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Amedeo Carboni: l’ex calciatore di Roma e Valencia ed ora opinionista di Mediaset si racconta a CS.

by • 10 Aprile 2013 • ConcretaCalcio, Le interviste di ConcretaCalcioComments (0)6293

 

 

 

Amedeo Carboni

Amedeo Carboni, nato il 6 aprile 1965, è un difensore ritiratosi nel 2006 per poi intraprendere la carriera di dirigente, direttore sportivo e, ultimamente, opinionista tv. Da giocatore ha militato per Sampdoria e Roma, per poi passare al Valencia, laddove ha vinto diversi titoli e concluso la propria carriera calcistica.

Abbandonata la “camiseta”, dopo un anno come dirigente della società spagnola, ha accompagnato Rafael Benitez durante la breve apparizione dell’allenatore sulla panchina dell’Inter, dedicandosi successivamente al “piccolo schermo” e partecipando a diversi programmi Mediaset (Premium Calcio e Guida al Campionato).

Quest’oggi ci ha gentilmente concesso qualche minuto del suo tempo per trattare diversi argomenti, tecnici e non, con lo stile e la preparazione propria di chi è nato e cresciuto nel mondo del calcio.
Di seguito l’intervista esclusiva al difensore di caratura internazionale.

 

 

Nonostante i primi successi già raccolti con la Sampdoria, la consacrazione vera e propria è stata nella Roma, squadra della quale è stato capitano negli anni in cui Totti muoveva i primi passi nella Serie A. Cosa ricorda di quei tempi, soprattutto riguardo quel giocatore che oggi rincorre il record di gol nella massima serie italiana?

amedeo_carboni con la maglia della Roma

Bisogna andare parecchio indietro; diciamo che ho avuto la fortuna di giocare sette anni con la Roma e di raggiungere anche qualche obiettivo importante: vincemmo la Coppa Italia e arrivammo in finale di Coppa Uefa, poi divenni capitano ed ebbi l’opportunità di giocare con la Nazionale, quindi devo dire che fu effettivamente la mia consacrazione. Lì ho giocato con grandissimi giocatori e qualcuno di questi è ancora oggi in attività, tra questi anche Francesco Totti, il quale arrivava dalla Primavera che aveva una grandissima squadra con i vari Muzzi, Beretta e Maini, tutti giocatori che poi sono approdati in Serie A. Lui era il più giovane di tutti ed era uno di quei ragazzi di cui rimani subito impressionato, anche se non puoi mai sapere se riuscirà a confermarsi, invece si è mantenuto fedele alle promesse che aveva portato avanti da ragazzo. Aveva delle qualità indubbie e addirittura si è migliorato come goleador, se prima non era un grandissimo realizzatore, ora è diventato un vero e proprio bomber.

 

Che ricordo ha del presidente Mantovani che ha contribuito a rendere grande la Sampdoria in cui ha giocato?

Senza dubbio il Presidente si è dimostrato quasi come un secondo padre, con i giocatori ha sempre avuto una parola di conforto, nei momenti non felici trovava sempre una soluzione e credo che sia stato un personaggio di quelli che non esistono più, forse oggi Moratti è quello che più gli si avvicina in quel senso. E’ indubbiamente una persona indimenticabile.

 

Come mai ha accettato l’esperienza all’estero nel ’97, quando ancora erano pochi gli italiani che andavano a giocare oltreconfine? Che rapporto aveva “da italiano” con tifosi e colleghi?

Diciamo che fu una serie di circostanze non positive: soprattutto il fatto che io a Roma ero arrivato ad essere capitano quell’anno ed ho avuto qualche divergenza con la società per opinioni differenti con la famiglia Sensi e quindi si era un po’ frantumato il legame e c’era la necessità da ambo le parti di cambiare. Una volta presa la decisione di cedermi mi chiesero di non andare in un’altra società italiana e venne fuori il nome del Valencia, oltre a quello di una squadra inglese: scelsi il Valencia anche grazie all’amicizia con Victor Munoz, un collega che aveva giocato con me nella Sampdoria che mi consigliò tanto di andare in Spagna, perchè era un paese in pieno boom economico, sociale, sportivo e quindi accettai questa opportunità anche per intraprendere una nuova esperienza di vita. Quando sono arrivato a Valencia, tra l’altro all’ultimo giorno di mercato, c’era stato un notevole cambiamento, arrivarono molti giocatori nuovi e tra questi ho ritrovato qualche ex compagno, come Angloma. Trovai un ambiente molto molto familiare, seppur non così “evoluto”, nel senso che non vi era tutta la tecnologia, combinata con gli allenamenti, che c’era in Italia; mi innamorai di questa gente.

 

Sono più i rimpianti per aver perso due finali di Champions o è più grande la gioia di averle raggiunte?

Diciamo entrambe le cose, non si può dire che non abbia ancora l’amaro in bocca dopo aver perso due finali di seguito (di cui una anche ai rigori), per cui il rammarico ci sarà sempre, però col passare del tempo, quella che era una brutta situazione vissuta sul momento, diventa un ricordo bello, perchè per raggiungere quelle finali mi sono divertito tantissimo, avendo inoltre la fortuna che tutto ciò coincideva con il periodo migliore della Spagna e del Valencia stesso. Abbiamo vinto non dico tutto, ma comunque ci siamo andati molto vicino.

 

carboni_inter

Dopo un anno come ds del Valencia e l’esordio come opinionista (ruolo ricoperto tuttora), è passato all’Inter nel ruolo di “consulente” del tecnico Rafa Benitez, che l’aveva allenata al Valencia. Com’è stata questa esperienza?

E’ chiaro che quando un’esperienza finisce in anticipo significa che qualcosa non è andato per il verso giusto, non ci aspettavamo di trovare un ambiente per certi versi così unico, ancora così saldamente legato alla gestione precedente, quindi cercare di imporre il proprio lavoro non è stato semplice. Qualche difficoltà in più è derivata dal fatto che l’Inter arrivava da una stagione trionfale, poi c’era appena stato il Mondiale, quindi diversi giocatori erano molto affaticati anche dal punto di vista psicologico; inoltre vi era anche una grave mancanza di elementi nuovi all’interno della rosa. In ogni caso la considero un’esperienza di vita che, sì, poteva andare anche meglio.

 

In che rapporti è con l’attuale tecnico del Chelsea? E con l’Inter?

Sono uno che ha sempre cercato di mantenere buoni rapporti, e sia con Rafa Benitez, sia con lo staff tecnico dell’Inter mi sento tuttora, specialmente con Branca ed Ausilio; pur avendo avuto opinioni differenti, ciò non vuol dire che non ci sia rispetto reciproco.

 

rafael-benitez-interRecentemente Benitez ha parlato della sua ex squadra, affermando: “Inter? Ho visto, forse avevo ragione io quando dicevo che bisognava cambiare qualcosa”. E’ d’accordo? Può darci qualche dettaglio in più a riguardo?

Se guardiamo ai fatti sembrerebbe proprio di sì; nonostante tuttora l’Inter stia cercando di cambiare, gli infortunati sono sempre tanti: ciò vuol dire che c’è qualcosa alla base che non funziona e perciò non era tutta colpa di Benitez, tant’è che ora sono addirittura senza attaccanti. Comunque bisogna rispettare questa posizione, loro facendo così pensano di agire nel modo giusto: credo invece che i numeri diano ragione a quello che diceva Benitez, cioè che bisognava cambiare non dal giorno alla notte ma giorno dopo giorno senza fretta, come poi è stato dimostrato con la campagna acquisti invernale di quell’anno.

 

Suo fratello Guido è l’ attuale allenatore del Benevento. Mai pensato di emularlo? Che progetti ci sono per il futuro imminente?

Sinceramente non mi sono mai sentito particolarmente portato per il ruolo di allenatore, mentre giocavo mi ricordo che continuavo a fare il corso per diventare direttore sportivo o agente Fifa a Madrid ogni qualvolta ne avessi la possibilità, a volte chiedendo dei permessi. Mi piace molto di più stare dietro la scrivania, parlare di contratti ed andare a vedere i giocatori, quindi già quando giocavo mi stavo preparando per il post-carriera. Il fatto che mio fratello Guido, con cui ho un rapporto di piena fiducia e confronto, sia allenatore mi permette di avere diversi punti di vista: lui vede le situazioni da dentro il campo, io da fuori, perciò vedo il mio futuro lontano dal campo.

 

Chi è il giocatore più forte affrontato sul campo e chi colui dal quale si sarebbe aspettato di più, in relazione ai mezzi a sua disposizione?

E’ una domanda difficile a cui dare una risposta, perchè in tanti anni di carriera di giocatori forti ne ho visti tanti, però devo dire che in Italia, all’epoca in cui giocavo io, mi ricordo in particolare Donadoni, che secondo me era fortissimo, anche se non ha mai avuto la dimensione internazionale che avrebbe meritato. Quando sono approdato in Spagna sono rimasto molto colpito da Luis Figo, allora in forza al Barcellona, che risaltava particolarmente in un ruolo (quello dell’ala) che nella Liga era ancora alla base del gioco, mentre in Italia si era non godeva più di così tanta considerazione.

 

Pablo Aimar nella sua carriera ha vestito le maglie di: River Plate, Valencia, Saragozza e Benfica, non proprio dei top club, come mai un giocatore di così grande talento non ha mai pienamente convinto?

Aimar_ Valencia

Sono pienamente d’accordo, probabilmente molti si sarebbero aspettati di più in base a quelle che erano le sue potenzialità, però era un giocatore al quale era difficile trovare una collocazione tattica, in quanto non era né attaccante né un vero e proprio centrocampista e quindi, posto come seconda punta, non garantiva un sufficiente numero di gol, non avendo mai segnato con particolare continuità, mentre come centrocampista le sue qualità lo avrebbero portato ad essere troppo offensivo, mancando in fase di copertura. Credo che la sua posizione ideale fosse quella di centrocampista avanzato, come ad esempio Kakà, ma la presenza di un folto numero di giocatori di qualità in quel ruolo non lo ha aiutato. Nonostante ciò risultò talvolta determinante per le sorti del Valencia, seppur non con la continuità che un giocatore con il suo talento avrebbe potuto garantire.

 

Tornando ai giorni nostri, come valuta la stagione della Roma fino a questo momento (Zeman-Andreazzoli)? Una possibile vittoria della Coppa Italia potrebbe salvare una stagione lontana dagli obiettivi preposti ad inizio campionato?

Senza dubbio vincere la Coppa Italia cambierebbe qualcosa, ma in campionato, vista la qualità della rosa, non è andata come ci si poteva aspettare e il fatto che si siano cambiati tre allenatori in due anni significa che qualcosa a livello societario non ha funzionato. Un successo nella Coppa potrebbe risollevare il morale, ma dal mio punto di vista questa squadra aveva le potenzialità per arrivare almeno tra le prime quattro.

 

Quali sono le squadre che piu l’hanno sorpresa fino a questo punto in serie A? E da quali si sarebbe aspettato un andamento migliore?

La squadra più sorprendente, fino a poco tempo fa, è stata il Catania, una società che sta facendo sempre meglio, soprattutto perchè tutti gli allenatori su quella panchina stanno lavorando bene (prima Montella, adesso Maran). La Fiorentina è una bella realtà, anche se a mio avviso manca di un attaccante puro, ma forse la vera sorpresa è il Milan, perchè sinceramente, al di là dell’arrivo di Balotelli, non mi sarei mai aspettato il rendimento straordinario degli ultimi mesi, soprattutto alla luce dell’inizio traumatico della stagione ; le squadre che più mi hanno deluso, invece, sono il Genoa ed il Palermo.

 

Passando all’Europa ed in particolare alla Champions League, chi vede favorita al momento, nonostante non siano ancora delineate le sorti di due potenziali pretendenti al titolo come Barcellona e Bayern?

Il Bayern dopo la sconfitta in finale dello scorso anno, credo che avrà  una voglia tremenda e perciò una marcia in più: dovendo fare due nomi direi i bavaresi ed il Real Madrid, già approdato in semifinale.

 

di_francesco

Per concludere, una domanda sulla serie B: chi vede favorita nella lotta promozione?

Innanzitutto ci tengo a fare i miei complimenti al Sassuolo ed al suo allenatore Di Francesco, mio carissimo amico, perché stanno facendo un campionato davvero spettacolare. Dietro penso che la squadra con più probabilità di spuntarla sia il Livorno, che, pur avendo subito qualche sconfitta di troppo nel mese di febbraio, ha un organico, in particolar modo dal centrocampo in avanti, in grado di fare la differenza per qualità e profondità.

 

Marco Frigieri e Riccardo Arrighi

 

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