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Being as an Ocean – How we both wondrously perish

by • 6 giugno 2014 • ConcretaMusicComments (0)2817

sept13-recap-04Formati nel 2011, agli americani Being As An Ocean è bastato un solo full lenght per affermarsi come una delle realtà più apprezzate del panorama melodic hardcore. Forti di una proposta musicale che compensa la mancanza di complessità dal punto di vista tecnico/compositivo con un approccio fortemente passionale e diretto a testi e melodie, i cinque utilizzano parti vocali sia rabbiose e urlate sia pulite, trovando sempre melodie interessanti e accattivanti. Una sezione ritmica piuttosto lineare ma sempre incisiva supporta il lavoro delle due chitarre, che alternano riff dal tipico sapore melodic hardcore a lunghi e introspettivi arpeggi in clean, creando atmosfere un po’ vintage e di forte impatto che caratterizzano il gruppo.

Se il primo disco era servito a far conoscere il gruppo ai più, permettendogli di iniziare una intensa attività live, il nuovo “How we both wondrously perish” era un passaggio fondamentale per il gruppo, chiamato a raggiungere una maggiore maturità compositiva e aggiungere soluzioni a un repertorio finora un po’ monotono senza perdere il feeling diretto che caratterizzava le precedenti composizioni.

imagesL’opening track, Mediocre Shakespeare, lascia ben sperare riguardo il prosieguo: nel pezzo si alterna tutto ciò che piace dei BAAO, ma lungo lo scorrere della traccia si percepiscono arrangiamenti più curati e suoni migliori. Anche gli schemi ritmici sembrano maggiormente variegati rispetto al passato, senza che questo faccia perdere le sensazioni di malinconia e introspezione che trasmettono sia il cantato sia le chitarre, molto spesso lasciate in clean. “Death’s Great Black Wing Scrapes The Air” si apre con un tipico arpeggio, e prosegue con un mid tempo che introduce il riff portante. Notevole il lungo intermezzo centrale in cui il nuovo chitarrista della band si destreggia nel cantato pulito, più presente in questo disco rispetto al precedente. Nonostante qualche accenno di sfuriate dal sapore hardcore, la gran parte del pezzo rimane su toni molto tranquilli, che esaltano le notevoli doti canore del nuovo chitarrista Michael. Il pezzo si conclude con una parte parlata, esattamente lo stesso modo in cui si apre “L’Exquisite Douleur” pezzo per cui i BAAO hanno anche registrato un video ufficiale. Dopo una lunga intro il pezzo diventa più aggressivo, anche se le chitarre mantengono una distorsione decisamente vintage e non “potente” quanto la maggioranza delle band che abitualmente dividono il palco con loro. Nonostante alcune soluzioni siano piacevoli altre, come il coro mid tempo nel mezzo della canzone, lasciano un po’ a desiderare. In generale il pezzo non si distingue particolarmente, e viene salvato sul finale da un’altra ottima parte vocale del nuovo chitarrista.

Being+As+An+Ocean+tumblr_mnnejfH07R1riai1io1_500La quarta canzone è anche la titletrack, un bellissimo quanto corto instrumental molto azzeccato, fortemente atmosferico ed evocativo grazie all’uso di tastiere ed effetti sonori.  “The poets cry for more” mostra chiaramente quale potrebbe essere il futuro dei BAAO: da un’intro atmosferica e delicata dove il cantante proclama versi introspettivi si passa al ritornello, eseguito ancora una volta eccezionalmente da Michael, davvero un acquisto azzeccato. Da rivedere invece il cantato scream, che è rimasto molto simile a quello del primo disco nonostante intorno a lui gli strumenti siano molto meno grezzi, risultando a volte un po’ fuori contesto.

Anche la successiva “We drag the dead on leashes” inizia con un arpeggio molto azzeccato e una parte vocale abrasiva ma questa volta ficcante e ben fatta, a cui fa seguito l’ennesima bella parte clean del chitarrista, supportata anche da qualche tastiera di sottofondo. La canzone si conclude con un lungo fade in cui alcuni rumori di sottofondo vengono accompagnati da una tastiera sempre più lontana: l’outro lo rende un pezzo insolitamente lungo per i BAAO, tanto da sfiorare i 5 minuti. “Even the dead have their tasks” si apre con un riff dal sapore post rock, come al solito malinconico e melodico, che introduce una strofa cantata dall’ottimo Michael, che viene poi rimpiazzato da Joel, voce principale, che inizia a declamare i propri versi nell’usuale parlato accompagnato dai soliti arpeggi, lasciando ben presto nuovamente spazio alla voce pulita di Michael, in un’alternanza che è forse la vera sorpresa di questo disco. Verso la fine del tempo troviamo un mid tempo paragonabile ai breakdown di scuola tipicamente metalcore, registrato tuttavia con un sapore ancora una volta vintage, senza nemmeno avvicinarsi alla cattiveria delle band che ne fanno uso abitualmente.

9036033440_1be38edcc8_z“Grace, Teach Us What We Lack” si apre con una lunga strofa melodica e intimista, che lascia poi il posto alle abrasive vocals di Joel accompagnate da un riff di chtiarra accattivante ed efficace. Il pezzo si caratterizza per essere uno dei più religiosamente orientati dell’intero disco, come si evince anche dal titolo. I BAAO sono infatti una band i cui testi sono in larga parte ispirati, oltre che da temi personali e introspettivi, anche dalla religione cristiana. Il pezzo si chiude come si era aperto, con la voce pulita del cantante degli Idlehands, decisamente non al livello delle ottime performance di Michael.

Con “Mothers” ci avviamo alla conclusione del disco: il pezzo si apre ancora una volta in modo lento e riflessivo, basando tutta la prima parte sull’ottima voce di Michael che intona un emozionante testo che mescola temi religiosi a temi legati alle proprie famiglie. Abbastanza incomprensibile, in tutta onesta, il lungo break strumentale successivo, quasi tre minuti di musica senza costrutto che rovinano un pezzo altrimenti molto toccante anche per chi è estraneo a temi religiosi.

La closing track “Natures” è invece un lungo inno che unisce un coro a più voci a certe suggestioni atmosferiche e post quasi new age, creando un mood davvero interessante. Peccato per la conclusione, ancora una volta un pezzo strumentale totalmente slegato dal resto della canzone.

Nel complesso, si può dire che i Being as an Ocean abbiano fatto, da un certo punto di vista, una serie di miglioramenti necessari per una band matura, sia dal punto di vista compositivo sia nella qualità del prodotto finale in termini di suoni e mixaggio. Se il cantante principale Joel non è parso troppo ispirato, una piacevole sorpresa è stata invece la voce del nuovo chitarrista Michael, giustamente sfruttata largamente in tutti i pezzi. Per quanto riguarda la tracklist, sembra evidente come nelle prime tracce il gruppo abbia cercato di ricreare le atmosfere del primo disco aggiungendo più clean vocals e cercando una produzione più potente, mentre in seguito si sia lasciato andare a una certa sperimentazione, con risultati a volte discutibili.

Nel complesso un buon album, che non farà gridare al miracolo ma può senza dubbio essere una buona scelta per ascoltare qualcosa di diverso e a suo modo originale. Tra i pezzi da ascoltare Mediocre Shakespeare, Death’s great black wing scrapes the air, The poets cry for more.

 

Enrico Bertoni

 

 

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