIE3 Virtus Bologna (vinta dai vice-campioni europei per 61-70) e dopo le semifinali del torneo SAIE3-EA7 di sabato che hanno visto trionfare le “piccole” Umana Venezia e Trenkwalder Reggio Emilia rispettivamente contro l’Emporio Armani Milano e la Virtus Bologna, questa sera si sono svolte sempre al PalaCasaModena le finali per il terzo e per il primo posto.
I “benefattori” non sono mancati, nonostante nelle due singole serate in cui si è svolto il torneo non si siano raggiunti i numeri della prima partita, durante la quale i tifosi sugli spalti erano più di 1500 (sebbene siano stati superati i 1000 paganti anche domenica sera). Senza dubbio, oltre che un grande evento di beneficenza, questo è stato anche un primo passo per ravvivare la passione per la palla a spicchi in una provincia che, nonostante sia circondata da “potenze” quali Bologna, Ferrara e Reggio Emilia, non ha mai dimostrato grande interesse per questo sport.

Di seguito proponiamo un “recap” delle partite valide per la fase finale del torneo.

 

Ore 18:30   SAIE3 VIRTUS BOLOGNA – EA7 MILANO  62-83

Test importante per entrambe le squadre, nonché finale per il terzo posto, nonché sfida tra le due società organizzatrici del torneo. Le motivazioni non mancano, tra ultimi arrivati smaniosi di mettersi in mostra e giocatori confermati desiderosi di mantenere un posto di rilievo nelle rotazioni della propria squadra: peccato solo che manchino i nazionali azzurri, impegnati a “chiudere in bellezza” la fase delle qualificazioni per Euro2013, siglando l’ottava vittoria su altrettante partite nel match di sabato sera contro la Bielorussia.

Iniziano le “ostilità” con la palla a due e Bologna sembra partire subito col piglio giusto: Milano perde tre palloni nei primi tre minuti, dando l’impressione che i problemi che hanno causato la sconfitta contro Venezia non siano ancora stati risolti, e le V Nere ne approfittano piazzando un parziale di 9-0. I ragazzi di Coach Scariolo sembrano in confusione e faticano a mettere insieme un’azione degna di questo nome, fino a quando il “solito” Langford sblocca il tabellino con un 2/2 dalla linea della carità, frutto di un fallo subito su una penetrazione in grande stile.
Bologna sembra aver perso lo spirito dei primi minuti che faceva sì che gli uomini di coach Finelli fossero sempre al posto giusto nel momento giusto, mentre dall’altra parte Hendrix sale in cattedra nella metà campo difensiva, rispedendo al mittente un paio di penetrazioni avversarie e mettendo a referto 2 delle sue 3 stoppate finali.
Il controparziale milanese si concretizza a 1:22 dalla fine del primo quarto sul 15-18: così la Virtus, orfana di Rocca, uscito dopo soli 4 minuti di gioco a causa del secondo fallo a suo carico, non riesce a contrastare il ritorno dell’EA7, che chiude la prima frazione in vantaggio di tre punti (22-19).

I secondi dieci minuti non si discostano molto dai primi: Rocca commette il terzo fallo, al suo posto Landi risulta spaesato in entrambe le metà campo. Bologna si aggrappa a Smith (il migliore tra i suoi, soprattutto nei primi 20 minuti in cui mette a segno 15 dei suoi 17 punti finali), il quale dà vita ad una prestazione di tutto rispetto, proponendo anche spettacolari duelli dentro l’area contro Hendrix (il migliore tra le fila milanesi). Smith dimostra di esser dotato non solo di centimetri ma anche di un buonissimo primo-passo e di discrete doti di tiratore (3/4 dalla lunga distanza), mentre Hendrix dimostra di esser un dominatore sotto le plance, tanto spalle a canestro quanto a rimbalzo (qualità che gli varrà la doppia-doppia finale).
Milano affronta gli ultimi due minuti col bonus e così passa dal 37-40 a 2:00 dalla fine al 37-48 al suono della sirena che dà inizio all’intervallo lungo.

Nonostante il periodo di riposo, in cui certamente coach Finelli avrà spronato i suoi, la Virtus inizia la ripresa con lo stesso spirito del primo tempo, tanto che a 3 minuti dall’inizio del terzo quarto Bologna chiama timeout, nella speranza di salvare la partita, prima che sia troppo tardi.
La risposta non è certamente quella che si aspettava lo staff virtussino: Milano dilaga fino a raggiungere il +15 con un alley-oop di Cook per Hairston che sembra una sentenza. L’unico ad opporsi a questo finale sembra esser Moraschini, il quale, nonostante compia il terzo ed ultimo fallo della sua partita, si carica la squadra sulle spalle e la tiene a galla fino alla fine del quarto (51-63). Da segnalare a 1:44 dalla fine della frazione l’uscita dal campo di Basile a causa di una distorsione alla caviglia (o almeno questa è l’impressione dagli spalti), il quale, nonostante non rientri più in campo, raggiunge gli spogliatoi autonomamente a fine partita, con annesso sospiro di sollievo da parte dei tifosi milanesi.

Ultimo quarto privo di particolari emozioni: l’Armani amministra il vantaggio e non perde occasione per mettere un ulteriore mattoncino tra gli avversari e la vittoria, fino a sfiorare il +20, la Virtus si aggrappa a Smith e Moraschini, i quali a loro volta, a tre minuti dalla fine, si vedono costretti a tirare i remi in barca, dando il via ad un “garbage time” in cui i “titolari” cercano giocate spettacolari, mentre le riserve si fanno in quattro per scalare le gerarchie dei rispettivi allenatori. La sirena finale suona sul 62-83 Milano.
Grande sportività a fine partita e nel corso delle prime premiazioni, ad onorare il vero scopo per cui giocatori e spettatori si trovavano in questo palazzetto, cioè per dare sostegno a tutti i terremotati dell’Emilia.

Arbitri
: Sig. Pozzana, Sig. Baldini e Sig. Mazzoni

 

BOX SCORE:
Bologna- Gaddefors 2, Imbrò 3, Moraschini 13, Rocca 7, Landi 0, Pechacek 0, Fontecchio 0, Del Brocco 0, Rullo 0, Minard 8, Smith 17, Hasbrouck 12.
Coach: Finelli Alessandro

Milano- Langford 8, Giachetti 11, Fernandez 5, Hairston 19, Cook 3, Basile 3, Fotsis 6, Tsiaras 2, Hendrix 18, Bourousis 8.
Coach: Scariolo Sergio

 

 

Ore 20:30   TRENKWALDER REGGIO EMILIA – UMANA VENEZIA  51-77

Il match valido per il primo posto vede affrontarsi le due squadre recentemente approdate al campionato di Serie A (Venezia dopo i celebri corsi e ricorsi nella stagione 2011-2012, Reggio Emilia dopo la promozione di quest’anno), sicuramente non tra la favorite per la vittoria finale, almeno fino a ieri sera, quando hanno stupito gli spettatori del PalaCasaModena con due prestazioni di tutto rispetto, sufficienti ad eliminare Milano e Bologna dalla corsa al primo posto.

Queste due squadre non posseggono i nomi altisonanti delle altre due protagoniste della serata, ma compensano il “dislivello” con una fisicità imponente e con uomini di grande esperienza, affiancati da giovani promesse. Lo spettacolo risente di un tasso tecnico differente, ma il match rimane aperto a lungo perché, nonostante la Trenkwalder sia costretta ad inseguire dal primo all’ultimo minuto, l’Umana fatica a mantenere la doppia cifra di vantaggio.

Il primo quarto termina sul 11-14 a favore di Venezia, trascinata da un Rosselli in grande spolvero (1/1 da due, 2/2 da tre e 3/3 ai liberi, statistiche che gli valgono un 100% al tiro nei suoi primi 5 minuti in campo).

Nella seconda frazione la melodia non cambia, con l’Umana che allunga fino al +12 con cui si approda all’intervallo lungo (24-36): Reggio Emilia si affida a Cervi e Silinis, mentre gli avversari, seppur con un Diawara lontano parente del trascinatore che li aveva portati alla vittoria contro Milano, trovano un ottimo gioco corale che permette alla squadra di chiudere i primi 20 minuti con percentuali di tiro superiori al 50%.

Dopo la pausa la Trenkwalder dimostra a coach Menetti che le sue parole negli spogliatoi non sono state vane: Taylor, ben assistito da Defante e Veccia, trascina la squadra verso la rimonta, nel corso della quale incontrano una Umana forse sorpresa da un ritorno così impetuoso, tanto da render vani i tentativi di William e Zoroski di mantenere la doppia cifra di vantaggio. Rosselli sembra aver finito le cartucce buone, sparando a salve due volte da dentro l’area e due volte dalla “linea della carità”, rovinando così le ottime percentuali di inizio gara. Sul 41-50 di fine quarto, Reggio Emilia è ancora viva, mentre i ragazzi di coach Mazzon sembrano leggermente in difficoltà.

Ultimi 10 minuti di “sprint” in cui emergono la miglior condizione fisica e la maggiore esperienza di Venezia: Clark mette a segno 9 dei suoi 14 punti finali in questo quarto, mentre Rosselli ritrova la via del canestro. Dall’altra parte non bastano gli ultimi sforzi di Taylor a tenere a galla la Trenkwalder: coach Menetti prova la zona, ma i tiratori avversari e la lentezza con cui certi elementi della difesa ruotano fanno sì che l’Umana prenda il largo. Partita chiusa già a 5′ dalla fine sul +18 Venezia, a tre minuti dalla fine assistiamo anche qui al “garbage time”, che accontenta tutti e nessuno.

L’Umana Venezia di coach Mazzon vince il torneo SAIE3-EA7 al termine di due prestazioni all’insegna della concretezza, le quali la mettono di diritto in lista per il titolo di “outsider” del campionato venturo. È soltanto un torneo amichevole di pre-season, ma già abbondano gli spunti e le impressioni su queste quattro squadre che certamente sapranno dire la loro nel corso del campionato, così come in questo weekend hanno saputo dire la loro nel “campo” della beneficenza.

 

Arbitri: Sig. Sardella, Sig. Vicino e Sig. Tirozzi

 

BOX SCORE:
Venezia- Mialich 0, Clark 14, Diawara 4, Zoroski 9, Szewczyk 6, Pipitone 0, Young 8, Fantoni 9, Bowers 2, Rosselli 14, Candussi 0, William 11.
Coach: Mazzon Andrea

ReggioEmilia- Lasagni 0 (n.e.), Taylor 11, Defante 4, Veccia 8, Filloy 0, Slanina 4, Cervi 8, Silins 9, Allodi 0 (n.e.), Urbutis 7, Deguara 0.
Coach: Menetti Massimiliano

 

Riccardo Arrighi

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