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Bird Box – di Susanne Bier (2018)

by • 8 Gennaio 2019 • ConcretaMovie, newsComments (0)134

Malorie, incinta al nono mese, è tra i pochi sopravvissuti a una serie di suicidi di massa che ha decimato la popolazione mondiale. Barricata in una casa insieme ad altre persone, la donna cerca di elaborare una strategia per sopravvivere in un mondo in cui basta tenere gli occhi aperti per morire.

Il premio Oscar Susanne Bier (Hævnen, Una folle passione) dirige con mestiere un horror solido e convincente tratto dall’omonimo romanzo best seller di Josh Malerman. Distribuito e prodotto da Netflix, e diventato il film della piattaforma più visto nei primi sette giorni, Bird Box è un prodotto efficace che centra in pieno l’obiettivo senza portare novità entusiasmanti, ma funziona benissimo dall’inizio alla fine.

Funziona soprattutto grazie all’interpretazione della sua attrice protagonista, una Sandra Bullock tosta e coriacea, incinta per metà film e bendata per il resto del tempo. Si sa che la Bullock è esperta di ruoli in cui il potere femminile fa da padrone e qui, come una moderna super mamma che racchiude in sé la grinta di Meryl Streep in La scelta di Sophie e la tenacia di Angelina Jolie in Changeling, rappresenta tutte le donne di oggi: indipendenti, autonome, determinate.

Ad affiancare la Bullock troviamo l’emergente Trevante Rhodes, giovane ma molto promettente, un’ottima ma sprecata Jacki Weaver, un magnifico John Malkovich e una ancora più sprecata Sarah Paulson, che compare solo nei primi minuti del film.

A tratti il film ricorda l’acclamato A Quiet Place, in cui i protagonisti non possono fare rumore, e benché le trame siano state sviluppate circa nello stesso periodo sono nettamente diverse. Qualche volta il susseguirsi di flashback risulta poco funzionale alla narrazione, ma non si perde quella giusta dose di ansia che cresce man mano. Nel complesso Bird Box mantiene la promessa di spaventare e angosciare senza avere a disposizione un grande schermo su cui essere proiettato.

 

 

Daniele Bertani

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