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A Bologna due miracoli artistici: Giorgio Morandi e Niccolò dall’Arca

by • 19 Marzo 2014 • CharleyComments (0)3713

 

Il compianto sul Cristo morto - Niccolò Dall'ArcaAd ognuno di noi credo sia capitato di ritrovarsi almeno una volta nella vita turisti in una importante capitale estera; da buoni turisti ci si è recati nei luoghi artistici, nei musei, per approfittare di quella occasione speciale e poter ammirare i capolavori dell’arte presenti in quella determinata città.

Spesso, e in modo piuttosto irrazionale, si tende a non visitare le realtà museali del proprio territorio. Non credo sia fatto di snobismo, tutt’altro: ogni italiano ritiene (e non a torto) che l’Italia sia ricchissima di tesori ed opere meravigliose, ma spesso si suppone che l’erba del vicino sia, se non più bella, molto molto interessante, e ci si dimentica di curare la propria, Il compianto sul Cristo morto - Niccolò Dall'Arcasotto casa.

Charley questo mese vi invita a recarvi alla stazione di Modena, acquistare due biglietti (meglio andare in compagnia) del treno regionale per Bologna, e visitare due miracoli artistici presenti nel capoluogo emiliano: il “compianto sul cristo morto” di Niccolò Dall’Arca; il museo GiorIl compianto sul Cristo morto - Niccolò Dall'Arcagio Morandi, attualmente ospitato presso il MaMBo (Museo di Arte moderna di Bologna).

Il Compianto sul Cristo Morto di Nicolò dall’Arca è un piccolo grande gioiello rinascimentale. Si tratta di sei figure poste intorno ad una settima, centrale, che rappresenta il cristo morente: ad ogni figura, Nicolò dall’Arca ha associato una reazione emotiva diversa, ma per ognuna la caratterizzazione espressiva è fortissima e Il compianto sul Cristo morto - Niccolò Dall'Arcadisarmante. Datato 1463 (ma ci sono controversie) è, per materiale utilizzato (terracotta), gusto formale, e tecnica esecutoria, qualcosa di difficilmente spiegabile, poiché rappresenta una gemma atipica e senza pari, tanto straordinaria quanto solitaria.

La terracotta non era amata al tempo: gravava su di lei il pregiudizio della sua inferiorità rispetto alla scultuGiorgio Morandira in marmo, ed era destinata all’arte devozionale di bassa fattura, o alle opere popolari. La straordinarietà dell’opera risulta chiara anche ai profani: quel disperato “dolore furiale” così definito da Gabriele D’annunzio nel 1906, altera i volti e sconquassa con una violenza che fu motivo di censura da parte della accademia classica per secoli, paradigmando il Compianto come indice del dolore e della bruttezza esemplarGiorgio Morandie (“Sembra una delle Marie della Vita” era un vecchio detto popolare bolognese da utilizzarsi parlando di una donna poco avvenente). Dal punto di vista strettamente tecnico poi, la violenta espressività dei corpi e delle vesti, i panneggi bagnati che aderiscono alle membra, lasciano stupefatti per essere anticipatori di un gusto che si sviluppò in modo conclamato solo più tardi, con Cosmè Tura a Ferrara o con Francesco Cossa a Bologna. L’innovazione sta anche in una audacia formale fuori dal comune: ad oggi non si sa con esattezza come l’autore avesse ordinato la disposizione delle figure, e questo anche perché le figure non sembrano necessitare di alcun particolare crisma: esse risGiorgio Morandiultano assolutamente indipendenti nella forma, ma allo stesso tempo risulta una comune tensione esternata attraverso una fortissima espressività.

Al museo di arte moderna di Bologna invece troverete un’ala interamente dedicata a quello che ritengo essere il più grande pittore Italiano del Novecento: Giorgio Morandi. Moltissimo si potrebbe dire di Giorgio Morandi: della sua attenzione per la luce, le forme, i cromatismi; del suo interesse per la stagione pittorica di Piet Mondrian, senza perdere mai di vista il silenzio meditativo caro all’arte italiana, e derivante da De Chirico, e che alberga così naturalmente nella sua pittura; della sua vita monotona e Giorgio Morandisemplice, a dipingere composizioni di bottiglie nella sua stanza, in una laterale di Strada Maggiore. Quel che voglio consigliarvi però è una sola semplicissima cosa: quando sarete davanti ad un quadro di Giorgio Morandi, allontanatevi di qualche passo, e osservatelo da una distanza di quattro, cinque metri. Da quella distanza potrete rimirare al meglio la sua forza, il suo essere sontuoso e umile allo stesso tempo. Sono certo che difficilmente vi troverete in futuro davanti ad opere pittoriche aventi la stessa vibrante luminosità.

Due luoghi da far invidia alle più grandi città nel mondo, di cui uno gratuito, l’altro visitabile a 5 euro. Cosa state aspettando ancora seduti al computer?

 

Pieralvise Garetti

 

 

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