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Calvario – di John Michael McDonagh (2014)

by • 12 Maggio 2015 • ConcretaMovie, evidenza, newsComments (1)1549

 

 

 

locandinaNel segreto del confessionale, padre James riceve la più spaventosa delle minacce: un misterioso interlocutore – nascosto dalla grata – gli rivela di volerlo uccidere entro la domenica successiva. Il povero pastore non sa se si tratti di uno scherzo di cattivo gusto o della pura e semplice verità, ma soprattutto non sa chi sia stato a minacciarlo e, al tempo stesso, conosce bene le difficoltà dei suoi parrocchiani e non vuole trascurare i propri doveri per approfondire la questione. Padre James si ritrova, così, diviso tra la propria morale, che lo spinge a fare finta di niente, e la naturale curiosità umana, che invece si concretizza in una serie di domande, sussurrate qui e là per indagare sui retroscena più torbidi della sua città. L’anticlericalismo, infatti, serpeggia tra gli abitanti e buona parte di essi – a torto o a ragione – hanno motivi più o meno validi per volerlo morto; come se non bastasse, la figlia del povero James torna a casa dopo un infruttuoso tentativo di suicidio e proprio la Chiesa in cui i due vivono viene arsa dalle fiamme di un incendio doloso (trailer).

Invece di proseguire con la sinossi, vogliamo aprire una breve parentesi con un inusuale – quantomeno per noi – racconto di vita vissuta (“storia vera vale doppio”, cit.). Circa un anno fa, ci trovavamo dalle parti della Collina Reale di Tara, un luogo mistico della tradizione celtica, immerso nelle campagne del Meath: proprio vicino alla statua di San Patrizio abbiamo incontrato un loquace irlandese – probabilmente alticcio – che ha cominciato a divagare su un monastero che sorge lì vicino e che, stando alle sue parole, ospiterebbe un gruppo di preti dalla dubbia morale, accusati di abusi sessuali sui minori. Una brutta storia, insomma, che però ci ha permesso di comprendere che il difficile dualismo tra fede cattolica e cronaca quotidiana, tipico dell’Irlanda, non è solo frutto della fantasia di alcuni cineasti del calibro di Neil Jordan e Ken Loach.

Non aggiungiamo altro per non rivelarvi troppo dell’intreccio raffinato di “Calvario” e rischiare, così, di rovinarvi la visione di quello che è un ottimo film, a nostro avviso una delle sorprese più gradite della scorsa stagione, perché ogni personaggio che incontriamo introduce una nuova storia personale e gli eventi si susseguono con un ritmo piuttosto serrato. È altresì molto difficile catalogarlo, perché alterna momenti di umorismo britannico – complice la presenza di due grandi comici contemporanei, come Dylan Moran e Chris O’Dowd – ad altri più intimi e raccolti (come le scene familiari tra padre James, interpretato dall’ottimo Brendan Gleeson, e sua figlia Fiona), con un ritmo da giallo e una tensione palpabile, degna di un thriller.Brendan Gleeson and Chris O'Dowd in John Michael McDonagh's Calvary.

D’altra parte, non dobbiamo dimenticare che il regista è quel McDonagh che, dopo aver scritto la sceneggiatura di “Ned Kelly”, ha esordito sbancando i botteghini con “The Guard” (tradotto ignobilmente in italiano comeUn poliziotto da happy hour), uno dei migliori polizieschi dell’ultimo lustro. Evidentemente, al bravo regista irlandese vanno un po’ strette le classificazioni di genere tradizionali e Gleeson riesce a dare il meglio di sé solo se viene lasciato libero di sfoggiare il suo humor caustico e la sua importante fisicità. Dopo un esordio coi fiocchi, in tanti lo aspettavano al fatidico varco della seconda opera: “Calvario” si è dimostrato una grande conferma e adesso il suo nuovo “War on Everyone” si ritrova con l’asticella fissata davvero in alto.

Tornando al film, come avrete già intuito il nostro giudizio è assolutamente positivo e la spiegazione è molto semplice: ci ha ricordato un altro capolavoro nascosto del recente passato, quel “Le Mele di Adamo” che ha sbancato al Sundance, a Toronto e che quasi venne candidato all’Oscar per il miglior film straniero. Qui ritroviamo lo stesso rispetto per il mondo ecclesiastico, nonostante i temi trattati siano a dir poco scottanti, lo stesso umorismo latente, che però non degenera mai nel cattivo gusto, la stessa sensibilità sociologica, che immortala un’intera nazione senza stilizzarla né stereotiparla, e la stessa suspense, che attanaglia lo spettatore fino all’ultima scena, nella speranza che tutto venga finalmente rivelato.

calvary_2Per fortuna, questa speranza trova pieno compimento nel finale, che è assolutamente coerente e, soprattutto, soddisfacente: ogni interrogativo trova una risposta e il misterioso intimidatore viene svelato e giustificato. Funziona, quindi, tutto alla perfezione, dal folgorante incipit ai titoli di coda, e non dimentichiamo neppure il comparto tecnico: la delicata colonna sonora, curata dal compositore irlandese Patrick Cassidy, è perfetta, così come la fotografia, che pone l’accento sui colori più freddi e cupi e, in particolare, sul verde della flora rigogliosa. Concludendo, la visione di “Calvario” è caldamente consigliata a tutti – tranne che ai bambini – ma in particolar modo a quegli individui che ritengono che i sacerdoti siano tutti delle brutte persone.

La scena da ricordare: al cospetto di padre James, il ricco e cinico Fitzgerald prende dalla parete di casa sua un quadro di valore e, dopo averlo appoggiato sul pavimento, vi urina sopra.

La battuta da ricordare: “Non serve uccidere un cattivo prete. E ucciderne uno buono? Quello sarebbe uno shock!”

Il brano da ricordare: “My name is Carnival” di Jackson C. Frank.
Voto: 8.

 

 

Luca Busani

 

 

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