Una nuova rubrica che guarda al passato, per capire da dove veniamo, attraverso alcuni dischi fondamentali, o dischi che in un qualche modo ispirano le nostre emozioni…

Andare alla scoperta di personaggi e dischi, per fare riemergere ricordi ormai andati, epoche a cui siamo legati, anni della nostra giovinezza, periodi particolari di cui abbiamo sentito parlare. Per i piu’ giovani sarà un motivo in piu’ per vedere dove si è formata la moderna scena musicale.
Non sarà un documentario o una storia cronologica, ma un viaggio attraverso la musica, in tempi neanche troppo lontani, che mese per mese affronteremo insieme: benvenuti a bordo!

                                                                                                                                                                                                                        The SMITHS: una delle accoppiate formidabili del rock inglese dopo McCartney e Lennon, ovvero Morrissey e Marr, assieme al bassista Andy Rourke e al batterista Mike Joyce, fondarono  una delle formazioni piu’ influenti degli anni ottanta e degli anni a seguire.

Steven Morrissey,  introverso e appassionato di cinema e letteratura, si ispirava ad Oscar Wilde, alle poesie romantiche inglesi, ma anche alla produzione artistica di Andy Warhol, senza però tralasciare gli scottanti temi socio-politici di quel periodo, diventerà l’impareggiabile cantante e frontman del gruppo.

Il chitarrista Johnny Marr contribuirà notevolmente alla grandezza degli Smiths, grazie alla sua fantasia, talento, genialità e al proprio stile personale.

Siamo nella città di Manchester, nel periodo storico in cui i giovani erano stati travolti dall’urgenza del punk e in seguito dalla rivoluzione della new wave : gli Smiths esordirono con alcuni singoli, il primo fu “Hand in glove” del 1983, riprendendo in mano le chitarre, al posto dei synth, con uno sguardo agli anni 60, a quelle melodie allegre e scanzonate “jingle-jangle” , allo stile chitarristico e psichedelico dei Byrds.

Grande importanza nella discografia degli Smiths era attribuita ai 45 giri, quasi quanto agli LP; anche “This charming man” uscì come singolo e fu aggiunto successivamente nel primo disco, che vide la pubblicazione per l’etichetta Rough Trade (dopo che il gruppo rifiutò un contratto con la Factory records) nel 1984.

Inconfondibile lo stile grafico delle copertine dei dischi: mai nessun membro del gruppo comparì sulle cover, che invece erano costituite da modifiche di fotogrammi di film; in particolare quella del primo album  ritrae una foto di Joe Dallesandro, attore e modello americano, proveniente dalla Factory di Andy Warhol (lo scatto è tratto dal film “Flesh”, diretto da Paul Morrissey 1968).

Debutto emozionante, frizzante e sorprendente, l’ironia acuta nei testi di Morrissey si completava con il suono stratificato e le melodie eccezionali di Marr: l’album parte con la voce cantilenante di Morrissey su “Reel around the fountain” per proseguire a ritmo serrato con “You’ve got everything now”.

“Miserable lie” si apre lenta e riflessiva, con il placido giro di chitarra, per poi virare decisamente verso un suono veloce e deciso e se in questo brano Morrissey parla di effimere relazioni amorose, nella successiva “Pretty girls make grave” citando Kerouac, ci canta “I’m not the man you think I am”, mostrando tutta la propria sensibilità…

Rullo di batteria a introdurre la nostalgica “Still Ill” , che sicuramente ha influenzato moltissime delle formazioni moderne come ad esempio The Organ e Northern Portrait.

Un intraprendente giro di chitarra annuncia “What difference does it make?”, uno dei pezzi forti del disco, molto amato negli anni anche dallo stesso Morrissey e si racconta che il batterista Mike Joyce si scatenò in una energetica performance proprio su questo incredibile brano, che si distende sui testi romantici e sentimentali di Moz.

Nello stesso anno pubblicarono un altro singolo di grande successo “How soon is now?” non incluso nell’album ma bensì nella successiva raccolta “Hatful of hollow”, con b-side e peel session: brano inconfondibile soprattutto per l’introduzione “tremolante” , con le note che sembrano rimbalzare sulla chitarra, un’altra delle invenzioni geniali di Johnny Marr.

Recentemente si è assistito ad una riproposta in grande stile della discografia degli Smiths, con la pubblicazione di tutti gli album in un unico cofanetto da parte della Rhino records, giusto tributo per una grande e indimenticabile band.

Kevin Cummins nella lunga carriera di fotografo ha rappresentato con i suoi celebri scatti la vita delle star musicali di tutti i tempi e  una sua mostra dedicata alla città di Manchester veniva intitolata proprio“Manchester, so much to answer for”  la frase conclusiva di “Suffer little children”, il brano con cui termina  il primo album degli Smiths.


Se non è nostalgia questa…

THE SMITHS – 1984

 

Vittorio Ferrari