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Bignami: il programma del PD

by • 26 Febbraio 2018 • ConcretaWorld, EditorialiComments (1)1109

Dall’attuale partito di governo, il Partito Democratico, non ci si poteva aspettare un programma molto diverso da quello presentato. O forse sì?

L’idea alla base del PD era di porre l’accento su quanto fatto in 5 anni di governo. Una legislatura completa ed effettivamente lunga, rispetto agli ultimi anni, e che ha visto un grosso cambiamento politico solo nel 2014 con il passaggio da Letta a Renzi. 

Infatti se Letta ebbe il pieno appoggio di Forza Italia (che quindi E’ da considerarsi partito di governo per quasi un anno), il governo Renzi non ebbe l’appoggio diretto di Berlusconi, ma solo di Scelta Civica. Nonostante la staffetta con Gentiloni dopo la sconfitta al referendum, il governo Renzi è stato il quarto più longevo della storia della Repubblica, e per questo sembra lecito calcare l’accento su quello che si è fatto. 

Il segretario PD è partito dai famosi “100 punti” o meglio le 100 cose fatte, e anche il video finale della campagna elettorale (quello con Renzi in bici, per intenderci) non accenna a nessun programma futuro, ma calca esclusivamente su quanto fatto. Questo non è né un giudizio negativo, né positivo, è solo l’analisi di quella che sembra essere la strategia PD. 

Come 100 sono le cose fatte, 100 sono quelle da fare secondo Renzi, tutte basate su una cosa fatta e collegate tramite una rappresentazione lunga ma abbastanza efficace. E’ la strategia da presidente USA uscente, il “four more years” che ha funzionato con Obama, la promessa di continuare quanto di buono fatto finora ( e l’implicita idea per cui un cambio di governo cancellerebbe tutti i progressi). 

Il programma, ovviamente, c’è. E non si allunga in promesse descritte come “non credibili”. Ed ecco i punti salienti. 

 

LAVORO 

Uno dei primi punti è dedicato, giustamente, al mondo del lavoro. È il punto più delicato per il PD che, nonostante la sua ferma professione di sinistra, ha decisamente perso la presa verso la classe operaia ormai più propensa a frange estreme.  

Uno dei primi punti è la riduzione del cuneo fiscale, portando il costo dei contributi dal 33% al 29% nei 5 anni e allo stesso tempo rendere più costoso il lavoro a tempo determinato. A sostegno delle partite IVA, si pensa di estendere gli 80€ anche a loro. Infine viene proposta l’introduzione del salario minimo per tutti i lavoratori non coperti da contratto nazionale.  

ISTRUZIONE 

In collegamento al mondo del lavoro vengono proposte due mosse: la prima è un potenziamento degli istituti tecnici terziari (portando il numero degli studenti a 100 mila) e la seconda è l’aumento dei ricercatori B di 10 mila unità in 5 anni. Si accenna anche a un ripensamento dei cicli scolastici che fa presagire la più grande riforma scolastica degli ultimi anni, ma nulla di più specifico.  

Altre proposte sono l’intervento straordinario nelle aree di “povertà educativa“, ovvero un maggior investimento di risorse, monetarie e umane, nelle aree in cui i risultati scolastici sono più scarsi e l’abbandono più frequente. Infine si propone un mese di servizio civile obbligatorio in cui coinvolgere le scuole. 

FISCO 

Il fisco, lo sanno tutti, è il campo di battaglia della coalizione di centrodestra. Forse anche per questo il PD lascia abbastanza campo libero e si limita a enumerare i risultati raggiunti nella lotta all’evasione e proporre quindi un proseguo della lotta, unito alla maggior semplificazione. Se il centrodestra spinge per una “pace fiscale“, il PD è al contrario intenzionato a continuare la “battaglia“. In risposta anche a istanze grilline, viene proposto il raddoppio delle risorse per il reddito d’inclusione. 

La formula su cui si punta è la replica del canone Rai, ovvero pagano tutti e pagano meno 

FAMIGLIA 

Collegato all’aspetto fiscale c’è il tema della famiglia. Su questo tema, nessun partito si è sprecato e il PD, al pari del centrodestra, si limita a proporre più asili nido e minori costi per babysitter, oltre che un assegno familiare di sostegno in base al numero di figli.  

IMPRESA 

Per le imprese, su cui ultimamente il PD punta molto essendo questo mondo conteso fra Renzi e Berlusconi, si prevedono grandi agevolazioni. 

Innanzitutto un taglio di IRI e IRES pari a due punti, cioè dal 24% al 22%, e soprattutto la promessa di rendere strutturale il piano “Industria 4.0” su cui il MISE ha incentrato la maggior parte dei suoi ultimi sforzi. In soldoni, un piano di aiuti alle imprese, piccole o grandi che siano, per digitalizzarsi e rinnovarsi tecnologicamente per riprendere competitività.  

Si offre anche un credito di imposta alle imprese che investono e creano posti al Sud, si promette un rinnovo dei trasporti e una maggiore tutela dell’agricoltura, a fronte soprattutto dei pessimi anni climatici passati ultimamente.  

AMBIENTE ED ENERGIA 

A proposito di clima, ecco l’ambiente, settore in cui le proposte sono concentrate soprattutto sul versante dell’energia.  

Vi è un grande rimando agli Accordi di Parigi, sottoscritti proprio dal governo Renzi e che il PD si impegna ad onorare. Di energia si parla con la conversione delle ex centrali e ad uno sposalizio con la “green economy“, ad esempio investendo in mezzi pubblici ecologici e incentivando le fonti rinnovabili (questo con una SEN, strategia energetica nazionale). Per tutelare l’ambiente si propone l’ “economia circolare“, ovvero l’economia basata sul riciclo e il riutilizzo delle risorse, per minimizzare gli sprechi e abbattere i costi.  

Altrettanto importante è il piano “Casa Italia“, che consiste in una messa al sicuro del territorio dal rischio idro-geologico. Un progetto basato su idee di Renzo Piano, sottolinea il partito. 

SALUTE 

Tema caldo della campagna elettorale sono stati i vaccini, su cui il PD non lascia dubbi all’immaginazione: il partito è a favore dell’obbligo alla vaccinazione, come introdotto negli ultimi mesi di governo. È l’unico partito, attualmente, ad essere a favore dell’obbligo, visto che anche Liberi e Uguali si è espresso a favore di una maggiore informazione.  

Non c’è solo questo. Vengono proposte anche misure di sostegno a portatori di disabilità e a persone non auto –sufficienti. Inoltre viene posto l’accento sull’importanza dello sport a scuola. Sembra poco, ma in realtà è l’unico accenno che viene fatto allo sport dai programmi dei 3 poli principali!

SICUREZZA 

Come ribadito dopo ogni attentato, lo slogan è “per ogni euro in sicurezza in più, un euro in cultura“. Questo lascia comunque presagire ad un maggior investimento in sicurezza, anche in considerazione degli ultimi report dei servizi di sicurezza pervenuti da Minniti, che sottolinea come l’Italia sia stata al sicuro dall’ondata jihadista, ma che il pericolo non sia ancora calato.  

Ma su questo tema, il PD non entra più di tanto nello specifico (potendo ancora una volta ribadire quanto fatto finora, come ad esempio il fatto oggettivo che né il governo Renzi, né quello Gentiloni, hanno dovuto affrontare un grande attentato). Viene comunque ribadita l’importanza delle missioni all’estero, tema molto criticato dai 5 Stelle, anche in virtù dell’impegno appena preso in Niger e nel Sahel. Il PD pronuncia anche la parolina magica: mafia. Il tema non è al centro di nessun partito, ma qui è quantomeno accennato. 

CULTURA 

Collegato volontariamente, c’è il tema della cultura. C’è la volontà di riproporre 18App, ovvero il bonus di 500€ ai neo diciottenni, spendibile in attività o beni culturali, e la volontà di continuare il grande lavoro svolto nella gestione dei musei e del patrimonio artistico. Viene fissato anche un obiettivo in stile Expo, ovvero Matera 2019. Forse in pochi sanno che il prossimo anno, la città lucana sarà Capitale europea della cultura.  

PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E GIUSTIZIA 

Nelle grandi aree di intervento che Renzi propose nel 2014, una in realtà è stata poco toccata, ovvero la PA. La tanto acclamata “Riforma Madia” è stata spesso rinviata e infine approvata in maniera molto depotenziata. Il PD, per questo, propone di continuare con la digitalizzazione della pubblica amministrazione e di cercare di applicare la telematica il più possibile, dopo averla applicata alla giustizia. Proprio questo è l’unico provvedimento che viene proposto per la giustizia, ignorando volontariamente le provocazioni sulla legittima difesa. 

Inoltre nella macchina pubblica viene proposta la più grande manovra prevista: la riduzione del rapporto debito pubblico e PIL. Il numero fra l’altro è impressionante, dal momento che si propone una riduzione del rapporto fino al 100% (attualmente siamo oltre il 130%). Questo però con un orizzonte lungo di 10 anni, un lungo termine a cui nessuno ha accennato in questa campagna, incentrata sul breve termine. 

POLITICA ESTERA 

Qui il PD è abbastanza concentrato su un punto abbastanza prevedibile: l’Unione Europea. Certo, non si è ai livelli di Emma Bonino con +Europa, ma l’intenzione è quella di contare maggiormente nel mondo tramite Bruxelles. La maggior parte delle riforme e delle idee innovative, infatti, si trovano nel programma per gli “Stati Uniti d’Europa” che il PD si propone di portare come riforma europea. Ad esempio l’elezione diretta del Presidente della Commissione Europea (attualmente è Juncker) che è equiparabile al nostro Presidente del Consiglio. Propone anche di unificare la carica di Presidente della Commissione e Presidente del Consiglio ( oggi Donald Tusk ) e di presentate liste “transnazionali” alle elezioni europee, per far si che i candidati si facciano conoscere nei paesi esteri. Infine verrà suggerito un Ministro delle Finanze europeo, capace in sostanza di affiancare la BCE con la politica fiscale, andando a ricomporre la frattura tanto criticata fra politica monetaria e fiscale in Unione Europea. 

Non mancano le critiche, su tutti all’austerity. Alle misure che vincolano la manovra economica, anche il PD riserva parole di critica. 

IMMIGRAZIONE 

Ma dell’UE si ha bisogna soprattutto per il tema dell’immigrazione. Il PD non dice nulla né sulla gestione degli sbarchi né sul percorso di identificazione e gestione sul territorio dei rifugiati. L’unica modifica è il superamento del Trattato di Dublino 2003, per cui ogni stato è responsabile dell’asilo dei migranti che vengono identificati nel proprio territorio. E siccome buona parte dei migranti arrivano in Italia e vengono identificati subito in Italia, gli altri stati sono “assolti” da responsabilità. 

Il PD vuole superare questo principio e lo vuole fare puntando i piedi, arrivando a minacciare di tagliare i fondi all’Unione Europea. Un tono decisamente desueto per il partito. 

GRANDI RIFORME 

Per le grandi riforme possiamo dire, senza colpo ferire, che il PD ha mollato l’idea della riforma costituzionale, e questo può essere visto anche come un gesto di coerenza e rispetto. Il PD ci ha provato e ha sfiorato il colpaccio, ma ha perso il 4 dicembre e riproporre grandi modifiche alla Costituzione avrebbe il sapore della beffa. Soprattutto perché non ci saranno i numeri. 

Una battaglia però non è stata mollata, ovvero quella per lo ius culturae, che il PD ritiene misura giusta e necessaria. Viene, però, fatto cenno solo allo “ius culturae”, cioè solo ad una parte dell’originale riforma che all’inizio veniva definita “ius soli” (che poi ius soli non era!) e che prevedeva la cittadinanza anche per chi nasceva in Italia da genitori residenti in Italia da 5 anni. Questa parte sembra abbandonata, nelle intenzioni, e si cercherà di far passare la cittadinanza legata alla partecipazione scolastica.  

 

Non resta che tirare le fila e individuare in maniera semplicistica e sintetica quali sono i punti a favore e quelli invece su cui sollevare qualche critica: 

PUNTI FORTI

Il punto più positivo del programma PD è quella che si potrebbe definire  “continuità“: le riforme prospettate non sono riforme che stralciano il passato ma si mettono in linea con quanto fatto finora. Di tutti i programmi le riforme PD sono, in buona parte, le più attuabili, o comunque le attuabili con meno rischi e aggiustamenti perché non necessitano di stravolgere lo stato delle istituzioni. Centrale, in questo senso è il richiamo a quanto fatto nella legislatura uscente, dove per ovvi motivi connessi all’allontanamento dalla crisi, il PD ha portato a casa molti degli obiettivi promessi, riuscendo in un impresa quasi mistica nel nostro ordinamento: iniziare e concludere al governo una legislatura. L’economia gioca dalla parte di Renzi, anche se proprio in economia viene avanzata la proposta più difficile, cioè una storica riduzione del debito/PIL. Il punto più interessante è probabilmente quello relativo alla politica estera dove l’Europa non è vista come  un cattivo vicino da abbandonare ma il luogo dove giocare quale protagonista il ruolo della nazione. È forse la visione più realistica che in questo momento si può avere del nostro peso nel mondo, che deve passare tramite gli altri 26 paesi. Il programma nel complesso appare pragmatico e abbastanza completo.

 PUNTI DEBOLI

La continuità di cui sopra è anche il primo e principale problema, soprattutto per quegli elettori che vedono l’Italia come eccessivamente statica e necessitano di interventi strutturali radicali per rilanciare la nazione. Qui forse si pecca di presunzione, perché proprio tutto bene non è andato in questi anni, e forse un po’di autocritica avrebbe giovato al realismo in programma. Allo stesso tempo, quello che forse è il punto dall’ideologia più forte e cioè la maggior ingerenza in Europa sconta proprio il fatto che in Europa l’Italia non sia l’unica attrice e quindi non possa fare da sola il bello e il cattivo tempo facendo unilateralmente approvare le riforme proposte. Ma così come può essere un punto a favore il realismo, esso può anche essere a sfavore: non c’è nessun punto capace di “esaltare” l’elettore, convincerlo che votare PD significhi votare il meglio. Si percepisce piuttosto un sottile ricatto, apparso anche nella pessima campagna di comunicazione, per cui votare PD è votare qualcosa di reale, votare altri partiti significa votare cose campate in aria.

 

Ecco in sintesi, il programma del partito uscente di Governo. Come accennato, gran parte del risultato il PD se lo giocherà sulla comunicazione, piuttosto che sul programma, dal momento che la gente sa cosa aspettarsi da chi ha governato. Non mancano anche qui altre questioni, candidati, liste in coalizione e soprattutto la questione della “classe dirigente” del paese, un dibattito accesosi recentemente. Tutte cose, però, che esulano dal programma, qui nero su bianco.

 

Alessandro Maffei e Andrea Stanzani

 

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