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August Burns Red – Leveler (2011) e concerto all’Alcatraz del 06/11/2011

by • 1 Dicembre 2011 • ConcretaMusic, ConcretaMusic LiveComments (0)1052

 

 

 

Tornano con furor cristiano, direttamente dalla Pennsylvania, gli August Burns Red, alfieri di un genere che a molti sarà oscuro, chi per poca conoscenza, chi per repulsione: il metalcore. Leveler è il quarto full-lenght della band di Lancaster, la quale esordì nel 2005 con Thrill Seeker, album che li inserì sin da subito tra i big della scena metalcore internazionale. Grande attesa quindi per questo lavoro, soprattutto da parte dei fans di vecchia data, che si augurano di non assistere all’ennesimo calo di aggressività che spesso si può riscontrare nelle band di questo panorama, le quali, travolte dal successo, ricercano una maggiore affluenza alle loro fanpage con brani che si avvicinano a sonorità più commerciali.

Ma basta inserire il CD nel lettore, che le preoccupazioni scemano ben presto: si è travolti dall’entry-track “Empire” che fa subito capire le intenzioni del quintetto di Jake Luhrs: ritmo travolgente che però si spezza dopo poco per lasciare posto alle prime novità: break dove il growl lascia spazio ad una voce pulita, ma pur sempre aggressiva, fino ad arrivare a cori di grande portata, che troveremo anche successivamente in “Salt & Lights”. Le chitarre di Brubaker e Rambler continuano a svirgolare nello stile ABR, con riff metalcore spesso influenzati da qualche giro heavy metal, come l’assolo che possiamo ascoltare in “Internal Cannon”. Ed è proprio in questa traccia che troviamo la voglia di sperimentazione della band, con non uno, ma 2 break molto “spanish” che sembrano usciti da una raccolta di Flamenco. La traccia risulta a mio avviso una delle più riuscite dell’album, in primis perché non scontata, in secundis perché ho sempre apprezzato questi repentini cambi stile Puya (chi non capisce ascolti Fundamental e capirà). Virtuosismi a parte, non mancano le bombe di potenza puramente metalcore che avevamo visto nei precedenti album: “Divisions” e “Cutting Ties” fanno la loro figura, mentre in “Pangaea” assistiamo addirittura all’arrivo del blast beat. Ma non si parla di una tirata di riff e batteria infernale da inizio a fine canzone, perché gli August riescono a inserire nelle loro canzoni intermezzi inseriti con precisione chirurgica che valorizzano i loro maggiori talenti: le chitarre come sempre eccezionali, e i puliti alternati a urlati di Luhrs come in “Cutting Ties”. La cosa che notiamo maggiormente è come gli August siano bravi nei rapidi cambi di registro: chi penserebbe di riuscire a ottenere un buon risultato dall’unione delle influenze heavy metal, metalcore e hardcore che li contraddistinguono? Proseguendo nell’album troviamo la cattiveria di “40 Nights” e la bellissima “Pangaea” dotata di un intermezzo apprezzabilissimo, quasi ambientale. Nel complesso quello degli August Burns è un ottimo lavoro, a mio parere; la voce di Luhrs resta una delle più caratterizzate in questo genere, a fronte di una serie di voice del panorama che sembrano identiche l’una dall’altra, uscite da una catena di montaggio. Quello che non fanno gli August è seguire un filone dall’inizio alla fine, ma cercare nuove sonorità e innovazioni restando sulla linea che hanno sempre seguito da Thrill Seeker, a Messengers, a Constellations, e ora a Leveler. Un’altra grande caratteristica della band è la ricorrenza religiosa nei loro testi (e ora vi spiegate perché all’inizio ho parlato di furor cristiano), come in “Poor Millionaire” e “40 nights” dove vengono prese tematiche bibliche ma anche critiche al materialismo dei giorni d’oggi. Insomma, di esche spero di averne lanciate per l’ascolto di questo CD, a cui non posso che dare una buona recensione: Voto: 7,5

Da ascoltare assolutamente: “Internal Cannon” ; “Pangaea”.

Tracklist

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Allego alla recensione, una seconda recensione, ma non di un album, bensì del concerto che gli August Burns Red hanno tenuto all’Alcatraz di Milano lo scorso 6 Novembre in occasione dell’Eastpack Antidote Tour 2011, il tour itinerante della famosa marca di tracolle che ha portato le band in giro per l’Europa. Gli August si presentano in forma non smagliante ma soprattutto con suoni peggio fatti rispetto agli opener  The Ghost Inside e agli headliner  A Day to Remember. La scaletta è stata la seguente:

–          Composure

–          Empire

–          White Washed

–          Internal Cannon

–          Marianas Trench

–          Meddler

–          Cutting the Ties

–          Poor Millionaire

–          Back Burner

 

I 5 di Lancaster sul palco non si sprecano in quanto a intrattenimento, ma la prestazione a livello musicale resta comunque buona, seppur inferiore ad altri concerti degli inizi, per un motivo o per l’altro. Il pubblico reagisce tuttavia al meglio, con circle pit in ogni angolo e fans scatenati che perdono la voce nei cori di Empire, o nelle celeberrime Meddler, White Washed e Back Burner. Prestazione comunque positiva e giornata da ricordare dove il pubblico usa tutte le energie per i primi 2 gruppi, arrivando affannata allo show degli headliner A Day to Remember. Luhrs si conferma texano di adozione, facendo roteare il suo microfono nell’aria come un cowboy, qualcuno gli dica di smettere!

Luca Manelli

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