Articoli con tag Robert Smith
THE CURE – Pornography ( 1982 – FICTION)
0
Una nuova rubrica che guarda al passato, per capire da dove veniamo, attraverso alcuni dischi fondamentali, o dischi che in un qualche modo ispirano le nostre emozioni… Andare alla scoperta di personaggi e dischi, per fare riemergere ricordi ormai andati, epoche a cui siamo legati, anni della nostra giovinezza, periodi particolari di cui abbiamo sentito parlare. Per i piu’ giovani sarà un motivo in piu’ per vedere dove si è formata la moderna scena musicale. Non sarà un documentario o una storia cronologica, ma un viaggio attraverso la musica, in tempi neanche troppo lontani, che mese per mese affronteremo insieme: benvenuti a bordo!
Il sigillo che idealmente chiude la trilogia dark della band inglese. Irrobustito il suono dopo i primi singoli e l’album d’esordio del 1979 “Three Imaginary Boys”, il marchio di fabbrica dei Cure è nelle tresuccessive produzioni da “Seventeeen Seconds” a “Faith”, fino ad arrivare all’atto conclusivo con “Pornography”.
Non che siano mancati successivamente altri capolavori (basti pensare a “Disintegration” del 1989, o a singoli come “In beetween days” ), ma è in questo periodo, e con questi suoni, che troviamo la vera essenza della band di Robert Smith.
Leader carismatico, stile vocale inconfondibile, Smith ci trascina nei meandri più
misteriosi di un disco glaciale, accompagnato al basso da Simon Gallup, subentrato nella formazione inglese già nel secondo album, dopo l’uscita di Michael Dempsey. Il compito dato a Lorence Tolhurst invece, era quello di contrassegnare le fragorose ritmiche tribali dei Cure, alla batteria .
Il ponte levatoio che ci introduce nel castello incantato di “Pornography” passa attraverso le liriche di “One Hundred Years”, armonie tormentate e suoni cupi che ci fanno capire la trama di questo intenso lavoro di Robert Smith e soci.
“A Short Time Effect” incalzante e dal ritmo tribale, la voce graffiante di Smith, istrione dark che sembra guidare la nave in una tempesta, è il canto di un irresistibile presagio oscuro… Fino a che non si arriva all’inno gotico di “The Hanging Garden”, canzone che ha ispirato James O’Barr, disegnatore e autore de “Il
Corvo” tanto da riportarne l’intero testo nella tavola conclusiva del primo numero (la somiglianza di Robert Smith con Eric, il protagonista della saga dark del Corvo, è impressionante).
Suono più disteso per il quarto episodio dell’album, l’amara desolazione della lenta ballata di “Siamese Twins”, che anticipa la solenne e decadente “The Figurehead”, dove si descrive l’immagine effimera dell’uomo.
Il ritornello avvolgente di “A Strange Day” sembra ridare una speranza, un barlume di luce nelle tenebre, il ritmo scandito dalla drum machine è spezzato da struggenti e indovinati riff di chitarra, vibranti profonde emozioni , una perla nera del disco.
“Cold” è un viaggio disperato nell’antro delle streghe, l’organo aggiunge imponenza al rituale
decantato da Smith, suoni sinistri che aumentano questa sensazione di disagio, uno dei capolavori assoluti della formazione inglese.
L’ultimo rintocco dal campanile di pietra arriva dalla titletrack “Pornography”, una marcia confusa che sembra trascinare gli ignari adepti all’ascolto, in un misterioso e ignoto vortice.
Nel 1982 le radio di Londra trasmettevano brani dei Culture Club di Boy George e nello stesso anno i Duran Duran pubblicavano “Rio”: i Cure, ormai divenuti un’icona del genere gotico, invece si imposero come figure di culto, portavoci, come gli stessi Joy Division, del malessere e della sofferenza esistenziale.
Un cielo plumbeo sembra incombere su questa favola oscura:
Robert Smith scompigliato e con le labbra tinte di rossetto, si stringe nello spolverino nero, lasciando le sue impronte nella neve…
THE CURE – Pornography (1982)
Vittorio Ferrari
