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10 motivi per cui un giovane deve votare

by • 28 Febbraio 2018 • ConcretaWorld, EditorialiComments (0)1490

 

Quella del 4 marzo sarà la mia seconda votazione alle elezioni politiche. Ho 24 anni, ho votato nel 2013 e anche questa volta andrò a votare solo per la Camera, dal momento che per un qualche motivo votare il Senato mi è precluso fino a Novembre. In compenso, sono stato giudicato meritevole di votare al Referendum del 2016 e alle Comunali della mia città. 

Sono andato a votare ogni volta che mi è stato consentito. La prima volta, a 18 anni, ricordo una leggera emozione e una sensazione di potere nel seggio con la scheda in mano e tutti i partiti a fissarmi.  

Devo dire, però, che trovo molti coetanei scoraggiati, molti ragazzi anche più giovani che partono già delusi e alcuni che dicono già che non voteranno. I più, sinceramente, non dicono nulla. Non si confrontano, non si mettono in discussione, non si lasciano toccare dagli argomenti e penso proprio che il 4 marzo staranno in casa e poi usciranno a fare un giro con qualcuno che sanno non gli farà la domanda “ma tu per chi hai votato?”. 

Devo dire, che davanti a un mio coetaneo che non vota oggi provo anche un po’di vicinanza e comprensione. Perché siamo onestamente una generazione che la politica ha dato per persa. Fra crisi e mancanza di redistribuzione della ricchezza, ci avviamo verso un mondo del lavoro che ci costringerà ad una pensione verso i 70 anni e a un reddito che ha una probabilità del 70% di essere inferiore a quello dei nostri genitori. Sempre che si riesca ad entrare in questo mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione giovanile è il dato più ripetuto e si aggira intorno al 30% 

La mia generazione è costantemente parcheggiata da qualche parte, nell’attesa che si liberi un posto. E con queste premesse, è normale essere demoralizzati. È normale non avere voglia di votare. 

Tuttavia, domenica uscirò di casa e andrò sicuramente a votare. E per chi mi ritenesse un pazzo, un idealista, un noioso, un esaltato, uno che non ha capito niente o un illuso, posso trovare almeno dieci buoni motivi per dirvi di andare a votare domenica. E ve li elenco, anche per poterne parlare: 

#1 VOTARE NON E’PERICOLOSO 

La maggior parte delle persone non vota perché non cambia niente, qualcuno invece ho scoperto non votare per paura di votare la cosa sbagliata. Nell’incertezza di non fare la cosa giusta, non votano per non fare qualche danno. 

Questo è un principio rispettabile, soprattutto nel primo soccorso dove i volontari della Croce Rossa ci dicono sempre “se non sapete cosa fare, non fate nulla“. Non è del tutto vero, in realtà, perché una cosa la si deve fare sempre, ovvero chiamare il 118. Se vedete qualcuno che si rantola per strada, il minimo che dovreste fare è chiamare i soccorsi, sapranno poi loro cosa fare. Ecco, votare non significa provare a fare una tracheotomia ad uno sconosciuto in centro come il Doctor House, ma solo chiamare i soccorsi, a cui deputiamo il compito di intervenire. 

Inoltre, dovete stare tranquilli anche nel caso in cui il partito da voi votato si rivelasse una manica di strocattivoni. Grazie alla Costituzione, che abbiamo approfondito con l’ultimo referendum, i poteri sono equamente bilanciati e un partito non può quasi mai fare tutto da solo. Tutto è pensato per favorire gli accordi fra le idee. E se si volesse cambiare la Costituzione, beh, abbiamo visto che non è per nulla facile e che noi cittadini abbiamo voce in capitolo. 

#2 VOTARE E’ NUOVO 

Il fatto che ad andare in massa alle urne siano i nostri nonni, ci fa pensare che il voto sia una cosa da vecchi. O da bimbi, visto che la maggior parte dei seggi sono nelle scuole. 

Sì, è vero, siamo ormai abituati a usare tablet e altro. Usare carta e matita oggi sa di muffo. Ma sbagliamo alla grande se pensiamo che il voto sia una cosa vecchia: è una cosa nuova, anzi una delle ultime nella storia dell’uomo. 

La nostra prima costituzione risale al 1848 (Statuto Albertino). Il diritto di voto a tutti i diciottenni in Italia risale al 1975. Vuol dire che se la storia del nostro stato moderno fosse un libro di 100 pagine, il nostro voto arriverebbe a pagina 75 

Fateci poi caso: prima del 1975 si votava dai 21 anni in su, e stiamo parlando di solo 43 anni fa, la metà di una vita media di oggi. Solo 43 anni fa, quindi, un diciottenne non poteva decidere del futuro del suo paese. Chi oggi ha solo più di 60 anni, forse guarda un diciottenne che vota con invidia.  

Il voto non è per niente da vecchi. E forse loro ci vanno proprio perché sanno cosa vuol dire non votare. 

#3 VOTARE NON E’ PER TUTTI 

A proposito, anche oggi nel mondo c’è chi sa cosa vuol dire non votare. Anzi diciamo pure la maggior parte delle persone. 

Secondo il Democracy Index, oggi oltre 90 paesi vivono in un regime ibrido o autoritario. Andando a vedere la popolazione, troviamo che sono 3,8 miliardi le persone che vivono in questi regimi. Posiamo quindi dire che la maggioranza delle persone su questo pianeta non voti o che voti in maniera alquanto “fasulla“.  

Oggi prendiamo il voto per un diritto dato, vinto grazie al passato. Ma il voto non va dato per scontato e assodato, e lo possiamo vedere semplicemente guardandoci un po’intorno. Oggi, non prima della guerra. 

#4 VOTARE E’ UN’OPINIONE 

Per quanto qualcuno lo possa far credere, non esiste un voto giusto e un voto sbagliato. Addirittura per anni ci hanno propinato l’idea del voto “inutile“, ma non esiste. Perché votare non è un giudizio, un dato di fatto, un numero. Votare è un’opinione, ed è l’unica cosa che ci viene chiesta come cittadini. E non esiste un’opinione inutile. 

Non ci viene chiesto di scegliere bene, non ci viene chiesto di non sbagliare. Ci viene chiesto di avere un’opinione. E le opinioni si possono confrontare e persino cambiare senza costi aggiuntivi, ma solo guadagnandoci. 

#5 VOTARE E’ SEGRETO 

Una delle prime cose che cercano di ostacolare i regimi è la segretezza del voto. In Italia la segretezza è un principio costituzionale e viene garantita da una serie di leggi per cui chi viola questo segreto rischia il penale. Inoltre da quest’anno, c’è un ulteriore procedura per assicurare la mancanza di brogli che scoprirete al seggio. 

Ma il concetto non è questo. Il concetto è che lo Stato, che deve sapere tutto, deve controllare tutto e deve accertare tutto, non potrà mai chiedere conto del voto. Nell’epoca dei big data e della privacy a puttain malora  nei social, il voto è forse la cosa più segreta che si ha e si fa. Vale la pena approfittarne, anche perché così non vi dovrete vergognare di nulla, non sarete tenuti a dire a nessuno le vostre idee personali e viceversa non saprete neanche se chi si fa bello davanti a voi sta dicendo la verità. Ed è giusto così. 

#6 “TANTO E’ TUTTO DECISO” 

Forse questa è la motivazione che sento di più. La sfiducia nel sistema è dovuta al fatto che il sistema sceglie tutto e ci lascia l’illusione di scegliere. Che è tutto deciso. Che dire…questa è un’idea che non si può contrastare perché non si può verificare per le basi che essa stessa pone. 

Certo, che tutto fosse già deciso lo dicevano anche quando ci si preparava alla prima presidente USA donna, quando si diceva che era impossibile per uno stato lasciare l’Unione Europea…o quando hanno sorteggiato la Svezia. 

Nulla è deciso prima. È il voto che può essere decisivo. 

#7 IL MIO VOTO NON CONTA 

No un attimo…non si è detto il contrario? 

Infatti, valgono entrambe le cose. Il mio voto potrà essere decisivo, ma non si saprà mai quale voto sarà decisivo, grazie alla segretezza. Cioè se domani Mister X prende 50 voti, ma vince Mister Y con 51 voti, se io ho votato Y allora sono stato evidentemente decisivo. Ma non solo io! Tutte le 51 persone. 

Questo per dire che qualunque cosa brutta facciano i politici dopo il voto, gli inciuci, i magheggi o quello che volete, ecco, per quello non ne saremo responsabili. Grazie al divieto di vincolo di mandato, il parlamentare è completamente responsabile per quello che fa! Quindi chi vota non ha MAI colpe. E se proprio se le sente, le potrà condividere con altri milioni di votanti. 

#8 VOTA ANCHE SE NON SAI 

Una delle più brutte scuse che posso sentire è quella per cui qualcuno ritiene di non avere le competenze per votare. 

Non sono certo qui a risolvere i vostri problemi di autostima, ma certo vorrei farvi rendere conto di una cosa. Vi ricordo innanzitutto che l’unica cosa richiesta è un’opinione, non viene neanche chiesto di scrivere “voto questo perché…“, non siamo certo a scuola. In più, ci sono alcune cose su cui la Costituzione chiama fuori il popolo, temi non soggetti a referendum ad esempio.  

Chi ci ha dato il diritto di voto, lo ha fatto perché aveva fiducia in noi. E lo ha fatto in situazioni non facili, quando il popolo italiano si trovava in una situazione ben più complessa.  

Alle elezioni del 1948, le più importanti della storia repubblicana, il tasso di analfabetismo nel nostro paese era al 13% e solo 4 ragazzi su 100 erano iscritti all’Università. Eppure tutti si sentivano in grado di votare, e l’affluenza fu del 92%. 

Per quanto riguarda l’informarsi, la Costituzione non accenna nulla sull’informazione. Possiamo dire che votare informati è un'”esigenza” che sta emergendo in questi anni, ma non era originalmente previsto, dal momento che alla nascita del voto informarsi era dannatamente costoso. 

Oggi non lo è più. Al di là dell’istruzione obbligatoria, basta ignorare sapientemente le mail in cui Jimmy Wales chiede una donazione e si ha accesso a una buona dose di informazioni. Oggi farsi una cultura costa poco o niente, dire la solita frase “non so, non mi sono informato” oggi non vale più. 

Nell’era di Internet, l’informazione non è più una questione di ignoranza, ma solo di pigrizia. 

#9 NESSUNO TI RAPPRESENTA

E per fortuna! Non perché i partiti siano scarsi, ma perché è meglio che ognuno abbia idee diverse.

Non possiamo illuderci di trovare un partito che la pensi ESATTAMENTE come noi, altrimenti dovremmo avere circa 40 milioni di partiti…e ognuno poi così prenderebbe un voto. Anche io trovo qualcosa da contestare in ogni singolo schieramento, sia a livello morale che a livello di ideologia. Per non parlare dei candidati!

Nel nostro sistema, però, votiamo i partiti. E se questa cosa non vi piace, potete provare ad andare negli USA, dove davanti alla scelta di praticamente DUE partiti, l’affluenza è intorno al 50%. Almeno noi abbiamo più scelta, e uno sbarramento al 3% che vuol dire che per avere un partito serve meno di un milione di voti! Ma tornando a noi, è naturale non sentirsi rappresentati del tutto…ma sfido chiunque a guardare i partiti, informarsi sui programmi e non farsi un’ipotetica classifica, a non farsi qualche preferenza.

Nessuno ci piace del tutto, ma sappiamo chi non ci piace per niente. Non c’è niente di male nello scegliere il meno peggio. Almeno si sceglie!

#10 LA POLITICA TI INTERESSA ANCHE SE NON VUOI 

Arriviamo alla fine alla madre di tutte le motivazioni del non-voto: che amme della politica non me ne frega un cazniente. 

Forse è la motivazione più onesta che sento, forse quella che stimo di più, perché non si nasconde dietro niente e nessuno. Come ho scritto all’inizio, un giovane ha tutto il diritto di essere incazzato e deluso con la politica, la politica gli ha dato tutti i motivi che poteva per disinteressarsi.  

Ma sbagliamo alla grande a confondere i politici con la politica. Lo schifo per gli uni non deve oscurare l’importanza dell’altra! Volenti o nolenti, gran parte della nostra vita sarà decisa dalla politica, molte delle nostre scelte saranno influenzate in maniera diretta o indiretta. Ma non solo le nostre, anche quelle degli altri 

E anche questa eventualità era prevista, con la scheda bianca! Non solo non si è obbligati a votare, ma al seggio non si è nemmeno obbligati a indicare qualcuno dato che la “scheda bianca” non viene conteggiata come “nulla“. Non c’è niente di irrispettoso nel mettere scheda bianca, anzi, c’è tutta la responsabilità di chi dice “Io vado a votare, perché è un mio diritto e non lo spreco, ma siccome nessuno mi rappresenta o mi convince, voto scheda bianca“.  

Tanto vale stare a casa, dirà qualcuno. Falso. Andare al seggio dimostra che ci tieni, dimostra interesse verso una cosa che ci interessa, dimostra che la politica ti ha deluso ma non ti sei rassegnato e stai solo aspettando proposte decenti. Una montagna di schede bianche è indubbiamente più significativa dell’astensionismo! La scheda bianca (o nulla con un’offesa scritta sopra) è il vero rimprovero alla classe dirigente, l’astensionismo è il nulla cosmico, che verrà bellamente ignorato.  

Quindi, caro giovane scoraggiato e astensionista, spero di averti convinto ad andare a votare domenica. E ti aggiungo una cosa: la politica, che ci ignora, forse non ha tutti i torti ad ignorarci. Dopotutto siamo pochi. La fascia d’età 20-35 anni rappresenta il 15% della popolazione italiana. Noi giovani contiamo poco perché siamo pochi. Però alt, fermi tutti! Considerando la popolazione maggiorenne che vota, dopotutto siamo circa il 20%. Saremmo uno dei primi partiti! 

Allora diciamocelo. La politica ci ignora perché noi la ignoriamo. Ricordo quando dopo Brexit girava l’immagine in cui i giovani avevano votato tutti “Remain” e si protestava dicendo “è giusto che decidano del futuro le persone che non subiranno le conseguenze delle scelte?“, cioè detta in soldoni, chi morirà a breve. 

Ecco, e noi che stiamo facendo? Non stiamo facendo lo stesso? Astenendoci, lasciamo tutto nelle mani di chi ci ha portato fin qui. Noi ignoriamo la politica e la politica ci ignora. Un circolo vizioso, una cane che si morde la coda. 

Se vi sentite così superiori ai politici che odiate, rompetelo voi sto circolo. Andate a votare. 

 

Andrea Stanzani

 

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