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Piergiorgio Casotti: il mio progetto “Arctic Spleen” – intervista al vincitore del premio regione Emilia Romagna all’OZU 19

by • 19 Ottobre 2011 • ConcretaMovie, Le interviste di ConcretaMovie, Ozu Film FestivalComments (0)897

 

 

Piergiorgio Casotti, vincitore del premio Emilia Romagna in quest’ultima edizione di OZU Film Festival, presenta un corto, “Arctic Spleen”, capace di colpire profondamente lo spettatore per la sua nitidezza nel descrivere con le immagini (grande uso di fotografia) il dramma dell’alto tasso di suicidi giovanili nella Groenlandia dell’Est. Ma Arctic Spleen è anche un progetto più ampio che comprende la realizzazione di un libro fotografico e di un documentario. Per sostenere i costi di stampa del libro e del montaggio del documentario Piergiorgio ha creato sul suo sito una pagina nella quale si posso acquistare cartoline, DVD e foto.

Per info: http://www.piercasotti.com/

Quanto è durato il tuo viaggio in Groenlandia e quando è nata l’idea di girare un corto per descriverne le problematiche?

Il progetto è iniziato nel 2009 e sono rimasto circa 4 mesi totali in 4 viaggi distinti. L’ultimo dei quali lo scorso luglio. Il tema del malessere del vivere, il nostro lato oscuro, influenza ed è spesso il filo conduttore dei miei lavori. Così mentre facevo ricerche sul tema mi sono imbattuto in un documento di uno psicologo che dava cifre impressionanti relative ai suicidi giovanili nella Groenlandia dell’est. Due mesi dopo sono partito.

Quando il vivere così isolatamente è diventata coercizione?

Questa è una domanda molto interessante e a cui è altrettanto difficile rispondere. I motivi sono molti e spesso sociali. In generale credo che sia una coercizione psicologica e non tanto fisica. I giovani amano la Groenlandia ma vorrebbero poter avere più possibilità e alternative. La loro ansia (o noia) si manifesta molto (e spesso esplode nel suicidio) durante l’adolescenza quando le loro necessità di esperienze e novità si frantumano contro una inevitabile claustrofobia geografica. Oggi la caccia e la pesca non attirano più e la quotidianità non è più una faccenda di sopravvivenza come alcuni decenni fa. In Groenlandia si può avere tutto oggi.

A cosa è imputabile il grande distacco generazionale di cui parli?

La frattura generazionale è proprio generata da questa situazione. I genitori e i nonni sono ancora legati al passato modo di essere e non riescono a capire le esigenze dei giovani. Così non si tramandano più le conoscenze da padre a figlio. Ciò che i genitori potrebbero passare non interessa più le nuove generazioni. I genitori, si potrebbe dire, non hanno nulla da insegnare ai loro figli.

Appare evidente nella tua opera una grande passione per la fotografia a quando la sua origine?

Si io principalmente sono un fotografo. “Arctic Spleen” è la mia prima esperienza cinematografica. Ho iniziato tardi, dopo una laurea in Economia e alcuni anni in una multinazionale. Sono circa 5 anni che seguo questa nuova vita.

Un consiglio per chi come te volesse dalla provincia emiliana cimentarsi nel mondo del cinema?

Beh io non sono certamente un esperto. La cosa che mi sento di dire è di avere coraggio, pazienza e di mettere se stessi nelle proprie idee. Ognuno di noi è diverso e può raccontare storie in modo unico e personale. E’ una cosa che deve partire da dentro, un’energia interiore, una voglia di esprimere i propri sentimenti ed emozioni. Per me la fotografia è terapeutica e mi aiuta ad affrontare le mie paure.

 

Marco Martinelli

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