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Battles – La Di Da Di (Warp Records, 2015)

by • 11 Ottobre 2015 • ConcretaMusic, evidenza, newsComments (0)937

la di da di copertinaE così, dopo mesi di silenzio stampa, il 13 luglio spunta, sulla pagina Facebook dei newyorkesi Battles, un criptico post: “Hello. News at bttls.com”. Un altro, lo stesso giorno, annuncia il tour mondiale, unica tappa prevista nel Belpaese il 6 novembre a Torino. Un nuovo disco sta arrivando. Ecce Battles.

Di Ian Williams (polistrumentista, già Don Caballero e Storm & Stress) Dave Konopka (chitarrista, ex- Lynx) e John Stainer (batterista, presente sia nei primi Helmet che nei Tomahawk di Mike Patton), si erano perse le tracce finita la tournè del secondo LP, Gloss Drop. Uscito nel 2011 per Warp Rercords, l’album vide l’assenza di Tyondai Braxton, presente nel debutto del 2007, sempre targato Warp Records, Mirrored. L’ inconfondibile voce dei Blonde Redhead Kazu Makino, Matias Aguayo, presente nella deliziosa Ice Cream, insieme ad altre collaborazioni, colmarono il vuoto lasciato dal frontman. La critica fu unanime, senz’altro un buon lavoro, che permise ai tre di esibirsi in festival dorati come Glastonbury e Primavera Sound. Sì, bello, ma fu un parto: servirono 7 mesi presso i Magnetic Studios di Paw Tucket, Rhode Island, per imprigionare la belva. Tutto quel tempo passato in sala di registrazione snervò e sfibrò i tre che, prima di tornare, ci misero tre anni per prepararsi. Il risultato è La di da di, uscito il 18 settembre, anticipato dal singolo The Yabba.

Fin dal primo assaggio, si è potuta notare la differenza rispetto ai dischi precedenti. Qui, non c’è nessun Aguayo in cerca di un gelato sgocciolante, non c’è nessuna voce distorta e snaturata, come quella di Braxton, in Atlas. Non viene pronunciata una sola parola. Il suono, la sua evoluzione, il suo inseguimento, sono le uniche costanti; cosa rimproverare ad una band che considera la voce soltanto come l’ennesimo strumento? Le parole non servono, sono addirittura superflue. I 50 minuti di La di da di sono un blocco inscindibile. All’apripista orientaleggiante The Yabba, segue la più elettronica Dot Net. In FF Bada torna protagonista la chitarra – sarà una chitarra? – A Williams piace confondere le idee di chi lo ascolta, la sei corde diventa un sintetizzatore e viceversa. Il lento crescendo della batteria e la ripetizione ossessiva di suoni campionati in Summer Simmer, lasciano spazio a Cacio e Pepe, pausa di riflessione prima di Non-Violence. La traccia è tutto meno che un brano non-violento, del resto, cosa aspettarsi da un gruppo di nome Battles? Con

BattlesDot-Com, si torna all’elettronica e ai sinth più sfrenati. Tyne Wear e il suo sonaglio, sembrano il proseguimento della più attempata Inchworm. Le solenni percussioni di Stainer in Tricentennal,  precedono la coppia Megatouch e Flora > Fauna, una sorta di colonna sonora in 8-bit di un vecchio videogioco arcade. Chiude il ciclo Luu Le, unico riferimento a qualcosa di veramente concreto. Luu Le è la figlia adottiva vietnamita di Williams, morta durante l’incidente che ebbe il suo aereo prima di arrivare negli Stati Uniti. Per dessert, la copertina. Ancora una volta, è opera della mente di Konopka. Tutto questo cibo, in particolare la banana al centro che penetra, sbucciata, una fetta di anguria, non è un’allusione al provocatorio Andy Warhol di The Velvet Underground & Nico? Guai poi a cercar di capire il significato del titolo, nemmeno Dada riuscirebbe a spiegarlo.

battles 1La di da di è un pasto pantagruelico in grado di soddisfare ogni palato. L’abilità di Williams con Ableton e sintetizzatori, viene sapientemente amalgamata agli effetti della pedaliera di Konopka, tutto nei limiti della batteria di Stainer. Rock ed elettronica, la romantica idea della band anni ’60 e un Macbook sono gli ingredienti dei Battles: è la lotta, attuale ora più che mai, tra analogico e digitale. Non è un caso che proprio Warp Records (già etichetta del pioniere dell’elettronica Aphex Twin ma anche di band indie-rock come Grizzly Bear e Maxïmo Park) abbia scelto questi tre gloriosi musicisti, riportando alla luce quel gioiello di nome math-rock. Ultima domanda, se Dross Glop è stato il remix completo del lavoro precedente, vantando partecipazioni di produttori d’èlite quali Hudson Mohawke e Gui Boratto, quale sarà il digestivo di questa nuova prova?

Alessandro Romagnoli

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