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Andate a vedervi: la guerra di Berardi-Casolari all’Arena di Bologna

by • 15 ottobre 2015 • QuartaPareteComments (0)1205

 

Mi ronzava da tanto nella testa questa ricorrenza, scomoda ed esigente, sollecitata da mesi e mesi di iniziative, spettacoli e conferenze. Non volevo che un centenario così importante, quello dello scoppio della prima guerra mondiale, passasse in mezzo ad altre memorabili commemorazioni senza lasciare traccia nella mia coscienza e nella mia storia. Ma nonostante le letture e le occasioni còlte, la ricerca di indizi disseminati tra le due sponde del tempo – 1915/2015 – non mi conduceva a stabilire una connessione tra quella/questa storia che risultasse profonda e organica la prima(altro che wireless).

Ma ieri sera qualcosa si è sbloccato, senza premeditazione né pose pensose, lasciandomi agire da uno spettacolo, “La prima, la migliore” della compagnia Berardi-Casolari. Questa produzione ERT, in prima assoluta per Vie Festival, sarà in scena dal 13 al 18 ottobre nella Sala Thierry Salmon all’Arena del Sole  e tornerà a dicembre al Teatro delle Passioni. Due piccole sale: la migliore dimensione, quella cameristica, perchè si realizzi la visione di noi stessi.

La Compagnia (nata dall’incontro tra Gianfranco Berardi, attore pugliese non vedente, e l’emiliana Gabriella Casolari) è da sempre attenta ad avvicinarci le storie e le cronache di ogni tempo e luogo, mantenendosi sospesa tra comicità e tragedia. Questo nuovo scavo drammaturgico, condotto su “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Erich Maria Remarque e realizzato con la supervisione di César Brie, non punta su forzature parodiche o stravolgimenti attualizzanti per avvicinare il testo a noi. La forza di un testo, se rispettata, si moltiplica: basta l’enunciazione di segmenti narrativi o un breve monologo per metterci tutti sulla stessa barca (quasi) affondata. L’abisso aperto tra capi e popolo, la persistenza dell’odio per l’altro, la costruzione del nemico: eccoci in pieno 2015. La prima la migliore (photo Raffaella Cavalieri)Per raccontare la disfatta di una giovane generazione la compagnia si affida a mezzi scenici solidi e diretti: oggetti simbolici, azioni fisiche, interrogazione al pubblico. I tre interpreti (i due membri della compagnia, affiancati da Davide Berardi e dalle sue appasionate canzoni) trovano un perfetto equilibrio tra racconto drammatico e postille ironiche, tra denuncia e analisi, tra presenza sul palco ed evocazione degli assenti.

Credo che in questo spettacolo, tutt’altro che didattico o didascalico, la presenza di ragazzi e scolaresche (usiamola, questa brutta etichetta) non sia tanto necessaria per l’arricchimento del “programma di quinta”, quanto connaturata a uno spettacolo che, senza strizzare l’occhio a un vitalismo giovanilista, sta parlando a noi proprio attraverso questi ragazzi (questi, sì, proprio questi seduti qui vicino). Cosa ci insegni la storia ancora non l’ho capito – e forse non è nemmeno più la domanda giusta, dopo Nietzsche e Auschwitz. Ma che cosa ci insegni il teatro, festa e laboratorio della visione, ecco che mi viene ripetuto ancora una volta con “La prima, la migliore”, con tutta la schiettezza e la comprensione per lo scolaro senza memoria che sono. Nessuna distanza, nemmeno un secolo, annulla la presenza: anche quando non lo si può raccontare, non si può non vedere l’orrore.

http://www.berardicasolari.it/

Stefano Serri

immagini ERT Raffaella Cavalieri

 

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