Ho aspettato qualche giorno di riflessione prima di scrivere questa recensione. Ho aspettato perchè un film di Mr. Allen è sempre qualcosa su cui non si può dare affettati giudizi a caldo, ebbene: non è tra le sue opere più riuscite. Certo, centinaia di cineasti e sceneggiatori firmerebbero col sangue per dirigere o scrivere un film come questo ma lui no, non Woody. Non che manchino le scene esilaranti e le battute ficcanti, certo, ci mancherebbe, ma il tutto appare un po’ approssimativo, stanco e autoreferenziale. Si tratta di un film ad episodi, in cui quattro storie scorrono sotto i nostri occhi in ordine sparso. Jack e Sally sono una coppia di studenti americani a Roma, in attesa di Monica, un’amica di lei, un’attrice in erba dal rinomato sex-appeal. John è un famoso architetto, di ritorno nella capitale dopo trent’anni, che rivede in Jack se stesso da ragazzo e tenta inutilmente di metterlo in guardia da Monica. Anche Hayley è giovane e americana: innamoratasi di Michelangelo, figlio di un impresario di pompe funebri, convoca i propri genitori in Italia per far conoscere le famiglie. Arriva anche a Roma anche una giovane coppia di Pordenone che finirà separata per un giorno da un turbine di equivoci. Ultimo è Leopoldo Pisanello (R. Benigni), che diverrà per qualche tempo inspiegabilmente “famoso”, vittima di una fama che è sì pura illusione, ma quando arriva ti si attacca come un morbo sotto la pelle e, una volta svanita, lavarla via non è certo semplice. Quattro storie in cui affiorano dunque tutti i temi cari al regista americano, quali l’amore, la psicanalisi e la caducità dell’esistenza (trailer). All’inizio ho accennato alla riflessione che ogni film del maestro americano provoca o intende almeno suscitare, ebbene, è proprio questo che manca: la riflessione. La sensazione è che si sia voluta mettere troppa carne al fuoco. Sarebbe stato più conveniente concentrarsi su meno materiale eliminando per esempio almeno una storia (quella dai coniugi di Pordenone su tutte nda), e approfondendo con maggior cura i temi trattati. In questo marasma, come dicevo, non mancano comunque le grandi intuizioni (l’idea della doccia è incredibile) e il ritratto della Città Eterna è senza dubbio mozzafiato e da grande autore, mostrandoci come un turista straniero possa rimanere incantato da cotanta bellezza, una bellezza troppo spesso da noi italioti sottovalutata se non disprezzata. Possiamo dunque concludere che si tratta di un film tutto sommato godibile e che una risata ce la strappa volentieri. Del resto da un 78enne che scrive due film all’anno non possiamo certo chiedere sempre capolavori, ma soltanto ringraziarlo per quelli che ci ha dato e che ci darà.

Voto: 6.5

 

Giulio Morselli