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Lincoln – di Steven Spielberg (2012)

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Stati Uniti. Anno 1865. La guerra di secessione è giunta al suo quarto anno e il presidente in carica, Abramo Lincoln, si appresta a far approvare una riforma costituzionale che cambierà per sempre i connotati sociopolitici del suo paese e, contemporaneamente, alla fine delle ostilità: il tredicesimo emendamento. L’abolizione della schiavitù. Il resto è storia (trailer).

Questo è lo scenario scelto da Spielberg per il suo ritorno nelle sale, pronto a fare incetta di Oscar (12 le nomination ricevute). Un ritorno in pompa magna infatti, sorretto da un cast eccezionale e da una narrazione dei fatti storici praticamente perfetta. Del resto, se in cabina di regia hai un campione navigato come Spielberg e in scena attori come Tommy Lee Jones e, soprattutto, Daniel Day Lewis, un attore capace di rendere accattivante anche la lettura dell’elenco del telefono, il risultato, almeno formalmente, è assicurato. Cosa manca allora a questo Lincoln per essere un capolavoro? Semplice: le emozioni, il cuore e un’anima veritiera. Se, come detto, la messa in scena da un punto di vista formale, espositivo e stilistico sia ineccepibile la pellicola finisce inevitabilmente per scadere nell’americanismo forzato e oramai anacronistico che spesso, purtroppo, pervade le opere del regista statunitense rendendo un potenziale masterpiece un’opera senz’altro pregevole ma incompiuta, zoppa. Un film dunque che piacerà, e molto, agli americani e all’Academy ma che poco o nulla aggiunge alla filmografia di un regista che è diventato grande con ben altri tipi di storie e immaginari. Peccato.

VOTO: 7

 

Giulio Morselli

 

©2013 Concretamente Sassuolo

 

Super 8

Super 8 di J.J. Abrams (2011)

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Uscito nelle sale italiane il 9 settembre, prodotto da un altro colosso (dimostrato e non quantificato superficialmente come questa pellicola) Steven Spielberg.
Una pellicola già in odore di cult, sia per i nomi prestigiosi dei realizzatori, ma soprattutto per l’alone di mistero e di paura che collega il film ai grandi classici (compresi quelli di Spielberg ovviamente) degli anni 80.
Ma veniamo alla storia vera e propria:
Il film è ambientato nell’Ohio del 1979, sei ragazzini stanno utilizzando una cinepresa Super 8 per girare il loro zombie movie personale, ma in una notte fatale il loro progetto li porta nei pressi di un binario della ferrovia, dove assistono a una spettacolare calamità: un camion si scontra con la locomotiva di un treno di passaggio, e il terribile deragliamento che ne consegue riempie la notte dello stridore del metallo e di una pioggia di fuoco. A quel punto emerge qualcosa dai rottami: qualcosa di decisamente non umano. Di conseguenza, inizierà una sequela di colpi di scena che porterà alla scoperta dell’amore (una scoperta tutta giovanile) dell’affetto familiare e dell’amicizia.
Un qualcosa che recupera le paure dell’epoca e dell’oggi (ma sotto diversi aspetti)  per ridargli smalto, colore e vitalità, non riuscendoci però fino in fondo.
A mio parere le interpretazioni dei giovanissimi attori, sono le fondamenta di un film che senza queste prerogative affonderebbe nel visto (ma quando l’ho visto?? sìì l’ho già visto!!).
Le note positive ci sono,la pellicola intrattiene lo spettatore con la suspence, con il buon intreccio fra i personaggi (ragazzini appassionati di cinema che girano un corto, le simpatie, gli amori, le disgrazie personali) che si unisce, come fil di ferro, alla storia principale e il che rende tutto appetibile e interessante. (continua…)

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