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Finali di Conference NBA: crollo Warriors, OKC quasi alle Finals, parità Cavs-Raptors

by • 25 Maggio 2016 • TimeOut NbaComments (0)1073

Eccoci con l’analisi delle gare 4 di queste sorprendenti finali di conference, appassionanti e mai scontate.

EASTERN CONFERENCE

Cleveland Cavaliers – Toronto Raptors 2-2

raptors cavsAlzi la mano chi avrebbe scommesso sul 2-2 ad inizio serie. Visti i numeri spaventosi dei Cavaliers e quelli altalenanti dei Raptors, avevo pronosticato al massimo un 4-1 per i vice campioni in carica, ma mi sbagliavo. I numeri possono cambiare e in una serata una squadra che in questi playoff aveva fatto del tiro da tre la sua arma migliore, capitola proprio per colpa della scarsa precisione dall’arco nella fase iniziale.

Nella prima metà il tabellino recita 3-22 di squadra, un abisso rispetto alle (esagerate nell’altro verso) 25 triple contro gli Hawks. I Raptors si affidano fin dall’inizio a Lowry e DeRozan, croce e delizia della post season. Questa volta sono in chiave delizia, martellando specialmente dalla distanza mentre Biyombo occupa l’area e pensa a replicare l’ottima prestazione a rimbalzo di gara 3. James tiene attaccati i suoi fino a metà del secondo quarto, quando i Raptors infilano un break di 7 punti che li porta sul +15, rapidamente trasformato il +18.

Con questa prospettiva Cleveland non vuole darsi per vinta con metà della partita da giocare. I tiratori (James, Irving, JR Smith) aggiustano la mira e iniziano a colpire da dietro l’arco. Sono ben 6 le triple su 8 tentativi nel terzo periodo, da sole basterebbero ad azzerare il divario, ma DeRozan e Lowry da soli prendono in mano la situazione e riescono ad arginare il recupero, mantenendo un vantaggio a cifra singola.

L’ultima frazione si apre con Frye che mette tre triple dietro fila, continuando il filotto fortunato degli ospiti e riportando la partita punto a punto. Sul finale le stelle di Cleveland (specialmente Lebron) non brillano, mentre lo fanno quelle di Toronto. Dopo due canestri consecutivi di DeRozan, Biyombo stoppa JR Smith da tre e successivamente cattura un rimbalzo offensivo sulla tripla sbagliata di Lowry. Lo stesso Lowry mette il layup decisivo del 105-99 con 22 secondi alla fine.

Sicuramente il motivo della vittoria di Toronto è l’apporto offensivo delle sue guardie. La chiave di volta, però è Biyombo. Il congolese sotto le plance fa davvero paura, anche a Lebron. Cleveland tende quindi a tirare maggiormente da tre, e le serate no possono capitare. Vedremo se coach Lue (tutti ridono) saprà aggiustare i suoi per conquistare subito la vittoria casalinga in gara 5.

WESTERN CONFERENCE

Oklahoma City Thunder – Golden State Warriors 3-1

durant adamsCambiamo conference ma continuiamo con le sorprese: gli inarrestabili Golden State Warriors, miglior squadra di sempre in regular season, con il miglior tiratore della storia, vengono spazzati via dai Thunder per la seconda volta consecutiva: i campioni in carica non avevano mai perso due partite in fila in tutta la stagione. Nonostante il passivo sia meno pesante rispetto a gara 3 (118-94 il risultato finale) e non si siano mai create voragini di distacco mostruose, la sensazione di superiorità da parte di OKC non è mai venuta meno durante tutto l’incontro. Coach Donovan ha vinto la sfida con Steve Kerr sotto tutti gli aspetti chiave: +16 a rimbalzo, +8 assist, +5 rubate, maggiore precisione dal campo, da 3 punti, ai liberi, una difesa asfissiante, Green cancellato dalla serie e Curry enormemente limitato, anche se qui le cause possono essere molteplici. Non si sa quanto il due volte MVP soffra ancora per i molteplici infortuni subiti in questi playoff, Westbrook e Robertson gli sono sempre addosso e soprattutto è incomprensibile la scelta di fargli marcare direttamente il numero 0 visto che l’atletismo del playmaker dei Thunder è per lui impossibile da contrastare e lo svuota di energie per la metà campo offensiva.

Tuttavia la partita è stata bella ed intensa per quasi tutto il tempo: subito Barnes e Ibaka si scambiano canestri a vicenda, con l’ala da North Carolina che conferma le sue buone percentuali nella serie ed il lungo congolese-spagnolo sempre più incisivo da 3 punti. Arriva il primo allungo Thunder con un parziale di 16 a 0 grazie al solito infallibile Durant e ad un Waiters che è un vero miracolo di Donovan: sorprendente come sia diventato composto e misurato, preciso in attacco e concentrato in difesa. Poi ci pensa Curry a ricucire lo strappo con una tripla e 5 giri in lunetta, ma è un fuoco di paglia perchè nel resto del match sarà estremamente impreciso sia da 3 (2/10 subisce la seconda stoppata su una tripla nella serie, non era mai successo in tutto il resto della stagione) sia da dentro l’area e anche ai liberi. La panchina Warriors riporta la squadra a -4 con il contributo prezioso di Iguodala ed Ezeli, prima che quest’ultimo venga preso di mira e mandato impietosamente in lunetta col fallo sistematico dove sbaglierà 5 liberi in fila. Kerr risponde con la stessa tattica su Robertson, ma i Thunder riescono comunque a riportarsi a distanza di sicurezza: 72-53 all’intervallo.

La seconda metà di gara inizia subito con il Klay Thompson Show: 3 triple in fila, Golden State riportata a contatto, 19 punti in metà terzo quarto. Lo stato di grazia del campione da Washington State viene però interrotto dal quarto fallo personale, che costringe Kerr a richiamarlo in panchina. Senza di lui i Warriors perdono la principale arma offensiva, non riescono a proseguire l’operazione recupero e il quarto si chiude 94-82 in favore di OKC.

L’ultima frazione si accende subito con le triple di Durant e del rientrante Thompson, ma è Robertson a segnare una tripla e due canestri in fila che segnano il solco decisivo: impressionante la sua prova da 17 punti, 12 rimbalzi e 5 rubate. Infine arriva la tripla di Westbrook che segna il +23 e chiude definitivamente la partita: da questo riassunto la sua prova potrebbe sembrare in ombra ma è stato tutt’altro che sottotono. Russel ha senza mezzi termini dominato la partita, aldilà dei numeri comunque mostruosi (tripla doppia con 36-11-11 raggiunta già all’inizio dell’ultimo quarto) ma soprattutto con una leadership totale: scelte praticamente impeccabili, guida attacco e difesa senza fermarsi mai, raramente prende due tiri consecutivi ma aspetta il momento giusto come solo i grandissimi del gioco. Senza nulla togliere ad un sontuoso Durant, questa è la squadra di Westbrook e se i Thunder ora hanno un piede e mezzo alle Finals, gran parte del merito è suo: se volete salire sul carro di Russel sbrigatevi perchè inizia ad essere affollato.

Nicolò Bonettini

Alessandro Sciaboni

Crediti Immagini: Facebook, pagine ufficiali

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