Cookie Policy

Amour – di Michael Haneke (2012, Teodora Film)

by • 5 Novembre 2012 • ConcretaMovieComments (0)1039

 

 

 

Audace

Memorabile

Originale

Unico

Realistico

 

In cinque (e anche più) aggettivi, Amour, il nuovo film del regista austriaco Michael Haneke, tra i più idolatrati in Europa e nel resto del Mondo, pressoché sconosciuto qui in Italia.

Sinteticamente si potrebbe riassumere la sinossi di questa Opera cinematografica, vincitrice della Palma d’Oro a Cannes e principale favorita per l’Oscar per il Miglior Film Straniero: Georges e Anne sono due professori di musica in pensione, la cui figlia Eva, anch’essa musicista vive all’estero; trascorrono la vecchiaia, amandosi sommessamente; finché un giorno, Anne viene colpita da un attacco, rimanendo ammutolita per qualche minuto sotto gli occhi di Georges. Dopo di che, Anne non si ricorda nulla. Sembra niente, ma è l’inizio della fine. Si potrebbe definire Amour come una relazione realistica e dettagliata sul progressivo decadimento della salute di Anne, contrapposto a sua volta ai commoventi sforzi che Georges compie per curarla. Egli sceglie di provvedere solitariamente a rendere gli ultimi mesi di vita dell’adorata moglie il meno dolorosi possibile (trailer).

Non vi è niente che non funzioni in questa piccola gemma cinematografica. Sembra che ogni singola scena s’adatti perfettamente all’impalcatura narrativa della pellicola, come fossero tessere di un mosaico. Si direbbe che il cinico Haneke (Funny Games, La Pianista, Il Nastro Bianco), regista famoso per le sue opere intrise di freddezza e a volte di compiaciuta cattiveria, abbia ancora centrato il bersaglio, realizzando un’opera commovente e glaciale contemporaneamente. Perché lo spettatore, durante queste due ore di ineluttabile sofferenza, non è portato solo a provare empatia nei confronti dei due personaggi principali, relegati nel loro austero appartamento di Parigi (il film, eccetto due brevi sequenze, è interamente ambientato nella loro abitazione). Ma quel sentimento che lo pervade durante la visione, è la rassegnazione. Egli è consapevole del fatto che, quella narrata in Amour, è una situazione a cui ognuno di noi dovrà assistere o partecipare, come natura richiede.

Angoscia, Soffocamento, Claustrofobia.

Queste sono le sensazioni derivanti dalla regia calcolata e rigorosa di Haneke. Angoli di ripresa limitati e angusti, montaggio dal ritmo quasi senile, la quasi totale assenza di musiche (ci pensano alcuni brani di Schubert a fare da intermezzo alla dolorosa vicenda dei due coniugi ottantenni).

La macchina da presa è mostruosamente spietata nel mostrare i momenti più mortificanti dell’agonia della malata, inquadra piccoli istanti di brutalità necessaria, delineando un’atmosfera d’afflizione e di ineluttabile dolore (trailer).

Haneke è riuscito nel suo intento: egli preferisce, nei suoi film, trasmettere una sensazione agli spettatori, coinvolgendoli emotivamente, piuttosto che mandare un messaggio riguardo a un mistero tanto affascinante quanto irrisolvibile come quello dell’amore. E la ringraziamo per questo, o filosofo cinico dai capelli di neve di nome Michael Haneke.

A Haneke calzerebbe una battuta di Emmanuelle Riva/Anne, rivolta ad Jean Louis Trintignant/Georges:

“Talvolta, sei un mostro, ma sei gentile”.

Amour è arte all’ennesima potenza, fosse solo per i due attori che dominano la scena. Due immortali icone del cinema europeo, emerse grazie alla Nouvelle Vague anni orsono, come Jean Louis Trintignant e Emmanuelle Riva. Molto probabilmente al loro ultimo film, vista la loro veneranda età (81 anni lui, 85 lei), insieme danno vita a una monumentale interpretazione di coppia, che resterà negli annali. La loro personale interpretazione del concetto di “Amore” resterà immutata nel tempo. Se il 10 gennaio l’Academy of Motion Picture Arts and Sciences conferisse loro una meritata candidatura al Premio Oscar, sicuramente restituirebbe al Cinema d’autore la dignità e la visibilità che si merita.

Senza ombra di dubbio, il capolavoro cinematografico del 2012, commovente e tremendo allo stesso tempo. Rifugge dal dolore idealizzato, lo mostra al pubblico così come è. Fossero così tutti i film, semplici e realistici. Facile a dirsi, difficile a farsi. Ma Haneke, Trintignant e Riva, in tre 236 anni, sono riusciti a raggiungere l’apice delle loro carriere, a rendere tale quel capolavoro che oggi molti critici esteri idolatrano.

E gliene saremo eternamente grati.

Amour, da non perdere.

 

Luigi Ligato.

 

©2012 Concretamente Sassuolo

 

 

 

©2016 Concretamente Sassuolo Twitter Facebook

Related Posts

Privacy Policy