The Last Days Of Emma Blank, acida commedia degli orrori diretta da Alex van Warmerdam, ci è parsa una delle opere più interessanti, capace di mettere in scena con ammirevole cinismo il lato oscuro dei legami familiari, smascherando senza timori le profonde ipocrisie che spesso ruotano attorno al focolare domestico. Questa pellicola olandese, opera settima di van Warmerdam (Abel, De noorderlingen, Kleine Teun), anche sceneggiatore, segue le traiettorie del teatro dell’assurdo, disegnando personaggi e situazioni apparentemente nonsense, imprigionati in una geometrica messa in scena, in un paesaggio solare, falsamente rassicurante. Alex van Warmerdam, abile nel ritagliarsi la parte di Theo, memorabile uomo-cane, protagonista di alcune sequenze in perenne bilico tra comicità e orrore, porta sul grande schermo un testo teatrale, ma senza “subirlo” dal punto di vista visivo: The Last Days Of Emma Blank, sorretto da un ottimo cast, può vantare infatti un’elegante messa in scena, una regia accorta, fatta di misurati movimenti di macchina, di inquadrature ben costruite – si veda, ad esempio, la passeggiata in campagna, che si apre e si chiude con due emblematiche inquadrature, identiche nella forma, ma comicamente distanti nel contenuto (trailer)
Tra sabbia, morbide dune, specchi d’acqua e un verde lussureggiante, van Warmerdam mette in scena le atroci dinamiche che regolano i rapporti di una famiglia, riuscendo a tenere alta l’attenzione anche dopo aver svelato lo “strano gioco” della casa, luogo di villeggiatura trasformato in luogo di penitenza. Madri, padri, figli… nessuno si salva nella grottesca rappresentazione di The Last Days Of Emma Blank, tanto che gli unici barlumi di speranza vengono presto soffocati.
L’ordine e il rigore della messa in scena, come gli automatismi iniziali, seppur insensati, che regolano le giornate dei vari personaggi (si veda, ad esempio, la sequenza iniziale della preparazione della tavola), diventano quindi il territorio perfetto per le improvvise esplosioni di violenza, psicologica e fisica: come la svastica disegnata nel prato da Meijer (Gijs Naber), gesto sia di protesta che liberatorio, ma anche tremendamente egoista, o l’inaudita ferocia di Theo.
The Last Days Of Emma Blank riesce a essere estremamente divertente – efficacissime, ad esempio, le performance del suddetto uomo-cane e la lunga gag dei baffi – e allo stesso tempo non facilmente digeribile, lasciando un persistente retrogusto tra l’amaro e l’acido. Difficile, infatti, scovare tra i personaggi di questo lungometraggio un barlume di umanità e di speranza, dal capofamiglia Haneveld (l’imperturbabile Gene Bervoets) fino alla giovane Gonnie (Eva van de Wijdeven, attrice davvero graziosa e interessante). Per realizzare un film davvero cattivo non basta avere in mano un testo per la scena perfettamente oliato, un po’ di freddo cinismo e qualche buona trovata adatta al grande schermo. Alex van Warmerdam dirige con mano ferma ma senza grandi idee un gruppo d’attori affiatato. Nonostante l’efficienza al film manca il sussulto che ne faccia proliferare il germe narrativo in discorso morale/politico. Il corpo del reato è una sceneggiatura debole e opaca che tenta il passaggio al cinema allontanandosi dal palcoscenico senza trovare la necessaria nitidezza di scrittura. Il risultato è che la violenza senza crudeltà resta gesto inerte e ottuso, la cattiveria ostentata e detta, posa inutile e molesta.

Ricomincia la vita.

Buona non visione.

 

Davide Leone