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prisoner709 Caparezza

Caparezza – Prisoner 709

by • 20 ottobre 2017 • ConcretaMusic, evidenza, newsComments (0)267

caparezza prisoner709Se non sei un fan di Michele Salvemini, in arte Caparezza,  la ragione è molto semplice, non l’hai mai davvero ascoltato. Scherzi (mica tanto) a parte, è per me un grandissimo piacere avere l’occasione di poter parlare del settimo lavoro del musicista pugliese, uscito il 15 settembre scorso.
Prisoner 709 è il primo album veramente introspettivo di Caparezza, come lui spesso ha ribadito più volte, anni di critiche sociali, politiche e culturali da lui fatte l’hanno plasmato, sono entrati a fare parte della sua stessa personalità, anche quindi un album che guarda direttamente nelle sue viscere non può che risentire di queste tematiche e trattare questi argomenti.
E’ un lavoro basato sulle contraddizioni, identificate dai numeri 7 e 9, la pronuncia anglofona infatti del titolo dell’album vuole lo zero letto come “o”, c’è da scegliere quindi, sette o nove?
Cosa vuol dire scegliere tra questi due numeri? E’ lo stesso Capa a spiegarlo, dicendo che 7 e 9 sono i numeri di lettere contenute in una serie di coppie (una per ogni traccia) di parole opposte tra di loro: libertà o prigionia? Aprirsi o chiudersi? Ragione o religione? Perdono o punizione? E non per ultime, Michele o Caparezza?
L’ascoltatore è quindi spinto a guardarsi allo specchio, a ragionare su quali siano le dicotomie che si porta dentro ogni giorno, a fare lo stesso lavoro di autoanalisi che l’artista ha compiuto in questi tre anni che ci separano dall’uscita dello scorso disco (Museica).

Da un punto di vista musicale l’opera sembra avere attorno a sé un’aura forse più cupa al primo ascolto rispetto ai precedenti lavori, soprattutto rispetto ai più recenti, e le canzoni sembrano avere un leitmotiv ricorrente, non solo grazie agli argomenti trattati o alla maestria con la quale Michele ci ha abituati quando si tratta di collegare una canzone all’altra, creando perfetti album concettuali, non volendo usare inglesismi. Il filo conduttore precedentemente citato è di carattere musicale e ritmico, un ascolto non è come entrare in un Luna Park e provare tutte le giostre, è più come stare su una montagna russa che dura un’ora, e alla quale non serve l’aria negli occhi per far scendere qualche lacrima.

Nonostante la prima sensazione sia quella appena spiegata, un numero più sostanzioso di ascolti porta a comprendere quanto anche in questo album vi sia un ecosistema complicatissimo di generi e tecniche metriche, ovviamente incoronato da testi (come sempre) geniali, pieni di riferimenti culturali e di attualità e di giochi di parole,  che renderanno il centesimo ascolto per nulla noioso, perché sarà proprio in quell’occasione che capirete una battuta, una citazione che vi era precedentemente sfuggita.

Ogni canzone ha il suo carattere peculiare, e ogni ascoltatore si creerà la sua personale classifica nel cuore (e il fatto che queste classifiche siano inevitabilmente diverse testimonia quanto questo album sia vivo e interpretabile), personalmente ho adorato da subito tracce come Una chiave per la sua energia e la sua capacità di rivolgersi alle nuove generazioni, Larsen per il suo marcatissimo carattere autobiografico (Caparezza soffre oramai da due anni abbondanti di acufene, a livello patologico) e L’uomo che premette per la critica sociale profonda e per niente scontata. Ascolti ripetuti tuttavia non possono far altro che guidare l’ascoltatore ad adorare ognuna delle sedici canzoni contenute nell’opera, ognuna delle quali è associata ad una fase della vita del prigioniero.

L’artista pugliese ha prodotto per ora due video per questo album; uno per la traccia Prisoner 709 dal carattere cupo, violento e volutamente soffocante, come è il testo stesso della canzone, che parla della segregazione e dello stato di abbandono delle copie fisiche dei CD musicali, confinati in un sacchetto o in una libreria per il resto della nostra vita, come a voler rappresentare il nostro stesso passato lasciato troppo spesso nel dimenticatoio a caricarsi di polvere. Questo video è stato rilasciato prima dell’uscita dell’album, il sette settembre, guarda caso il 7/9. Il secondo clip è quello creato per Ti fa stare bene, dal gusto diametralmente opposto, allegro, colorato e spensierato. Il testo tratta la differenza della concezione del “stare bene” che c’è tra bambini e adulti, ai primi basta “fare bolle con le guance piene”, “disegnare smorfie sulle facce serie”, mentre i secondi sono vittima del “nero lutto di chi non ha niente a parte avere tutto”. Il ritornello è cantato da un coro alla Zecchino D’Oro e conferisce alla canzone il carattere giocoso che l’artista voleva donarle.  Quest’ultima canzone è sicuramente quella destinata alle radio, ma se mai la sentirete per caso non fermatevi, cercate in rete tutte le altre, comprate il disco originale, godete di questo ennesimo capolavoro, caratterizzato da contrari e contrasti, proprio come quello che c’è tra le due canzoni accompagnate da videoclip.

La valutazione non può che essere altissima, Michele si conferma uno degli artisti più interessanti (se non L’artista) del panorama italiano, rap e non. Lasciatevi divertire da un ascolto completo del disco facendo attenzione ai testi magistrali, ma senza perdere l’occasione di lasciarvi guidare dai ritmi estremamente accattivanti, resi talvolta ancora più variegati dalle importanti collaborazioni.

Voto: 4/5

 

Track Listing:

  1. Prosopagnosia (Il reato – Michele o Caparezza) (con John De Leo) – 3:45
  2. Prisoner 709 (La pena – Compact o streaming) – 3:57
  3. La caduta di Atlante (Il peso – Sopruso o giustizia) – 4:26
  4. Forever Jung (Lo psicologo – Guarire o ammalarsi) (con DMC) – 4:21 (testo: Michele Salvemini, Darryl Matthews McDaniels)
  5. Confusianesimo (Il conforto – Ragione o religione) – 4:27
  6. Il testo che avrei voluto scrivere (La lettera – Romanzo o biografia) – 4:32
  7. Una chiave (Il colloquio – Aprirsi o chiudersi) – 4:05
  8. Ti fa stare bene (L’ora d’aria – Frivolo o impegnato) – 4:10
  9. Migliora la tua memoria con un click (Il flashback – Ricorda o dimentica) (con Max Gazzè) – 4:45 (testo: Michele Salvemini, Max Gazzè)
  10. Larsen (La tortura – Perdono o punizione) – 4:20
  11. Sogno di potere (La rivolta – Servire o comandare) – 4:02
  12. L’uomo che premette (La guardia – Innocuo o criminale) – 3:20
  13. Minimoog (L’infermeria – Graffio o cicatrice) (con John De Leo) – 1:45
  14. L’infinto (La finestra – Persone o programmi) – 4:15
  15. Autoipnotica (L’evasione – Fuggire o ritornare) – 5:10
  16. Prosopagno sia! (La latitanza – Libertà o prigionia) – 4:21

 

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