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Elisabetta Pozzi

“BISOGNA ESSERE AMLETO!” ELISABETTA POZZI AL FARNESE CON “NOTE PER AMLETO” DEL DUE DI PARMA

by • 18 Ottobre 2018 • QuartaPareteComments (0)501

Dall’alto delle arcate di uno dei teatri più belli d’Italia, fra gli spalti lignei nascosti dal buio, si sente un: “Welcome!”. Un saluto che riecheggia, lì, da sedici anni, da quando, nel 2002, la grande Elisabetta Pozzi interpretò l’Amleto di Shakespeare, con la regia di Walter Le Moli.

E il 6 ottobre di quest’anno – grazie alla produzione della Fondazione Teatro Due, in occasione delle Celebrazioni per i 400 anni del Teatro Farnese – solo per una sera, il pubblico ha potuto assistere a un viaggio lungo un passato intimistico, solitamente criptico, velato dall’arte stessa.

Un diario artistico, a ritroso nel tempo, teso a scandagliare il processo artistico che non porta tanto al cosa, ma al come, al chi.

Chi ama lo stile di Elisabetta Pozzi lo sa: con lei ci si scorda della meta e ci si appassiona assolutamente al cammino.

Un cammino scandito dalle sapienti note del contrabbasso e delle chitarre di Riccardo Barbera e Luca Falomi. Un cammino di identità, di gioco, di metamorfosi.

La Pozzi, piano piano, diventa il prototipo umano di quel dramma “poco maschio”, impregnato di profumo e mistero.

Seguiamo i monologhi senza paragoni, dettati dalla passione, dalla sapienza di chi sa cesellare con maestria la propria arte.

Fra taccuini, teschi di scena, leggii, in un angolo di luce ristretto dello sterminato Farnese (quasi a far rivivere un solo ricordo, in un universo di vita teatrale), assistiamo a un omaggio vivente, a una vocazione artistica che non necessita né di naturalismo né di quarta parete.

Ha bisogno – unicamente– di vita.

Quella vita che è rispondere al perché dell’esistenza sociale.

Come, infatti, scrive Albertazzi – ricordato dalla Pozzi stessa–: «Faccio Amleto perché la realtà spesso mi pesa e mi umilia, e l’immaginazione mi esalta; faccio Amleto perché non riesco a decifrare il mistero della morte e della sopravvivenza; perché mi vergogno di far parte di una umanità che permette la morte per inedia di un terzo di se stessa; perché Kennedy viene brutalmente assassinato e sul suo cadavere si inscena una tragica farsa, una macabra danza; perché Amleto è il grido di protesta dell’ultimo uomo occidentale prima della fine”.

E tutto il resto?

Chiaramente – e inevitabilmente– “è silenzio”.

 

Clizia Riva

 

 

ELISABETTA POZZI – NOTE PER AMLETO

di e con Elisabetta Pozzi

suono e musica a cura di Daniele D’Angelo
contrabbasso Riccardo Barbera
chitarre Luca Falomi

produzione Fondazione Teatro Due
in collaborazione con il Complesso Monumentale della Pilotta

immagine: per concessione Teatro Due

 

 

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